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🌍 I soldi fanno (eccome) la felicità

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  • 🌀 Ciclone Harry: il Governo stanzia €1,2 miliardi per il Sud

ANALISI E STUDI

🌍 I soldi fanno (eccome) la felicità

Ogni anno, un network di accademici pubblica il World Happiness Report, un rapporto che misura il livello di soddisfazione della vita in circa 150 Paesi del mondo.

L'obiettivo iniziale degli autori era dimostrare che il PIL (pro capite) non basta a misurare il benessere di una nazione e che servono anche altre variabili, come la salute, le relazioni sociali o la libertà individuale.

Eppure, dai dati emerge chiaramente: i Paesi più ricchi sono sistematicamente i più felici. 

E il PIL pro capite, da solo, spiega gran parte della storia

Ma come si misura la felicità di un Paese?

Il report si basa su un sondaggio, in cui a circa mille persone per ciascun Paese viene chiesto di valutare la propria soddisfazione di vita su una scala da 0 (la peggiore vita possibile) a 10 (la migliore).

Dalla media delle risposte si ottiene il cosiddetto "Happiness Score" di ogni nazione. Ed ecco la classifica relativa al 2024:

  • 🇫🇮 Finlandia: 7,74 (1° posto)

  • 🇩🇰 Danimarca: 7,52 (2° posto)

  • 🇮🇸 Islanda: 7,52 (3° posto)

  • 🇸🇪 Svezia: 7,35 (4° posto)

  • 🇳🇱 Olanda: 7,31 (5° posto)

In pratica, i primi posti sono tutti occupati da Paesi del Nord Europa, mentre l'Italia si piazza al 40° posto, in calo rispetto al 28° posto dell'anno precedente.

Le ultime posizioni? Occupate da alcuni dei Paesi economicamente più arretrati del mondo, prevalentemente dell'Africa subsahariana e dell'Asia meridionale.

Insomma, già a colpo d'occhio si nota un pattern chiaro: più un Paese è ricco, più i suoi cittadini si dichiarano soddisfatti della propria vita.

E cosa rende felice (o infelice) un Paese?

Il report prova a spiegare la felicità di un Paese attraverso 6 variabili:

  • 📈 PIL pro-capite

  • 🏥 Aspettativa di vita in buona salute

  • 🤝 Supporto sociale (poter contare su amici e familiari)

  • 🗽 Libertà nelle decisioni di vita

  • 🎁 Generosità (donazioni a enti di beneficenza)

  • ⚖️ Percezione della corruzione

Tutte queste variabili risultano statisticamente significative. Il PIL ha un impatto positivo sulla felicità, così come il supporto sociale, la salute e la libertà. La percezione della corruzione, come ci si aspetta, ha invece un effetto negativo.

Ma quindi… contano più i soldi o il resto?

Ed è qui che viene il bello.

Un gruppo di ricercatori ha provato a stimare quanto ognuna di queste variabili contribuisse alla felicità di un Paese. Il risultato?

  • 💰 Il PIL pro-capite, da solo, spiega circa il 60% della felicità di un Paese

Aggiungendo le altre 5 variabili (salute, supporto sociale, libertà, generosità e corruzione) si arriva al 74,5%. In pratica, 5 variabili in più aggiungono solo 14 punti percentuali di potere esplicativo rispetto al PIL da solo.

Ma come è possibile?

Perché molte di queste variabili "non economiche" in realtà dipendono proprio dal PIL:

  • 🏥 L'aspettativa di vita in salute è fortemente legata alla qualità della sanità pubblica, che è migliore nei Paesi più ricchi (correlazione con il PIL: 0,84)

  • 🤝 Il supporto sociale è più forte dove il welfare è più sviluppato, e il welfare costa (correlazione: 0,70)

  • 🗽 La libertà di scelta è più ampia dove c'è libertà dal bisogno (correlazione: 0,38)

Persino generosità e percezione della corruzione risentono del grado di sviluppo materiale di una nazione.

Insomma, il PIL (pro capite) non è l'unica determinante della felicità, ma ne rappresenta certamente la componente decisiva.

Un Paese ricco può permettersi un welfare migliore, una sanità più efficiente e una maggiore libertà individuale, tutte cose che, a cascata, rendono i cittadini più soddisfatti.

Secondo te, cos'è che influenza di più la felicità delle persone?

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ITALIA

🌀 Ciclone Harry: il Governo stanzia €1,2 miliardi per il Sud

A un mese dagli eventi meteorologici estremi che hanno colpito il Sud Italia, il Governo ha approvato il decreto per far fronte ai danni provocati dal ciclone Harry.

Il violento ciclone extratropicale, a partire dal 18 gennaio 2026, ha investito il Meridione con piogge torrenziali, venti fortissimi e mareggiate, provocando alluvioni, frane e danni ingenti in diverse aree di Calabria, Sicilia e Sardegna.

La cifra stanziata? 
Oltre €1,2 miliardi destinati a Calabria, Sicilia e Sardegna, le tre regioni più colpite.

Ma cosa prevede il decreto?

Il decreto, firmato dal Presidente del Consiglio Meloni e dal ministro per la Protezione Civile Musumeci, mette a disposizione:

  • 💰 €1,1 miliardi in nuovi fondi

  • 💶 €100 milioni già stanziati nei primi giorni dell'emergenza

A gestire gli interventi saranno i presidenti delle tre regioni assieme ai commissari straordinari, che disporranno le risorse per la ricostruzione e il sostegno delle attività danneggiate.

Di questi fondi, €150 milioni sono destinati esclusivamente a Niscemi, il piccolo comune di 25.000 abitanti in provincia di Caltanissetta duramente colpito da una frana.

Il comune siciliano di Niscemi

C’è solo un problema…

I danni stimati ammontano già a €1,24 miliardi, il che significa che i fondi stanziati coprono a malapena il conto attuale.

E la situazione non è affatto stabile: in Calabria, le recenti piogge hanno peggiorato i disagi nei territori già colpiti, mentre a Niscemi è molto probabile che i €150 milioni previsti non saranno sufficienti e sarà necessaria una nuova tranche di aiuti.

Insomma, le risorse ci sono, ma rischiano di non bastare…

E per le imprese e i lavoratori?

Il decreto prevede anche una serie di misure a sostegno di chi ha visto la propria attività danneggiata o interrotta:

  • 🏠️ Contributi per i danni subiti a edifici, beni mobili e attività economiche (le modalità saranno stabilite dalle singole regioni)

  • 🌾 Ammortizzatori sociali per gli agricoltori

  • 📄 Sospensione dei tributi, dei contributi e dei premi assicurativi obbligatori per residenti e imprese nei comuni colpiti

Quello del ciclone Harry non è un caso isolato

L'Italia, infatti, è il Paese europeo più vulnerabile ai disastri naturali.

A dirlo è uno studio del Disaster Risk Management Knowledge Centre (DRMKC) della Commissione Europea, secondo cui il nostro Paese ha un indice di vulnerabilità pari a 5,72, il più alto d'Europa:

  • 🇮🇹 Italia: 5,72

  • 🇬🇷 Grecia: 5,6

  • 🇪🇸 Spagna: 4,77

  • 🇫🇷 Francia: 4,6

  • 🇩🇪 Germania: 3,79

  • 🇸🇪 Svezia: 3,35

E non è un caso che proprio la Calabria, una delle regioni più colpite dal ciclone Harry, sia anche la regione più vulnerabile dell'intero continente, con un indice pari a 10 (il massimo), seguita da Campania e Sicilia.

E i dati lo confermano:

  • 🌆 il 94% dei comuni è vulnerabile a frane, alluvioni o valanghe

  • 📈 circa il 40% della popolazione vive in zone ad alto rischio sismico

  • 🏭️ 1 impresa su 8 opera in aree a rischio, dove un evento naturale può fermare la produzione e mettere a rischio migliaia di posti di lavoro

Insomma, l'Italia è il Paese più esposto d'Europa ai disastri naturali e casi come quello del ciclone Harry rischiano di ripetersi sempre più spesso…

Eppure, continuiamo a spendere molto di più per riparare i danni che per prevenirli.

Secondo te, qual è la priorità per proteggere l'Italia dai disastri naturali?

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