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📉 Perché l'Italia cresce così poco: la diagnosi dell’OCSE

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!

Il menù di oggi prevede:

  • 📉 Perché l'Italia cresce così poco: la diagnosi dell’OCSE

  • ⚖️ Musk contro Altman

ITALIA

📉 Perché l'Italia cresce così poco: la diagnosi dell’OCSE

L'OCSE ha appena pubblicato il suo rapporto annuale sull'economia italiana e il quadro che emerge è più sfumato di quanto si potrebbe pensare. L'Italia non è un Paese in caduta libera. È un Paese che avanza, ma così lentamente da restare indietro rispetto a tutti gli altri.

La crescita prevista è +0,4% nel 2026 e +0,6% nel 2027: ultimi nel G20 e tra i più bassi in Europa.

Partiamo dalle buone notizie

Non è tutto negativo. L'Italia ha dimostrato una certa resistenza agli choc degli ultimi anni: pandemia, guerra in Ucraina, crisi energetica.

L'occupazione ha raggiunto i livelli più alti dalla fine degli anni Novanta. Per la prima volta dopo anni, il saldo primario del bilancio è tornato in attivo. E il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sta portando investimenti concreti in infrastrutture, istruzione e digitalizzazione.

Il problema non è il punto di partenza, ma la velocità con cui si avanza.

Secondo l’OCSE, il motore dell'economia italiana è frenato da cinque zavorre che si intrecciano tra loro.

1. Il debito che blocca il futuro

Il primo ostacolo è il debito pubblico, che nel 2025 ha superato il 137% del PIL, il secondo più alto in Europa dopo la Grecia.

Più che un dato contabile, è un vincolo pratico: ogni anno lo Stato spende una quota enorme di risorse solo per pagare gli interessi. Risorse che, quindi, non possono andare in istruzione, innovazione o infrastrutture.

2. Il peso delle pensioni

Strettamente legata al debito c'è la spesa pensionistica, che vale da sola il 35% di tutta la spesa pubblica, tra le più alte al mondo.

L'OCSE lo dice senza giri di parole: si tratta di trasferimenti fondamentali sul piano sociale, ma che non generano crescita economica diretta.

Il risultato è un sistema che spende molto per sostenere il passato, e poco per costruire il futuro.

3. I giovani che non ci sono (o se ne vanno)

Il terzo nodo è quello demografico e generazionale.

L'Italia ha uno dei tassi di natalità più bassi d'Europa e una popolazione che invecchia rapidamente.

Ma il rapporto OCSE va oltre i numeri delle nascite e punta il dito su un problema specifico: nel mercato del lavoro italiano mancano all'appello proprio le categorie che potrebbero fare la differenza.

  • 👩‍💼 Le donne: l'Italia ha il tasso di occupazione femminile più basso di tutta l'UE. Solo il 55% delle madri lavora, nel Sud si scende al 35%

  • 🎓 I giovani: la quota di under 35 che non studiano e non lavorano rimane tra le più alte dell'area OCSE

  • ✈️ Chi emigra: molti giovani qualificati lasciano il Paese in cerca di opportunità migliori

Non è solo una questione di giustizia sociale, è un freno concreto alla crescita. Portare più donne e giovani nel mercato del lavoro è, secondo l'OCSE, una delle leve più efficaci per aumentare il PIL nel lungo periodo.

4. Più occupati, meno produttivi

Ecco il paradosso italiano: l'occupazione cresce, ma la ricchezza prodotta per lavoratore cala.

Nel 2024 la produttività del lavoro è scesa del -1,9%. Nel lungo periodo, tra il 1995 e il 2024, la crescita media annua della produttività italiana si è fermata al +0,3%, contro il +1,5% della media UE.

La ragione? La nostra struttura produttiva è così frammentata che investire in nuove tecnologie e attività che potrebbero aumentare la produttività è molto difficile:

  • 🏭 il 95% delle imprese italiane sono micro-imprese (meno di 9 dipendenti): si tratta di circa 4 milioni di aziende che danno lavoro a 7 milioni di persone

  • 📉 data 100 la produttività delle grandi imprese, quella delle micro-imprese è tra il 30 e il 50, quindi meno della metà

E poi, l'economia si è orientata verso settori ad alta intensità di lavoro ma a basso valore aggiunto: turismo, ristorazione, assistenza.

Insomma, si crea lavoro, ma non abbastanza ricchezza.

5. L’energia che penalizza le imprese

L'ultimo nodo è il costo dell'energia. Le imprese italiane pagano l'elettricità molto di più rispetto alla media europea, un divario che si è allargato ulteriormente dopo il 2022, quando l'Italia ha dovuto sostituire il gas russo con forniture più costose dal mercato globale.

Il problema è che il nostro Paese dipende ancora tantissimo dal gas per produrre elettricità (circa il doppio rispetto alla Spagna). La soluzione indicata dall'OCSE è chiara: accelerare sulle energie rinnovabili, sfruttando il potenziale solare ed eolico del Paese per ridurre i costi e la dipendenza dall'estero.

La diagnosi è chiara. E adesso?

L'OCSE non descrive un'Italia ferma. Descrive un Paese che avanza, ma che non riesce a tradurre i progressi in crescita robusta.

Ridurre il debito, riformare la spesa, investire sulla produttività, abbassare il costo dell'energia: sono obiettivi complessi e politicamente impopolari. Ma rimandarli significa accettare di restare ultimi nella classifica della crescita europea. Ancora a lungo.

Quale di questi problemi ti sembra il più difficile da risolvere?

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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

⚖️ Musk contro Altman: inizia il processo che può cambiare l'AI

Ieri, in un tribunale federale di Oakland, in California, è iniziato uno dei processi più importanti (e simbolici) per il futuro dell’intelligenza artificiale.

Da un lato c'è Elon Musk, l'uomo più ricco del mondo.

Dall'altro Sam Altman, CEO di OpenAI, la società che ha reso popolare l'AI con ChatGPT.

In mezzo, una richiesta di risarcimento da $134 miliardi e una domanda molto più grande: cosa succede quando una missione nata per il bene collettivo incontra il potere economico?

Tutto nasce da un’email e una promessa

Nella primavera del 2015 Sam Altman si presentò da Elon Musk con un’idea ambiziosa: costruire un laboratorio di intelligenza artificiale di nuova generazione, aperto al mondo, senza scopo di lucro. Lo descrisse come un “Progetto Manhattan per l’AI”, ma con un intento completamente diverso: non distruggere, bensì proteggere.

Musk accettò.

Nacque così OpenAI, un nome che non era casuale ma rifletteva chiaramente la missione dell’azienda. L’idea era rendere i risultati della ricerca accessibili a tutti, in linea con i principi dell’open source, senza monopoli o controllo esclusivo.

Nei tre anni successivi, Musk contribuì con circa $44 milioni, offrendo anche il proprio supporto in termini di visibilità, contatti e reclutamento di talenti.

Ma, mentre OpenAI cresceva rapidamente, all’interno dell’organizzazione iniziarono a emergere anche le prime tensioni.

Il momento in cui tutto si ruppe

Nel 2018, Musk propose di integrare OpenAI in Tesla per garantire maggior stabilità finanziaria.

La logica era semplice: Tesla aveva i soldi e le infrastrutture, OpenAI aveva i cervelli. Insieme, sosteneva Musk, avrebbero potuto reggere il confronto con Google.

Altman e gli altri cofondatori rifiutarono. Non volevano perdere l'autonomia del progetto.

Si sa, Musk difficilmente accetta un no, e i rapporti si deteriorarono in fretta. Poco dopo annunciò la sua uscita e l'interruzione dei finanziamenti, proprio mentre OpenAI stava sviluppando i modelli che avrebbero portato alla nascita di ChatGPT.

La svolta di OpenAI

Con pochi soldi ancora da poter spendere e il tempo che stava piano piano finendo, Altman, nel 2019, prese una decisione storica: trasformare OpenAI in una “capped-profit company”, quindi una società con una struttura ibrida che mantiene sì la missione originaria no-profit, ma permette di attrarre capitali privati con un limite ai profitti degli investitori.

La scelta era controversa e non piacque di certo a Musk che guardava dagli spalti, ma funzionò più di tutte con Microsoft, che decise di investire $1 miliardo di dollari in OpenAI e ne divenne il partner strategico.

Era il 2019. Il resto è storia.

La causa

Nel 2024 Musk è passato dalle parole ai fatti e ha avviato un procedimento legale contro Altman, il presidente di OpenAI Greg Brockman e, successivamente, Microsoft.

Le accuse erano 26.

Dopo mesi di udienze preliminari, la giudice Yvonne Gonzalez Rogers (la stessa che gestì il celebre processo Epic-Apple) aveva inizialmente ammesso quattro accuse principali.

Giudice Yvonne Gonzalez Rogers

Tuttavia, il 24 aprile scorso, Elon Musk ha volontariamente ritirato le accuse di frode per snellire il processo e focalizzare la giuria sul nodo centrale della causa. La giudice ha approvato. Ora il processo procederà solo su 2 accuse:

  • 💰 Arricchimento indebito: Musk sostiene che OpenAI abbia usato la sua donazione per costruire un'azienda da miliardi senza restituire nulla alla missione originale

  • ⚖️ Violazione degli obblighi da ente no-profit: la trasformazione in for-profit sarebbe illegittima

Il risarcimento richiesto oscilla tra $78,8 e $134,49 miliardi, divisi tra OpenAI e Microsoft. Musk ha dichiarato che, in caso di vittoria, tutto il denaro andrebbe a una OpenAI riformata e tornata no-profit.

Nei prossimi giorni saliranno sul banco dei testimoni Musk, Altman e Satya Nadella, CEO di Microsoft.

Cosa c’è davvero in gioco?

La probabilità che Musk vinca è considerata bassa. La giudice stessa, in un'udienza preliminare, ha definito le sue pretese di “danno irreparabile” una "forzatura".

Ma la vera partita non si gioca solo nell'aula di tribunale.

OpenAI punta a un'IPO entro fine 2026, la quotazione in borsa che potrebbe valutare l'azienda fino a $1.000 miliardi. Ogni documento che emerge durante il processo, ogni email interna resa pubblica, può colpire la reputazione della società nel momento peggiore. E la reputazione, per un'azienda che vende fiducia nell'AI, vale quanto il fatturato.

Musk, dal canto suo, ha fretta per ragioni diverse. A giugno è attesa l'IPO di SpaceX, fusa con la sua società di AI xAI, con una valutazione stimata di $1.750 miliardi, potenzialmente la più grande della storia. Uno scandalo prolungato non fa comodo nemmeno a lui.

Insomma, questo processo è molto di più di una lite tra ex soci. 

È la prima volta che una corte federale si trova a giudicare se una delle aziende più potenti del mondo abbia rispettato le promesse che l'hanno fatta nascere. Qualunque sia la risposta, dirà qualcosa di definitivo sul modo in cui vogliamo che l'AI venga governata.

E tu cosa ne pensi?

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