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🇬🇱 Quando l’alleato diventa il problema: il caso Groenlandia

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!

Ecco cosa offre il menù di oggi:

  • 🇬🇱 Quando l’alleato diventa il problema: il caso Groenlandia

  • 📊 Il FMI ha parlato: ecco come andrà l'economia mondiale (e italiana)

GEOPOLITICA

🇬🇱 Quando l’alleato diventa il problema: il caso Groenlandia

Manifestazioni di protesta a Copenaghen contro le minacce di Trump sulla Groenlandia

Donald Trump non molla la presa sulla Groenlandia (che ricordiamo è un territorio autonomo danese) e, per convincere gli europei a farsi da parte, ha tirato fuori l'arma che conosce meglio: i dazi.

La mossa arriva come una risposta diretta a ciò che è successo negli ultimi giorni: di fronte alle continue pressioni di Trump alcuni Paesi europei hanno deciso di reagire, inviando contingenti militari simbolici sull’isola in segno di sostegno alla Danimarca.

Un gesto più politico che militare. Ma sufficiente a irritare Washington.

La reazione della Casa Bianca non si è fatta attendere: dal 1° febbraio scatteranno nuove tariffe del 10% contro i Paesi coinvolti, che si aggiungono al 15% già applicato sulle esportazioni europee.E da giugno i dazi potrebbero salire al 25%.

Nel mirino finiscono ben otto Paesi: Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia.

E l’Europa, ancora una volta, si ritrova costretta a reagire a una crisi che non ha cercato, ma che rischia di cambiare gli equilibri tra alleati.

Ma cosa vuole Trump dalla Groenlandia?

La motivazione ufficiale è la sicurezza nazionale. Secondo Trump, senza la Groenlandia gli Stati Uniti avrebbero una “falla enorme” nel proprio sistema difensivo, in particolare nel progetto del “Golden Dome”, il nuovo scudo missilistico pensato per contrastare Cina e Russia nell’Artico.

Golden Dome

“Cina e Russia vogliono la Groenlandia”, ha dichiarato Trump, aggiungendo che “la Danimarca non può farci nulla”.

Per l’Europa, però, la posta in gioco è altissima: un intervento diretto degli Stati Uniti su un territorio appartenente a un Paese NATO metterebbe in crisi l’Alleanza Atlantica e l’intero ordine di sicurezza europeo costruito dal dopoguerra.

Ma gli USA possono colpire i singoli paesi UE?

In teoria no. L’Unione Europea ha una politica commerciale comune e un’unione doganale: gli Stati membri dovrebbero essere trattati come un unico blocco.

Ma esiste un precedente. Dal 2018, gli Stati Uniti applicano un dazio del 46% sulle olive nere spagnole, giustificandolo con le regole del WTO. Nonostante diverse condanne, l’Organizzazione mondiale del commercio non ha mai stabilito chiaramente che quel dazio fosse illegittimo.

Il risultato è stato devastante: l’export spagnolo ha registrato -70% e quota di mercato dimezzata negli USA.

Le armi dell’Europa

Sulla carta, l’UE avrebbe strumenti molto potenti per rispondere:

  • 🔫 Lo strumento anti-coercizione: il cosiddetto “bazooka”, introdotto nel 2023, pensato proprio per reagire a pressioni economiche di Paesi terzi. Prevede dazi, restrizioni su servizi, investimenti, appalti pubblici e proprietà intellettuale

  • 💰 Contromisure da €93 miliardi : una serie di controdazi su prodotti americani, elaborata come deterrente. Al momento è sospesa fino al 6 febbraio

  • 🏦 La leva finanziaria: l’UE è uno dei principali detentori di debito USA ed è il mercato chiave per le Big Tech americane, che beneficiano di regimi fiscali europei favorevoli (come quello irlandese)

Ma allora perché l’UE non reagisce?

Perché usare queste armi richiede tempo, consenso politico e una buona dose di coraggio. E al momento, l'Europa sembra averne poco.

Per attivare lo strumento anti-coercizione serve una maggioranza qualificata nel Consiglio: almeno 15 Stati membri che rappresentino il 65% della popolazione europea. E prima ancora un'indagine formale della Commissione, seguita da negoziati che possono durare mesi.

Troppo, per rispondere a un Trump che gioca di pressione immediata.

E poi c'è il problema delle divisioni interne:

  • 🇫🇷 Francia e Spagna spingono per una linea più dura

  • 🇮🇹 L'Italia preferisce il dialogo. Il ministro degli esteri Tajani ha chiarito che non invieremo truppe in Groenlandia, ma ha chiesto "una strategia condivisa" per la sicurezza dell'Artico

  • 🇵🇱 L'Est Europa teme che una rottura con Washington possa indebolire il fronte occidentale mentre la guerra in Ucraina è ancora in corso

E adesso cosa succederà?

Nei prossimi giorni si terranno diversi appuntamenti chiave:

  • 🏛️ Antonio Costa convocherà un Consiglio europeo straordinario

  • 🇨🇭 Ursula von der Leyen incontrerà Trump al World Economic Forum di Davos

  • 📜 Il Parlamento europeo tiene in sospeso la ratifica dell'accordo commerciale siglato la scorsa estate, congelando l'azzeramento dei dazi su diversi prodotti americani

Quest'ultimo è forse il segnale politico più concreto finora.

Nel frattempo, anche negli Stati Uniti non tutti sono entusiasti delle mosse di Trump. Una delegazione bipartisan del Congresso è volata a Copenaghen per lanciare un messaggio di solidarietà alla Danimarca. La senatrice repubblicana Lisa Murkowski ha dichiarato che l'annessione "non è una buona idea" e che il 75% degli americani la pensa così.

Insomma, l'Europa ha le armi per rispondere, ma per ora sceglie di tenerle nel cassetto. Il bazooka è lì, carico. Ma finché resta inutilizzato, a fare rumore sono solo le parole.

E Trump, di parole, ne ha sempre avute parecchie.

Come dovrebbe reagire l'Europa alle minacce di Trump?

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ECONOMIA

📊 Il FMI ha parlato: ecco come andrà l'economia mondiale (e italiana)

Il Fondo Monetario Internazionale ha appena pubblicato il suo nuovo outlook che, come sempre, ci dà un'idea di cosa aspettarci nei prossimi anni.

Da un lato, l'economia mondiale regge nonostante le tensioni commerciali. Dall'altro, per l'Italia arriva l'ennesima doccia fredda…

Come andrà l’economia globale nei prossimi anni?

Secondo il FMI, la crescita mondiale rimarrà resiliente:

  • 📈 +3,3% nel 2026 (in rialzo dello 0,2% rispetto alle stime di ottobre)

  • 📊 +3,2% nel 2027 (invariato rispetto alle previsioni precedenti)

A trainare questa crescita saranno diversi fattori, tra cui:

  • 🤖 Gli investimenti in tecnologia, in particolare nell'intelligenza artificiale, soprattutto in Nord America e Asia

  • 💶 Il sostegno fiscale e monetario e condizioni finanziarie accomodanti

  • 💪 La resilienza del settore privato, che continua a rispondere positivamente alle sfide globali (soprattutto i dazi)

Insomma, nonostante tutto il rumore sulle guerre commerciali, il boom degli investimenti tecnologici sta facendo da ammortizzatore.

Ma quando si parla d’Italia, la musica cambia…

Il FMI ha rivisto al ribasso le stime di crescita per il nostro Paese: dopo il +0,5% del 2025, il PIL italiano nel 2026 è atteso in crescita dello 0,7%, contro lo 0,8% che era stato stimato a ottobre.

Un dato che fa ancora più male se confrontato con gli altri grandi Paesi europei:

  • 🇪🇸 Spagna: +2,3% nel 2026

  • 🇬🇷 Grecia: +2,0%

  • 🇩🇪 Germania: +1,1%

  • 🇫🇷 Francia: +1,0%

  • 🇮🇹 Italia: +0,7%

Insomma, siamo il fanalino di coda tra le grandi economie dell'Eurozona.

Non mancano i rischi

Al netto delle previsioni tutto sommato positive per l'economia globale, il FMI mette in guardia su diversi rischi che potrebbero cambiare le carte in tavola:

  • 🌐 Tensioni commerciali: la possibilità di nuovi conflitti e politiche protezionistiche (soprattutto da parte degli Stati Uniti) potrebbe rallentare il commercio globale

  • ⚔️ Geopolitica: le turbolenze politiche potrebbero alterare i mercati finanziari e le catene di approvvigionamento

  • 🛢️ Crisi energetiche: i rischi legati a Venezuela e Iran potrebbero portare a interruzioni nei flussi di petrolio, con conseguenti aumenti dei prezzi

Pierre-Olivier Gourinchas, capo economista del FMI, ha sottolineato che la cooperazione tra le nazioni e la stabilità delle regole commerciali sono cruciali per evitare danni a lungo termine.

Pierre-Olivier Gourinchas

C’è poi un altro problema: l’hype sull’AI

Il FMI ha lanciato anche un monito sull'intelligenza artificiale.

Sì, l'AI è uno dei motori della crescita, ma un eccessivo ottimismo sulle aspettative di produttività potrebbe essere pericoloso.

Perché? Un hype esagerato potrebbe:

  • 📉 Ridurre gli investimenti in altri settori

  • 💥 Scatenare una correzione dei mercati finanziari

  • 🏠 Impattare negativamente sulla ricchezza delle famiglie

E a tal proposito, il FMI delinea due scenari futuri opposti.

  • 🟢 Scenario positivo: l'AI inizia a mantenere le promesse in termini di produttività, facendo crescere l'attività economica globale dello 0,3% rispetto alle previsioni base

  • 🔴 Scenario negativo: le aziende AI non riescono a generare utili all'altezza delle valutazioni stratosferiche, il sentiment degli investitori peggiora. Una correzione moderata delle valutazioni AI, combinata con un irrigidimento delle condizioni finanziarie, potrebbe ridurre la crescita globale dello 0,4%.

Insomma..

La crescita globale regge, grazie anche al boom dell’AI, ma cammina su un filo sottile fatto di tensioni geopolitiche e guerre commerciali.

E l'Italia, come spesso accade, rischia di restare un passo indietro.

Secondo te, l'Italia riuscirà a fare meglio delle previsioni del FMI?

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