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🇷🇺 La Russia, tra i primi esportatori di carburante al mondo, ora tratta per importarlo

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Il menù di oggi prevede:
🇷🇺 La Russia, tra i primi esportatori di carburante al mondo, ora tratta per importarlo
🎾 Wimbledon, la macchina da soldi
GEOPOLITICA
🇷🇺 La Russia, tra i primi esportatori di carburante al mondo, ora tratta per importarlo

La Russia è il secondo esportatore mondiale di petrolio greggio e il terzo di prodotti petroliferi raffinati. Eppure martedì il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ammesso che Mosca sta trattando con vari Paesi (che non ha voluto nominare) per importare carburante.
"A prezzi accettabili", ha precisato.
Ma il punto non è il prezzo: è che la Russia lo stia dicendo pubblicamente.
Ma cosa sta succedendo esattamente?
Per la prima volta dall'inizio della guerra in Ucraina, il Cremlino apre esplicitamente alla possibilità di comprare carburante all'estero per sostenere il mercato interno.
Una svolta clamorosa per un Paese che negli ultimi decenni ha costruito gran parte della propria influenza economica e geopolitica proprio sull'export energetico.
Il motivo è semplice: gli attacchi ucraini alle infrastrutture petrolifere russe stanno facendo male, e le loro conseguenze sono ormai impossibili da ignorare anche per il regime.
La campagna ucraina di “sanzioni coi droni“
L'Ucraina chiama così la sua strategia contro le raffinerie russe: attacchi che, a differenza delle sanzioni economiche occidentali, producono effetti immediati e visibili. L'obiettivo è duplice:
❌ Privare Mosca di una fonte di finanziamento consistente
🔴 Far sentire alla popolazione russa il peso della guerra
Lo sviluppo di missili e droni sempre più efficaci ha permesso a Kiev di colpire non solo più in profondità nel territorio russo, fino alla Siberia, ma anche le zone meglio difese, come è avvenuto a metà giugno in uno dei maggiori attacchi della guerra contro un'importante raffineria di Mosca.
I numeri parlano chiaro:
🛢️ Almeno tre grandi raffinerie colpite di recente, tra cui l'impianto di Krasnodar (4 milioni di tonnellate/anno), uno a Yaroslavl e uno vicino a San Pietroburgo
📉 -25% la produzione di benzina rispetto ai livelli di giugno 2025
🚢 -15% le esportazioni marittime di prodotti petroliferi nella prima metà di giugno
⚙️ 28% della capacità russa di raffinazione compromessa, secondo l'ex dirigente di Gazprom Neft Sergey Vakulenko
Gli effetti sulla popolazione russa
Le conseguenze non restano confinate agli uffici del Cremlino. Ci sono state carenze di carburante in tutto il Paese, non solo nella Crimea occupata, con code lunghissime ai distributori. I disagi si registrano perfino a Mosca, città che di solito viene protetta dal regime proprio per la sua importanza politica.

Di fronte alla crisi, Mosca ha già sospeso temporaneamente le esportazioni di benzina e carburante per aerei, per privilegiare l'approvvigionamento interno.
Il governo starebbe anche valutando di autorizzare la produzione di benzina Euro-2, vietata dal 2013 perché può danneggiare i motori moderni, ma ancora utilizzabile sui mezzi più vecchi.
Le contromisure (e la retorica) del Cremlino
Domenica scorsa Putin ha ammesso in un discorso televisivo alla nazione (un fatto raro) che gli attacchi ucraini stanno creando problemi, parlando di "una certa carenza" e di un "periodo difficile" per il settore energetico.
Come contromisure, il Cremlino promette più difesa aerea sulle infrastrutture, riparazioni accelerate e sussidi al carburante importato anche se le importazioni via mare ci metterebbero settimane ad arrivare, e peserebbero su un bilancio già provato da oltre quattro anni di guerra.
Eppure, ammettere i problemi non ha smorzato la visione massimalista di Putin: nello stesso discorso di domenica ha rilanciato sull'occupazione della "Novorossiya", termine di epoca zarista che include le città ucraine di Kherson e Zaporizhzhia, più territorio di quanto Mosca avesse chiesto nelle ultime trattative mediate dagli Stati Uniti

Il tallone d’Achille della Russia
L’Ucraina, attraverso attacchi mirati con i droni, sta colpendo esattamente il tallone d'Achille dell'economia russa: l'energia. E lo sta facendo in un momento politicamente delicato, con le elezioni legislative di settembre alle porte (non libere, ma comunque usate dal regime come strumento di legittimazione) e il Cremlino che avrebbe preferito evitare proprio questo tipo di tensioni sociali.
Il fatto che il Cremlino ammetta pubblicamente le difficoltà, pur senza rinunciare ai propri obiettivi territoriali, dice più di qualunque bollettino di guerra: le crepe, questa volta, si vedono anche da Mosca.
Secondo te la Russia reggerà questa pressione economica? |
SPORT & BUSINESS
🎾 Wimbledon, la macchina da soldi

È da poco iniziato Wimbledon, lo Slam più prestigioso del tennis, in programma dal 29 giugno al 12 luglio.
Sull'erba di Church Road la tradizione resta intatta: il bianco obbligatorio, le fragole con la panna, la coda davanti ai cancelli.
Ma dietro quel fascino d'altri tempi si nasconde una macchina finanziaria che vale centinaia di milioni: un montepremi mai così alto, i big che spingono per avere di più e posti in tribuna venduti come titoli di Borsa.
Un montepremi mai visto
L'All England Lawn Tennis Club (AELTC), che organizza il torneo, ha annunciato un aumento del 20%, portando la dotazione complessiva a un livello record:
🏆 £64,2 milioni (circa €74,3 milioni) di montepremi totale
👑 £3,6 milioni a testa per chi vince il singolare maschile e femminile
🎾 £80mila già a chi esce al primo turno
📈 +25% per i compensi delle qualificazioni, per sostenere una fascia più ampia di professionisti
Numeri da capogiro. Eppure, paradossalmente, arrivano in un momento di forte tensione tra i giocatori e chi organizza i tornei.
I big del tennis chiedevano da tempo l’aumento del montepremi
Il punto centrale è la distribuzione dei ricavi. Un gruppo informale di top player, noto come “Project Redeye”, sostiene che la quota destinata ai tennisti sia diminuita nel tempo rispetto alla crescita esponenziale degli introiti dei tornei.
I conti dell’AELTC parlano di un fatturato di circa £423 milioni nell’esercizio chiuso a luglio 2025.

I giocatori chiedono che la quota del montepremi venga portata almeno al 22% dei ricavi, in linea con quanto già avviene nei tornei ATP e WTA 1000.
La risposta del club
L'AELTC, però, non ci sta. La presidente Deborah Jevans ha respinto l'idea di legare automaticamente il montepremi ai ricavi. La tesi del club è che una parte importante delle entrate venga reinvestita nello sviluppo delle infrastrutture e nel sostegno al tennis di base, con circa il 90% dei profitti destinato alla Lawn Tennis Association.
Insomma, due visioni opposte su cosa sia "giusto".
Un malcontento più ampio
La tensione non riguarda solo Londra. Sempre più giocatori criticano il lavoro degli organizzatori. Negli ultimi mesi, alcuni big hanno ridotto la partecipazione agli incontri con la stampa in segno di protesta.
La PTPA (Professional Tennis Players Association) ha avviato un’azione legale contro le principali istituzioni del tennis, accusandole di gestire un sistema squilibrato a favore degli organizzatori.
Ed infatti, gli altri tornei dello Slam hanno aumentato i premi rispetto al 2025:
Roland Garros: +9,5%
Australian Open: +16%
US Open: +20% nell’ultima edizione
Biglietti come strumenti finanziari
C’è poi un altro aspetto, meno sportivo ma altrettanto rilevante: il mercato dei biglietti.
Di recente una coppia di posti sul Centre Court è stata venduta per £586mila, circa €678mila (no, non è un errore di battitura!).
Il segreto sono le debenture: strumenti finanziari emessi dall'AELTC che danno diritto ad accedere ai posti più prestigiosi del torneo che possono essere rivenduti liberamente sul mercato secondario, senza limiti di prezzo. E poiché sono classificate come prodotti finanziari, sfuggono alle norme anti-bagarinaggio che nel Regno Unito vietano di rivendere i biglietti sopra il valore nominale.
Chi acquista una debenture ottiene un posto riservato sul Centre Court per tutti i 14 giorni del torneo, per 5 edizioni consecutive. Un privilegio esclusivo che garantisce l’accesso agli incontri più importanti e può rivelarsi anche un investimento incredibilmente redditizio.
Per il club, il sistema delle debenture è una macchina da soldi: l'ultima emissione, nel 2024, ha raccolto £292 milioni. Per gli investitori, un affare: un singolo posto per la finale maschile arriva a costare circa £29mila sulle piattaforme di rivendita.
Le debenture riguardano solo il 16,7% dei quasi 15mila posti del Centrale: la maggioranza dei biglietti resta sui canali ufficiali, con i tradizionali ground tickets in vendita da appena £33.
Insomma…
Wimbledon è ancora il tempio della tradizione, ma è anche un sofisticato mercato finanziario, sospeso tra l'erba accessibile a tutti e i palchi riservati a fondi e miliardari.
I campioni reclamano una fetta più grande, il club difende il suo modello, e intanto i posti migliori vengono scambiati come azioni. Una cosa è certa: dietro le fragole con la panna, a Church Road, gira moltissimo denaro.
Wimbledon sta diventando più una macchina finanziaria che un evento sportivo? |

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