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🌉 Il Ponte sullo Stretto: la promessa infinita dell'Italia

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!
Ecco cosa offre il menù di oggi:
🌉 Il Ponte sullo Stretto: la promessa infinita dell'Italia
✈️ Scontro ad alta quota tra Musk e Ryanair
ITALIA
🌉 Il Ponte sullo Stretto: la promessa infinita dell'Italia

Il 6 agosto 2025, il Governo ha approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina.
Il ministro Salvini ha annunciato che i lavori sarebbero partiti entro dicembre e che nel 2032 avremmo avuto il ponte sospeso a campata unica più lungo del mondo: 3,3 km di acciaio e calcestruzzo sospesi tra Sicilia e Calabria.
Il problema? Questa storia l’abbiamo sentita già più e più volte.
Sì, perché quella del Ponte sullo Stretto non è una notizia nuova, ma una promessa che si ripete identica da quasi sessant'anni, attraversando governi di ogni colore, crisi economiche e cambi di rotta.
Un progetto che un governo promette e il successivo cancella, in un ciclo che sembra non avere mai fine.
Le origini del Ponte
Tutto inizia nel 1969, quando l'Italia è nel pieno del boom economico e il governo Rumor decide di lanciare un concorso internazionale per collegare fisicamente la Sicilia al continente.

Arrivano 143 proposte da tutto il mondo e l'idea del ponte sospeso a campata unica inizia a prendere forma.
Nel 1981 nasce la Società Stretto di Messina S.p.A., con il mandato di progettare e realizzare l'opera. Per anni si studiano materiali, sistemi antisismici, tecniche di ancoraggio. Nel 1992 arriva finalmente il progetto preliminare definitivo.
Da lì in poi, il copione si è ripetuto sempre uguale:
🔵 1994: Berlusconi rilancia il progetto
🔴 1996: Il governo Prodi lo blocca
🔵 2001: Berlusconi torna e riprende i lavori
🔵 2005: Viene assegnato l'appalto al consorzio Eurolink (oggi Webuild)
🔴 2006: Il governo Prodi sospende i contratti
🔵 2008: Berlusconi rilancia ancora
🔴 2012: Monti mette in liquidazione la Società
🔵 2023: Il governo Meloni riattiva tutto
Insomma, un'altalena infinita tra annunci trionfali e bruschi stop.
Perché costruirlo è così complicato?
Lo Stretto di Messina è uno dei posti peggiori al mondo dove costruire un ponte. I problemi tecnici sono almeno quattro:
🌍 Sismicità: lo Stretto si trova all'incontro tra la placca africana e quella euroasiatica. Nel 1908 un terremoto rase al suolo Messina, uccidendo oltre 80mila persone
💨 Venti estremi: è un imbuto naturale dove i venti possono superare i 200 km/h
🌊 Correnti marine: tra le più forti del Mediterraneo, complicano la costruzione delle fondamenta
📏 La campata: con 3.300 metri sarebbe la più lunga al mondo. Oggi il record è del Ponte dei Dardanelli a Istanbul: 2.023 metri
Gli ingegneri ne sostengono la fattibilità, ma le sfide sono importanti: parliamo di cavi d'acciaio con diametro di 1,24 metri, piloni alti quasi 400 metri (più della Torre Eiffel), il tutto in zona sismica e con venti fortissimi.
Insomma, un’impresa tecnologica notevole.

Ok, ma quanto costerebbe la sua costruzione?
Sul fronte economico le cose si complicano ulteriormente. I costi stimati sono lievitati nel tempo:
💶 2005: €6,1 miliardi
💶 2011: €8,5 miliardi
💶 2025: €13,5 miliardi (più 113 milioni l'anno di manutenzione)
Il problema è che le grandi opere costano sempre più delle stime iniziali. Secondo una ricerca dell'Università di Oxford, per i ponti lo sforamento medio è del 34%. Applicando questo dato, il Ponte arriverebbe facilmente a €18-19 miliardi.
E poi ci sono i dubbi sulla sua sostenibilità economica.
I pedaggi previsti (€10 per le auto, €20 per i camion) genererebbero circa €35-40 milioni l'anno, che è poco più di un terzo dei €113 milioni necessari per la manutenzione.
La Società Stretto di Messina risponde che il traffico quadruplicherà dopo la costruzione, passando da 2,5 a 10,5 milioni di veicoli l'anno.

Il problema? Tra il 1991 e il 2022 il traffico nello Stretto sia già calato del 46%, e che le proiezioni demografiche prevedano un calo di un quarto della popolazione nel Mezzogiorno nei prossimi decenni...
Insomma, questo ponte si farà mai?
La verità è che il vero ostacolo non è né ingegneristico né finanziario, ma politico.
Il Ponte si è trasformato in una bandiera ideologica, un simbolo di parte. Il risultato? Da sessant'anni viviamo in un'altalena continua, con investimenti fatti e poi bloccati, contratti firmati e poi sospesi, cause legali che si trascinano per anni.
E nel frattempo, tra progettazioni, studi e consulenze, sono già stati spesi circa €300 milioni. Senza aver posato una sola pietra.
Ma se vuoi conoscere tutti i dettagli, trovi tutto nel nostro video Youtube 👇️
INDUSTRIA AEREA
✈️ Scontro ad alta quota tra Musk e Ryanair

Michael O'Leary, amministratore delegato di Ryanair, ha detto no a Elon Musk: niente internet satellitare Starlink sui voli della compagnia low-cost.
Una decisione che ha scatenato un acceso botta e risposta tra i due imprenditori, con insulti reciproci e persino una proposta (ironica?) di acquisizione.
Al di là del gossip, la questione è molto concreta: quanto costa davvero offrire il Wi-Fi in volo?
E soprattutto, ha senso per una compagnia low-cost?
Ma prima: il WiFi in volo serve davvero?
Dopo la pandemia, il mercato dell’aviazione si è polarizzato: da un lato c’è il traffico low-cost puro, dall’altro una domanda premium in forte crescita.
I passeggeri business e quelli che pagano tariffe più alte si aspettano ormai di poter fare videochiamate, guardare film in streaming e lavorare durante il volo, esattamente come farebbero a terra.
E le compagnie aeree lo sanno bene. Nell'ultimo anno, infatti, diverse compagnie hanno fatto a gara per dotarsi di WiFi ad alta velocità:
✈️ Lufthansa ha annunciato l’installazione di Starlink sull’intera flotta
🇸🇪 SAS farà lo stesso
🇬🇧 Virgin Atlantic e British Airways puntano da tempo sulla connettività
🛫United, Alaska, Qatar Airways e Air France hanno firmato anch’essi accordi con Starlink
Insomma, il Wi-Fi è diventato un elemento chiave dell’esperienza di volo, almeno per una parte del mercato.
Perché Starlink piace così tanto alle compagnie aeree?
L’azienda di Elon Musk ha un vantaggio tecnologico importante rispetto ai competitor come Viasat e Intelsat.
I suoi satelliti orbitano a quote più basse rispetto a quelli tradizionali, il che riduce i ritardi di connessione e permette un traffico internet fluido e a relativa bassa latenza.
C’è però un punto dolente: per le compagnie aeree, installare Starlink non è affatto economico.
Secondo le stime di David Whelan, analista di Valour Consultancy, il costo si aggira intorno ai $170.000 per aereo, e questo prima ancora di considerare l'hardware e l'installazione.
Per le compagnie long-haul, però, l’investimento può avere senso grazie a un modello “freemium”:
🎫 I passeggeri premium ottengono l'accesso gratuito al WiFi come benefit
💳 Gli altri passeggeri vengono incentivati a iscriversi ai programmi fedeltà per ottenere l'accesso…
💰 …oppure pagano una piccola tariffa per usarlo

Insomma, il WiFi diventa un modo per fidelizzare i clienti e differenziare l'offerta.
Perché Ryanair ha rifiutato Starlink?
Michael O'Leary ha costruito il successo di Ryanair eliminando ogni costo evitabile, e il suo ragionamento sul WiFi segue la stessa logica.
Secondo il CEO irlandese, ci sono tre problemi principali.
1️⃣ Peso e consumo di carburante
Le antenne aumentano il peso e la resistenza aerodinamica, con un impatto sui consumi. Musk sostiene che l’effetto sia minimo, ma O’Leary non è convinto.
2️⃣ I passeggeri non vogliono pagare
Sui voli brevi di 1 o 2 ore, Ryanair ritiene che meno del 10% dei passeggeri sarebbe disposto a pagare anche solo 1–2 euro per il Wi-Fi.
3️⃣ Costi troppo alti
Con una flotta di oltre 600 aerei, Ryanair dovrebbe sostenere un costo annuo tra i $150 e i $250 milioni per offrire WiFi.
Un investimento che O'Leary considera insostenibile, a meno che il servizio non venga offerto gratuitamente: "L'unico modo in cui vedo Starlink funzionare sui nostri voli a corto raggio è se lo si regala gratis."
Ma Elon Musk non ci sta…
La risposta di Musk non si è fatta attendere. Su X, Elon ha avvertito che Ryanair rischiava di perdere clienti a favore di compagnie aeree che offrono la connettività a bordo dei loro mezzi.
O'Leary non ha però gradito l'interferenza e ha risposto senza peli sulla lingua:
"Non presterei alcuna attenzione a Elon Musk. È un idiota. Molto ricco, ma comunque un idiota."

Musk non è tipo da lasciar correre. Ha controreplicato definendo O'Leary "un completo idiota" e ha persino proposto di acquistare Ryanair, nominando qualcuno di nome "Ryan" come nuovo amministratore delegato.
Un'escalation che ha trasformato una questione tecnica in un vero e proprio duello pubblico tra due personalità note per non mandare a dire le cose.
Ma al di là degli insulti, chi ha ragione?
La domanda è legittima.
Se davvero i passeggeri iniziassero a preferire compagnie con connettività affidabile, Ryanair potrebbe trovarsi in difficoltà.
D'altra parte, il modello di business della compagnia irlandese si è sempre basato su una filosofia precisa: tagliare ogni costo superfluo per offrire tariffe imbattibili.
E se il Wi-Fi in volo rientra tra i "costi superflui", allora la scelta di O'Leary ha perfettamente senso.
Il punto è: i passeggeri sono davvero disposti a pagare di più per avere internet durante un volo di un'ora?
Secondo te, Ryanair dovrebbe installare Starlink sui suoi aerei? |

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