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⛽ Serviva davvero tagliare le accise?

Buongiorno, io sono Sara! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l'economia e l'attualità in modo semplice e veloce!

Il menù di oggi:

  • ⛽ Serviva davvero tagliare le accise?

  • 🗺️ L'ONU cambia la mappa del mondo: addio Mercatore, l'Africa torna grande

ITALIA

 Serviva davvero tagliare le accise?

Da mesi media e partiti politici ripetono la stessa cosa: i prezzi dei carburanti hanno raggiunto livelli insostenibili per le famiglie italiane e lo Stato deve intervenire per calmierarli

È anche per questo che il governo ha deciso di tagliare le accise sul gasolio.

Ma quanto pesa davvero l’aumento dei carburanti sul bilancio di una famiglia italiana?

L’Osservatorio OCPI ha provato a fare i conti. E il risultato è meno scontato di quanto sembri: per una famiglia media, il rincaro vale circa l’1,1% del reddito mensile.

Di quanto sono saliti i prezzi?

Il governo ha prorogato fino al 10 settembre lo sconto di 17 centesimi al litro sulle accise del gasolio.

Il punto di partenza dell'analisi è, però, l'aumento dei prezzi al netto delle imposte registrato tra il 28 febbraio, giorno di inizio della guerra in Iran, e il 25 agosto:

  • ⛽ Benzina: +35 centesimi al litro

  • 🚛 Gasolio: +62 centesimi al litro

Rincari importanti. Ma per capire quanto incidono davvero bisogna sapere quanto carburante consuma una famiglia.

Quanto carburante consuma davvero una famiglia italiana?

Per rispondere a questa domanda l’OCPI ha usato due metodi di calcolo diversi, che hanno riportato risultati abbastanza simili:

  • 🛣️ 1° metodo: i kilometri percorsi

    Secondo i dati Istat, nel 2021 circolavano in Italia 28,8 milioni di auto tra benzina e gasolio, circa il 90% delle quali appartenenti alle famiglie.

    In media, un’auto a benzina percorre 584 km al mese, mentre una diesel arriva a 1.053 km (dato gonfiato dalle auto aziendali, che entrano nelle statistiche pur essendo usate dalle famiglie). Incrociando questi dati con i consumi medi rilevati da ISPRA, si arriva a circa:

    • 40 litri al mese per un’auto a benzina

    • 66 litri per un diesel

  • 🤑 2° metodo: spesa effettiva delle famiglie

    Secondo Istat, nel 2024 una famiglia con almeno un’auto spendeva in media €75,6 al mese in benzina e €66,4 in gasolio. Tradotti in litri, sono circa 41,5 litri di benzina e 38,6 di diesel.

E quindi quanto ci è costato davvero il rincaro?

Moltiplicando i consumi medi per l’aumento dei prezzi, una famiglia proprietaria di auto, senza interventi dello Stato, avrebbe speso ogni mese circa:

  • €15 in più per la benzina

  • 🚛 €24 in più per il gasolio

  • 💸 circa €39 in totale

[Le due voci si sommano perché la spesa media Istat è calcolata su tutte le famiglie con almeno un'auto: dentro ci sta chi fa solo benzina, chi solo gasolio e chi entrambi].

Si tratta di €39 al mese, che su un reddito familiare medio netto di circa €3.400 al mese, significa poco più dell’1,1%.

Usando il reddito mediano, quindi quello che descrive meglio la famiglia “centrale” nella distribuzione dei redditi, si sale all’1,4%.

Il diesel, però, pesa molto di più

Visto che il gasolio è rincarato quasi il doppio della benzina, l'impatto cambia parecchio a seconda di cosa si ha in garage:

  • 🚗 Chi usa solo auto a benzina avrebbe speso €28 in più al mese (lo 0,8% del reddito medio, l'1% di quello mediano)

  • 🚙 Chi usa solo auto a gasolio sarebbe arrivato a €51 (l'1,5% del reddito medio, l'1,9% di quello mediano)

Non a caso il taglio delle accise deciso dal governo riguarda solo il diesel.

Allora i tagli delle accise sono serviti o no?

Il punto non è che i tagli siano stati o meno irrilevanti. Il problema è che l’1,1% è una media.

Una famiglia con redditi bassi che deve usare l’auto ogni giorno per lavorare può subire un impatto molto più pesante. E proprio queste famiglie avrebbero probabilmente avuto bisogno di un sostegno maggiore.

Il taglio delle accise, però, funziona al contrario, perché concede lo stesso sconto per ogni litro a tutti, indipendentemente dal reddito.

In pratica, aiuta chi guadagna poco esattamente come chi guadagna molto e consuma più carburante.

Per questo molti economisti sostengono che sarebbero stati più efficaci interventi mirati, concentrando le risorse sulle famiglie più esposte.

Ed è questa la direzione che il governo ha annunciato di voler seguire dopo il 10 settembre, con aiuti rivolti soprattutto alle fasce più deboli, ai pendolari e ad alcune categorie di lavoratori.

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GEOGRAFIA

🗺️ L'ONU cambia la mappa del mondo

Proiezione di Mercatore

Sulle mappe che siamo abituati a vedere, la Groenlandia sembra quasi grande quanto l’Africa. Nella realtà, però, l’Africa è circa 14 volte più estesa.

Non è un errore grafico, ma una conseguenza della proiezione di Mercatore, il sistema con cui per secoli abbiamo rappresentato la Terra su una superficie piatta.

E ora l’ONU vuole provare a cambiare le cose. Venerdì 4 settembre l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato a larghissima maggioranza una risoluzione che invita governi e organizzazioni internazionali ad abbandonare gradualmente le mappe che alterano troppo le dimensioni reali dei continenti.

Ma perché abbiamo continuato a usare per quasi cinque secoli una mappa che distorce così tanto il mondo?

Una mappa nata per i navigatori

Rappresentare la superficie sferica della Terra su un foglio piatto è impossibile senza deformare qualcosa, e ogni proiezione cartografica sceglie cosa salvare e cosa sacrificare.

La più diffusa è quella di Mercatore, ideata nel 1569 dal cartografo fiammingo Gerardus Mercator, che scelse di salvare le direzioni perché la sua carta serviva ai navigatori. Su una mappa di Mercatore basta tracciare una linea retta tra il porto di partenza e quello di arrivo, leggere che direzione indica e mantenere la bussola su quel valore per tutta la traversata.

A essere sacrificate sono state le superfici, perché più ci si allontana dall'equatore più la scala aumenta.

  • 📈 Europa, Nord America e Russia appaiono molto più estesi di quanto siano

  • 📉 Africa, America Latina, Sud e Sud-est asiatico risultano invece relativamente più piccoli

Da qui l'accusa che accompagna Mercatore da decenni, cioè di rinforzare una visione eurocentrica del mondo, facendo sembrare i paesi del nord più grandi e più rilevanti di quanto siano.

Un problema vecchissimo, tornato attuale grazie a Google Maps

Con l'arrivo del GPS la ragione pratica che aveva reso Mercatore indispensabile è venuta meno, e nel corso del Novecento il suo utilizzo era effettivamente in declino.

Poi è arrivato il digitale. Una versione modificata della proiezione, chiamata Web Mercator, è diventata lo standard di moltissime mappe online, tra cui Google Maps e OpenStreetMap.

Il motivo è soprattutto tecnico, dato che funziona molto bene con lo zoom e con la suddivisione delle mappe digitali in piccoli riquadri.

Così una rappresentazione che sembrava destinata a essere superata è tornata al centro della nostra vita quotidiana, sugli smartphone e sui computer che utilizziamo ogni giorno.

La soluzione si chiama Equal Earth

Mercatore, naturalmente, non è l’unica possibilità di rappresentare il mondo. Negli anni Settanta lo storico tedesco Arno Peters rese popolare una proiezione che manteneva corrette le proporzioni tra le superfici dei diversi Paesi. Il problema era che, per farlo, deformava molto le forme dei continenti.

Ed è proprio questo il punto: non esiste una mappa perfetta. Correggere una distorsione significa quasi sempre crearne un’altra.

Negli ultimi anni si è quindi fatta strada Equal Earth, una proiezione presentata nel 2018 che prova a trovare un compromesso.

Proiezione di Equal Earth

Le superfici dei continenti restano proporzionate alla realtà, mentre le forme risultano più familiari rispetto ad altre mappe equivalenti. Anche i bordi curvi servono a ricordare che quello che stiamo guardando è, in realtà, un pianeta sferico.

Cosa ha deciso l’ONU?

Qui serve una precisazione, perché il testo approvato dall’ONU non è vincolante. Nessuno Stato è obbligato a cambiare le mappe sui libri di testo o sui siti istituzionali.

Il valore è politico. La risoluzione riconosce che le distorsioni cartografiche ereditate dalla storia hanno alimentato percezioni errate, contribuendo a una "minimizzazione simbolica dell'Africa", e incoraggia governi, case editrici e aziende tecnologiche ad adottare proiezioni più fedeli alle superfici.

Il voto è stato quasi unanime. 164 favorevoli, 6 astenuti e 1 contrario: l'unico no è arrivato dagli Stati Uniti, secondo cui la mozione promuove posizioni ideologiche e distrae dai reali ostacoli alla pace internazionale.

Dal voto ai libri di testo

La risoluzione conta soprattutto se qualcuno decide davvero di applicarla. E in Africa il processo era già iniziato.

Nel 2025 l’Unione Africana aveva lanciato una campagna per promuovere nelle scuole mappe capaci di rappresentare più fedelmente le dimensioni del continente. Il Togo ha poi trasformato quella richiesta in una proposta ufficiale, portandola davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Per Lomé il voto è solo il primo passo. Il governo togolese ha annunciato di voler aggiornare i libri di testo nazionali entro la fine del 2026 e di coinvolgere istituzioni internazionali e aziende tecnologiche per definire come applicare la risoluzione, a partire dalle scuole.

Insomma…

Una risoluzione dell’ONU non farà sparire Mercatore dall’oggi al domani. Ma riapre una questione interessante.

Quando guardiamo una mappa tendiamo a considerarla una fotografia oggettiva del mondo. In realtà è sempre una rappresentazione costruita attraverso delle scelte.

Possiamo preservare meglio le direzioni, le forme, le distanze oppure le superfici, ma non possiamo mantenere perfettamente tutto insieme.

Ed è proprio per questo che nessuna mappa è completamente neutrale.

Per quasi cinque secoli ci siamo abituati alla scelta fatta da Mercatore.

Ora l’ONU sostiene che sia arrivato il momento di guardare il mondo da una prospettiva diversa.

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