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🚀 SpaceX sbarca a Wall Street: è l'IPO più grande della storia

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!

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  • 🚀 SpaceX sbarca a Wall Street: è l'IPO più grande della storia

  • 🎓 Laureati italiani: occupati ma non soddisfatti

IN COLLABORAZIONE CON: Scalable Capital

🚀 SpaceX sbarca a Wall Street: è l'IPO più grande della storia

Venerdì 12 giugno SpaceX ($SPCX) ha fatto il suo debutto a Wall Street, e lo ha fatto con i numeri più grandi mai visti per una quotazione.

L'azienda di Elon Musk ha raccolto circa $75 miliardi, piazzando 555,6 milioni di azioni a $135 l'una e raggiungendo una valutazione di circa 1.770 miliardi.

Nella prima giornata di negoziazioni, l’azienda ha aperto a $150, ha raggiunto un massimo di oltre $170 e ha chiuso intorno a $161, con un guadagno di circa il 19-20% rispetto al prezzo IPO, spingendo la market cap oltre i $2.000 miliardi.

Per dare un'idea di cosa significa: il record precedente apparteneva a Saudi Aramco, che nel 2019 al suo esordio in Borsa raccolse 29,4 miliardi… SpaceX ha più che raddoppiato quella cifra.

Ma il dato più impressionante non è la cifra raccolta, bensì la fame con cui gli investitori si sono lanciati sull'operazione…

Cosa ha scatenato la corsa all’acquisto?

Nei giorni che hanno preceduto la quotazione, le richieste degli investitori hanno superato i $250 miliardi, quasi quattro volte le azioni disponibili.

Un livello di oversubscription enorme, che ha costretto le banche a ragionare se aumentare il prezzo o emettere altre azioni.

Ma cosa ha acceso un interesse così forte? Tre fattori principali:

  • 🛰️ Starlink, la rete di satelliti per le telecomunicazioni, è oggi il vero motore dei ricavi: nel 2025 ha generato circa $11,4 miliardi, oltre il 60% del fatturato del gruppo

  • 🤖 L'intelligenza artificiale, con accordi commerciali da capogiro: SpaceX affitta ad altre aziende la potenza di calcolo dei suoi enormi data center, e tra i clienti ci sono nomi come Alphabet (che pagherà fino a 920 milioni di dollari al mese per i servizi legati al suo ecosistema Gemini) e Anthropic, l'azienda che ha sviluppato Claude

  • 🚀 Lo Spazio, l'attività originaria, con una frequenza di lanci mai vista prima nella storia (170 nel 2025, praticamente uno ogni due giorni)

A questo si aggiunge un dettaglio non da poco: fino al 30% delle azioni offerte è stato destinato agli investitori retail, una quota molto alta per un'operazione di queste dimensioni.

Insomma, non solo grandi fondi: anche il piccolo risparmiatore ha potuto salire a bordo.

Ma quanto vale davvero SpaceX?

Qui le cose si complicano… perché tra il prezzo dell'IPO e i conti reali dell'azienda c'è una distanza notevole.

Nel 2025 SpaceX ha generato ricavi per $18,7 miliardi, ma ha chiuso l'anno in perdita di $4,9 miliardi. Eppure il mercato le ha attribuito un valore di circa 1.770 miliardi…

Tradotto, significa pagare l'azienda circa 92 volte il fatturato, un multiplo che supera di gran lunga quello di qualsiasi altro colosso tecnologico.

Non a caso, non tutti concordano con la valutazione monstre: gli analisti di Morningstar hanno fatto i loro conti e sono arrivati a una valutazione di circa 780 miliardi, meno della metà.

Secondo loro, il prezzo fissato da Musk è giustificabile solo qualora l'azienda raggiungesse TUTTI i suoi obiettivi più ambiziosi.

E qui arriva il punto vero della questione…

SpaceX è una scommessa sul domani

Gran parte della valutazione di SpaceX non si basa su quello che l'azienda è oggi, ma su quello che promette di diventare.

Secondo un'analisi del Financial Times, circa $1.000 miliardi dei 1.770 di valutazione poggiano su obiettivi che gli investitori definiscono "lunari":

  • 🪐 raggiungere Marte con razzi riutilizzabili

  • 🚀 mettere in orbita data center per l’AI

  • 🛰️ rendere Starlink la rete di comunicazioni dominante del pianeta

Le banche che hanno coordinato l'operazione sono ottimiste (ma come potrebbero non esserlo…?), con Goldman Sachs che prevede che i ricavi totali cresceranno dai $18,7 miliardi attuali a $474 miliardi nel 2030 (25x in soli 4 anni) e Morgan Stanley che addirittura immagina $3.400 miliardi di ricavi entro il 2040.

Ma sono proiezioni, non sicuramente certezze… E le incognite restano grosse:

  • Starship, il sistema di lancio su cui poggia SpaceX, è in forte ritardo e non ha ancora dimostrato di essere affidabile

  • 🛰️ I data center spaziali, l'idea più futuristica, non sono mai stati testati in orbita e dividono gli esperti sulla loro reale fattibilità

  • 👤 La dipendenza da Musk, che mantiene il pieno controllo della società e le cui scelte (e umori) pesano parecchio

Lo riassume bene un analista di Morningstar: se tutte le scommesse si rivelassero vincenti, la valutazione attuale sarebbe raggiungibile. Ma chi compra oggi sta pagando per uno scenario "possibile, ma tutt'altro che probabile".

Cosa insegna un’IPO come questa a chi investe?

Al di là di SpaceX, un'operazione del genere racconta qualcosa di più ampio sul momento che stiamo vivendo.

L'entusiasmo per una singola azienda, per quanto straordinaria, fa spesso perdere di vista un principio basilare: puntare gran parte dei propri risparmi su un solo titolo è una delle mosse più rischiose per un investitore.

Perché se quel titolo non mantiene le promesse (e nel caso di SpaceX sono enormi e ancora tutte da dimostrare) il colpo al proprio portafogli può essere durissimo.

Non a caso, la strategia che gli esperti consigliano al piccolo investitore è l'opposto della scommessa sul singolo nome: serve diversificare

…e cioè distribuire i propri soldi su tanti titoli, settori e mercati, così che l’eventuale andamento negativo di uno venga bilanciato dagli altri.

Il modo più semplice per farlo sono gli ETF, che con un solo acquisto ti permettono di investire in centinaia di aziende contemporaneamente.

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ITALIA
🎓 Laureati italiani: occupati ma non soddisfatti

Trovare lavoro dopo la laurea oggi è un po’ più facile rispetto al passato. Guadagnare bene, no.

È questa, in estrema sintesi, la fotografia che emerge dal XXVIII Rapporto AlmaLaurea su Laurea e Occupazione, che ha messo sotto la lente quasi 700mila laureati di primo e secondo livello, intervistati a uno, tre e cinque anni dal titolo.

Chi sono i laureati italiani?

In Italia, solo il 31,1% dei giovani tra i 25 e i 34 anni è laureato. Siamo ancora in fondo alle classifiche europee.

E chi arriva alla laurea ha un profilo abbastanza chiaro:

  • 👩‍🎓 Le donne sono la maggioranza, con il 59,6% dei laureati nel 2025

  • 🔬 Ma nelle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) la componente femminile si ferma al 40,5%, una quota stabile da dieci anni

  • 🎓 Cresce poi il peso dell’origine familiare: ben il 34,7% (era il 28% nel 2015) dei laureati di oggi ha almeno un genitore laureato.

Quest'ultimo dato non è banale, perché ci dice che l'università continua ad attrarre soprattutto studenti che vengono da contesti già relativamente favoriti, segno di una disuguaglianza che resiste nell'accesso agli studi.

E dopo la laurea?

Le cose, almeno all’apparenza, migliorano.

  • 📈 A un anno dal titolo, il tasso di occupazione ha raggiunto l'81,2% per le lauree triennali e l'80,8% per quelle magistrali (in crescita rispettivamente di +2,6 e +2,2 punti rispetto all'anno prima)

  • 🚀 A cinque anni dalla laurea si vola oltre il 90%: 91,7% per il primo livello e 94,4% per il secondo

  • 📉 Parallelamente, la disoccupazione a un anno è scesa al 9,2% (triennali) e al 9,3% (magistrali), e a cinque anni crolla fino al 2,6%

Insomma, col passare degli anni la laurea "ripaga" in termini di possibilità di trovare lavoro. C'è però un fronte su cui le cose vanno decisamente peggio…

Il tasto dolente: gli stipendi

Se il lavoro aumenta, lo stesso non si può dire delle buste paga. Perché più occupati non significa più ricchi:

  • 💶 €1.491 netti al mese a un anno dalla laurea (primo livello), €1.495 per la magistrale

  • 📉 Al netto dell'inflazione, le retribuzioni reali sono calate rispetto ad un anno fa (-1,4% e -0,9%)

  • ⏳ Servono cinque anni per arrivare a €1.796 e €1.903 netti mensili

In altre parole, il titolo di studio apre più porte di prima, ma dietro quelle porte c'è una busta paga che fatica a stare al passo con il costo della vita.

Restano due grandi fatture

E come spesso accade in Italia, le medie raccontano solo una parte della storia. Perché restano due grandi fratture:

  • 🗺️Geografica: chi vive al Nord ha il 34,8% di probabilità in più di lavorare rispetto a chi risiede nel Mezzogiorno, e guadagna in media €68 netti al mese in più

  • ♀️ Di genere: a parità di condizioni, gli uomini hanno il 13,7% di probabilità in più di essere occupati delle donne e una retribuzione superiore di €67 netti mensili

E il dato più amaro è che il gap di genere si accentua in presenza di figli, nonostante le donne abbiano in media carriere universitarie migliori, più regolari e con voti più alti.

Nel frattempo, però, qualcosa sta cambiando

Si tratta di un cambiamento di mentalità generazionale.

I neolaureati sono diventati molto più selettivi:

  • 🙅 La quota di chi rifiuterebbe un lavoro non coerente con il proprio percorso è cresciuta di quasi 11 punti dal 2016 al 2025

  • 💶 Il 67% di chi sta per laurearsi non accetterebbe uno stipendio netto inferiore a €1.500 al mese: una quota più che raddoppiata rispetto al 24,4% del 2016

Non contano più solo carriera e stipendio per i giovani d’oggi: pesano lo smart working, il tempo libero, la qualità delle relazioni con i colleghi e il senso di utilità sociale del proprio lavoro.

Insomma, è cambiato il modo in cui i giovani guardano al lavoro.

Ecco perché sempre più laureati fanno le valigie

Con queste premesse, non stupisce che molti scelgano di andarsene.

E i numeri danno loro ragione: i laureati di secondo livello che lavorano all'estero guadagnano, a un anno dal titolo, €2.290 netti al mese, contro i €1.495 di chi resta in Italia. Dopo cinque anni si arriva a €2.941 (+59,9%).

Le mete preferite? 

  • 🇩🇪 Germania: 15,2%

  • 🇨🇭 Svizzera: 13,5%

  • 🇪🇸 Spagna: 9,6%

  • 🇫🇷 Francia: 9,5%

Non sorprende che il 37% di chi è già fuori consideri il rientro "molto improbabile".

Insomma…

L'Italia si conferma un Paese che forma bene i suoi giovani ma fatica a trattenerli e, soprattutto, a pagarli il giusto. Un sistema che investe anni di studio per poi regalare i suoi cervelli migliori a Berlino, Zurigo e Madrid.

Il rischio è quello di una formazione pubblica che diventa, di fatto, un sussidio al mercato del lavoro altrui.

Secondo te, qual è il problema più urgente da risolvere per i laureati?

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