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💶 Salario minimo: la soluzione che l'Italia non riesce a darsi

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Il menù di oggi prevede:

  • 💶 Salario minimo: la soluzione che l'Italia non riesce a darsi

  • 🪖 Cingolani cacciato da Leonardo

ITALIA

💶 Salario minimo: la soluzione che l'Italia non riesce a darsi

In Italia i salari reali sono fermi da trent'anni.

Il nostro Paese ha registrato la peggiore performance salariale dell'intera area OCSE e milioni di lavoratori, nonostante un'occupazione ai massimi storici, fanno fatica ad arrivare a fine mese.

Tutto questo ha riacceso il dibattito sul salario minimo, visto da molti come la soluzione al problema. Ma è davvero così?

Il paradosso italiano: si lavora di più, si guadagna di meno

A gennaio 2026, il tasso di occupazione era al 62,6%, con oltre 24 milioni di occupati, in netta crescita rispetto a quattro anni fa.

Il mercato del lavoro italiano, insomma, sta andando bene. Se non fosse che mentre l'occupazione sale, i salari reali non solo sono rimasti fermi, ma sono pure scesi:

  • 📉 Alla fine del 2025, i salari reali erano il 6,8% più bassi rispetto al primo trimestre del 2021

  • ⏳ Allargando l'orizzonte, stagnano da più di 30 anni, facendo molto peggio di Francia e Germania

  • 💶 Nel 2024, oltre 6 milioni di lavoratori hanno guadagnato meno di €15.000 lordi all'anno

Sulla carta ci sono sempre più occupati, ma le persone guadagnano sempre meno in termini reali.

Per capire come sia possibile, bisogna guardare al sistema che in Italia dovrebbe garantire salari dignitosi.

Il sistema che dovrebbe proteggere i lavoratori

In Italia i minimi salariali non li fissa lo Stato per legge, ma li negoziano sindacati e associazioni attraverso i CCNL, i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro.

Il sistema attuale è nato nel 1993 con il Protocollo Ciampi e stabilisce un meccanismo a due livelli di contrattazione:

  • 🇮🇹 quello nazionale: per ogni settore, i grandi sindacati e le associazioni datoriali si siedono a un tavolo e stabiliscono le regole base del rapporto di lavoro

  • 🏭️ quello aziendale: all'interno della singola impresa, sindacati e datore di lavoro possono negoziare condizioni migliorative rispetto a quei minimi, come salari più alti o premi di produzione

Questo sistema era stato tarato su settori come l'industria, dove i sindacati avevano una presenza capillare e un forte potere negoziale.

Ma negli anni la struttura economica del Paese è cambiata profondamente: l'industria ha perso peso, mentre il terziario (fatto di servizi, logistica, ristorazione, pulizie) è diventato il settore dominante. Il problema è che in questi comparti le relazioni sindacali sono molto più frammentate, i lavoratori meno organizzati e i datori di lavoro più dispersi.

Il risultato è che il meccanismo che funzionava bene nelle grandi fabbriche ha iniziato a scricchiolare...

Dove si è rotto il meccanismo?

Le crepe del sistema sono essenzialmente due:

  • 📜 contratti pirata: firmati da “sindacatini” di comodo con l'obiettivo di pagare i lavoratori meno rispetto ai contratti veri. Tra il 2013 e il 2025, i contratti collettivi in vigore sono quasi raddoppiati, passando da 550 a 1.038. Ma ben il 97% di questi nuovi contratti copre poche decine di aziende ciascuno, a volte meno di 100 lavoratori in tutto. Non tutelano nessuno, ma permettono di abbassare il costo del lavoro restando formalmente nei limiti della legge

  • ⚖️ CCNL con minimi troppo bassi: in alcuni settori del terziario, anche i contratti firmati dai grandi sindacati fissano minimi insufficienti. Il caso più eclatante è la vigilanza privata: nel 2023, la Corte di Cassazione ha dichiarato incostituzionale il contratto del settore, che prevedeva paghe sotto i €4 lordi l'ora.

I pro e contro del salario minimo

Nell'estate del 2023, le opposizioni unite hanno presentato una proposta di legge per un salario minimo legale a €9 lordi l'ora.

Da allora il dibattito non si è più fermato, con argomenti forti da entrambe le parti:

  • 👍️ Chi è a favore non si limita a sostenere che il salario minimo aiuterebbe a contrastare il lavoro povero, ma richiama soprattutto i dati europei: 22 dei 27 Paesi dell’UE lo hanno già introdotto e, in realtà come Francia, Spagna e Belgio, coesiste senza difficoltà con una contrattazione collettiva che copre oltre l’80% dei lavoratori

  • 👎️ Chi è contrario, a partire dai grandi sindacati, teme l'effetto opposto: se lo Stato fissa un minimo a €9, qual è l'incentivo per un'azienda a restare dentro un contratto collettivo che ne prevede 11 o 12? Il rischio è che quel pavimento diventi anche un soffitto, appiattendo verso il basso i salari di chi oggi guadagna di più

E poi ci sono le questioni tecniche

  • La soglia include il TFR e la tredicesima? Non è un dettaglio: a seconda di come si calcolano quei €9, i lavoratori coinvolti oscillano tra 3 milioni (dati ISTAT) e 4,3 milioni (dati INPS)

  • 🗺️ 9 euro hanno un peso molto diverso a Milano rispetto a Caltanissetta: un minimo unico rischia di essere insufficiente al Nord e troppo oneroso per le imprese del Sud

  • ⚫ Il lavoro nero resta fuori dalla portata di qualsiasi soglia legale, anche se i favorevoli sostengono che fissare un minimo chiaro produca un "effetto faro" che rende più difficile giustificare paghe da fame anche nel sommerso

Serve una legge sulla rappresentanza sindacale

Su un punto, però, favorevoli e contrari concordano: il problema dei contratti pirata va affrontato in ogni caso, con una legge sulla rappresentanza sindacale che stabilisca criteri oggettivi per misurare quanto un sindacato sia effettivamente rappresentativo.

Questo permetterebbe di tagliare le gambe ai sindacatini di comodo e di estendere a tutti i lavoratori di un settore i contratti firmati dai sindacati più rappresentativi, che offrono tutele e retribuzioni migliori.

Ma allora il salario minimo risolverebbe il problema?

Dipende da quale problema stiamo guardando. Per la fascia bassa del mercato del lavoro (lavoratori poveri, contratti pirata, minimi sotto la soglia di dignità) il salario minimo potrebbe fare la differenza.

Ma c'è un elefante nella stanza: la stagnazione dei salari reali che dura da 30 anni non riguarda solo chi guadagna 5 o 6 euro l'ora. Un impiegato che ne prende 12 e fatica comunque ad arrivare a fine mese non ha bisogno di una soglia a €9. Ha bisogno che il suo stipendio cresca, e questo dipende da un problema più profondo: la produttività italiana, ferma da decenni.

Sul tema del salario minimo abbiamo realizzato un video dedicato sul nostro canale YouTube, dove analizziamo nel dettaglio le cause strutturali e le possibili soluzioni 👇️

DIFESA

🪖 Cingolani cacciato da Leonardo

Il governo Meloni ha deciso di non rinnovare Roberto Cingolani alla guida di Leonardo, la principale azienda italiana nel settore della difesa e dell'aerospazio, partecipata al 30,2% dal Ministero dell'Economia.

Al suo posto arriverà Lorenzo Mariani, manager di lungo corso nel settore, attualmente ai vertici di MBDA, il consorzio europeo costruttore di missili di cui Leonardo fa parte. Il passaggio formale avverrà il 7 maggio, data del prossimo consiglio di amministrazione.

Ma facciamo un passo indietro…

Chi è Cingolani e cosa ha fatto a Leonardo?

Roberto Cingolani è un fisico, ex direttore scientifico dell'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e già ministro della Transizione ecologica nel governo Draghi.

Nel 2023 è stato proprio Giorgia Meloni a volerlo alla guida di Leonardo.

Sotto la sua guida, Leonardo ha attraversato uno dei periodi più brillanti della sua storia recente. Qualche dato per capire la portata:

  • 📈 +400%: la crescita del titolo in borsa dall'aprile 2023 ad oggi

  • 💰€19,5 miliardi di ricavi nel 2025, in crescita dell'+11% rispetto all'anno precedente

  • 📦 €23,8 miliardi di ordini acquisiti nel 2025, +14,5%

  • 🗂️ Portafoglio ordini arrivato a €47 miliardi 

  • 💸 Debito netto dimezzato a €1 miliardo (-44% rispetto al 2024)

Certo, il contesto geopolitico, con le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, ha favorito la domanda di sistemi di difesa a livello globale.

Ma i mercati, che di solito guardano ai numeri e non alle narrative, parlano chiaro: diversi investitori istituzionali hanno fatto pressione sul governo proprio per evitare il cambio di vertice.

Le innovazioni che hanno cambiato Leonardo

Quello che ha caratterizzato il mandato di Cingolani non è stato solo la gestione del core business, ma una visione strategica precisa: trasformare Leonardo da produttore di sistemi d'arma a player globale della sicurezza digitale.

Le mosse più importanti:

  • 🛡️ Michelangelo Dome: uno scudo antimissile europeo basato sull'intelligenza artificiale, pensato come alternativa autonoma all'Iron Dome israeliano e ai sistemi americani. Valore stimato: oltre €20 miliardi

Cingolani presenta il Michelangelo Dome

  • 🤝 Alleanze europee: accordi con la turca Baykar Technologies (droni militari), le francesi Airbus e Thales (spazio), la tedesca Rheinmetall (difesa terrestre)

  • 🖥️ Cybersecurity e AI: lancio di una Divisione Spazio autonoma e massicci investimenti in cloud, supercomputing eAI applicata alla difesa

Ma allora perché è stato rimosso?

È la domanda che tutti si stanno facendo, e a cui, per ora, nessuno sa rispondere con certezza.

Le ragioni ufficiali non esistono, o meglio il governo non ha spiegato nulla.

Tra le ipotesi che circolano, la più gettonata è quella geopolitica: il Michelangelo Dome, il sistema di difesa aerea europeo basato sull'IA, potrebbe aver irritato alcuni ambienti militari americani, che non gradiscono l'idea di uno scudo antimissile europeo autonomo, potenzialmente in concorrenza con le soluzioni USA. In più, i test in Ucraina previsti nel 2026 avrebbero contribuito ad alzare la tensione.

Ma il Ministro della Difesa Crosetto ha smentito categoricamente questa lettura. E diversi esperti del settore la considerano comunque una spiegazione parziale, visto che il progetto è ancora in fase di sviluppo e ha goduto di ampio supporto istituzionale fin dalla sua presentazione.

C'è poi chi sostiene che dopo qualche anno alla guida di una partecipata statale un cambio sia fisiologico. Il problema è che, guardando alle grandi aziende della difesa europee a controllo pubblico, i CEO restano in carica mediamente molto più a lungo: Patrice Caine guida Thales dal 2014, Armin Papperger è al timone di Rheinmetall dal 2013 e il suo mandato è stato appena rinnovato fino al 2030.

Difficile, quindi, parlare di una ragione industriale che renda questa sostituzione necessaria o urgente.

Quello che emerge con più insistenza, tra i retroscena, è una questione di dinamiche personali e istituzionali maturate nel tempo tra il management e il governo.

Ma anche questo, per ora, resta nell'ambito delle ipotesi.

Insomma…

Cingolani viene rimosso da un'azienda che sotto la sua guida ha quadruplicato il valore in borsa, aumentato i ricavi a doppia cifra e avviato una trasformazione tecnologica ambiziosa.

Le ragioni della sua rimozione restano ufficialmente non dette.

Al suo posto arriva Mariani, manager di lungo corso nel settore: se darà continuità alla strategia avviata o cambierà rotta, lo scopriremo presto.

Cosa pensi della decisione di rimuovere Cingolani da Leonardo?

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