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⛽ Eni e Ip mettono un tetto ai prezzi di benzina e diesel

Buongiorno, io sono Sara! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l'economia e l'attualità in modo semplice e veloce!

Il menù di oggi:

  • ⛽ Eni e Ip mettono un tetto ai prezzi di benzina e diesel

  • 📉 Volkswagen esce dall'indice delle big europee

ITALIA

⛽ Eni mette un tetto al prezzo di benzina e diesel

Eni ha fissato da ieri un limite massimo al prezzo dei carburanti venduti nei suoi distributori.

La benzina non potrà superare €1,99 al litro e il gasolio €2,19 al litro. Rispetto ai prezzi medi delle scorse settimane si tratta di circa 17 centesimi di sconto.

Il tetto resterà in vigore per 30 giorni, con la possibilità di estenderlo fino alla fine dell'anno "in funzione dell'andamento del mercato e degli approvvigionamenti".

Chi applica il tetto?

Il tetto partirà innanzitutto dai 3.847 distributori Eni presenti in Italia, che ogni mese vendono complessivamente circa 600 milioni di litri di carburante.

Ma Eni non sarà l'unica. All'iniziativa ha aderito anche Socar, la compagnia energetica statale dell'Azerbaigian che in Italia controlla il marchio IP. Il limite verrà introdotto progressivamente nei suoi circa 4.500 distributori e potrebbe essere applicato anche alle stazioni Esso e agli altri operatori riforniti da IP, anche se su questo non ci sono ancora dettagli definitivi.

In totale, il price cap potrebbe quindi interessare circa 8.500 distributori, quasi il 39% dei 22.000 presenti in Italia.

Nel frattempo i prezzi hanno già iniziato a scendere. Secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ieri la benzina self costava in media €2,152 al litro e il gasolio €2,369, qualche centesimo in meno rispetto a ieri.

Quanto si risparmia davvero?

Dipende da dove si fa il pieno, da self/servito e da quali prezzi applicava il singolo distributore in precedenza. Ma il Centro Studi Unimpresa ha provato a fare un po’ di conti:

  • 🚗 Per un pieno da 50 litri si risparmiano €8,45 con un'auto a benzina e €9,35 con un diesel

  • 🚘 Per una singola auto il vantaggio nei primi 30 giorni è di €36-40, che salirebbero a €115-127 con la proroga fino al 31 dicembre

  • 👨‍👩‍👧 Una famiglia con due auto può risparmiare fino a €17,80 a settimana, circa €80 al mese

  • 📦 Un corriere, con 240 litri a settimana, arriva a €36,79

  • 🚚 Per una flotta di dieci furgoni il risparmio supera €3.300 fino a fine anno

E quanto costa questa mossa a Eni?

Eni non ha comunicato quanto peserà l'operazione sui suoi conti, ma alcuni analisti hanno fatto delle stime:

  • 🏦 Secondo Banca Akros il tetto costa a Eni circa €100 milioni al mese, fino a €300 milioni in caso di proroga fino a fine anno

  • 📊 Equita stima tra €85 e €100 milioni al mese, e tra €250 e €300 milioni fino a dicembre

  • 🧮 Secondo l'economista Carlo Cottarelli, ogni 10 centesimi di sconto valgono per Eni circa €60 milioni di ricavi in meno al mese

Ma perché Eni lo fa?

Ufficialmente Eni parla di un "contributo di solidarietà" verso i consumatori, dopo mesi di rincari legati alle crisi geopolitiche e alla scarsa capacità di raffinazione in Europa.

Ma dietro la scelta c'è anche una questione politica.

Da mesi le opposizioni, una parte della Lega e diverse associazioni chiedono di introdurre una tassa sugli extraprofitti, cioè sui guadagni straordinari ottenuti dalle aziende energetiche grazie all'aumento dei prezzi. Il governo, finora, ha sempre escluso questa possibilità.

Il tetto ai carburanti può quindi diventare una soluzione alternativa, almeno temporaneamente.

  • 🏢 Eni rinuncia per qualche settimana a una parte dei margini sui carburanti

  • 🏛️ Il governo ottiene un calo dei prezzi alla pompa senza introdurre nuove tasse

  • 🧊 La richiesta di una tassa sugli extraprofitti perde parte della sua forza

È per questo che alcuni hanno definito l'operazione una sorta di "dazio volontario". Eni accetta di sostenere un costo limitato e temporaneo che potrebbe essere molto più basso rispetto a quello di una vera tassa sugli extraprofitti.

I numeri rendono bene l'idea: se il tetto venisse prorogato fino a fine anno, potrebbe costare a Eni circa €250-300 milioni. Una tassa sugli extraprofitti, secondo alcune stime, potrebbe invece superare €1 miliardo, a fronte di circa €5 miliardi di utili attesi nel 2026.

E c'è un'altra differenza importante. Il tetto riguarda solo i carburanti venduti alla pompa, mentre non tocca il resto del business di Eni, dalla raffinazione all'estrazione di petrolio e gas.

Per chi fa il pieno, quindi, lo sconto è concreto, ma resta temporaneo e circoscritto.

La questione più ampia è un'altra: un intervento volontario di un'azienda controllata dallo Stato può davvero sostituire una scelta politica sul costo dell'energia?

Il tetto di Eni ai carburanti ti convince?

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AUTOMOTIVE

📉 Volkswagen esce dall'indice delle big europee

Volkswagen non fa più parte dello Stoxx 50, l'indice di Borsa che raccoglie le 50 aziende più grandi dell'area euro.

Dal 21 settembre il suo posto è stato preso da Nokia, l'azienda finlandese famosa per i vecchi cellulari. Oggi vende soprattutto apparecchiature in fibra ottica per i data center dell'intelligenza artificiale, e in un anno il suo titolo ha più che raddoppiato il valore.

L'uscita arriva dopo una lunga discesa del titolo Volkaswagen, che ha toccato i livelli più bassi dal 2010, a causa del calo delle vendite e dei continui tagli alle stime sugli utili.

Cosa significa uscire dallo Stoxx 50?

Lo Stoxx 50 raccoglie 50 tra le aziende più grandi e importanti dell’area euro, selezionate soprattutto in base al loro valore in Borsa.

Entrarci non è solo una questione di prestigio. Significa anche entrare automaticamente nei portafogli di tutti quei fondi ed ETF che hanno l’obiettivo di replicare l’indice.

Questi fondi devono possedere le stesse aziende presenti nello Stoxx 50. Per questo, con l’uscita di Volkswagen, dovranno vendere le sue azioni e comprare quelle di Nokia, che prenderà il suo posto. Queste vendite automatiche possono aumentare la pressione sul titolo e spingerne il prezzo verso il basso.

Il timore per Volkswagen è che succeda quello che è già capitato a Stellantis, il gruppo di Fiat e Peugeot. È uscita dall'indice l'anno scorso e da allora il suo valore in Borsa si è dimezzato, fino a €12,3 miliardi.

Chi c’è nello Stoxx 50?

La composizione dell'indice viene rivista ogni anno a settembre, ma alcuni nomi sono ormai fissi. Oggi dentro ci sono soprattutto:

  • 💻 Tecnologia, con l'olandese ASML, che produce i macchinari per fabbricare i chip più avanzati al mondo e da sola vale oltre €600 miliardi, e le tedesche SAP e Siemens

  • 👜 Lusso, con i colossi francesi LVMH e L'Oréal

  • 🏦 Banche e assicurazioni, come Santander, BNP Paribas e Allianz

  • 🛡️ Difesa, con Rheinmetall, il gruppo tedesco spinto dal riarmo europeo

  • 🇮🇹 Italia, con UniCredit, Intesa Sanpaolo, Enel ed Eni, oltre a Ferrari, che però ha sede legale nei Paesi Bassi

Ma perché Volkswagen è uscita?

L'uscita non è una decisione punitiva. Lo STOXX 50 viene aggiornato in base al valore in Borsa delle aziende e Volkswagen, dopo anni di discesa, non rientrava più tra le società abbastanza grandi da mantenere il posto.

Il titolo ha perso circa un quarto del suo valore nel 2026, oltre il 60% in cinque anni e oggi viaggia vicino ai minimi degli ultimi 16 anni.

A peggiorare ulteriormente la situazione è arrivato il taglio delle previsioni per il 2026 annunciato il 18 settembre:

  • 📉 Il margine operativo non dovrebbe superare l'1%, contro il 4-5,5% previsto

  • 💶 I ricavi sono attesi intorno a €315 miliardi

  • 🧾 Sui conti peseranno circa €10 miliardi di oneri straordinari, di cui oltre €6 miliardi legati alla partecipazione in Porsche

Quel giorno il titolo ha perso un altro 7,5%.

Con una capitalizzazione scesa fino a circa €38 miliardi, Volkswagen ha così perso il suo posto tra le principali aziende dell'Eurozona.

Perché Volkswagen è in crisi?

I problemi arrivano da più fronti contemporaneamente.

  • 🇨🇳 Per anni la Cina è stata il mercato che faceva guadagnare di più le case tedesche. Oggi la crisi immobiliare ha frenato i consumi e i marchi cinesi (BYD, Geely e Xiaomi) sono diventati concorrenti sempre più forti

  • 🇺🇸 I dazi statunitensi fanno costare di più le auto europee vendute oltreoceano e riducono i guadagni

  • 🇪🇺 In Europa il mercato è fermo e le fabbriche producono oltre 500 mila auto l'anno in più di quelle che si riescono a vendere

  • 🔋 Il passaggio all'auto elettrica sta accelerando più del previsto, e Volkswagen deve adattarsi

Il piano da 100 mila tagli

Per far fronte alla crisi Volkswagen ha risposto con il piano di ristrutturazione più ampio della sua storia.

  • 👷 Circa 100 mila posti di lavoro in meno

  • 🚗 La metà dei modelli in meno entro il 2035

  • 🎯 L'obiettivo di riportare il margine al 9% entro il 2030

  • 🏗️ €135 miliardi di investimenti tra il 2027 e il 2031

Il futuro di quattro stabilimenti tedeschi, Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm, resta incerto. E nella revisione del gruppo sono finite anche le aziende controllate, a partire da Ducati.

La protesta dei lavoratori

Il 21 settembre IG Metall, il sindacato dei metalmeccanici tedeschi, ha portato in piazza 175 mila lavoratori.

"Licenziare le persone non salverà l'economia", ha detto la presidente Christiane Benner. Secondo il sindacato, i dipendenti "non sono più disposti a pagare per una crisi che non hanno causato".

Insomma, l'uscita dallo Stoxx 50 è solo il segnale più visibile di un problema più profondo. Il modello che ha reso grande l'auto tedesca non funziona più come prima.

Riuscirà Volkswagen a reinventarsi prima che sia troppo tardi?

L'auto tedesca riuscirà a tornare competitiva?

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Il 29 settembre 1954 nasce ufficialmente il CERN di Ginevra, oggi il più grande laboratorio di fisica delle particelle al mondo.

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