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🐉 La Cina sta vincendo la guerra in Iran senza combatterla?


Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!
Il menù di oggi è offerto da Baker Hughes:
🐉 La Cina sta vincendo la guerra in Iran senza combatterla?
💸 8.000 licenziamenti per comprare più GPU: il calcolo (rischioso) di Meta
IN COLLABORAZIONE CON Baker Hughes
💼 Quali saranno le professioni che cambieranno il mondo?
Innovazione tecnologica, transizione energetica, climate tech… sono tanti i settori che nei prossimi anni trasformeranno il mondo del lavoro. Eppure, per molti studenti restano ancora un territorio inesplorato.
Ed è proprio qui che entra in gioco "Your Future in STEAM", il progetto di orientamento gratuito di Baker Hughes, azienda leader nel settore delle tecnologie energetiche e industriali, realizzato in collaborazione con le principali università italiane e Librì Progetti Educativi, pensato per avvicinare gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado alle discipline e alle carriere STEAM.
Ad oggi, oltre 15.000 studenti hanno già partecipato.
E il bello è che non si tratta solo di teoria:
🎤 Inspirational speech con professionisti dell'industria e docenti universitari
🏭 Visite guidate negli stabilimenti Baker Hughes in tutta Italia
💡 Tematiche concrete come digitalizzazione, energie rinnovabili e innovazione
💻️ Tanti contenuti on demand da rivedere quando vuoi
Il progetto è rivolto agli studenti delle classi III, IV e V delle scuole secondarie di secondo grado, con eventi in presenza in varie città d’Italia, da Firenze, Massa, Avenza a Bari, Vibo Valentia e Talamona.
Guarda il video per scoprirne di più 👇
GEOPOLITICA
🐉 La Cina sta vincendo la guerra in Iran senza combatterla?

Mentre gli Stati Uniti bombardano e l’Iran resiste, c’è un paese che sta guardando tutto da lontano e intanto raccoglie i frutti di questo conflitto.
Non ha sparato un colpo. Non ha mandato soldati. Eppure, tra tutti gli attori in campo, la Cina potrebbe essere quella che uscirà più rafforzata da questa guerra.
Ma cosa sta succedendo esattamente?
Da quando, il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno avviato i bombardamenti sul territorio iraniano, il Medio Oriente si è trasformato in un teatro di guerra di cui (per ora) non si vede la fine.
Il cessate il fuoco dell’8 aprile sta per concludersi e i negoziati ad Islamabad si sono arenati in appena 21 ore sui soliti nodi irrisolvibili, il programma nucleare iraniano in primis.
Intanto lo Stretto di Hormuz continua ad aprirsi e chiudersi: prima bloccato dagli iraniani e ora dalla flotta statunitense.
Nel mezzo di tutto questo caos, Pechino osserva. E manovra.
Il doppio gioco di Pechino
In pubblico, la Cina ha mantenuto un profilo rigorosamente neutrale: inviti al cessate il fuoco, richiami al diritto internazionale, nessuno schieramento.
In privato, il quadro è molto diverso.
Negli ultimi giorni, diverse testate internazionali hanno rivelato che Pechino avrebbe:
🚀 Fornito componenti per missili e droni all'Iran
🛰️ Venduto un satellite spia che avrebbe permesso all'Iran di colpire basi USA nei paesi del Golfo
📡 Dato accesso a stazioni di rilevamento gestite da aziende cinesi
🤝 Avuto un ruolo nel convincere l'Iran ad accettare il cessate il fuoco
Il governo cinese ha smentito in parte, glissato sul resto.
Perché la Cina non può permettersi di perdere l’Iran?
La Cina non aiuta l'Iran per simpatia ideologica. Lo fa per interesse.

🛢️ La Cina acquista almeno l'80% del petrolio iraniano, spesso a prezzi scontati grazie alle sanzioni che tengono lontani gli altri acquirenti
🌊 Attraverso Hormuz passa circa un terzo di tutto il petrolio che importa
🏗️ Negli ultimi anni ha investito circa $10 miliardi in infrastrutture iraniane nell'ambito della Belt and Road Initiative (metropolitane, reti energetiche, industria)
Una destabilizzazione prolungata dell’Iran o una chiusura permanente di Hormuz, colpirebbe direttamente l’economia cinese.
La Cina non può permettersi di scegliere
Eppure Pechino non può permettersi di abbracciare troppo apertamente Teheran.
Negli ultimi anni i paesi del Golfo (Arabia Saudita, Emirati, Qatar) sono diventati partner commerciali e tecnologici sempre più strategici per il Paese del dragone.
E così, mentre la guerra è ancora in corso, il principe ereditario di Abu Dhabi (bersaglio di attacchi missilistici iraniani) è andato a Pechino e Xi lo ha ricevuto con tutti gli onori.

Xi Jinping e il principe ereditario di Abu Dhabi, Khaled bin Mohamed
Proprio in quella occasione, Xi ha presentato un piano di pace in quattro punti. I dettagli del piano sono vaghi, il messaggio no: la Cina si candida a mediatore globale.
Il 14-15 maggio arriverà anche Trump a Pechino, per un vertice che dovrebbe ridefinire i rapporti commerciali e strategici tra le due superpotenze per i prossimi anni. I dazi sono ancora alti, le tensioni tecnologiche pure, ma entrambe le parti hanno interesse a trattare.
Ogni mossa cinese è calibrata per non compromettere quell'appuntamento.
Ma quindi, chi sta davvero vincendo?
Mentre Trump insulta gli alleati, si contraddice ogni giorno e stravolge gli equilibri globali, Xi Jinping si presenta come il contraltare: stabile, affidabile, diplomatico.
Per i paesi del Sud globale, che guardano con crescente diffidenza agli Stati Uniti, questo conta enormemente.
La Cina non ha risolto la crisi. Non ha un piano di pace credibile. Ma ha dimostrato una cosa: sa gestire il caos creato dagli altri.
Non è ancora una leadership dichiarata. Ma è già qualcosa di più di una presenza silenziosa.
Come ha scritto il giornalista Pierre Haski: "Xi Jinping deve ringraziare Donald Trump per questo regalo."
Secondo te, chi uscirà rafforzato da questa guerra? |
TECH
💸 8.000 licenziamenti per comprare più GPU: il calcolo (rischioso) di Meta

Meta ha annunciato il taglio di quasi 8.000 dipendenti, il 10% della sua forza lavoro globale. Si tratta della prima ondata di un piano (tristemente) più ambizioso che punta a ridurre fino al 20% del personale entro fine anno.
L'obiettivo non è risparmiare: quei soldi verranno reinvestiti direttamente nell'acquisto di GPU per addestrare i modelli di intelligenza artificiale dell'azienda.
I numeri che rendono chiara questa decisione
Nel 2025 Meta ha speso $72,2 miliardi in infrastruttura AI, quasi il triplo rispetto al triennio 2019-2021 messo insieme.
Per il 2026 la guidance sale a $135 miliardi, quasi il doppio dell'anno precedente.
L'impegno totale annunciato da Zuckerberg direttamente a Trump è di $600 miliardi entro il 2028 in data center e potenza di calcolo sul suolo americano, il più grande piano di investimento privato in infrastrutture della storia degli Stati Uniti.
GPU in, dipendenti out: la logica del trade off
Zuckerberg non ha girato intorno al concetto.
"Progetti per cui prima servivano grandi team ora possono essere condotti da una singola persona di grande talento", ha dichiarato a gennaio. Un'ammissione che suona come strategia industriale più che come consolazione per i licenziati.

La logica è brutalmente lineare. Tagliare i ruoli di supporto, amministrativi e mid-level libera decine di miliardi di budget operativo, che vengono reindirizzati verso GPU e cluster di calcolo, che a loro volta addestrano modelli destinati a sostituire ulteriore forza lavoro.
È una scommessa circolare: si licenziano persone per comprare macchine che servono a non dover riassumere quelle persone.
Ma Meta non è sola
Nell'ultimo anno e mezzo, l'intera industria tech ha imboccato la stessa strada.
🪟 Microsoft ha tagliato circa 15.000 posti nel 2025, mentre il CEO Satya Nadella ha dichiarato apertamente che l'AI scrive già tra il 20% e il 30% del codice aziendale. Il budget destinato all'AI quest'anno è di $145 miliardi
📦 Amazon ha eliminato oltre 14.000 ruoli corporate nel 2025, la più grande ondata di licenziamenti della sua storia. L'AD Andy Jassy è stato esplicito: "Con l'AI generativa avremo bisogno di meno persone per alcuni dei lavori che vengono svolti oggi."
🔵 IBM ha già sostituito centinaia di ruoli HR con agenti AI, tagliando tra 2.000 e 3.000 posizioni nell'ultimo trimestre
☁️ Salesforce ha licenziato 4.000 addetti all’assistenza clienti mentre i suoi agenti AI gestiscono ormai un milione di conversazioni al giorno
🏢 Accenture ha tagliato oltre 11.000 persone con una frase del CEO Julie Sweet destinata a diventare un caso di studio: "Chi non può essere riqualificato verrà escluso."
In totale, il settore tech ha eliminato oltre 260.000 posti in soli 18 mesi.
Eppure qualcosa non torna
Google, Amazon, Microsoft e Meta spenderanno insieme circa $650 miliardi in infrastruttura AI solo quest'anno, una cifra senza precedenti nella storia dell'industria tecnologica.

Il problema è che il ritorno sull'investimento non è ancora così evidente. Nessuna delle grandi piattaforme ha ancora mostrato un flusso di cassa netto positivo generato direttamente dall'AI, mentre i costi di addestramento e inferenza continuano a crescere.
Gli investitori aspettano numeri concreti, non promesse di una rivoluzione ancora tutta da dimostrare.
Ma alla fine, l’AI distrugge o crea lavoro?
È la domanda che divide economisti, CEO e lavoratori tech da almeno due anni, e i dati non danno ancora una risposta definitiva. Da un lato 260.000 posti eliminati in 18 mesi solo nel settore tech. Dall'altro, nuove figure professionali che tre anni fa non esistevano e oggi vengono pagate a cifre record.
La storia delle grandi rivoluzioni tecnologiche dice che nel lungo periodo il lavoro si trasforma più che sparire.
Ma nel breve periodo, per chi perde il posto oggi, quella prospettiva conta poco.
Secondo te, questi licenziamenti nel tech sono… |

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