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💸 La "MAGA tax": quanto costano davvero le politiche di Trump

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!
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💸 La "MAGA tax": quanto costano davvero le politiche di Trump
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STATI UNITI
💸 La "MAGA tax": quanto costano davvero le politiche di Trump
Da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, nel gennaio 2025, il primato economico degli Stati Uniti non è mai stato davvero in discussione.
Il PIL è cresciuto del +2,1%, un ritmo che molte economie europee faticano anche solo ad avvicinare: la Germania resta stagnante, mentre Francia e Regno Unito si muovono intorno all’1%. Allo stesso tempo, i mercati azionari hanno aggiornato ripetutamente i propri record.
A prima vista, quindi, tutto sembra funzionare alla perfezione.
Ma il quadro è più complesso di così.
Secondo un’analisi dell’Economist, l’economia statunitense avrebbe potuto ottenere risultati ben migliori. Il settimanale ha definito questo scarto con un’espressione efficace: “MAGA tax”, cioè il costo implicito delle politiche economiche di Trump.
Ed è qui che nasce la vera domanda: l’economia americana è così forte grazie a Trump o nonostante Trump?
I tre fattori che hanno sostenuto l’economia americana nel 2025
L'Economist ha provato ad individuare i fattori che, nel 2025, hanno giocato a favore dell'economia americana. Ne ha trovati tre:
🤖 Il boom dell'AI: le quattro big tech (Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft) hanno investito oltre $350 miliardi nel 2025, con stime che arrivano a 700 miliardi nel 2026.
Questo ha fatto crescere gli investimenti nel settore di oltre il 15%. Tuttavia, gran parte di questa spesa riguarda componenti importati: al netto di questo effetto, il contributo alla produzione domestica si riduce a circa $50 miliardi, pari a +0,2 punti di PIL.

📈 L'effetto ricchezza dei mercati: tra l'elezione di Trump e la fine del 2025, l'S&P 500 è salito del 15% in termini reali, creando circa $5.000 miliardi di ricchezza extra per le famiglie americane. Poiché però solo una piccola parte di questi guadagni è stata effettivamente spesa, l’impatto sui consumi è stato di circa $100 miliardi, pari a +0,3 punti di crescita.
🏛️ Politiche pro-crescita: Trump ha introdotto misure favorevoli alle imprese, facilitando le fusioni aziendali, sfoltendo la burocrazia federale e soprattutto varando un maxi-pacchetto di tagli fiscali:
✂️ Riduzione permanente delle aliquote
🔬 Piena deducibilità delle spese in ricerca e sviluppo
🏭 Ammortamenti accelerati per le imprese che investono
Secondo diverse stime, queste misure hanno contribuito per circa +0,2 punti di PIL.
Una crescita inferiore alle attese
Prima che Trump tornasse alla Casa Bianca, gli economisti prevedevano una crescita per l’economia USA intorno al 2% per il 2025.
Con i tre boost che si sono materializzati durante l'anno — AI, mercati e tagli fiscali — il PIL avrebbe dovuto arrivare intorno al 2,7%.
Si è fermato al 2,1%.
C'è quindi un mezzo punto abbondante di crescita "mancante" che qualcuno (o qualcosa) si è mangiato per strada.
Dove si sono persi questi punti di crescita?
I freni alla crescita identificati dagli analisti sono principalmente tre:
🏷️ I dazi hanno ridotto il potere d'acquisto delle famiglie e compresso i margini aziendali, sottraendo circa -0,2 punti di crescita

🚧 Le politiche migratorie: le deportazioni e il calo dell’immigrazione hanno portato, per la prima volta da decenni, a un saldo migratorio netto negativo. Questo ha ridotto sia la forza lavoro sia la domanda interna, con un impatto stimato di altri -0,2 punti sulla crescita
❓ L'incertezza politica: è il fattore più difficile da misurare ma anche il più rilevante. L’indice di incertezza sulle politiche economiche è aumentato drasticamente, inducendo molte imprese a rimandare o cancellare investimenti
Il vero nodo: gli investimenti in calo
Al netto della spinta dell’intelligenza artificiale, gli investimenti delle imprese americane sono diminuiti del 3% nell’ultimo anno, contro una media di crescita del 5% nel decennio precedente.
I settori più colpiti:
🏗️ Costruzioni manifatturiere: crollate del 20%
🚗 Macchinari industriali e trasporti: -2%
🛢️ Petrolio, gas e automotive
Il calo è troppo ampio per essere spiegato da una semplice riallocazione verso l’AI. Rispetto al trend storico, mancano all’appello circa $130 miliardi di investimenti, pari a -0,4 punti di crescita.
La “MAGA tax“

Sommando tutti gli effetti negativi — dazi, immigrazione e investimenti in calo — il costo complessivo arriva a circa 0,8 punti percentuali di PIL.
In pratica, gli stimoli positivi e i freni si sono quasi annullati a vicenda. Il 2025 avrebbe potuto essere un anno eccezionale per l’economia americana; è stato invece semplicemente “nella norma”.
Un potenziale ancora inespresso
Nonostante tutto, l’economia americana continua a correre.
L'ultima previsione della Fed di Atlanta indica una crescita annualizzata del +4% nel trimestre in corso e, senza la MAGA tax, gli USA potrebbero spingersi intorno al +5%, un ritmo raggiunto solo poche volte in questo secolo.
In altre parole, gli Stati Uniti restano una macchina economica straordinaria, capace di correre più veloce degli altri anche con dei freni interni.
La domanda, però, resta: quanto potrebbe crescere davvero, se questi ostacoli venissero rimossi?
Secondo te, quanto pesano le politiche di Trump sull'economia USA? |
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ITALIA
🚗€1,8 miliardi per tenere bassa la benzina

Venerdì il governo Meloni ha rinnovato per la quinta volta il taglio delle accise sui carburanti, stanziando altri €400 milioni per mantenere lo sconto alla pompa fino al 6 giugno.
Da marzo, quando è partita la prima misura d'emergenza dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, il governo italiano ha speso quasi €1,8 miliardi.
Cinque decreti in tre mesi, uno dietro l'altro, ognuno più complicato del precedente da finanziare.
Il risultato? La benzina oggi costa comunque quasi €2 al litro, lo sconto si è dimezzato e i ministeri si ritrovano con i fondi svuotati.
Cinque decreti in tre mesi
Tutto è iniziato il 19 marzo, quando il Consiglio dei ministri ha varato il primo taglio delle accise: 24,4 centesimi in meno al litro su benzina e gasolio. Una misura d'emergenza, pensata per durare 20 giorni.
Poi lo Stretto di Hormuz è rimasto chiuso, i prezzi non sono scesi, e il governo si è trovato davanti ad una scelta: rinnovare lo sconto o far schizzare i prezzi da un giorno all'altro.
Ha rinnovato, ogni volta:
📌 Decreto 1 (19 marzo) — €527 milioni, taglio di 24,4 cent per 20 giorni
📌 Decreto 2 (inizio aprile) — €500 milioni, proroga fino al 1° maggio
📌 Decreto 3 (30 aprile) — €146,5 milioni, fino al 10 maggio
📌 Decreto 4 (ministeriale) — €191,2 milioni, fino al 22 maggio
📌 Decreto 5 (22 maggio) — €400 milioni, fino al 6 giugno
A questo ritmo (circa €22 milioni al giorno) mantenere il taglio per un anno costerebbe oltre €8 miliardi, pari ad un terzo dell'intero gettito annuo delle accise, che vale circa €25 miliardi.
Ma da dove arrivano i soldi?
È qui che la storia diventa interessante.
Il primo decreto è stato coperto con tagli lineari a tutti i ministeri, che hanno dovuto rinunciare a progetti già programmati. I più penalizzati: Economia, Trasporti e Salute.
Il secondo ha attinto per €300 milioni dai fondi ETS — i proventi delle aste europee sulle emissioni di CO₂. In pratica: soldi pensati per incentivare la riduzione delle emissioni sono finiti a sussidiare il consumo di combustibili fossili. La contraddizione è lampante.
L'ultimo decreto ha raschiato il fondo del barile:
🚇 €80 milioni dal fondo per la mobilità del ministero dei Trasporti, istituito appena cinque mesi fa
🚇 €65 milioni dal fondo unico per le metropolitane, creato meno di un anno fa
🚗 €251 milioni dal fondo per il settore automotive del ministero delle Imprese, con la promessa di riaverli a luglio dalla revisione del PNRR
Fondi nati per investimenti strategici — mobilità, trasporto pubblico, transizione dell'auto — sacrificati per tenere la benzina qualche centesimo più bassa.
E lo sconto si è già dimezzato
Con l'ultimo decreto, il taglio delle accise è stato drasticamente ridotto: solo 5 centesimi al litro sulla benzina e 10 centesimi sul gasolio. Fino al 22 maggio era di 24,4 centesimi per entrambi.
I prezzi alla pompa, aggiornati al 24 maggio, parlano chiaro:
⛽ Benzina self: ~€1,97 al litro
⛽ Gasolio self: ~€2,04 al litro
🛣️ In autostrada si supera tranquillamente i €2,10

Il sollievo per gli automobilisti è sempre più sottile, ma il costo per le casse pubbliche resta enorme.
Insomma…
Il governo si è infilato in una trappola che si stringe a ogni decreto. Togliere lo sconto significa far salire i prezzi di colpo e, inevitabilmente, perdere i consensi. Mantenerlo significa bruciare miliardi che dovevano servire per trasporti, industria e transizione energetica.
La verità è che il governo sta comprando tempo, non soluzioni. E il tempo, a suon di €22 milioni al giorno, è un lusso che l'Italia non può permettersi troppo a lungo.
Come dovrebbe gestire il governo il caro carburanti? |

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