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🇪🇺 Draghi ci riprova: nasce il Rhine Group

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Il menù di oggi:

  • 🇪🇺 Draghi ci riprova: nasce il Rhine Group

  • ⚽️ Calciopoli: lo scandalo che ha distrutto il calcio italiano

EUROPA
🇪🇺 Draghi ci riprova: nasce il Rhine Group

Tra le cinquanta più grandi aziende tecnologiche del mondo, solo quattro sono europee.

È il dato da cui parte il Rhine Group, l'iniziativa lanciata nell'agosto 2026 da Mario Draghi insieme a Patrick Collison, cofondatore e amministratore delegato di Stripe. La diagnosi dei due copresidenti è brutale: "Il declino non è inevitabile, ma è la direzione in cui stiamo andando se non agiamo con urgenza."

Ma che cos'è esattamente il Rhine Group?

Dalla diagnosi alle riforme

Nel 2024 Mario Draghi aveva consegnato alla Commissione europea il suo rapporto sulla competitività, con oltre 380 raccomandazioni per rilanciare l’economia del continente.

Dentro c’erano interventi su energia, industria, infrastrutture digitali, mercati dei capitali, produttività e difesa.

Il rapporto è diventato rapidamente uno dei principali punti di riferimento del dibattito europeo. Il problema è che molte delle riforme indicate sono rimaste sulla carta.

Ed è proprio qui che vuole inserirsi il Rhine Group.

L’obiettivo è ridurre la distanza tra l’analisi dei problemi europei e le decisioni necessarie per risolverli.

Non è una nuova istituzione europea e non sostituisce né la Commissione né i governi nazionali. È una rete di imprenditori, economisti, accademici ed ex rappresentanti delle istituzioni che vuole elaborare proposte concrete e spingere il dibattito politico verso le riforme.

Gli incontri partono da paper di ricerca distribuiti in anticipo e si svolgono secondo la Chatham House Rule: ciò che viene discusso può essere raccontato, ma senza attribuire le singole dichiarazioni ai partecipanti.

A coordinare i lavori sarà Luis Garicano, economista spagnolo ed ex eurodeputato, nominato direttore esecutivo.

Chi c’è dentro?

Il Rhine Group riunisce oltre 50 membri provenienti dal mondo della tecnologia, della finanza, dell’industria, dell’università e delle istituzioni.

Tra i nomi più importanti ci sono:

  • 🏅 Philippe Aghion, premio Nobel per l'Economia

  • 🇪🇪 Toomas Hendrik Ilves, ex presidente dell'Estonia

  • 🛍️ Tobi Lütke, fondatore e CEO di Shopify

  • 💳 Sebastian Siemiatkowski, cofondatore e CEO di Klarna

  • 💼 Niklas Zennström, co-fondatore di Skype e fondatore di Atomico

  • 📰 Zanny Minton Beddoes, direttrice dell'Economist

  • 🎓 Beatrice Weder di Mauro, presidente del CEPR

È forte anche la presenza italiana.

Ne fanno parte Andrea Pignataro, fondatore di ION Group, Vittorio Colao, ex CEO di Vodafone ed ex ministro, oggi vice chairman EMEA di General Atlantic, Luca Ferrari, cofondatore di Bending Spoons, e gli economisti Lucrezia Reichlin, Francesco Giavazzi e Francesco Decarolis.

Perché proprio adesso?

Perché il contesto internazionale che ha accompagnato l’Europa negli ultimi decenni sta cambiando rapidamente.

Per anni il continente ha potuto contare su un commercio globale relativamente stabile, sulla protezione militare degli Stati Uniti e su rapporti economici con il resto del mondo considerati vantaggiosi e sicuri.

Oggi questo equilibrio è molto più fragile.

Gli Stati Uniti stanno adottando politiche commerciali più protezioniste. La Cina è diventata sempre più un concorrente aggressivo non solo sui mercati globali ma dentro quello europeo, e le dipendenze in materia di energia, tecnologia e catene industriali si sono rivelate fragilità.

Per il Rhine Group, però, la questione non riguarda soltanto le imprese. Un'economia che cresce poco ha meno risorse per finanziare difesa, sanità, pensioni, istruzione, transizione climatica e welfare. La perdita di competitività diventa quindi prima un problema economico, poi politico e infine geopolitico.

Per questo il gruppo sostiene che non sia più sufficiente proteggere le industrie europee esistenti. L’Europa deve tornare a creare aziende e tecnologie capaci di crescere e competere a livello globale.

Anche perché parte da un vantaggio enorme: resta uno dei più grandi mercati del mondo.

Insomma…

Il Rhine Group nasce con nomi di enorme peso, ma senza alcun potere formale.

Non approva leggi, non dispone di voti e non può obbligare i governi a realizzare le riforme che propone.

Può però mettere insieme alcune delle persone più influenti dell’economia europea e provare a trasformare idee ormai note in pressione politica concreta.

Ed è qui che si arriva al vero punto. Nel 2024 Draghi aveva già spiegato quali fossero i problemi dell’Europa e quali riforme fossero necessarie per affrontarli.

Due anni dopo, la difficoltà non è capire cosa fare. La vera sfida è convincere l’Europa a farlo davvero.

Il Rhine Group cambierà qualcosa?

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ITALIA
⚽️ Calciopoli: lo scandalo che ha distrutto il calcio italiano

Nell’estate del 2006 il calcio italiano passò in pochi giorni dall’euforia allo sconcerto.

Il 9 luglio di quell’anno, l’Italia vinceva i Mondiali battendo la Francia a Berlino. Appena cinque giorni dopo, la Juventus campione d’Italia veniva retrocessa in Serie B e privata degli ultimi due scudetti. Milan, Fiorentina e Lazio subivano pesanti sanzioni sportive.

È il momento più drammatico di Calciopoli, lo scandalo che ha cambiato per sempre il calcio italiano.

Una storia fatta di intercettazioni, rapporti tra dirigenti e arbitri, pressioni sulle designazioni arbitrali e una fitta rete di relazioni che arriva fino ai vertici della Federazione.

Ma per capire come si arriva a tutto questo bisogna tornare indietro di qualche anno

Tutto comincia da un’indagine sulle scommesse

La storia comincia nel 2004, quando diverse procure stanno indagando su vicende apparentemente scollegate.

A Napoli, i magistrati seguono un giro di scommesse clandestine in Serie B. Durante alcune intercettazioni emerge il sospetto che determinati arbitri possano favorire alcune squadre.

Le indagini portano progressivamente a una rete molto più ampia, che passa anche dalla GEA World, società di procuratori guidata da Alessandro Moggi, figlio di Luciano Moggi, allora direttore generale della Juventus.

Il 15 luglio 2004 nasce così l’operazione Offside, affidata ai Carabinieri.

Pochi mesi dopo viene intercettato anche Luciano Moggi.

Luciano moggi

Ed è proprio ascoltando quelle telefonate che i magistrati capiscono di non trovarsi più davanti a una semplice indagine sulle scommesse.

Cosa emerge dalle interecettazioni

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, esiste una rete di rapporti attraverso cui alcuni dirigenti cercano di influenzare:

  • ⚽ le designazioni arbitrali

  • 🏛️ gli equilibri all’interno della Federazione

  • 📺 il racconto televisivo delle decisioni arbitrali

  • 🤝 i rapporti tra club e vertici del calcio italiano

Al centro delle conversazioni compaiono soprattutto Luciano Moggi, l’amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo, i designatori arbitrali Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto e il vicepresidente della FIGC Innocenzo Mazzini.

Antonio Giraudo e Luciano Moggi

La sensazione degli investigatori è che non si tratti di singole pressioni isolate, ma di una rete di relazioni capace di influenzare diversi livelli del calcio italiano.

La notte di Reggio Calabria

Uno degli episodi più simbolici avviene nel novembre 2004, dopo la partita Reggina-Juventus.

La Juventus perde 2-1 a Reggio Calabria e l'arbitro Gianluca Paparesta annulla due gol ai bianconeri. A fine partita Moggi e Giraudo fanno irruzione nello spogliatoio arbitrale.

Ma la parte più inquietante arriva dopo. L'osservatore presente quella sera chiama il presidente degli arbitri Tullio Lanese per mettere tutto nel referto, e Lanese lo blocca intimandogli di non fare mai il nome di Moggi. Nei giorni successivi parte anche una campagna televisiva contro Paparesta, orchestrata dallo stesso Moggi.

In tre giorni si mette così in moto un'intera catena di comando: l'aggressione, il silenzio imposto ai testimoni, la gogna mediatica.

È lì che gli inquirenti capiscono di non avere davanti la semplice sfuriata di un dirigente, ma una rete di rapporti già rodata.

Per quasi due anni, però, tutto rimane chiuso nei fascicoli della magistratura.

Nel maggio 2006 esplode Calciopoli

Lo scandalo diventa pubblico all’inizio di maggio 2006.

Massimo De Santis, arbitro coinvolto nello scandalo di Calciopoli

Paradossalmente, a far esplodere il caso non sono inizialmente le intercettazioni raccolte nell’enorme indagine di Napoli, ma alcune vecchie conversazioni registrate dalla Procura di Torino e successivamente archiviate.

Tra il 2 e il 4 maggio, i principali giornali italiani iniziano a pubblicarne alcuni estratti.

Emergono contatti tra dirigenti delle società, designatori arbitrali, esponenti federali, giornalisti e opinionisti televisivi.

Poco dopo diventano pubblici anche gli elementi raccolti dall’indagine napoletana.

A quel punto Calciopoli esplode definitivamente.

Gli indagati sono decine. Tra i nomi coinvolti ci sono Luciano Moggi, Antonio Giraudo, i fratelli Della Valle, proprietari della Fiorentina, Claudio Lotito, presidente della Lazio, dirigenti del Milan e numerosi rappresentanti dei vertici federali e arbitrali.

Nel giro di pochi giorni:

  • ⚽️ Franco Carraro si dimette dalla presidenza della FIGC

Franco Carraro

  • 🥅 il CdA della Juventus lascia in blocco

  • 🏅 Luciano Moggi annuncia le proprie dimissioni

  • 🚔️ i Carabinieri effettuano perquisizioni nelle sedi della FIGC, dell’AIA e della Juventus

Tutto questo accade mentre la Nazionale italiana si prepara a partire per i Mondiali di Germania.

Le sentenze e la solita conclusione all’italiana

Il 14 luglio arriva la prima sentenza sportiva.

La Juventus viene retrocessa in Serie B e privata degli scudetti 2004-05 e 2005-06.

Fiorentina e Lazio vengono inizialmente condannate alla Serie B, mentre il Milan riceve una pesante penalizzazione.

Con i successivi ricorsi, però, molte pene vengono ridotte.La Juventus rimane in Serie B, ma la penalizzazione finale scende a 9 punti. Fiorentina e Lazio restano invece in Serie A.

Sul fronte penale va anche peggio, perché il tempo gioca a favore degli imputati. Il 24 marzo 2015 la Cassazione annulla per prescrizione le condanne per associazione a delinquere a carico di Moggi, Giraudo, Pairetto e Mazzini, pur scrivendo nelle motivazioni che Moggi è stato "l'ideatore di un sistema illecito di condizionamento delle gare".

Le condanne vengono quindi cancellate per prescrizione e nessuno dei principali protagonisti sconterà una pena detentiva per quel reato.

E allora, cosa resta di Calciopoli?

Resta un paradosso. Gli atti dei processi ricostruiscono ogni ingranaggio del sistema, eppure una verità condivisa non esiste: per alcuni è la prova di un calcio dominato dalla Juventus, per altri un processo sommario e selettivo.

Ma c'è un conto che paghiamo tutti. Mentre i nostri vertici erano impegnati a pilotare designazioni e sorteggi, il resto d'Europa costruiva stadi di proprietà, investiva sui settori giovanili e disegnava modelli economici sostenibili.

Quelli che oggi, al calcio italiano, continuano a mancare.

Se vuoi scoprire tutti i dettagli di questa storia, non perdere il nostro ultimo video su YouTube! 👇️

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