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🪙 MicroStrategy: la scommessa più folle di Wall Street

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!
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🪙 MicroStrategy: la scommessa più folle di Wall Street
🚀 L'Italia punta allo spazio
IN COLLABORAZIONE CON: Scalable Capital
🪙 MicroStrategy: la scommessa più folle di Wall Street

Nella storia della finanza, le scommesse più grandi nascono quasi sempre dalla disperazione.
E poche scommesse sono state più grandi (e più discusse) di quella di Michael Saylor, fondatore di MicroStrategy, che nel 2020 ha deciso di puntare tutto su Bitcoin, quando la sua azienda sembrava destinata a scomparire.
Ma chi è Michael Saylor?
Nato nel 1965 su una base dell'Air Force in Nebraska e figlio di un sottufficiale, Saylor cresce spostandosi continuamente tra le basi militari americane.
Si diploma come primo della classe, ottiene una borsa di studio completa per il MIT e si laurea in ingegneria aerospaziale e storia della scienza.
Nel 1989, a soli 24 anni, co-fonda MicroStrategy, un'azienda che vende software per l'analisi dei dati aziendali.
L'azienda prende subito piede, cresce per un decennio e nel 1998 si quota in borsa, nel pieno della bolla dot-com, con la capitalizzazione che, nel marzo 2000, arriva a toccare i $10 miliardi.
Quella crescita, però, nasconde un problema.
Per mostrare numeri sempre più impressionanti agli investitori, MicroStrategy ha adottato pratiche contabili aggressive: contabilizza i ricavi da contratti pluriennali tutti in anticipo, al momento della firma, anziché distribuirli nel tempo come richiederebbero i principi contabili corretti.

Finché i mercati sono euforici, nessuno fa domande, ma quando la SEC inizia a indagare, il castello di carte crolla.
In un singolo giorno il titolo perde il 62%, e nei mesi successivi scende sotto il dollaro per azione.
Vent’anni nell’ombra
MicroStrategy sopravvive al crollo e negli anni successivi torna a operare in modo regolare, ma il danno reputazionale è ormai fatto e quello che l'aspetta è, per certi versi, persino peggio di una crisi acuta: vent'anni di stagnazione.
Per Wall Street diventa una "zombie company": non cresce, non crolla, non fa notizia.
Saylor prova di tutto per invertire la rotta tra nuovi prodotti, nuovi processi e investimenti in marketing…
…ma niente funziona.

La svolta arriva nel 2020
Poi arriva il lockdown, che colpisce MicroStrategy nel suo punto più vulnerabile.
Per vent'anni, uno dei vantaggi dell'azienda era stato il fattore umano: un gruppo coeso di ingegneri che lavorava negli uffici in Virginia.
Con il lavoro da remoto, quell'incentivo a restare scompare e i migliori talenti iniziano a guardare altrove, verso Microsoft e Amazon.
Saylor non sa da che parte girarsi, ma nella sua manica ha ancora un asso che forse è arrivato il momento di tirare fuori.
MicroStrategy, infatti, dopo vent'anni di attività stabile, ha accumulato circa $500 milioni in cassa.
Quei soldi sono forse l’unica ancora di salvezza che rimane, ma le opzioni su come usarli non sono immediate:
🤑 Può restituirli agli azionisti, ma questo significherebbe ammettere che l'azienda non ha più un futuro su cui scommettere
📉 Può tenerli fermi, ma con i tassi a zero il costo-opportunità è altissimo
📈 Oppure può investirli, ma deve trovare un qualcosa che sia davvero in grado di smuovere le cose
È a questo punto che, dopo una conversazione con un amico imprenditore nel mondo crypto, Saylor inizia a studiare seriamente Bitcoin.
E più approfondisce, più ci vede una forma di "oro digitale" con proprietà superiori, progettata per resistere alle politiche monetarie espansive.
Dopo qualche mese, il 28 luglio 2020, si convince e MicroStrategy annuncia la svolta: Bitcoin diventerà il principale asset di riserva dell'azienda.
Un mese dopo arriva il primo acquisto da $250 milioni.

Da quel momento, Saylor non si ferma più
Per comprare sempre più Bitcoin, MicroStrategy non si limita a usare la liquidità in cassa, ma inizia a raccogliere nuovo capitale sui mercati finanziari.
Lo strumento principale sono le obbligazioni convertibili, un tipo di prestito che funziona così: l'azienda prende in prestito denaro a tassi bassissimi (in alcuni casi addirittura allo 0%) e in cambio offre agli investitori la possibilità di convertire quel prestito in azioni a un prezzo prefissato.
In pratica, chi compra quei titoli rinuncia a un rendimento oggi scommettendo sulla crescita futura del titolo e se l'azione sale, possono convertire e guadagnare dalla differenza.
È un meccanismo che funziona finché il mercato crede nella direzione dell'azienda e, in quegli anni, il mercato ci crede.
Nel 2022 Saylor lascia la carica di CEO per diventare Executive Chairman e dedicarsi quasi esclusivamente a evangelizzare Bitcoin.
Forbes nel 2025 arriva a dedicargli una copertina: "L'alchimista del Bitcoin."

Oggi MicroStrategy detiene circa 815.000 Bitcoin su un totale massimo di 21 milioni, il che la rende di gran lunga il più grande detentore corporate al mondo.
I numeri, almeno per ora, gli danno ragione e, da “zombie company”, Strategy è riuscita a rivitalizzarsi, con la capitalizzazione che nel luglio 2025 ha superato addirittura i $120 miliardi.

Ma questo modello regge?
Beh, qui arrivano le domande più scomode.
Ad aprile 2026 la situazione è questa:
💰 I Bitcoin in portafoglio valgono circa $62 miliardi
💳 Il debito accumulato per comprarli supera gli 8 miliardi
📊 A questo si aggiungono circa 13 miliardi di preferred stock, una forma di capitale privilegiato che ha la priorità sugli azionisti ordinari
Tradotto: Strategy vale in Borsa più del valore netto dei Bitcoin che possiede (al netto del debito), che vuol dire che gli investitori stanno pagando un premio, scommettendo sul fatto che Saylor continuerà a far crescere la posizione a condizioni favorevoli.
☝️ Per i sostenitori, questo premio è giustificato dalla struttura finanziaria unica che Saylor ha costruito negli anni, un meccanismo che amplifica i guadagni quando Bitcoin sale
👇️ Per i critici, è proprio questo il problema, perché lo stesso meccanismo amplifica anche le perdite - e in caso di ribasso prolungato di Bitcoin, la necessità di rifinanziare il debito potrebbe trasformare quella leva in una trappola
Saylor, da parte sua, sostiene che la volatilità non è un difetto, ma una caratteristica strutturale di un asset monetario ancora giovane, e che nel lungo periodo la scarsità programmata di Bitcoin e la crescente adozione istituzionale compenseranno i rischi.
E tu?
La storia di Saylor è affascinante. Ma è anche, per definizione, irripetibile.
Pochi al mondo hanno la struttura finanziaria, la tolleranza al rischio e, diciamolo, la fortuna necessaria per giocare una partita del genere.
Per tutti gli altri, la strada è un'altra.
E il primo passo è più semplice di quanto si pensi: smettere di tenere i risparmi fermi su un conto corrente a rendimento zero.
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Saylor ha scommesso tutto su un asset che potrebbe valere zero domani mattina.
Tu puoi iniziare da qualcosa di molto più solido.
Investire comporta dei rischi
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ITALIA
🚀 L'Italia punta allo spazio

Nel giugno 2025, sette satelliti italiani vengono lanciati simultaneamente nello spazio a bordo di un Falcon 9. Un primato assoluto per l'Italia e per l'Europa intera.
Non è un caso isolato. È il segnale di un settore che sta esplodendo in silenzio.
E i numeri lo confermano
L'Italia è sesta al mondo per investimenti spaziali in rapporto al PIL e terza in Europa per contributo al budget ESA - European Space Agency (15%).
Secondo l'Osservatorio SDA Bocconi, nel 2024 la Space Economy nazionale ha raggiunto:
🚀 €4,5 miliardi di fatturato (+12,3% anno su anno)
🏭 Oltre 400 aziende coinvolte e più di 15.000 occupati
📦 €7,5 miliardi di export (+14%)
💶 €16,9 miliardi di investimenti pubblici stanziati per il triennio 2024-2026, il massimo storico

Chi ci porta nello spazio?
Dalla manifattura alla logistica orbitale, dietro questi numeri ci sono nomi concreti:
🛰️ Leonardo e Thales Alenia Space producono satelliti e moduli abitativi usati anche dalla NASA per il programma Artemis
🔬 Argotec ha chiuso il 2024 con ricavi in crescita del +50%, reinveste il 30% dei ricavi in R&D ed è lei ad aver costruito i sette satelliti IRIDE lanciati a giugno
🌐 D-Orbit è leader mondiale nella logistica spaziale, con 141 satelliti già distribuiti in orbita
🚀 Avio, produttore dei lanciatori Vega, nel primo semestre 2025 ha segnato +30% di ricavi e ha ottenuto una licenza decennale per operare dal Centro Spaziale di Kourou
Il progetto che cambia tutto
Alle porte di Roma è in costruzione la Space Smart Factory: €100 milioni di investimento, 21.000 metri quadrati, capacità di produrre fino a 100 satelliti all'anno con robotica avanzata e AI. Coinvolge circa 150 PMI italiane e include un hub di formazione in collaborazione con il Politecnico di Milano e la Sapienza.

Nel giugno 2025 il Senato ha approvato anche la prima legge organica sulla Space Economy: governance nazionale, autorizzazioni semplificate e uno Space Economy Fund da €35 milioni per startup e PMI.
Ma c’è un problema (e non è piccolo)
L'Italia ha una posizione invidiabile: una filiera completa che va dai lanciatori all'elaborazione dei dati satellitari. Eppure qualcosa non torna.
💸 Le startup italiane del settore hanno raccolto solo €25 milioni nel 2025, a fronte dei $9 miliardi investiti a livello globale
🏭 Il tessuto produttivo è composto per il 76% da PMI e microimprese, con scarsa capacità di scalare
😴 Solo il 7% delle imprese "end-user" ha progetti attivi nella Space Economy
🏦 Il 71% dei ricavi dipende ancora dalla domanda pubblica, mentre il capitale privato fatica ad arrivare.
Insomma, l'Italia ha le competenze, ha la posizione, ha la filiera. Quello che manca è la capacità di fare sistema, mettere a fattor comune risorse, stringere alleanze strutturate e crescere per competere davvero a livello internazionale.
Il momento per farlo è adesso, prima che altri colmino il divario.
Pensi che l'Italia sfrutterà il suo vantaggio nella Space Economy? |

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🌏️ Le notizie intorno ai nuovi negoziati tra Stati Uniti e Iran sono molto confuse (IlPost)

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🤖 All’IA serve un corpo per diventare più sicura e affidabile (Ansa)

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