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🐉 La Cina è la nuova OPEC?

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  • 🤑 L'IPO di Anthropic sarà la più grande della storia?

GEOPOLITICA
🐉 La Cina è la nuova OPEC?

La guerra in Iran ha provocato il più grande shock dell'offerta nella storia del petrolio. Eppure, anche nei momenti più duri del conflitto, il Brent non ha mai superato i $150 al barile come molti analisti temevano.

A evitare lo scenario peggiore ha contribuito soprattutto un Paese che con l'OPEC non c'entra nulla. La Cina.

Cosa è successo?

Quando gli attacchi iraniani hanno reso impraticabile lo Stretto di Hormuz, circa 14 milioni di barili al giorno sono rimasti bloccati nel Golfo.

Per stabilizzare il mercato ed evitare un’impennata dei prezzi, Arabia Saudita ed Emirati hanno dirottato circa 5 milioni di barili al giorno attraverso oleodotti alternativi, mentre Stati Uniti e Giappone hanno liberato complessivamente circa 2 milioni di barili al giorno dalle proprie riserve strategiche.

Ma il vero disastro è stato evitato grazie a una scelta presa in silenzio a Pechino.

Tra febbraio e giugno la Cina, primo importatore mondiale di petrolio, ha dimezzato le proprie importazioni di greggio, riducendole di circa 5,5 milioni di barili al giorno. Una contrazione che, secondo gli esperti, avrebbe sottratto oltre $30 al prezzo del Brent.

La cosa sorprendente è che non si è trattato di un crollo della domanda causato da una recessione, come durante il Covid, ma è stata una scelta deliberata.

“La Cina è la nuova OPEC”

Per decenni l'OPEC ha influenzato il prezzo del petrolio controllando l'offerta. Quando voleva aumentare i prezzi, riduceva la produzione, creando una maggiore scarsità sul mercato. Con meno petrolio disponibile, il prezzo tendeva quindi a salire.

La Cina sta dimostrando di poter fare l'opposto, intervenendo sulla domanda.

Normalmente è molto difficile che questo accada perché gli acquirenti di petrolio sono sparsi in decine di Paesi e migliaia di aziende.

Pechino, invece, controlla un mercato enorme e fortemente centralizzato, dove molte decisioni possono essere coordinate dal governo di Xi Jinping.

E intanto il cartello sta diventando sempre più fragile, tra divisioni interne e capacità produttiva sempre più sotto pressione nei Paesi del Golfo. Proprio di recente gli Emirati Arabi Uniti hanno lasciato l'OPEC per tensioni con l’Arabia Saudita, mentre gli altri membri faticano a tenere alta la produzione.

Non a caso, un trader ha sintetizzato il nuovo equilibrio con una frase diventata ormai emblematica: "La Cina è la nuova OPEC."

Come ha fatto Pechino

La strategia cinese si basa soprattutto su tre leve.

  • 🛢️ Le scorte nazionali: negli anni dei prezzi più bassi la Cina aveva accumulato circa 200 milioni di barili, portando le proprie riserve complessive vicino a 1 miliardo di barili. Con l'inizio della guerra ha smesso di comprare e ha iniziato ad attingere alle scorte, riducendo così la necessità di importare

  • 🚫 Il blocco delle esportazioni: Pechino ha chiesto alle raffinerie di limitare le vendite all'estero di benzina, diesel e altri prodotti raffinati, permettendo di destinare più carburante al mercato interno e consumare meno greggio importato

  • 🚗 Il calo dei consumi: il governo ha lasciato aumentare i prezzi alla pompa, spingendo molti cittadini verso metro, biciclette e veicoli elettrici

Perché l’economia cinese ha retto

Negli ultimi anni la Cina ha investito enormemente in rinnovabili, auto elettriche e trasporto pubblico, riducendo gradualmente la propria dipendenza dal petrolio.

Il risultato è che l'economia non si è fermata. I prezzi non sono schizzati. Il PIL è cresciuto del 4,3% nel secondo trimestre e, anche se è il dato più debole da fine 2022, dipende più dalla crisi immobiliare che dalla carenza di petrolio. Senza contare che le riserve strategiche restano quasi intatte.

Ma le scorte cinesi non sono infinite

Naturalmente c'è un limite. Le riserve cinesi non sono infinite e Pechino non può continuare per sempre a importare 5,5 milioni di barili al giorno in meno.

Ma la guerra in Iran ha mostrato qualcosa di nuovo.

Per mesi la Cina è riuscita a influenzare il prezzo mondiale del petrolio non producendo più greggio, ma semplicemente decidendo di comprarne meno.

Per decenni il potere nel mercato petrolifero è appartenuto soprattutto a chi controllava i pozzi. Oggi la Cina sta dimostrando che può averne altrettanto chi decide quanto petrolio comprare.

E tu cosa ne pensi? Chi comanderà il petrolio nei prossimi 10 anni?

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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

🤑 L'IPO di Anthropic sarà la più grande della storia?

Questo giugno SpaceX si è quotata in borsa, raccogliendo $75 miliardi a una valutazione di circa $1.770 miliardi.

E facendo segnare il record di IPO (initial public offering) più grande di sempre.

Un record che, però, potrebbe durare solo pochi mesi.

A ottobre è attesa infatti la quotazione di Anthropic, l'azienda dietro a Claude nata 5 anni fa e che, secondo le indiscrezioni, dovrebbe debuttare ad una valutazione di $2.000 miliardi o più.

Per capirci: la società che vale di più in Europa è ASML (circa $700 miliardi).

Anthropic punta al triplo, e due anni fa fatturava un miliardo di dollari scarsi.

La curva che spiega quel numero

Il dato su cui poggia tutto è il run rate, cioè i ricavi annualizzati: si prende quanto l'azienda incassa nel periodo più recente e lo si proietta su dodici mesi. Non è il fatturato realmente incassato in un anno, è il ritmo a cui sta andando adesso.

Quel ritmo, per Anthropic, è questo:

  • 📅 Fine 2024: ~$1 miliardo

  • 📅 Fine 2025: ~$9 miliardi

  • 📅 Maggio 2026: $47 miliardi

  • 📅 Dicembre 2026 (atteso): $100-120 miliardi

A maggio, l'ultimo aumento di capitale aveva valutato l'azienda $965 miliardi, superando per la prima volta OpenAI.

E nel solo 2026 fondi di venture capital, fondi sovrani e investitori istituzionali ci hanno messo dentro quasi $100 miliardi.

Il motore, a differenza di quanto si immagina, non sono gli abbonamenti dei privati: Anthropic ha puntato quasi tutto sulla vendita alle aziende.

Perché, per alcuni, $2.000 miliardi sono addirittura pochi…

Il ragionamento dei più ottimisti passa dal multiplo prezzo/ricavi, cioè quante volte il fatturato annuo il mercato è disposto a pagare per un'azienda. Più il mercato si aspetta crescita, più il multiplo sale.

E se un'azienda cresce dell'800% l'anno, anche applicando un multiplo bassissimo come 30 volte i ricavi, si arriverebbe a $3.000 miliardi.

Il paragone non è campato per aria: società considerate beneficiarie del boom dell'AI, come Palantir e il gruppo cloud Nebius, quest'anno hanno trattato in Borsa a circa 55 volte i ricavi.

Il problema è che Anthropic non ha un'azienda quotata davvero paragonabile a cui guardare.

Il che significa che quel prezzo, per ora, se lo stanno costruendo da soli gli investitori con i loro modelli.

Alcuni però, sono più scettici.

Sono principalmente due i rischi di cui devono tener conto gli azionisti di Anthropic.

Il primo riguarda il prezzo.

Il modello di punta di Anthropic costa oltre due volte e mezzo rispetto a quello di OpenAI, e i modelli cinesi open-weight (cioè quelli di cui vengono rilasciati pubblicamente i "pesi", i parametri del modello, così che chiunque possa scaricarli e farli girare sui propri server, spesso quasi gratis) quest'anno sono migliorati moltissimo e costano una frazione.

Secondo i dati del gruppo di pagamenti Ramp, le aziende americane stanno toccando il proprio tetto di spesa in AI: in alcuni casi hanno fatto marcia indietro sulle direttive interne che spingevano i dipendenti a usare il più possibile questi strumenti, e stanno passando a modelli meno potenti ma più economici.

Il secondo rischio è politico.

Anthropic è in causa con il Dipartimento della Difesa americano, che quest'anno l'ha etichettata come rischio per la catena di fornitura, e a giugno ha dovuto ritirare temporaneamente i suoi modelli migliori dopo controlli all'export imposti dal Dipartimento del Commercio.

L'episodio ha spaventato i clienti e ha fatto rallentare la crescita nel mese di giugno.

Nel frattempo, OpenAI non rimane certo a guardare.

Se Anthropic corre a gambe levate, il suo principale concorrente, OpenAI, sta facendo di tutto per rendergli dura la vita.

L’azienda guidata da Sam Altman ha superato i $40 miliardi di ricavi annualizzati, raddoppiati nel giro di un anno.

La spinta è arrivata da tre fronti: il software per la programmazione assistita, gli abbonamenti (compreso ChatGPT Work per le aziende) e la nuova attività pubblicitaria.

E, per difendersi da Anthropic e dai rivali cinesi, OpenAI ha anche tagliato i prezzi di alcuni modelli.

Ma c'è il rovescio della medaglia, e sta nel burn rate (quanta cassa un'azienda consuma in un dato periodo).

Nel primo trimestre del 2026 OpenAI ha bruciato circa $3,7 miliardi a fronte di $5,7 miliardi di ricavi trimestrali.

Ed è probabilmente anche per questo che la sua quotazione, inizialmente attesa per l'autunno, è slittata al 2027: il management preferisce aspettare di raggiungere la valutazione che ha in testa piuttosto che presentarsi al mercato adesso.

Il risultato è che la prima delle due aziende ad arrivare a Wall Street sarà proprio quella che è stata per lungo tempo ad inseguire.

Cosa ci dice davvero questa corsa?

Il punto principale è che stiamo per assistere alla quotazione di aziende che nessuno sa valutare con gli strumenti normali: senza comparabili, con ricavi che si misurano in proiezioni e non in bilanci consolidati, su mercati che verso l'intelligenza artificiale sono diventati sempre più nervosi.

Nessuno oggi può dire se $2.000 miliardi siano tanti o pochi, ed è esattamente questa la sfida davanti ad Anthropic ed OpenAI.

Tra qualche anno guarderemo a queste quotazioni e capiremo se il mercato aveva visto giusto prima di tutti gli altri, oppure se le aspettative erano semplicemente corse troppo avanti rispetto ai numeri.

Secondo te $2.000 miliardi sono un valore corretto per Anthropic?

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