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🏠 Da Milano a Roma: dove investire nel 2026 secondo i dati ufficiali

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!
Il menù di oggi è offerto da Walliance, la piattaforma digitale che combina opportunità di investimento e finanziamento nel settore immobiliare:
🏠 Da Milano a Roma: dove investire nel 2026 secondo i dati ufficiali
🇨🇭 La Svizzera dice no al tetto dei 10 milioni
IN COLLABORAZIONE CON: Walliance
🏠 Da Milano a Roma: dove investire nel 2026 secondo i dati ufficiali

Tassi bassi, mutui di nuovo accessibili e compravendite in risalita: il 2025 ha riacceso il mercato immobiliare italiano, e il 2026 promette di fare ancora meglio.
Cosa dicono i dati ufficiali?
Il Rapporto Immobiliare 2026 dell'OMI (l'Osservatorio dell'Agenzia delle Entrate) fotografa un mercato che, nel 2025, è tornato a correre sul serio
🏠 Quasi 767.000 abitazioni compravendute, +6,4% rispetto al 2024
💶 Oltre €124 miliardi di valore generato, in crescita dell'8,8%
🏦 Un vero balzo dei mutui, +18,3%, segno che gli italiani sono tornati a chiedere credito per comprare casa
E il 2026 è partito ancora più forte. Nel primo trimestre i prezzi sono saliti del 4,3% e le ricerche per l'acquisto sono cresciute del 22,5%.
Insomma, non si tratta di un rimbalzo passeggero, ma di un ciclo che ha ripreso slancio.
Ma perché il mercato è ripartito?
Le ragioni sono essenzialmente tre:
📉 Il credito è tornato accessibile: grazie al calo dei tassi, le banche hanno ripreso a concedere mutui a condizioni più convenienti, come dimostra l’aumento del 18,3% dei finanziamenti. E anche se recentemente c’è stato un lieve rialzo dello 0,25%, i tassi restano comunque su livelli bassi

👨👩👧👦 La domanda interna è solida: a muovere il mercato oggi non è la speculazione, ma chi cambia casa per migliorarla o sostituirla
🔍 L'offerta, però, scarseggia: nel primo trimestre 2026 lo stock di case in vendita è calato del 5%, con punte del -19% a Venezia e del -13% a Palermo
Il risultato è semplice. Più persone cercano casa, meno immobili trovano disponibili, e i prezzi salgono.
Dove cresce il mattone nel 2026
Per anni il mercato immobiliare italiano ha ruotato attorno a un'unica città, Milano. Oggi non è più così.

Il dato più interessante del 2025 è che a trainare la ripresa sono stati i comuni minori e le province (+6,9%), più ancora dei grandi capoluoghi (+5,4%). Gli acquirenti si spostano verso l'hinterland, alla ricerca di metrature più ampie e prezzi più accessibili.
E quando si guarda alle previsioni 2026, la mappa si allarga ulteriormente. Secondo immobiliare.it, la crescita dei prezzi più forte non è attesa nelle solite due metropoli, ma altrove.
🏙️ Firenze in testa, con un +6,8% che porterà i valori oltre i 5.000 euro al metro quadro
🏙️ Catania a +6,6% e Verona a +6,4%, spinte da attrattività turistica e domanda in crescita
🏙️ Milano resta la città più cara d'Italia, ma con ritmi di crescita ormai più contenuti
A correre, in generale, è soprattutto il Nord, con il Nord-Est a +6,5% e il Nord-Ovest a +5,7%, mentre Centro e Sud avanzano più lentamente.
Il mercato, in altre parole, è diventato policentrico. E questo cambia le regole del gioco per chi vuole investire.
Prezzo che sale o casa che rende? Non è la stessa cosa
Qui arriva il punto che spesso sfugge. Una città dove i prezzi salgono in fretta non è necessariamente la città dove conviene investire.
Chi compra per mettere a reddito guarda infatti al rendimento da locazione, ed è un altro film. Secondo l'Ufficio Studi Tecnocasa, un bilocale nelle grandi città rende in media il 5,8% lordo l'anno, ma la classifica ribalta le aspettative.
📊 In testa ci sono Verona (6,6%) e Bari (6,5%)
📊 Seguono Napoli (5,4%), Torino e Bologna (5,3%), con Genova storicamente tra le più redditizie
📊 In fondo, a sorpresa, le due città più prestigiose, Roma (5,2%) e soprattutto Firenze (4,6%) e Milano (4,5%)
Insomma, la situazione appare chiara. A Milano si compra per veder crescere il valore dell'immobile nel tempo (+140% dal 1998). Altrove si compra per incassare di più, mese dopo mese.
Dove conviene investire, quindi, dipende dall'obiettivo. Rivalutazione di lungo periodo o flusso di cassa costante? Sono due strategie diverse, su mappe diverse.
Il problema? Cogliere queste occasioni non è semplice
Per intercettare la città giusta o il progetto giusto servono capitali importanti, quasi sempre un mutuo, e poi la gestione concreta dell'immobile, tra inquilini, burocrazia e manutenzione.
Senza contare che bisogna anche azzeccare la scelta, in un mercato ormai frammentato città per città.
La domanda, allora, è inevitabile. Esiste un modo per partecipare a questa crescita senza dover comprare (e gestire) un intero appartamento?
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La risposta arriva dal crowdfunding immobiliare, e in Italia il punto di riferimento è Walliance.

L'idea è semplice ma potente. Invece di acquistare da soli un immobile, partecipi insieme ad altri investitori a progetti immobiliari selezionati, a partire da soli €500 (o addirittura €50 se hai meno di 30 anni), gestendo tutto comodamente dall'app o dal sito.
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✅ Farlo all'interno di un quadro regolamentato, con la sicurezza di una piattaforma autorizzata e vigilata da Consob e Banca d’Italia
E i numeri parlano da soli. I progetti in Lending già conclusi e rimborsati hanno reso in media oltre il 12% (media annua ponderata, al lordo), la piattaforma ha superato i €200 milioni investiti e conta oltre 110.000 iscritti.
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AVVISO | Walliance Group SpA è una società soggetta ad autorizzazione e vigilanza da parte di Banca d'Italia e Consob. Investire comporta il rischio di perdita totale o parziale del capitale investito. Le informazioni fornite includono previsioni di rendimento che non costituiscono un indicatore certo dei risultati futuri. Prima dell'adesione leggere la scheda contenente le informazioni chiave sull'investimento.
SVIZZERA
🇨🇭 Svizzera: vince il “No” al tetto dei 10 milioni di abitanti

La Svizzera ha detto no al tetto dei 10 milioni di abitanti.
Con un voto tutt’altro che netto, 54% contro 46%, gli elettori hanno respinto una proposta che avrebbe cambiato in modo radicale il futuro del Paese, limitando la crescita demografica entro il 2050.
Niente stretta sulla popolazione, niente revisione della libera circolazione con l’UE: per ora resta tutto com’è, con le frontiere aperte ai lavoratori europei.
Cosa hanno votato esattamente gli svizzeri?
La proposta era stata promossa dalla SVP, il principale partito della destra svizzera, che nel 2024 aveva raccolto oltre 114.000 firme per portarla al voto popolare.
L’obiettivo era quello di contenere la crescita demografica, percepita da una parte della popolazione come sempre più difficile da sostenere.
La SVP chiedeva due cose precise:
🛑 obbligare il governo a tenere la popolazione sotto i 10 milioni entro il 2050
🇪🇺 in caso contrario, disdire la libera circolazione delle persone con l'UE (cioè chiudere di fatto le frontiere ai lavoratori europei)
Detta così sembra una questione di numeri. In realtà era un voto sull'identità economica stessa della Svizzera: aprirsi o chiudersi ai flussi di lavoratori stranieri.
Perché la Svizzera è arrivata a questo punto?
La pressione demografica è reale:
👥 la Svizzera ha 9,05 milioni di abitanti e cresce dell'1% all'anno
📈 la soglia dei 10 milioni, ai ritmi attuali, verrebbe superata già nel 2040
🌍 gli stranieri sono il 27,4% della popolazione (circa 2,5 milioni di persone)
🚆 inoltre, ogni giorno entrano circa 313.000 frontalieri da Francia, Germania e Italia
👶 il tasso di fertilità è fermo a 1,52 figli per donna, sotto la soglia di sostituzione

Il punto è tutto qui: con una natalità così bassa, l'intera crescita degli ultimi vent'anni è arrivata da fuori. Una popolazione che si gonfia in fretta in un Paese piccolo e per due terzi montuoso, però, ha un prezzo molto concreto.
E lo si paga su due fronti: la casa e i servizi.
Il nodo: caro-affitti e infrastrutture al limite
L’aumento della popolazione si riflette soprattutto nel quotidiano:
🏠 a Zurigo nel 2023 il tasso di case sfitte era dello 0,06%: trovare un appartamento è quasi impossibile
💸 gli immobili sono finiti in mano ai grandi fondi, passati dal 14% del 1990 al 53% del 2023, con affitti spinti sempre più in alto
🚆 dal 2000 al 2019 il traffico ferroviario è cresciuto del 72%
🚗 le code in autostrada si sono moltiplicate quasi per nove, un salasso da 3 miliardi di franchi l'anno
Per chi ha votato Sì, questi dati rappresentano un segnale chiaro: la crescita demografica ha un impatto concreto sulla qualità della vita e va governata in modo più restrittivo.
Dall’altra parte, il mondo politico ed economico ha sostenuto con forza il NO
Sì, perché quegli stessi stranieri che congestionano città e treni sono anche le braccia e le teste che tengono in piedi l'economia.
Sono stranieri circa il 35% dei medici, il 45% degli infermieri, il 55% dei ricercatori nel settore farmaceutico e ben il 65% della forza lavoro nell'edilizia.
Toglierli significherebbe fermare interi settori. Non a caso Economiesuisse, la Confindustria locale, ha stimato che un freno alla migrazione costerebbe tra i 50 e i 100 miliardi di franchi di PIL all'anno.
In più, il No tiene in vita un dossier delicatissimo: i Bilaterali III, il nuovo pacchetto di accordi che regolerà i rapporti con l'UE.
Bruxelles non li avrebbe mai firmati con un Paese pronto a chiudere le frontiere e per un'economia che vive di export verso l'Europa, sarebbe stato un autogol clamoroso.
Un Paese diviso a metà
Il risultato del referendum mostra quindi una Svizzera profondamente divisa: da un lato chi teme che la crescita stia diventando insostenibile, dall’altro chi vede nell’apertura una condizione necessaria per mantenere prosperità e servizi.
Il No ha prevalso, ma con margine ridotto.
Per questo, più che una conclusione, il voto sembra segnare l’inizio di una discussione destinata a ripresentarsi. La domanda non è tanto se il tema tornerà, ma quando e con quale equilibrio politico la Svizzera cercherà di affrontarlo di nuovo.
Sei d'accordo o contrario al tetto dei 10 milioni di abitanti? |

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