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⛽ Trump apre al diesel russo, ma i barili sono pochi

Buongiorno, io sono Sara! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l'economia e l'attualità in modo semplice e veloce!

Il menù di oggi:

  • ⛽ Trump apre al diesel russo, ma i barili sono pochi

  • 🏅 Il Nobel per l'economia va a chi ha insegnato alle banche centrali a parlare

ENERGIA

⛽ Trump apre al diesel russo, ma i barili sono pochi

Donald Trump ha chiesto aiuto a un alleato inatteso per abbassare il prezzo del carburante, Vladimir Putin. Venerdì 9 ottobre, a meno di un mese dalle elezioni di metà mandato, ha annunciato su Truth un accordo per portare diesel russo negli Stati Uniti e sul mercato globale.

Poche ore dopo il Tesoro americano ha sospeso le sanzioni su questo carburante fino al 7 aprile 2027. È una svolta notevole, perché appena a settembre la stessa amministrazione aveva firmato una legge per colpire chi compra energia russa.

Ma cambierà davvero qualcosa?

Cosa prevede l'accordo?

Secondo Trump, la Russia fornirà subito oltre 300.000 tonnellate di diesel, altre 500.000 a novembre e 1 milione subito dopo.

Lo strumento scelto da Washington è una licenza generale temporanea dell'Ofac, l'ufficio del Tesoro che gestisce le sanzioni. Non è una revoca delle sanzioni energetiche contro Mosca. È una deroga mirata su un solo prodotto, che può essere ritirata in qualsiasi momento.

Le sanzioni europee, invece, restano pienamente in vigore e continuano a vietare l'importazione diretta di diesel russo nell'Ue.

Perché questo accordo?

La ragione principale è il prezzo. Negli Stati Uniti il diesel al distributore ha toccato il record storico di $6,53 al gallone, circa $1,73 al litro.

A spingerlo verso l'alto sono diversi fattori insieme.

  • 🇮🇷 La guerra in Iran e le restrizioni alla navigazione nello Stretto di Hormuz

  • 🇸🇦 Gli attacchi degli Houthi alle infrastrutture energetiche dell'Arabia Saudita

  • 🇷🇺 Lo stop all'export di diesel deciso da Russia e Cina per proteggere i propri mercati interni

E il diesel non serve solo ad auto e camion. Muove le merci, i trattori e i macchinari industriali. Per questo, quando sale il suo prezzo, tendono a salire anche quelli del cibo e di molti beni di prima necessità.

E con il voto del 3 novembre alle porte, il caro carburanti è uno dei temi che pesano di più sugli elettori.

Il nodo delle raffinerie russe

La Russia è da anni uno dei maggiori esportatori di diesel al mondo.

Secondo la Kyiv School of Economics, prima degli attacchi alle raffinerie ne vendeva all'estero tra 900.000 e 1 milione di barili al giorno.

Poi sono arrivati i droni ucraini.

Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (AIE), la produzione russa di diesel è calata di circa il 30%, e a luglio Mosca ha bloccato le esportazioni per evitare carenze in patria. Secondo i dati di Vortexa, nel terzo trimestre l'export russo è sceso a 190.000 barili al giorno, contro gli 850.000 di inizio anno.

Stando a indiscrezioni diplomatiche, l'intesa sarebbe maturata anche dopo che Kiev ha ignorato le richieste americane di fermare i raid sulle raffinerie. Washington considera quei raid tra le cause dei rincari. Zelensky ha definito la decisione "indegna".

Una goccia nel mare

Al di là dell’annuncio, però, i numeri sono piccoli. Se si convertono in barili le tonnellate di diesel promesse dalla Russia e le si confronta con i consumi, il loro peso è molto ridotto:

  • 🛢️ Le prime 300.000 tonnellate valgono circa 2,2 milioni di barili, cioè poco più di mezza giornata di consumi americani

  • 🇺🇸 Le prime due tranche insieme (circa 800.000 tonnellate) fanno circa 6 milioni di barili. Secondo l'Agenzia americana per l'energia basterebbero per circa un giorno e mezzo di domanda di diesel negli Stati Uniti

  • 🌍 Il mondo consuma quasi 30 milioni di barili di diesel al giorno. Anche se la Russia arrivasse a 1 milione di tonnellate al mese, si tratterebbe di meno dell'1% dei consumi mondiali

  • ⏱️ Secondo i calcoli di Reuters, tutti i volumi annunciati da Trump equivalgono a circa 12 ore di consumi globali

Trump ha promesso che il prezzo del diesel scenderà “velocemente”, ma questi numeri dicono un’altra cosa. E infatti la maggior parte degli analisti si aspetta, alla pompa, un effetto minimo o quasi nullo.

Perché i prezzi non dovrebbero scendere di molto

La maggior parte degli analisti si aspetta un effetto modesto, per tre ragioni.

  • 🏭 Le raffinerie danneggiate: Neil Atkinson, ex responsabile dei mercati petroliferi dell'Aie, ritiene difficile che la Russia riesca davvero a consegnare i volumi promessi

  • 🔄 Barili spostati, non nuovi: parte del diesel russo andava già ad altri acquirenti, che ora dovranno rifornirsi altrove. L'offerta mondiale crescerebbe quindi meno di quanto sembri

  • 📄 Nessun impegno scritto: i volumi si basano sul post di Trump, mentre Mosca non ha pubblicato quantità ufficiali

Venerdì i future sul diesel hanno perso circa il 4%. È stata una reazione immediata all'annuncio, che secondo diversi analisti difficilmente si tradurrà in un calo duraturo alla pompa.

Insomma…

L’accordo sul diesel è soprattutto un messaggio politico, rivolto agli elettori americani a poche settimane dal voto. I barili in arrivo coprono al massimo pochi giorni di consumi degli Stati Uniti, e non è nemmeno certo che arrivino tutti. Per chi fa il pieno, quindi, il risultato rischia di vedersi appena.

Il costo politico, invece, si vede già. Kiev accusa Washington di aiutare Mosca a finanziare la guerra, l’Europa tiene ferme le sue sanzioni e anche alcuni repubblicani hanno criticato l’accordo.

Alla fine il bilancio rischia di essere paradossale. La Russia ottiene sei mesi per vendere il suo diesel senza sanzioni americane, mentre gli americani continuano a pagarlo quasi come prima.

E tu cosa ne pensi? L’accordo sul diesel russo farà scendere i prezzi?

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ECONOMIA

🏅 Il Nobel per l'economia va a chi ha insegnato alle banche centrali a parlare

Robert E. Hall e Michael Woodford hanno vinto il premio Nobel per l'economia 2026. I due economisti americani, il primo della Stanford University e il secondo della Columbia University, sono stati premiati per aver dato "fondamenti microeconomici" alla stabilizzazione dell'economia.

Molte delle mosse di Bce e Fed che leggiamo sui giornali si basano proprio sulle loro idee.

Ma cosa hanno scoperto?

Il problema degli alti e bassi

L'economia alterna fasi di espansione e fasi di crisi, e da quasi un secolo governi e banche centrali cercano di attenuare questi sbalzi.

Per farlo hanno due leve principali, i tassi d’interesse decisi dalla banca centrale e la spesa pubblica decisa dal governo. Entrambe si possono usare in due direzioni:

  • 📉 Quando l'economia rallenta, le banche centrali tagliano i tassi d'interesse. Prendere un prestito o un mutuo costa meno, quindi famiglie e imprese spendono e investono di più. Il governo può dare un'ulteriore spinta aumentando la spesa pubblica o riducendo le tasse

  • 📈 Quando l'economia corre troppo e i prezzi salgono, si fa il contrario. Con tassi più alti i prestiti diventano più cari e conviene risparmiare, così la domanda si raffredda e l'inflazione rallenta

Il punto è capire quando e quanto intervenire.

Secondo l'Accademia reale svedese delle scienze, Hall e Woodford hanno costruito modelli che permettono di farlo molto meglio, riducendo i picchi e le cadute dell'economia. La loro intuizione è partire dalle scelte di famiglie e imprese, che decidono guardando non solo al presente ma anche al futuro.

Hall e la sorpresa dei consumi

Nel 1978 Hall ha pubblicato uno studio che ha cambiato il modo di guardare ai consumi. La sua idea è che le famiglie non decidono quanto spendere solo in base allo stipendio di oggi, ma soprattutto in base a quanto pensano di guadagnare negli anni a venire.

Chi si aspetta di guadagnare di più, quindi, spende già oggi, e chi teme tempi difficili risparmia. Le abitudini di spesa cambiano solo quando arriva una notizia inattesa che modifica queste aspettative.

Woodford e il potere delle parole

Woodford ha portato l'idea di Hall dentro un modello completo dell'economia, aggiungendo due elementi.

  • 🏭 Le imprese, che non cambiano i prezzi ogni giorno. Per questo, quando li fissano, devono tenere conto anche di come andranno le cose nei mesi successivi

  • 🏦 La banca centrale, che con i tassi d'interesse influenza quanto costa prendere un prestito e quanto rende risparmiare

Il risultato sono i cosiddetti modelli neokeynesiani. Si chiamano così perché riprendono un'idea di John Maynard Keynes, secondo cui lo Stato e la banca centrale possono intervenire per attenuare le crisi, dato che prezzi e salari non si aggiustano subito da soli. Rispetto a Keynes, però, questi modelli tengono conto delle aspettative di famiglie e imprese.

Grazie a questi modelli, Woodford ha mostrato che famiglie e imprese guardano soprattutto ai tassi che si aspettano in futuro, più che a quelli di oggi.

Da qui nasce la forward guidance, cioè la scelta delle banche centrali di annunciare in anticipo le proprie mosse. Se la Bce promette che i tassi resteranno bassi a lungo, famiglie e imprese iniziano a spendere e investire già oggi.

Secondo Woodford, questo strumento si è rivelato prezioso durante la crisi finanziaria del 2008, quando i tassi erano già vicini allo zero e non si potevano tagliare oltre.

Insomma…

Ogni volta che la Bce o la Fed spiegano in conferenza stampa cosa intendono fare nei prossimi mesi, o reagiscono a uno shock come una crisi energetica, stanno applicando le idee di Hall e Woodford.

Per governare l'economia, oggi, non bastano i tassi d'interesse. Servono anche le aspettative, e quindi le parole giuste.

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Il 13 ottobre 1943 l'Italia del governo Badoglio dichiara guerra alla Germania, poco più di un mese dopo l'armistizio

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