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💀 Poteva andare peggio

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Il menù di oggi prevede:
💀Il genio dell’AI che ha bruciato 35 miliardi
🪖 L'Italia sceglie i prestiti europei per la difesa
USA
💀 Il genio dell’AI che ha bruciato 35 miliardi

In meno di tre settimane, uno degli fondi hedge più chiacchierati della Silicon Valley è passato da un rendimento del +439% a perdere più di $35 miliardi in un solo mese.
Il 29 luglio 2026, Situational Awareness LP - il fondo fondato da Leopold Aschenbrenner, 24 anni, soprannominato "il Nostradamus dell'AI" - è stato costretto a liquidare in blocco il suo intero portafoglio azionario pubblico.
Il risultato? Gli asset gestiti dal fondo sono crollati da 45 miliardi a circa 10 miliardi di dollari in pochi giorni…
Ma facciamo un passo indietro: chi è Leopold Aschenbrenner?
Fino a poco tempo fa era un ricercatore del team "Superalignment" di OpenAI, licenziato nel 2024 per presunte fughe di notizie.
Da lì, la sua storia prende una piega inaspettata.
Pubblica un saggio lungo e visionario, Situational Awareness, in cui delinea con precisione il percorso di sviluppo dell'intelligenza artificiale verso l'AGI.
In men che non si dica, il saggio lo trasforma da ricercatore a star della Silicon Valley - e con il vento in poppa, fonda un hedge fund per scommettere sul futuro dell’AI.
La scommessa è quella di puntare sulla filiera fisica dell'AI, quindi sulla catena di approvvigionamento fisica dell'intelligenza artificiale.
Le posizioni long tipiche riguardano chip di memoria, data center e infrastruttura energetica - quindi titoli come SK Hynix, Micron, CoreWeave, Nebius e diversi nomi legati ai miner.
Allo stesso tempo, il fondo shorta le software house tradizionali - Adobe su tutte - convinto che l'AI generativa ne avrebbe eroso i modelli di business.
A sostenere la sua ascesa ci sono da subito nomi pesanti:
👔 Patrick e John Collison, i fondatori di Stripe
💡 Nat Friedman e Daniel Gross
🏦 Jane Street, un investitore piuttosto insolito, dato che raramente finanzia gestori esterni
L’ascesa di Leopold è vertiginosa

I numeri, fino a poche settimane fa, sembravano dargli ragione:
📈 Lancia il fondo a fine 2024 con poche centinaia di milioni di dollari
💰 A metà 2026 gestisce già 45 miliardi di dollari
🚀 Nei primi sei mesi del 2026 registra un rendimento netto del +439%
🌍 Diventando uno dei fondi AI più performanti e chiacchierati al mondo
Poi, però, arriva la tempesta perfetta… e tra il 10 e il 20 luglio, parecchi titoli del mondo AI crollano.
Il problema è che il fondo operava con una leva finanziaria aggressiva, stimata fino a 4 volte il capitale.
E la leva, si sa, amplifica i guadagni quando le cose vanno bene - ma amplifica le perdite quando le cose vanno male…
Il 29 luglio, la mancanza di liquidità rispetto all'esposizione a leva innesca massicce margin call da parte dei principali broker: Bank of America, Goldman Sachs e JPMorgan.
Dal canto suo, il fondo non riesce a fornire capitale sufficiente in tempi rapidi, segna un -67% nel mese di luglio ed è così costretto a vendere le sue posizioni.
Per evitare però di affondare i titoli, le posizioni non vengono acquistate dal mercato, ma da un mostro sacro della finanza americana: Ken Griffin, il fondatore di Citadel, uno dei più grandi e redditizi hedge fund al mondo (gestisce circa 71 miliardi di dollari).
Griffin che - storicamente - quando un fondo rivale esplode sotto il peso delle perdite, è spesso il primo a presentarsi con il libretto degli assegni.
Negli ultimi vent’anni ha infatti ripetuto lo stesso copione più volte: Amaranth nel 2006, Sowood nel 2007, Melvin Capital nel 2021 e ora Situational Awareness.

Ken Griffin - fondatore di Citadel
Cosa resta oggi del fondo?
Situational Awareness non è morto: ha mantenuto le partecipazioni private - tra cui una quota significativa in Anthropic - e ha eliminato tutta la leva.
In una lettera successiva, Aschenbrenner ha ammesso l'errore ("We let you down this month") e ha dichiarato che il fondo continuerà a operare sui mercati pubblici, ma senza più leva bancaria, ribadendo la fiducia nei fondamentali di lungo periodo dell'AI.
Secondo alcune ricostruzioni, nonostante il disastro di luglio, il fondo risulterebbe ancora positivo da inizio anno, intorno al +80%.
Situational Awareness è già diventata un caso di scuola
Un ventiquattrenne definito "il Nostradamus dell'AI" ha visto evaporare decine di miliardi in una settimana per una combinazione letale: concentrazione estrema, leva aggressiva e un mercato che, anche solo temporaneamente, ha smesso di seguire la narrativa.
Non a caso, nei meme e nei commenti online, è già stato accostato a figure come Elizabeth Holmes, Sam Bankman-Fried e Adam Neumann: geni (o presunti tali) che collassano nel momento esatto in cui la realtà finanziaria si scontra con l'entusiasmo tecnologico.
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DIFESA
🪖 L'Italia sceglie i prestiti europei per la difesa
Dopo settimane di tentennamenti l'Italia ha deciso: userà i prestiti SAFE, lo strumento della Commissione europea per finanziare gli investimenti militari. Ad annunciarlo i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto.
C'è però un dettaglio non piccolo: nessuno sa ancora quanti soldi chiederemo.

Tajani ha parlato di €14,9 miliardi entro la fine dell'anno, Crosetto pochi minuti dopo ha precisato che "valuteremo quanto utilizzarne".
E il 29 luglio, intervistato da Repubblica, Tajani ha ridimensionato ancora: "direi tra i 6 e i 9 miliardi nel 2027".
Ma facciamo un passo indietro.
Cosa sono esattamente i prestiti SAFE?
SAFE sta per Security Action for Europe e fa parte della strategia di difesa europea Readiness 2030.
Introdotto nel maggio 2025, ha una capacità di €150 miliardi, di cui ogni Paese può chiedere una quota in base al proprio fabbisogno.
Il meccanismo ricorda quello del Next Generation EU, il fondo dietro il PNRR: la Commissione emette titoli di debito comuni sui mercati e presta il denaro agli Stati, che poi lo rimborsano con gli interessi.
Attenzione però: non spenderemo di più in difesa
Il punto centrale è questo: i prestiti SAFE non aumenteranno automaticamente la spesa italiana per la difesa.
Serviranno soprattutto a sostituire fondi già previsti nel bilancio dello Stato. In pratica, cambia il modo in cui finanziamo alcune spese militari, non il loro ammontare.
Per questo non aiuteranno l’Italia a raggiungere i nuovi obiettivi concordati con la NATO.
L’aumento vero dovrebbe arrivare con la prossima legge di Bilancio. Crosetto ha annunciato un impegno aggiuntivo pari allo 0,9% del PIL, circa €20 miliardi, probabilmente distribuiti su più anni.
Cosa potrebbe comprare l’Italia
Le ipotesi sul tavolo sono diverse:
🛡️ Oltre mille mezzi di combattimento per la fanteria dalla joint venture tra Leonardo e la tedesca Rheinmetall
✈️ Sei Airbus A330 MRTT, velivoli cisterna per il rifornimento in volo
🚢 Due cacciatorpediniere DDX per la Marina, costruiti da Fincantieri nel consorzio internazionale Occar

Ma quindi qual è il vantaggio per l’Italia?
Per un Paese molto indebitato come l’Italia, il vantaggio principale riguarda le condizioni del prestito.
La durata può arrivare fino a 45 anni, con i primi rimborsi rinviati anche di 10 anni. Inoltre, la Commissione riesce a finanziarsi a tassi più bassi rispetto al Tesoro italiano.
🇮🇹 BTP decennale italiano: rende il 3,76%
🇪🇺 Titolo di debito europeo decennale: rende il 3,42%
Su un prestito da quasi €15 miliardi, la differenza vale circa €50 milioni di interessi risparmiati ogni anno e oltre €2 miliardi nell’arco di 45 anni (se lo scarto restasse invariato).
Una cifra significativa, ma limitata rispetto agli oltre €87 miliardi di interessi pagati dallo Stato nel solo 2025…
Il SAFE non è un assegno in bianco
Chi usa il SAFE deve accettare tre condizioni:
🔧 Non più del 35% dei componenti può arrivare da fuori UE, Ucraina o area di libero scambio europea
🎯 Si possono comprare solo alcune tipologie di armamenti: munizioni, artiglieria, droni e anti-droni, equipaggiamento dei soldati, sistemi cyber, difesa aerea, aerei cisterna e AI
🤝 Salvo alcune eccezioni, i contratti devono coinvolgere almeno due Paesi

Questi vincoli favoriscono le aziende con partnership continentali, come Leonardo.
Chi ha già aderito
Finora hanno chiesto di partecipare 19 Paesi su 27.
La Polonia, da sola, ha richiesto quasi €44 miliardi, circa un terzo dell’intero programma. I primi fondi sono arrivati anche a Cipro, Lituania, Croazia e Grecia.
La Germania, invece, è rimasta fuori: Berlino riesce a finanziarsi sui mercati a condizioni migliori rispetto alla Commissione.
Insomma, il SAFE cambia soprattutto il modo in cui l’Italia finanzia la difesa, non quanto spende.
Per avvicinarsi davvero all’obiettivo NATO del 5% del PIL (come richiesto da Trump) serviranno nuove risorse. E il vero banco di prova sarà la prossima legge di Bilancio.
E tu cosa ne pensi dei prestiti SAFE? |

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