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⚠️ Terafab: fortezza o bersaglio?

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Il menù di oggi prevede:

  • ⚠️ Terafab: fortezza o bersaglio?

  • 🇺🇸 Jeffrey Epstein: l'uomo più protetto d'America

TECH
🏗️ Musk costruirà l’edificio più grande del mondo: Terafab

Un edificio da 9,3 milioni di metri quadrati. Per capirci, il Pentagono ne misura circa 610mila, mentre il New Century Global Center di Chengdu (attualmente considerato l’edificio più grande al mondo) si ferma a 1,75 milioni.

È questa la scala di Terafab, il nuovo gigantesco progetto annunciato da Musk nella contea di Grimes, a nord di Houston.

La prima fase richiederà $16,8 miliardi di investimenti, ma una volta completato l’intero complesso la cifra potrebbe arrivare fino a $119 miliardi.

Ma perché costruire una fabbrica così grande?

Terafab nasce da un obiettivo molto ambizioso di Musk: concentrare in un unico complesso gran parte della produzione di semiconduttori necessaria a Tesla e SpaceX.

All’interno verranno infatti svolte diverse fasi della filiera, dalla fabbricazione dei chip fino all’assemblaggio e ai test finali, sia per processori logici sia per memorie avanzate.

Musk l’ha già definito “il più grande e più prezioso edificio sulla Terra”.

La logica dietro a questa scelta

Tesla e SpaceX ritengono che la loro futura domanda di semiconduttori possa superare di gran lunga la capacità disponibile sul mercato.

Per questo Musk vuole portare internamente una parte sempre maggiore della produzione, con l’obiettivo di superare un terawatt di potenza di calcolo prodotta ogni anno.

I chip saranno progettati soprattutto per l’intelligenza artificiale, l’inferenza e l’elaborazione direttamente sui dispositivi.

E serviranno, tra le altre cose, per alimentare:

  • 🤖 i robot umanoidi Optimus di Tesla

  • 🚕 i taxi autonomi Cybercab

  • 🛰️ i futuri data center spaziali progettati da SpaceX

L’obiettivo non sarebbe però sostituire completamente gli attuali fornitori.

Musk sostiene semplicemente che, con la crescita prevista della domanda, affidarsi solo alla capacità produttiva esterna potrebbe non essere sufficiente.

Anche il Texas punta sul progetto

Terafab darà lavoro ad almeno 3.000 persone, in gran parte residenti delle contee di Grimes e Brazos.

Il governatore del Texas Greg Abbott ha accolto con entusiasmo l’annuncio e lo Stato ha già concesso a SpaceX $30 milioni di incentivi attraverso il Texas Enterprise Fund.

Sul fronte idrico, la fabbrica userà l'acqua del bacino di Gibbons Creek, in passato impiegato per raffreddare una centrale a carbone chiusa nel 2018, evitando così di pesare direttamente sulle falde locali.

Il problema di concentrare tutto in un unico posto

La forza di Terafab potrebbe diventare anche la sua principale debolezza.

Concentrare progettazione, produzione, assemblaggio e test in un unico enorme stabilimento significa infatti creare un single point of failure.

Se Terafab dovesse fermarsi, una parte importante dell’intera filiera di Musk potrebbe fermarsi con lei.

I punti deboli sono tre:

  • Energia e acqua: generare un terawatt di calcolo richiede quantità di corrente enormi, e la rete elettrica texana ha già mostrato le sue crepe durante le emergenze climatiche

  • 🎯 Esposizione fisica: un solo sito che produce chip per la mobilità autonoma e per l'infrastruttura spaziale diventa un bersaglio naturale per qualsiasi avversario geopolitico o sabotatore

  • 🔓 Spionaggio e cyber-attacchi: riunire tutto nello stesso impianto semplifica la vita ai dipendenti, ma offre anche un unico grande bersaglio a chi vuole entrare

A questo si aggiunge un problema molto concreto: proteggere quasi 10 km² di impianto significa mettere in sicurezza non soltanto gli edifici, ma anche linee elettriche, condotte idriche, reti informatiche e collegamenti logistici.

E la geografia non aiuta. Con Starbase, Bastrop e gli altri investimenti di Musk nello Stato, il Texas sta diventando sempre più il centro del suo ecosistema industriale. Un vantaggio enorme in termini di logistica e integrazione, ma anche una maggiore esposizione a blackout, eventi climatici estremi o problemi regionali.

La grande scommessa di Musk

Il modello Terafab è lo stesso applicato negli anni con SpaceX e Tesla: portare internamente tutto ciò che diventa abbastanza strategico da non poter dipendere completamente da qualcun altro.

SpaceX lo ha fatto con i razzi, Tesla con batterie e componenti delle auto. Ora, con robot umanoidi, guida autonoma e data center spaziali all’orizzonte, i semiconduttori stanno diventando il prossimo collo di bottiglia.

Terafab serve quindi a trasformare un possibile limite in un vantaggio competitivo. Se Musk riuscirà davvero a produrre internamente una parte significativa della capacità di calcolo necessaria alle sue aziende, Tesla e SpaceX dipenderanno molto meno dai produttori esterni.

Ed è qui che sta tutta la scommessa: più Musk controlla la filiera, meno dipende dagli altri. Ma più concentra tutto nello stesso sistema, più aumenta il danno potenziale se qualcosa si rompe.

Se Terafab funzionerà come previsto, potrebbe diventare uno dei vantaggi industriali più difficili da replicare dell’intero ecosistema Musk. Prima, però, bisognerà riuscire a costruirla.

Terafab secondo te è ...

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CRONACA

🇺🇸 Jeffrey Epstein: l'uomo più protetto d'America

Il 10 agosto di sette anni fa moriva in carcere uno degli uomini più oscuri dell’élite americana: Jeffrey Epstein.

Plurimilionario, frequentatore di ex presidenti, principi e premi Nobel. Ma anche accusato di traffico di minorenni, abusi e violenze sessuali raccontate da decine di vittime.

Epstein è stato uno degli uomini più discussi e più protetti del pianeta: un patrimonio di quasi $600 milioni, una rete di relazioni senza eguali e un archivio di foto, video e documenti sulle sue feste esclusive in cui comparivano alcuni tra i volti più potenti del mondo.

La sua storia è un intreccio di soldi, potere e zone d’ombra. E per capirla bisogna partire dall’inizio…

Un ragazzo di Brooklyn nei salotti dell’élite

Epstein nasce nel 1953 a Sea Gate, un quartiere popolare di Brooklyn, in una famiglia operaia.

Brillante a scuola, finisce il liceo in anticipo, ma abbandona l’università senza laurearsi.

Nonostante questo, a soli 21 anni riesce a entrare come insegnante di matematica alla Dalton School, una delle scuole più esclusive di Manhattan. Come ci riesca non è chiaro. Quello che è certo è che lì non insegna solo matematica: osserva, ascolta e impara a muoversi tra i genitori più ricchi della città, capendo come entrare nel loro mondo.

Nel 1976, grazie a uno di questi contatti, conosce Alan Greenberg, top manager di Bear Stearns, una delle più potenti banche d’investimento di Wall Street. Greenberg lo trova intelligente e scaltro e lo assume, nonostante l’assenza di titoli.

A Wall Street Epstein non si distingue per competenze tecniche, ma per la capacità di entrare nei circoli giusti. E nel 1980, a 27 anni, diventa partner di Bear Stearns. Ma sotto la superficie, iniziano ad emergere le prime crepe:

  • 📄 Un curriculum falso

  • 💰 Spese personali addebitate alla banca

  • 📉 Operazioni sospette

  • 🔍 Un'indagine della SEC per insider trading

Nel 1981 la banca apre un'inchiesta interna. Epstein capisce che questa volta il carisma non basta e si dimette prima che l'indagine vada troppo a fondo.

Il “consulente“ dei miliardari

Dopo Bear Stearns, Epstein si reinventa come consulente finanziario per super-ricchi.

Negli anni ’80 entra in società con Steven Hoffenberg nella Tower Financial Corporation. Insieme raccolgono centinaia di milioni promettendo rendimenti fuori scala.

Per un po’ funziona. Poi il meccanismo si rompe: è uno schema Ponzi. Hoffenberg finirà in prigione, Epstein non verrà mai neppure incriminato.

L’incontro con Wexner

La svolta arriva nel 1986, quando Epstein incontra Les Wexner, fondatore dell’impero che controlla Victoria’s Secret e molti altri brand americani.

Epstein riesce a conquistarne la fiducia fino a ottenere il controllo totale dei suoi conti.

Epstein e Wexner

Dal conto del miliardario preleva tutto quello che gli serve per costruire l'immagine del magnate che non è mai stato: auto di lusso, jet privati (tra cui il celebre "Lolita Express"), proprietà in giro per il mondo e l'intera isola di Little Saint James nelle Isole Vergini Americane, destinata a diventare il centro delle accuse contro di lui.

Ma più del denaro conta il nome di Wexner, che per Epstein diventa un lasciapassare per entrare nei vertici del potere mondiale:

  • 🎓 Finanzia ricerche all'MIT e ad Harvard

  • 🏛️ Entra nei board di fondazioni prestigiose come la Rockefeller University

  • 🤝 Coltiva amicizie con Bill Clinton, Donald Trump, il Principe Andrea, Bill Gates e tanti altri

Eppure, tra tutti questi nomi illustri, nessuno ha mai saputo dire con precisione cosa facesse Epstein: niente rendiconti, niente strutture regolamentate, nessuna trasparenza su come gestisse centinaia di milioni di dollari.

Una condanna senza conseguenze

Nel 2005 una ragazza di appena 14 anni lo denuncia per abusi. Da lì la polizia avvia un’indagine e nel giro di poco emergono decine di altre vittime, tutte minorenni.

Le prove sono solide, ma nel 2008 la procura chiude tutto con un patteggiamento scandaloso: Epstein viene incriminato per sollecitazione di prostituzione (senza riferimento ai minori) e accetta 18 mesi di carcere con permessi di uscita sei giorni su sette.

Sconta 13 mesi e riprende la sua vita come se nulla fosse: le università tengono le donazioni, i politici non restituiscono i contributi, i vecchi amici continuano a frequentarlo.

Ma quello non è che l’inizio.

L’isola degli orrori

Al centro del sistema di Epstein c'è Little Saint James, l'isola privata che la stampa ribattezzerà "Pedophile Island".

Le testimonianze raccolte negli anni descrivono un sistema organizzato: ragazze minorenni, venivano reclutate con promesse di lavoro o denaro, portate sull'isola e abusate da lui e dai suoi ospiti.

Questo sistema è rimasto nell'ombra per anni, protetto da accordi di non divulgazione, intimidazioni legali e dalle stesse reti di relazioni che avevano reso Epstein intoccabile.

Almeno fino al 2018, quando la giornalista Julie K. Brown del Miami Herald pubblica un'inchiesta che identifica oltre 80 vittime, costringendo le autorità di New York a riaprire il caso.

La morte in carcere e le domande senza risposta

Nel luglio 2019 Epstein viene arrestato e finisce in carcere in attesa di processo. Ma il 10 agosto, 34 giorni dopo, viene trovato morto in cella.

Ufficialmente suicidio, ma le circostanze lasciano molte domande aperte: il compagno di cella trasferito il giorno prima, le guardie addormentate, un buco di quasi 3 minuti nel filmato di sorveglianza e fratture al collo più compatibili con uno strangolamento.

Gli Epstein Files rilasciati negli ultimi mesi aggiungono dettagli sugli abusi, ma non rispondono alle vere domande:

  • ⁉️ Che uso faceva del materiale compromettente?

  • ⁉️ Perché un uomo con una condanna passata in giudicato continuava a essere frequentato dai più potenti del mondo?

Epstein con Donald Trump

Forse è proprio questo il punto.

Non quello che Epstein ha fatto, ma quello che gli è stato permesso di fare. Non per una cospirazione dimostrabile, ma per un sistema in cui il potere protegge il potere, le domande scomode vengono rimandate e i confini etici spostati un po' alla volta.

Gli uomini influenti che lo hanno frequentato sono ancora quasi tutti al loro posto. E l'unica cosa che il caso Epstein ci ha dimostrato con certezza è che certe domande, quando riguardano le persone giuste, non trovano mai davvero una risposta.

Se vuoi scoprire tutti i dettagli di questa storia, non perdere il nostro ultimo video su YouTube! 👇️

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