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💾 La Cina ha un nuovo campione dei chip

 

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!

Il menù di oggi è offerto da Airalo:

  • 💾 La Cina ha un nuovo campione dei chip

  • 👓 Leonardo Del Vecchio: l’orfano che ha messo gli occhiali al mondo

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TECH

💾 La Cina ha un nuovo campione dei chip

Lunedì 27 luglio CXMT ha debuttato alla Borsa di Shanghai e ha chiuso la prima seduta con un rialzo di oltre il 466%.

La capitalizzazione ha sfiorato i $490 miliardi, circa un terzo del valore di tutta Piazza Affari in una sola azienda appena arrivata in Borsa. Per qualche momento CXMT è stata la società più capitalizzata del mercato cinese, davanti perfino a Tencent, il colosso di WeChat e dei videogiochi.

Chi è CXMT?

ChangXin Memory Technologies è nata nel 2016 a Hefei ed è il maggiore produttore cinese di memorie DRAM.

Le DRAM sono i chip che immagazzinano temporaneamente i dati su cui un processore sta lavorando: le trovi in smartphone, computer e server, ma soprattutto sono diventate indispensabili per l'intelligenza artificiale, perché tengono i flussi di dati alimentati a ritmo costante.

Tre numeri per inquadrarla:

  • 🥇 È il 4° produttore mondiale di DRAM, dietro a Samsung, SK Hynix (sudcoreane) e Micron (americana)

  • 🌍 Controlla circa l’8% del mercato globale, quota che secondo alcune stime potrebbe salire all'11-18% entro il 2028

  • 🏛️ È nata con capitale pubblico: il governo locale di Hefei e alcuni fondi statali sono ancora azionisti rilevanti

Un’IPO da record

  • 💰 Ha raccolto 57,9 miliardi di yuan (circa $8,6 miliardi)

  • 📅 È la più grande quotazione cinese degli ultimi 16 anni

  • 🌏 Ed è la più grande IPO asiatica del 2026

  • 📈 Capitalizzazione oltre i 3.300 miliardi di yuan

Ma perché un debutto così clamoroso?

Due motivi che si intrecciano:

  1. 💸 Il prezzo delle DRAM: il boom dell'IA ha fatto esplodere la domanda di memorie, ma al mondo i produttori sono pochissimi. Così i prezzi sono schizzati alle stelle e i clienti hanno pagato di più senza discutere, perché senza quei chip i data center non avrebbero funzionato. Si vede nei conti di CXMT: tra il 2025 e il 2026 i ricavi sono cresciuti del 370% e i costi solo del 30%, con il margine lordo che è passato dal 41% all'83,7%.

  1. 🏛️ Il valore politico: da anni gli Stati Uniti limitano l'accesso delle aziende cinesi ai macchinari più avanzati per produrre semiconduttori, per rallentare le ambizioni tecnologiche di Pechino. L'IPO di CXMT manda quindi due messaggi al mercato: la strategia cinese di costruirsi una filiera dei chip tutta interna sta dando risultati concreti, e in Cina ci sono abbastanza capitali per finanziarla senza passare dai fornitori occidentali.

E i concorrenti come l’hanno presa?

Male. Nella seduta successiva al debutto, sul Kospi, il principale indice della Borsa di Seul:

  • 📉 Samsung ha bruciato il 13,4% del suo valore

  • 📉 SK Hynix il 14,7%

Un tonfo significativo, anche se entrambe le aziende restano ampiamente in guadagno su base annua: circa il 200% per Samsung e il 430% per SK Hynix.

Non tutti, però, considerano l’arrivo di un nuovo concorrente una minaccia. Secondo Peter Lee, managing director di Citigroup Global Markets Korea Securities, una maggiore competizione potrebbe ampliare l’intero mercato, facendo crescere la domanda di chip a vantaggio di tutti i produttori.

Insomma…

CXMT ha firmato un debutto storico, ma il divario tecnologico con i leader mondiali non è ancora colmato: produce soprattutto DRAM convenzionali e resta indietro sulle HBM, le memorie ad alte prestazioni che alimentano i processori dedicati all'IA. Ed è proprio lì che le restrizioni americane sull'export di macchinari continuano a pesare.

Poi c'è un nodo ancora aperto: CXMT è nella lista del Pentagono delle aziende sospettate di collaborare con le forze armate cinesi, ma non è formalmente esclusa dal mercato americano. Il bivio tra mercato e sicurezza tornerà presto sul tavolo.

Secondo te chi vincerà la partita delle memorie per l'IA?

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STORIE IMPRENDITORIALI

👓 Leonardo Del Vecchio: l’orfano che ha messo gli occhiali al mondo

Quando si parla di eccellenza industriale italiana, poche aziende possono competere con Luxottica.

Oggi il gruppo produce centinaia di milioni di occhiali, genera decine di miliardi di euro e controlla marchi come Ray-Ban e Oakley.

Eppure, dietro questo impero c’è la storia di un bambino cresciuto in un orfanotrofio di Milano, che a 14 anni lavorava come garzone in una fabbrica di medaglie.

Come ha fatto Leonardo Del Vecchio a partire dal nulla e costruire uno dei simboli dell’industria italiana? Per capirlo, bisogna tornare all’inizio.

Dall’orfanotrofio alla prima fabbrica

Leonardo Del Vecchio nasce a Milano nel 1935. Il padre muore prima della sua nascita e la madre, rimasta sola con quattro figli e senza risorse, nel 1942 è costretta ad affidarlo all’orfanotrofio dei Martinitt.

Leonardo ci rimane sette anni, imparando una disciplina che lo accompagnerà per tutta la vita.

A 14 anni inizia a lavorare come garzone alla Johnson, una fabbrica milanese di medaglie e articoli metallici. I proprietari notano la sua abilità e lo iscrivono ai corsi serali dell’Accademia di Brera, dove studia disegno e incisione.

È in quegli anni che gli passano tra le mani le prime montature per occhiali. Del Vecchio capisce di avere un talento particolare per quel lavoro: è preciso, meticoloso e più veloce degli altri.

A 23 anni apre una piccola officina a Milano, producendo stampi e componenti metallici per conto di terzi. Tra le diverse lavorazioni, una si dimostra più redditizia delle altre: l’occhialeria.

Il business di Del Vecchio ingrana e nel 1961 due imprenditori veneti gli propongono di aprire uno stabilimento ad Agordo, nel Bellunese, dove il Comune offre terreni gratuiti a chiunque avviI un’attività industriale.

Agordo

Accetta l’opportunità e, il 27 aprile, nasce Luxottica, di cui Del Vecchio detiene inizialmente il 33% delle quote.

La libertà, a caro prezzo

Il rapporto con i due soci veneti si deteriora rapidamente. I due imprenditori trattano Luxottica come un semplice fornitore a basso costo, lasciando all’azienda margini ridotti.

Quando scoprono che Del Vecchio sta cercando clienti propri, ritirano le garanzie bancarie necessarie alla sopravvivenza dell’impresa.

Nell’estate del 1969 Luxottica rimane senza liquidità. Del Vecchio riunisce gli operai e annuncia che, per quel mese, non riuscirà a pagare gli stipendi. Con le lacrime agli occhi, lascia tutti liberi di andarsene.

Nessuno si muove.

Comincia così una corsa contro il tempo per trovare i 90 milioni di lire necessarie a liquidare i soci. Del Vecchio ottiene parte del denaro da un importatore americano e il resto grazie alla garanzia di un industriale mantovano.

Alla fine riesce a rilevare tutte le quote e diventa proprietario unico di Luxottica.

È il momento più rischioso della sua carriera, riassunto da una frase: «O divento ricco, o chiudo».

Ed è proprio da qui che inizia la vera scalata.

Come Luxottica conquista il mondo

Liberatosi dai soci, Del Vecchio cambia strategia: smette di produrre componenti per altre aziende e comincia a realizzare occhiali completi con il proprio marchio.

Al MIDO, la principale fiera internazionale dell’ottica, presenta otto modelli a un prezzo molto competitivo. In soli tre giorni raccoglie ordini sufficienti a coprire due anni di produzione.

Da quel momento segue un’idea precisa: l'integrazione verticale. In pratica, Del Vecchio vuole controllare ogni anello della filiera (progettazione, produzione, distribuzione e vendita) facendo tutto in casa e arrivando direttamente al negozio, senza dipendere da grossisti e intermediari esterni.

Per questo compie una serie di scommesse che all'epoca sembravano azzardate:

  • 1981: acquista metà di Avant-Garde Optics, uno dei principali distributori americani. L’operazione vale quasi quanto il fatturato di Luxottica, ma apre al gruppo il mercato statunitense

  • 1988: firma un accordo con Giorgio Armani. È la prima di numerose licenze con marchi come Chanel, Prada e Versace. L’occhiale diventa un accessorio di moda e i margini aumentano

  • 1990: quota Luxottica a Wall Street. L’anno successivo Del Vecchio diventa l’uomo più ricco d’Italia, superando anche Silvio Berlusconi

  • 1995-1999: acquista LensCrafters, la più grande catena di ottica degli Stati Uniti, e poi Ray-Ban, marchio storico ma in declino. Del Vecchio lo rilancia e ne riporta la produzione ad Agordo

Nel giro di trent’anni, l’ex garzone era riuscito a costruire un gruppo capace di disegnare, produrre, distribuire e vendere direttamente i propri occhiali.

L’ultimo cerchio da chiudere

Nel 2004, vicino ai 70 anni, Del Vecchio lascia la gestione operativa di Luxottica al manager Andrea Guerra.

Dieci anni dopo, però, torna al comando. Non è soddisfatto della direzione presa dal gruppo e vuole affrontare l’ultima grande sfida: controllare anche il mercato delle lenti.

L’obiettivo è Essilor, il colosso francese leader mondiale del settore. Le trattative sono difficili perché entrambe le società vogliono mantenere il controllo.

Del Vecchio minaccia allora di iniziare a produrre autonomamente le lenti, facendo pressione sui francesi e riportandoli al tavolo delle trattative.

Nel 2017 nasce EssilorLuxottica, un gruppo da circa €50 miliardi.

Hubert Sagnières (ex-CEO di Essilor) e Leonardo Del Vecchio (a destra)

Sulla carta sono i francesi ad aver comprato, con sede e quotazione a Parigi. Ma Del Vecchio conserva il 32% delle azioni, mentre gli azionisti francesi ne controllano circa il 4%.

Quattro anni dopo ottiene il pieno controllo del gruppo che, almeno formalmente, "lo aveva acquisito".

L’eredità

Leonardo Del Vecchio muore a Milano nel 2022, a 87 anni, nella stessa città in cui aveva vissuto gli anni più difficili della sua infanzia.

Lascia:

  • 💸 un patrimonio stimato in $27 miliardi

  • 🕶️ il più grande gruppo mondiale dell’occhialeria

  • 🏭️ un modello industriale fondato sul controllo dell’intera filiera

Il giorno del funerale, ad Agordo, operai, dirigenti e collaboratori di diverse generazioni formano lunghe code per salutarlo.

Perché Del Vecchio non ha soltanto costruito un impero globale partendo dal nulla. È riuscito a farlo senza dimenticare la fabbrica, il territorio e le persone che avevano creduto in lui nei momenti più difficili.

Gli è rimasto un solo rimpianto, dichiarato più volte negli ultimi anni: non essere ancora riuscito a «mettere gli occhiali a tutti».

Per scoprire tutti i dettagli sulla vita e sulla carriera di Leonardo Del Vecchio, guarda il nostro ultimo video su YouTube. 👇

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