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🛢️ Il petrolio mondiale è ostaggio dell'Iran

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🛢️ Il petrolio mondiale è ostaggio dell'Iran
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GEOPOLITICA
🛢️ Il petrolio mondiale è ostaggio dell'Iran

La guerra in Iran ha paralizzato il Golfo Persico.
Lo Stretto di Hormuz, il corridoio da cui transita circa il 20% del petrolio e del GNL mondiale, è di fatto bloccato dagli attacchi iraniani con droni e missili contro le navi in transito. Le raffinerie in Arabia Saudita, Emirati, Bahrein e Israele sono state colpite, e i prezzi di petrolio e gas sono schizzati alle stelle.
Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE), si tratta della più grande interruzione delle forniture petrolifere della storia. E il punto cruciale è questo: non sono gli Stati Uniti a decidere quando finirà. È l'Iran.
“Tanto vale che chiami Teheran“
Questa settimana Saudi Aramco, il colosso petrolifero di Stato dell'Arabia Saudita e maggiore esportatore di greggio al mondo, ha inviato una lettera ai propri acquirenti in tutto il mondo ammettendo di non sapere ancora da quale porto partiranno le esportazioni di aprile. Forse dal Mar Rosso, forse ancora dal Golfo Persico.

La reazione di un acquirente abituale di greggio saudita riassume perfettamente la situazione: "Tanto vale che chiami l'Iran per sapere quando finirà questa guerra, così potrò procurarmi il mio petrolio."
Il paradosso è evidente. Sono Stati Uniti e Israele ad aver avviato le operazioni militari contro l'Iran, ma è Teheran a rispondere colpendo il cuore del sistema energetico della regione.
Trump ha ripetutamente dichiarato che la vittoria è vicina, ma le tempistiche che indica variano ogni volta, da giorni a settimane.
I numeri della crisi
I dati che arrivano dalla regione sono impressionanti:
📉 I tagli alla produzione petrolifera in Medio Oriente si attestano tra 7 e 10 milioni di barili al giorno, pari al 7-10% della domanda globale
🇸🇦 Saudi Aramco ha interrotto la produzione da due grandi giacimenti offshore (Safaniya e Zuluf), tagliando del 20% la produzione del maggiore produttore OPEC

Giacimento petrolifero di Zuluf
🇮🇶 In Iraq, tra i maggiori produttori mondiali, la produzione è crollata del 70%
🇦🇪 Negli Emirati Arabi Uniti si è dimezzata
🇶🇦 Il Qatar ha interrotto completamente la produzione di GNL, riducendo del 20% le forniture mondiali, comunicando ai clienti che le consegne potrebbero non riprendere prima di maggio
Le conseguenze sui mercati sono state immediate: i prezzi di petrolio e gas sono schizzati fino al +60%. E l'AIE ha risposto con il rilascio di emergenza di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche.
Perché i convogli militari non bastano?
Trump ha proposto di inviare convogli militari per scortare le navi commerciali attraverso lo Stretto e ha chiesto agli alleati di contribuire con navi da guerra.
Il problema è che l'Iran può produrre e impiegare droni a basso costo in grandi quantità, sufficienti a minacciare il traffico marittimo nonostante la presenza di scorte navali. E finché esiste questa minaccia, nessun armatore è disposto a far partire le proprie petroliere.
Un alto funzionario dell'industria energetica del Golfo ha confermato che le sue petroliere resteranno ferme finché l'Iran non garantirà un passaggio sicuro. Il motivo è semplice: "Si tratta di sicurezza. Non possiamo rischiare vite umane."
A rafforzare il messaggio, sabato scorso i droni hanno colpito anche il centro di carico petrolifero degli Emirati a Fujairah, poche ore dopo un attacco americano sull'isola iraniana di Kharg. Il segnale da Teheran è inequivocabile: non esistono porti sicuri in questo conflitto.
E a complicare ulteriormente il quadro ci sono gli Houthi yemeniti, il gruppo armato che controlla gran parte dello Yemen, e che opera come alleato militare dell'Iran nella regione, che potrebbero prendere di mira il porto saudita di Yanbu sul Mar Rosso, l'unica rotta alternativa per l'export di petrolio del regno.

E anche se finisse domani…
Anche nell'ipotesi più ottimista, cioè quella di una rapida risoluzione del conflitto, le perturbazioni sul mercato durerebbero comunque settimane, se non mesi.
Le raffinerie colpite in Arabia Saudita, Emirati, Bahrein e Israele avranno bisogno di tempo per le riparazioni. Le compagnie petrolifere globali saranno lente a tornare nel Golfo. Le assicurazioni per le spedizioni saranno più costose e più difficili da ottenere.
In altre parole: la fiducia nelle rotte di approvvigionamento del Golfo è crollata e ricostruirla richiederà molto più tempo di quanto ne servirà per spegnere i combattimenti.
Insomma…
Il potere negoziale si è spostato. Chi ha lanciato la guerra può dichiararne la fine militare in qualsiasi momento, ma è l'Iran a decidere quando il petrolio tornerà a scorrere.
E finché Teheran non avrà garanzie accettabili, lo Stretto di Hormuz resterà quello che è diventato: il collo di bottiglia più pericoloso dell'economia mondiale.
Secondo te, come si risolverà lo stallo nello Stretto di Hormuz? |
INTERNAZIONALE
🏆 Oscar 2026: chi vince non incassa (e chi incassa non vince)

Domenica notte si è tenuta la 98ª edizione degli Academy Awards, meglio noti come Oscar, la serata più attesa dell'anno per gli amanti del cinema.
E tra premi, incassi e statuette dorate, le sorprese non mancano mai…
Come funzionano gli Oscar?

Gli Oscar (o Academy Awards) sono i premi più prestigiosi del mondo del cinema e vengono assegnati ogni anno dall'Academy of Motion Picture Arts and Sciences, un'organizzazione che conta migliaia di professionisti del settore tra attori, registi, produttori e tecnici.
Sono proprio loro a votare e a decidere chi vince.
La cerimonia di quest'anno, la 98esima, si è tenuta il 15 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles, che ospita la premiazione dal 2002, ed è stata presentata da Conan O'Brien.
E chi ha vinto quest’anno?
A dominare la serata è stato One Battle After Another di Paul Thomas Anderson, che si è portato a casa 6 statuette su 13 nomination, tra cui i due premi più ambiti: miglior film e miglior regia.
Subito dietro, Sinners di Ryan Coogler con 4 premi, tra cui miglior attore protagonista a Michael B. Jordan.
Ecco i principali premi della serata:
🎬 Miglior Film → One Battle After Another
🎥 Miglior Regia → Paul Thomas Anderson (One Battle After Another)
🧑🏾 Miglior Attore Protagonista → Michael B. Jordan (Sinners)
👩🏻 Miglior Attrice Protagonista → Jessie Buckley (Hamnet)
📸 Miglior Fotografia → Sinners
E chi vince, cosa porta a casa?
Se pensate che vincere un Oscar significhi anche portarsi a casa un bell'assegno… vi sbagliate.
L'Academy non dà nessun premio in denaro ai vincitori. Zero. L'unica cosa che si riceve è la celebre statuetta dorata, un cavaliere in stile Art Déco che impugna una spada e poggia su una bobina di pellicola cinematografica.

La statuetta non è in oro massiccio: viene stampata in 3D, colata in bronzo e poi placcata in oro a 24 carati. Il costo di produzione effettivo è di circa $400. E il valore ufficiale assegnato dall'Academy è di appena $1.
Sì, avete letto bene. Inoltre, secondo le regole dell'Academy, i vincitori non possono nemmeno rivendere la statuetta: se vogliono liberarsene, devono prima offrirla all'Academy per lo stesso dollaro.
Ma i film più premiati sono anche quelli che incassano di più?
Come spesso accade, la risposta è no.
Se guardiamo agli incassi globali dei film candidati, la classifica si ribalta quasi completamente rispetto a quella dei premi:
Film | Incasso globale | Oscar vinti |
|---|---|---|
Avatar: Fuoco e cenere | $1,48 miliardi | 1 (Migliori effetti visivi) |
F1 | $633,7 milioni | 1 (Miglior sonoro) |
Sinners | $369,4 milioni | 4 |
Weapons | $270 milioni | 1 |
One Battle After Another | $209,6 milioni | 6 |
Insomma, il film più premiato della serata è quello che ha incassato meno tra i primi cinque, mentre Avatar: Fuoco e cenere di James Cameron, con $1,48 miliardi di incasso globale, ha portato a casa una sola statuetta (Migliori effetti visivi).
Un copione che si ripete: il pubblico di massa e l'Academy sembrano guardare il cinema con occhi molto diversi.
Il vero premio è l’”effetto Oscar”
Se la statuetta vale un dollaro e non c'è nessun assegno, perché tutti la vogliono?
Perché il vero guadagno arriva dopo.
Il cosiddetto "effetto Oscar" può essere enorme: chi vince diventa più richiesto e può negoziare cachet decisamente più alti nei progetti successivi. Tra contratti più ricchi, endorsement pubblicitari e visibilità internazionale, i guadagni possono triplicare.
Il caso più citato è quello di Halle Berry: dopo l'Oscar come miglior attrice per Monster's Ball nel 2002, il suo cachet passò da poco più di $120.000 a film a diversi milioni di dollari per progetto, con compensi arrivati fino a oltre $10 milioni.
Più in generale, si stima che i vincitori possano registrare un aumento salariale tra il 25% e l'80% nei lavori successivi, senza contare le tradizionali gift bag di lusso consegnate durante la cerimonia, il cui valore può superare i $200.000.
Insomma, l'Oscar vale ufficialmente un dollaro… ma in realtà può valere milioni.

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🪨 No, l’AI non sta alleggerendo il nostro carico di lavoro (Techy)

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🍝 L'IA aiuta a trovare il ristorante giusto senza fidarsi delle recensioni (AGI)
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Il 17 marzo 1861 il Parlamento, riunito a Torino (prima capitale italiana), sancì la nascita dello Stato unitario italiano.
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