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🇺🇸 TikTok USA: raggiunto l'accordo che salva l'app dal ban

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Ecco cosa offre il menù di oggi:

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  • 🚗 Renault passa dalle auto ai droni da guerra

STATI UNITI

🇺🇸 TikTok USA: raggiunto l'accordo che salva l'app dal ban

Dopo anni di tensioni e minacce di ban, TikTok ha finalmente trovato un accordo con gli Stati Uniti: l'app non verrà bandita, ma passerà sotto il controllo di investitori americani.

L'intesa, finalizzata il 22 gennaio 2026, segna la fine di una lunga battaglia tra Washington e Pechino sulla sicurezza dei dati degli utenti americani.

Ma cosa prevede esattamente questo accordo? E cosa cambierà per i 170 milioni di utenti statunitensi di TikTok?

Il nuovo assetto di TikTok USA

L'accordo prevede la creazione di una joint venture chiamata "TikTok USDS Joint Venture LLC", una nuova società che gestirà la versione americana dell'app.

Ecco come si dividono le quote:

  • 🇨🇳 ByteDance (società madre cinese) mantiene meno del 20% delle quote

  • 🇺🇸 Investitori americani detengono il 45% complessivo

  • 🌍 MGX (fondo con sede ad Abu Dhabi focalizzato sull'AI) partecipa all'operazione

Tra gli investitori americani spiccano nomi di peso come Oracle, Silver Lake, Susquehanna, Dragoneer e la società di investimento di Michael Dell, CEO di Dell.

Il valore stimato dell'intera operazione? Circa $14 miliardi.

Ma ByteDance avrà ancora accesso ai dati degli americani?

No, e questo è il punto cruciale dell'accordo.

La nuova struttura garantisce controlli rigorosi sulla sicurezza nazionale:

  • 🔒 Protezione dei dati: ByteDance non avrà più accesso ai dati degli utenti USA

  • 🤖 Algoritmo indipendente: la società cinese non potrà influenzare l'algoritmo americano

  • 🛡️ Oracle come garante: il colosso tecnologico funzionerà da "trusted security partner", gestendo e retrainando l'algoritmo americano

  • 👀 Controlli continui: audit regolari su data protection, sicurezza dell'algoritmo e moderazione dei contenuti

Insomma, TikTok USA diventerà un'entità praticamente autonoma rispetto alla casa madre cinese.

Come si è arrivati a questo punto?

La vicenda di TikTok negli Stati Uniti è il risultato di anni di preoccupazioni sulla sicurezza nazionale.

Nel 2024, il presidente Biden aveva firmato una legge che obbligava ByteDance a cedere il controllo di TikTok per evitare che l'app fosse bloccata negli Stati Uniti, a causa dei rischi legati alla privacy e alla possibile influenza del governo cinese sui dati degli utenti americani.

La scadenza per trovare un accordo è stata rimandata più volte tramite ordini esecutivi di Donald Trump, con l'ultimo che fissava il termine al 22 gennaio 2026.

E proprio in quella data, l'accordo è stato finalizzato.

Un’intesa che mette d’accordo Washington e Pechino

Quello che rende questo accordo particolarmente significativo è che è stato approvato sia dagli Stati Uniti che dalla Cina.

Non è un dettaglio da poco: per mesi si era temuto che Pechino potesse bloccare qualsiasi cessione di TikTok, considerando l'algoritmo della piattaforma un asset strategico nazionale.

Invece, entrambe le parti hanno trovato un compromesso che soddisfa le esigenze di sicurezza americana senza sacrificare completamente gli interessi cinesi (che mantengono comunque una quota di minoranza).

Per gli utenti cosa cambierà?

Per i 170 milioni di utenti americani di TikTok, in teoria non dovrebbe cambiare molto nell'immediato: l'app continuerà a funzionare normalmente.

Tuttavia, ci sono alcuni aspetti da tenere d'occhio:

  • 📱 L'algoritmo sarà gestito e modificato da Oracle, quindi potrebbe esserci qualche cambiamento nel modo in cui vengono proposti i contenuti

  • 🔐 Maggiore trasparenza e controllo su come vengono gestiti i dati personali

  • 🇺🇸 Una governance più americana, con decisioni prese da investitori e manager statunitensi

La domanda rimane: riuscirà TikTok USA a mantenere lo stesso livello di engagement e la stessa esperienza utente che hanno reso l'app un fenomeno globale?

Solo il tempo ce lo dirà, ma intanto il ban è stato scongiurato.

Secondo te, questo accordo è una vittoria per gli USA o per la Cina?

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DIFESA

🚗 Renault passa dalle auto ai droni militari

Dimentichiamoci per un attimo le auto elettriche e i SUV: Renault ha deciso di convertire parte della sua produzione per realizzare droni militari.

La casa automobilistica francese ha stretto una partnership con Turgis Gaillard, azienda francese specializzata in difesa, sotto la supervisione del Ministero della Difesa francese.

L'obiettivo? Produrre fino a 600 droni al mese nell'ambito di un progetto chiamato "Chorus".

Ma perché mai un costruttore di auto dovrebbe produrre armi?

La risposta sta nella lezione che la guerra in Ucraina ha insegnato all'Europa: in un conflitto moderno, la quantità conta tanto quanto (se non più) della qualità.

L'industria della difesa europea è eccellente nel produrre sistemi d'arma sofisticati e complessi, ma in volumi bassissimi e con costi altissimi. Il problema è che questo approccio "artigianale" non funziona quando serve produrre migliaia di unità in tempi rapidi, come richiesto in un conflitto di logoramento.

Ed è qui che entra in gioco l’industria automobilistica

Come ha sottolineato Fabrice Cambolive, Chief Growth Officer di Renault, il Ministero ha cercato il gruppo proprio per la sua "competenza industriale, produttiva e di progettazione".

In parole povere: Renault sa produrre migliaia di pezzi identici, controllando i costi al centesimo. Esattamente ciò di cui l'esercito francese ha bisogno.

Come funzionerà il progetto?

Il piano prevede:

  • 🏭 Siti produttivi: l'assemblaggio dei telai dei droni avverrà a Le Mans, mentre i motori saranno prodotti a Cléon (a ovest di Parigi)

  • 💰 Valore del contratto: si parla di un accordo potenziale fino a €1 miliardo spalmato su 10 anni

  • 🎯 Obiettivo produttivo: arrivare a produrre fino a 600 droni a lungo raggio al mese

Per mettere in prospettiva questi numeri, basta pensare che l'industria della difesa tradizionale impiegherebbe mesi per produrre ciò che Renault riuscirà a realizzare in pochi giorni.

Che tipo di droni produrrà Renault?

Il drone "Chorus" sarà un drone militare polifunzionale:

  • 📏 10 metri di lunghezza, 8 metri di larghezza

  • ⚡ Velocità massima 400 km/h

  • ✈️ Volo fino a 5.000 metri di altitudine

L'obiettivo? Fornire all'esercito francese capacità d'attacco meno costose dei missili tradizionali, riducendo la dipendenza dal drone MQ-9 Reaper americano.

Come Renault applica il suo know-how ai droni

Qui arriva la parte interessante: Renault sta applicando le stesse strategie utilizzate nel settore automobilistico per ridurre i costi e ottimizzare la produzione:

Tra le tecniche adottate:

  • 🔧 Utilizzo di materiali provenienti da veicoli

  • 🔩 Rivettatura autoperforante, una tecnica di assemblaggio tipica del settore automobilistico

  • 📊 Riduzione della complessità dei prodotti per renderli producibili su scala industriale

In pratica, Renault ha progettato la prima versione del drone applicando il know-how acquisito in decenni di produzione automobilistica, riducendo la complessità dei prodotti per poterli produrre su scala industriale.

E chi paga?

Il progetto sarà finanziato principalmente da fondi pubblici. Non sorprende, stiamo parlando di un'iniziativa strategica per la difesa nazionale, in un momento in cui i budget militari europei stanno crescendo rapidamente.

La Francia, in particolare, sta investendo massicciamente nella propria capacità di difesa, e progetti come Chorus rappresentano un tassello importante di questa strategia.

Un segnale dei tempi che cambiano

L'ingresso di Renault nella produzione di armamenti è un segnale dei tempi che cambiano. È la fine dell'illusione che la difesa europea possa basarsi solo su tecnologie sofisticate e costosissime.

Per garantire la sicurezza in un mondo instabile, serve la massa. E in Europa, nessuno sa gestire la massa meglio di chi, per decenni, ha costruito milioni di auto.

Nello stabilimento dove nascevano le auto per le famiglie, ora si assembleranno strumenti di guerra. Un cambiamento che racconta, più di mille analisi, dove sta andando il Vecchio Continente.

Cosa ne pensi della decisione di Renault di produrre droni militari?

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