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🏔️ Milano-Cortina 2026: quanto valgono davvero queste Olimpiadi?

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Ecco cosa offre il menù di oggi:

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  • 🪨 Trump lancia Project Vault: $12 miliardi per far scorta di terre rare

ITALIA

🏔️ Milano-Cortina 2026: quanto valgono davvero queste Olimpiadi?

Mancano pochissimi giorni all’inizio delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, e mentre l’entusiasmo cresce, il conto finale inizia a prendere forma.

Infatti, le Olimpiadi non sono solo un grande evento sportivo, ma anche un progetto economico e infrastrutturale che coinvolge tre regioni e un'area di circa 22.000 km2.

Quando si parla di Giochi Olimpici, la domanda è sempre la stessa: ne vale davvero la pena? Per rispondere bisogna separare due piani diversi, che spesso vengono confusi: i costi e i benefici, ma anche chi li sostiene e chi li incassa.

Quanto valgono davvero questi Giochi?

Secondo le stime di Banca Ifis, Milano-Cortina 2026 genererà circa €5,3 miliardi di valore complessivo per l’economia italiana.

Questo valore si suddivide in tre grandi componenti:

  • 💸1,1 miliardi dalla spesa diretta di spettatori, staff e operatori durante l'evento

  • ✈️ €1,2 miliardi dal turismo indotto nei 12-18 mesi successivi ai Giochi, grazie all'effetto vetrina

  • 🏗️ circa €3 miliardi dagli investimenti infrastrutturali, tra nuove opere e potenziamento di quelle esistenti

E dove finiranno gli investimenti?

Una caratteristica chiave di Milano-Cortina 2026 è il modello diffuso: non un’unica città olimpica, ma decine di località tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige.

Mappa con tutti gli impianti delle Olimpiadi invernali 2026

In totale sono state censite 98 opere, per un valore superiore ai €3,5 miliardi. Ma il dato interessante è un altro: solo una minoranza riguarda impianti sportivi.

  • 🏟️ 31 interventi sono essenziali per lo svolgimento dei Giochi (impianti, villaggi, strutture temporanee).

  • 🚆 67 interventi riguardano trasporti e mobilità: ferrovie, strade, collegamenti locali

In pratica, oltre il 66% degli investimenti serve a riqualificare il territorio. Ed è questa è la vera scommessa economica dei Giochi: lasciare un’eredità infrastrutturale utilizzabile anche dopo.

Ma chi sostiene questi costi?

In gran parte lo Stato:

  • 🏛️ La spesa pubblica rappresenta circa il 63% del totale

    • 🇮🇹 Di questa, il 92% è sostenuto dal governo centrale

    • 🏔️ Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige contribuiscono per circa il 7,6% degli investimenti pubblici

    • 🏘️ L'apporto diretto dei comuni è invece marginale

Questo significa che il rischio economico maggiore è in capo allo Stato, non agli enti locali né ai privati. È una scelta politica precisa: usare le Olimpiadi come leva di investimento pubblico.

Diverso è il discorso per i costi operativi dei Giochi

I costi operativi (cioè tutte le spese necessarie a far funzionare i Giochi giorno per giorno) saranno gestiti dalla Fondazione Milano-Cortina 2026 (il comitato organizzatore), che ha un budget di circa €1,7 miliardi.

Qui il modello è (almeno sulla carta) autosufficiente:

  • 📺 Contributi del Comitato Olimpico Internazionale (diritti TV e sponsorizzazioni): quasi il 60%

  • 🎟️ Biglietteria, merchandising e altre fonti commerciali: il restante 40%

Ed è qui che entra in gioco l’incognita più grande: l’affluenza del pubblico

Le previsioni parlano di oltre 2,5 milioni di visitatori complessivi, con una permanenza media di poco più di tre notti.

E la spesa non si limita ai biglietti per le gare, ma comprende trasporti, ristorazione, alloggi, eventi culturali e merchandising che contribuiscono tutti all'indotto.

Secondo alcune stime, la spesa media individuale per vivere l’esperienza olimpica varia tra €60 e €80, con valori più elevati per chi sceglie pacchetti hospitality o eventi speciali, come la cerimonia di apertura del 6 febbraio a San Siro.

Se questi numeri tengono, il modello regge. Se saltano, il margine si assottiglia.

Milano-Cortina 2026 coinvolge un ampio sistema di partner e sponsor

Le stime parlano di circa €500 milioni di ricavi da sponsorizzazioni.

Tra i Premium Partner:

  • ⚡️ Enel ed Eni sul fronte energetico: Enel fornirà 85 GWh di energia 100% rinnovabile e investirà €47 milioni sulle reti di Lombardia e Veneto

  • ✉️ Poste Italiane come Logistics Premium Partner

  • 🚆 Gruppo FS come Mobility Premium Partner

  • 📞 TIM per la connettività in fibra e 5G

  • 🔫 Leonardo per le soluzioni tecnologiche

  • 🚘 Stellantis per la flotta ufficiale

  • 🏦 Intesa Sanpaolo, coinvolta anche nel Viaggio della Fiamma e nell’Olimpiade culturale

Per molte aziende, l’obiettivo non è solo la visibilità, ma la costruzione di relazioni di lungo periodo con territori e comunità locali.

Visibilità sì, ma non basta

Milano-Cortina 2026 sarà una grande vetrina internazionale per l’Italia, capace di aumentare visibilità, prestigio e attrattività del Paese. Ma la storia delle Olimpiadi insegna che la visibilità, da sola, non basta.

Il rischio è quello dei white elephant: opere costose, costruite per l’evento e poi sottoutilizzate, che finiscono per pesare sui conti pubblici, come dimostrano casi passati come Atene 2004.

Il centro olimpico di beach volley Faliro ad Atene oggi

La vera sfida non è organizzare buoni Giochi, ma trasformare un evento temporaneo in valore duraturo. Il modello diffuso di Milano-Cortina, con investimenti concentrati soprattutto su trasporti e infrastrutture, va in questa direzione, ma il risultato non è automatico.

Il vero bilancio lo si potrà fare solo negli anni successivi al 2026, quando sarà chiaro se l’eredità lasciata ai territori giustificherà davvero l’investimento pubblico.

Tu andrai a vedere qualche gara di Milano-Cortina 2026?

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STATI UNITI

🪨 Trump lancia Project Vault: $12 miliardi per far scorta di terre rare

Gli Stati Uniti vogliono ridurre la loro dipendenza dalla Cina nel settore delle materie prime critiche, fondamentali per l’economia e la sicurezza nazionale.

Per farlo, l’amministrazione Trump si sta muovendo su due piani paralleli: rafforzare la produzione interna e costruire un fronte di alleati internazionali.

Nasce il “Project Vault“

Sul fronte interno, il presidente Trump ha annunciato il lancio del Project Vault, un'iniziativa per creare una riserva strategica di minerali critici come litio, nichel e terre rare.

Il progetto prevede un investimento iniziale di $12 miliardi:

  • 🏦 $10 miliardi sotto forma di prestiti concessi dalla Export-Import Bank, la banca pubblica statunitense che sostiene il commercio estero

  • 🧔 $2 miliardi provenienti da investitori privati

L’obiettivo è semplice ma ambizioso: garantire alle aziende americane un accesso stabile a materiali essenziali, riducendo l’esposizione a shock geopolitici e alla volatilità dei prezzi.

Ma perché i minerali critici sono così importanti?

Litio, nichel e terre rare sono alla base di moltissime tecnologie strategiche. Senza di essi è impossibile produrre:

  • 🚗 Batterie per auto elettriche

  • 📱 Smartphone e dispositivi elettronici

  • 🛡️ Sistemi di difesa militare

  • 🔋 Tecnologie per l'energia rinnovabile

Il problema principale è che la produzione e la raffinazione di questi materiali dipendono in larga parte dalla Cina, che oggi domina le catene di approvvigionamento globali.

Come funzionerà concretamente Project Vault?

Project Vault funzionerà come una sorta di "magazzino condiviso" per le aziende americane.

l meccanismo è il seguente:

  • 🪨 lo Stato acquista grandi quantità di minerali critici

  • 🏭️ i materiali vengono stoccati e messi a disposizione delle imprese che ne hanno bisogno

  • 📉 il rischio di prezzo e di approvvigionamento viene spostato fuori dai bilanci aziendali

A gestire gli acquisti delle materie prime saranno tre grandi società di trading: Hartree Partners, Traxys North America e Mercuria Energy Group.

Il progetto ha già attirato l'interesse di diverse aziende americane, come General Motors, Stellantis e Boeing.

Con questo progetto, gli Stati Uniti puntano a:

  • 🛡️ Creare una riserva di 60 giorni di minerali per uso emergenziale

  • 💰 Stabilizzare i prezzi, proteggendo le aziende dalla volatilità del mercato

Nel frattempo, Trump rafforza anche le alleanze internazionali

Parallelamente, l’amministrazione Trump sta lavorando sul piano diplomatico. Questa settimana Washington ospiterà una riunione dei ministri dell’Economia di diversi Paesi alleati, convocata dal Segretario al Tesoro Scott Bessent, dedicata proprio al tema dei minerali critici.

Parteciperanno rappresentanti di:

  • 🇪🇺 Unione Europea

  • 🇬🇧 Regno Unito

  • 🇦🇺 Australia

  • 🇯🇵 Giappone

  • 🇮🇳 India

  • 🇰🇷 Corea del Sud

  • 🇲🇽 Messico

  • 🇳🇿 Nuova Zelanda

  • 🇦🇷 Argentina (in prospettiva)

L'obiettivo? Costruire catene di approvvigionamento condivise tra Paesi "like-minded", ovvero che condividono la stessa visione del mondo e vedono la Cina come rivale economico.

Se l’obiettivo è chiaro, il percorso per raggiungerlo lo è molto meno

Uno dei temi caldi sul tavolo sarà la richiesta agli Stati Uniti di garantire un prezzo minimo per i minerali essenziali e le terre rare.

Per Paesi come Australia, Canada o Argentina, questa garanzia è fondamentale. Lo sviluppo di nuove miniere richiede investimenti elevati e tempi lunghi, e senza una certa stabilità dei prezzi molti progetti rischiano di non essere economicamente sostenibili.

Secondo indiscrezioni, Washington si sarebbe opposta a questa ipotesi.

Da qui il timore degli alleati (più che legittimo) che gli Stati Uniti vogliano sì cooperare, ma trattenendo per sé la maggior parte dei benefici.

E poi c'è la questione Canada: le mire di Trump sulla Groenlandia (ricca di terre rare) e le tensioni delle ultime settimane hanno spinto il primo ministro canadese Mark Carney a invocare un'alleanza delle medie potenze come alternativa al tradizionale blocco guidato dagli Stati Uniti.

Una doppia sfida per Washington

Insomma, gli USA vogliono ridurre la dipendenza dalla Cina sui minerali critici, ma per riuscirci devono vincere una doppia sfida: costruire le proprie riserve strategiche e, allo stesso tempo, tenere unito un fronte occidentale che mostra più di qualche crepa.

Il successo del Project Vault dipenderà non solo dai finanziamenti, ma dalla capacità di Washington di convincere gli alleati che questa non è una corsa solitaria, bensì un progetto davvero condiviso.

Gli USA riusciranno a costruire un fronte occidentale unito sui minerali critici?

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