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🇪🇸 Spagna e Iran: il passaporto diplomatico per lo Stretto di Hormuz

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Il menù di oggi prevede:

  • 🇪🇸 Spagna e Iran: il passaporto diplomatico per lo Stretto di Hormuz

  • 🛡️ La NATO non ha mai speso così tanto per la difesa

GEOPOLITICA

🇪🇸 Spagna e Iran: il passaporto diplomatico per lo Stretto di Hormuz

Da quando è scoppiata la guerra in Iran, lo Stretto di Hormuz non è più un semplice passaggio marittimo. Teheran lo ha trasformato in uno strumento di pressione politica, imponendo un blocco selettivo: chi è amico passa, chi non lo è resta fuori.

E ora la Spagna potrebbe essere il primo Paese dell’Unione Europea a ottenere il via libera.

Ma cosa sta succedendo esattamente?

Pochi giorni fa, l’Iran ha notificato alle Nazioni Unite che le navi “non ostili” potranno transitare nello Stretto, a condizione di coordinarsi con le autorità iraniane.

In pratica, la libertà di navigazione nello Stretto non esiste più: per passare serve il permesso di Teheran.

Alcuni Paesi si sono già mossi:

  • 🇹🇭 Una petroliera thailandese ha attraversato lo Stretto dopo un coordinamento diplomatico diretto con Teheran

  • 🇲🇾 La Malaysia ha ottenuto il passaggio per le proprie navi attraverso negoziati bilaterali

  • 🇺🇸 Trump ha richiesto e ottenuto il transito di 10 petroliere battenti bandiera pakistana, presentate dall'Iran come un "regalo" e un segnale di apertura nei negoziati

E il prossimo Paese potrebbe essere la Spagna

L'ambasciata iraniana a Madrid ha annunciato su X che l'Iran "considera la Spagna un Paese rispettoso del diritto internazionale" e si dichiara disponibile ad accogliere qualsiasi richiesta da Madrid riguardo al transito nello Stretto.

Una mossa senza precedenti per un Paese UE.

Ma perché proprio la Spagna?

Alla base dell’apertura di Teheran c’è la posizione del Primo Ministro Pedro Sánchez, tra i pochi leader europei ad aver criticato apertamente il conflitto, definendolo “illegale e disumano”.

Madrid ha inoltre:

  • ❌ rifiutato di partecipare alla coalizione guidata da Washington

  • 🪖 limitato l’uso delle basi statunitensi sul proprio territorio

  • ✈️ chiuso il proprio spazio aereo agli aerei coinvolti nell'operazione militare contro l'Iran

Una linea che ha irritato gli Stati Uniti e Israele, ma che Teheran ha apprezzato al punto da riprodurre l’immagine di Sánchez su alcuni missili iraniani, un gesto tanto surreale quanto significativo

Missile iraniano con un messaggio per Sánchez Questa guerra non è solo illegale, è anche disumana. Grazie Primo Ministro”

Nonostante l’apertura iraniana, il governo spagnolo mantiene una linea prudente.

Il ministro degli Esteri spagnolo Albares, ha preso le distanze dalla dichiarazione iraniana, ricordando che la Spagna ha sempre votato a favore delle sanzioni contro l'Iran, compresa la designazione delle Guardie Rivoluzionarie come organizzazione terroristica.

In sostanza, la Spagna incassa il segnale diplomatico, ma evita di apparire troppo vicina a Teheran.

Un vantaggio più simbolico che reale

C'è poi un dettaglio che ridimensiona l'intera questione: la Spagna ha una delle flotte mercantili più piccole d'Europa.

  • 🚢 Solo 91 navi battenti bandiera spagnola, di cui appena 6 petroliere e 13 gasiere

  • 📍 Nessuna di queste si trovava nel Golfo Persico al momento dell'annuncio

Il vantaggio per la Spagna è quindi più simbolico che pratico.

Ma in geopolitica, i simboli contano eccome.

Il prezzo politico di un “favore“ iraniano

Se questo canale preferenziale dovesse consolidarsi, le conseguenze per la Spagna potrebbero essere rilevanti:

  • 🇺🇸 la Casa Bianca ha già minacciato dazi sui prodotti spagnoli e il ritiro della cooperazione di intelligence

  • 🇮🇱 Israele ha già congelato i rapporti diplomatici con Madrid, già deteriorati dopo Gaza, accusando Sánchez di legittimare il regime iraniano

  • 🇪🇺 potrebbero emergere frizioni interne all’Unione Europea, soprattutto con i Paesi più allineati all’asse atlantico

Insomma…

Lo Stretto di Hormuz è diventato il nuovo tavolo della diplomazia mondiale: chi si siede dalla parte giusta, passa. Chi no, aspetta.

La Spagna ha ottenuto un vantaggio raro, ma accettare favori da Teheran ha un costo politico altissimo.

Sánchez cammina su un filo sottilissimo: da un lato la coerenza con la sua linea pacifista, dall'altro il rischio di isolamento nel blocco occidentale.

In tutto questo una cosa appare chiara, in geopolitica, i favori non sono mai gratuiti.

Secondo te, la strategia di Sánchez è un colpo di genio o un boomerang?

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DIFESA

🛡️ La NATO spende come non mai

Per la prima volta nella storia dell’Alleanza Atlantica, tutti i 32 Paesi membri della NATO hanno raggiunto l’obiettivo di destinare almeno il 2% del PIL alla difesa.

Si tratta di un traguardo storico, certificato dal Rapporto annuale 2025 presentato dal segretario generale Mark Rutte a Bruxelles, che descrive un’Alleanza in crescita: nel complesso, la spesa ha superato i $1.400 miliardi, con un aumento del 6% rispetto al 2024.

L’Europa spinge la crescita

A trainare questo incremento è stata soprattutto l’Europa. Gli alleati europei, insieme al Canada, hanno aumentato la spesa del 20% in un solo anno, contribuendo con circa $574 miliardi in più rispetto al 2024.

Nel 2025, la media dei Paesi NATO ha raggiunto il 2,77% del PIL destinato alla difesa. Tuttavia, dietro questo dato medio si nascondono differenze molto marcate.

Chi spende di più (e chi meno)?

I Paesi che investono di più sono soprattutto quelli dell’Europa orientale e settentrionale, più esposti alla minaccia russa:

  • 🇵🇱 Polonia: 4,3% del PIL (la quota più alta nell’Alleanza)

  • 🇱🇹 Lituania: 4%

  • 🇱🇻 Lettonia: 3,7%

  • 🇪🇪 Estonia: 3,4%

All’estremo opposto si collocano:

  • 🇮🇹 Italia

  • 🇫🇷 Francia

  • 🇪🇸 Spagna

  • 🇨🇦 Canada

Questi Paesi hanno raggiunto la soglia del 2% solo marginalmente.

Mentre l’Europa accelera, gli Stati Uniti rallentano

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno ridotto la spesa al 3,2% del PIL nel 2025. In termini assoluti restano comunque il principale contributore, con $838 miliardi.

Il dato più significativo è però un altro: la quota americana sul totale della spesa NATO è scesa dal 64% nel 2024 al 59% nel 2025. Un segnale chiaro che l’Europa sta iniziando ad assumersi maggiori responsabilità.

Come ha detto lo stesso Rutte: "Per troppo tempo gli alleati europei e il Canada hanno fatto eccessivo affidamento sulla potenza militare degli Stati Uniti, ma c'è un vero cambiamento di mentalità."

E a proposito di fare di più…

Al vertice dell'Aia dello scorso giugno, i 32 alleati hanno fissato un nuovo ambizioso traguardo: portare la spesa complessiva al 5% del PIL entro il 2035.

L’obiettivo è articolato in due componenti:

  • 🎯 3,5% del PIL per le spese militari tradizionali (ovvero armi e truppe)

  • 🔒 1,5% del PIL per voci correlate, come cybersecurity e adattamento di strade e ponti per veicoli militari

Il caso italiano: 2% sì, ma con riserve

Anche l’Italia, ufficialmente, ha raggiunto il target del 2%. Il dato comunicato alla NATO è pari al 2,01% del PIL, con una spesa complessiva di oltre €45 miliardi ($51,75 miliardi): un salto significativo rispetto all’1,52% del 2024.

Ma questo aumento va letto con attenzione.

Più che a un incremento reale della spesa militare, il risultato è dovuto in larga parte a un cambiamento nei criteri di contabilizzazione.

L’operazione contabile che fa quadrare i conti

Il punto è che i dati che la NATO pubblica non sono prodotti dall'Alleanza, ma comunicati direttamente dai singoli governi. È il Ministero della Difesa italiano che trasmette a Bruxelles i propri conteggi.

E nel 2025, l'Italia ha allargato significativamente il perimetro di ciò che viene classificato come "spesa per la difesa", aggiungendo circa €14 miliardi di voci che prima non venivano conteggiate. Tra queste:

  • 💰 Pagamenti pensionistici

  • 👮 Quote dei Carabinieri in funzione di polizia

  • 🚛 Mobilità militare (senza dettagli specifici)

  • 💻 Cybersicurezza

In questo modo, il bilancio della Difesa è passato da circa €31,3 miliardi a €45,3 miliardi, permettendo di raggiungere formalmente l’obiettivo del 2%.

Tuttavia, secondo l'Osservatorio Mil€x (che monitora la spesa militare italiana), la spesa militare "pura", cioè quella strettamente legata a personale, esercizio e investimenti in armamenti resta intorno all'1,5% del PIL.

In altre parole, non c’è stato un aumento reale di un terzo in un solo anno: è cambiato soprattutto il modo di calcolarlo.

Questo non significa che non siano in corso investimenti in difesa

L’aumento reale della spesa esiste, ma si manifesterà soprattutto nei prossimi anni.

Alcuni segnali sono già evidenti:

  • 🚀 I fondi per i programmi di acquisto di armamenti nel 2026 hanno toccato il record storico di €13,1 miliardi, in crescita del 60% rispetto al 2022 

  • 🔧 Nei prossimi 15 anni sono programmati oltre €130 miliardi per nuovi sistemi d'arma

Una parte rilevante di questi investimenti dipende però dal programma europeo SAFE (Security Action for Europe), un fondo da 150 miliardi pensato per sostenere il riarmo senza pesare sui bilanci nazionali.

Per l’Italia, al momento, l’accesso a queste risorse è bloccato a causa della procedura di infrazione per debito eccessivo, aggravata dall’inflazione degli ultimi mesi.

Insomma

Il 2025 segna un punto di svolta per la NATO: tutti i Paesi hanno raggiunto il 2%, l’Europa aumenta il proprio peso e si guarda già a obiettivi più ambiziosi.

Per l’Italia, però, il risultato è in parte formale. Tra riclassificazioni contabili e vincoli finanziari, il percorso verso un reale aumento della spesa militare resta ancora aperto.

Secondo te, è giusto che l'Italia aumenti la spesa per la difesa?

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