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🍫 L’incredibile storia della famiglia Ferrero

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!

Ecco cosa offre il menù di oggi:

  • 🍫 L’incredibile storia della famiglia Ferrero

  • 🚄 Italo sbarca in Germania

IN COLLABORAZIONE CON Directa

🎤 Il più grande evento dedicato agli investimenti in Italia torna a Milano

Il 18 giugno, al Superstudio Più, torna il Directa Summit 2026 e con lui una giornata intera fatta di workshop, trading live, talk show e networking.

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    🎙️ Sul Main Stage il concerto di Boosta in apertura, talk show con Nicola Savino, Federica Pellegrini, Marco Casario, Alessandro Costacurta e tanti altri

  • 🍽️ Una Food Area dove fare networking tra una sessione e l'altra

Ci saremo anche noi del Punto, e ci farebbe davvero piacere salutarti di persona.

Ci vediamo a Milano il 18 giugno? 👇🏻

STORIE IMPRENDITORIALI

🍫 L’incredibile storia della famiglia Ferrero

Oggi Ferrero è una delle aziende dolciarie più importanti al mondo: oltre €19 miliardi di fatturato, 50.000 dipendenti e prodotti venduti in più di 170 Paesi. Da Nutella a Kinder, da Ferrero Rocher a Estathé e Tic Tac, i suoi prodotti sono entrati stabilmente nelle abitudini quotidiane di milioni di persone.

Eppure, dietro questo impero globale c’è un’origine sorprendentemente semplice: una piccola pasticceria di provincia e un’idea chiara fin dall’inizio — rendere il cioccolato un piacere accessibile a tutti.

Le origini: un pasticcere con un’ossessione

La storia comincia nel 1898 a Farigliano, in Piemonte, dove nasce Pietro Ferrero. Cresce in una famiglia contadina e, rimasto presto orfano di padre, è costretto a diventare adulto in fretta.

Nel 1920 si trasferisce a Dogliani con il fratello Giovanni e inizia a lavorare come garzone in una panetteria.

Dopo pochi anni decide di mettersi in proprio e apre una pasticceria. Ha poche risorse, ma una grande ossessione: trovare un modo per rendere il cioccolato, allora considerato un bene di lusso, accessibile a tutti.

Passa ore a sperimentare nuove ricette nel retrobottega, tanto da essere soprannominato “lo scienziato”.

Nel 1924 sposa Piera, che diventa un sostegno fondamentale nella gestione della sua pasticceria. Poco dopo nasce il figlio Michele e la famiglia si trasferisce ad Alba, destinata a diventare il cuore dell’azienda.

L’intuizione che cambia tutto

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il cacao diventa raro e troppo costoso. Pietro Ferrero non si arrende e, con un’intuizione semplice ma brillante, lo sostituisce con le nocciole piemontesi, abbondanti e di grande qualità.

Nel 1945 prende così vita la Pasta Gianduja: una crema solida di nocciole e cacao, avvolta nella stagnola e pensata per essere tagliata a fette e spalmata sul pane. Un prodotto nuovo, più accessibile rispetto al cioccolato tradizionale.

Il successo è immediato.

Nel giro di un anno la produzione cresce rapidamente e la piccola realtà artigianale di Pietro si trasforma in una vera azienda, con decine di dipendenti.

Ma nel 1949, proprio mentre tutto sta decollando, Pietro muore improvvisamente. A raccogliere il suo sogno è il figlio Michele, appena ventitreenne.

Michele e la signora Valeria

Michele Ferrero prende in mano l’azienda senza una formazione accademica, ma con un vantaggio enorme: è cresciuto dentro il laboratorio del padre e conosce il mestiere dall’interno.

Ha una guida semplice ma potentissima, riassunta in una frase che ripete ai collaboratori: “Ca piasa a madama Valeria” — deve piacere alla signora Valeria, la consumatrice tipo, la madre italiana che fa la spesa e decide cosa portare a casa.

È proprio questa attenzione quasi ossessiva al cliente a diventare il cuore del successo Ferrero.

La conquista dell’Europa

Nel 1956 Michele compie una scelta audace e apre il primo stabilimento Ferrero all’estero, in Germania. Molti competitor la considerano una mossa rischiosa, ma si rivelerà invece un successo.

Proprio lì nasce uno dei primi grandi prodotti internazionali dell’azienda, Mon Chéri.

Da quel momento l’espansione accelera rapidamente e Ferrero si diffonde in tutta Europa, raggiungendo Francia, Belgio, Olanda, Regno Unito, Austria, Svezia e Svizzera.

Alla base c’è una strategia innovativa per l’epoca, non esportare semplicemente dall’Italia ma produrre direttamente nei Paesi di arrivo, adattandosi ai gusti locali.

L’età d’oro: da Nutella a Ferrero Rocher

Con il vento in poppa, arriva una stagione di innovazioni straordinarie per Ferrero:

  • 🍞 Nutella (1964) — L'evoluzione della Pasta Gianduja: più cremosa, più cacao. Michele testa decine di ricette, valuta nomi come Nussly, Nutina, Nocella, e alla fine sceglie Nutella — inconsapevole di aver approvato un nome destinato a diventare iconico

  • 🍫 Kinder (1968)

  • 🍬 Tic Tac (1969)

  • 🧊 Estathé (1972)

  • 🥚 Kinder Sorpresa (1974) 

  • ✨ Ferrero Rocher (1982) 

Grazie a queste innovazioni, l’azienda diventa leader in Italia e si afferma sempre di più a livello globale.

Alla morte di Michele nel 2015, Ferrero ha raggiunto circa €10 miliardi di fatturato.

Giovanni e la nuova Ferrero

Dopo la scomparsa di Michele, la guida è passata al figlio Giovanni.

Giovanni è consapevole che per competere con i giganti globali come Nestlé e Mars non basta restare nel proprio mercato, e ha così avviato una serie di acquisizioni strategiche:

  • 🌰 Oltan Group (2015): uno dei maggiori produttori di nocciole al mondo, per controllare la materia prima più importante dell'azienda

  • 🇺🇸 Business dolciario USA di Nestlé (2018): $2,8 miliardi per oltre 20 marchi americani

  • 🍪 Biscotti di Kellogg's (2019): $1,3 miliardi, con questa acquisizione Ferrero entra ufficialmente nel mercato dei biscotti

In parallelo ha lanciato i Nutella Biscuits, che nel primo anno hanno venduto oltre un miliardo di pezzi tra Italia e Francia, e successivamente ha portato avanti ulteriori operazioni fino all’ingresso nel mercato dei cereali americano.

Ferrero oggi

Oggi Ferrero è un gruppo globale con:

  • 💶 oltre €19 miliardi di fatturato

  • 👷 50.000 dipendenti

  • 🏭 36 stabilimenti nel mondo

E punta a raggiungere i 25 miliardi nei prossimi anni.

Nonostante la crescita, alcuni elementi restano immutati. La famiglia mantiene il controllo totale del gruppo e l’attenzione ai dipendenti rimane centrale, una tradizione iniziata da Pietro e rafforzata da Michele

Ferrero resta una mosca bianca nel panorama italiano: un'azienda che cresce, produce utili e tiene al benessere dei propri dipendenti. E lo fa tenendo al centro quella signora Valeria che Michele ha sempre considerato la bussola di ogni sua grande scelta.

Non perderti il nostro ultimo video su YouTube sulla Storia di Ferrero👇️

📢 “Ci siamo rotti le p***e dei soliti falsi miti sugli investimenti”

“Investire è troppo complicato”, “troppo rischioso”, “troppo costoso”.

Ormai le abbiamo sentite tutte: nei commenti sotto ai nostri post, in DM, nelle risposte alla newsletter…

…e ci siamo resi conto che dietro ognuna di queste frasi si nasconde un dubbio legittimo che non ha mai trovato una risposta semplice.

Per questo abbiamo deciso di realizzare "NON È VERO!", il nostro primo podcast interamente dedicato a smontare i falsi miti sugli investimenti:

  • 🆓 sono 8 episodi (ovviamente gratuiti)

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Niente gergo tecnico e niente lezioni universitarie: solo risposte chiare per sfatare, una per una, le credenze che tengono ancora troppe persone lontane dagli investimenti.

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TRASPORTI

🚄 Italo arriva in Germania: €3,6 miliardi per sfidare Deutsche Bahn

Italo si prepara a entrare nel mercato tedesco con un grande investimento da €3,6 miliardi. L’obiettivo è portare l’alta velocità anche in Germania e competere con Deutsche Bahn, oggi monopolista.

Dopo aver cambiato il mercato italiano dal 2012, Italo vuole replicare lo stesso modello anche all’estero. I primi treni dovrebbero partire a metà 2028.

Cosa vuole fare Italo in Germania?

L'idea è costruire un'azienda "100% tedesca nella struttura", supportata dall'esperienza operativa maturata in Italia. La nuova controllata, Atrium SE, ha già ottenuto la licenza ferroviaria tedesca e avviato l'iter per il certificato di sicurezza.

Il piano prevede:

  • 🚆 26 treni Siemens Velaro (simili a quelli già usati in Germania)

  • 🚄 tre classi di viaggio

  • 🚉 circa 50 collegamenti al giorno

Le tratte principali saranno:

  • Monaco – Colonia – Dortmund (ogni ora)

  • Monaco – Berlino – Amburgo (ogni due ore)

Si tratta delle stesse direttrici su cui oggi si concentra gran parte del traffico tedesco, proprio come Italo fece in Italia puntando sulle tratte Roma-Milano e Roma-Napoli.

In totale, verranno collegate 18 città su una rete di circa 1.300 km.

Quanto costa il progetto?

L’investimento totale è diviso così:

  • 💰 €1,2 miliardi per l'acquisto dei 26 treni

  • 🔧 €2,4 miliardi per manutenzione trentennale, formazione del personale, servizi IT e investimenti nelle stazioni

A questi si aggiungono circa €250 milioni all’anno per i pedaggi di accesso alla rete ferroviaria

Sul fronte occupazionale, il progetto prevede la creazione di circa 2.500 posti di lavoro diretti e indiretti, oltre a 5.000 addetti coinvolti nella produzione dei treni.

C’è però una scadenza cruciale: il contratto con Siemens deve essere firmato entro giugno 2026. In caso contrario, i tempi di consegna slitterebbero rendendo l’intero progetto difficilmente sostenibile.

Ma perché proprio la Germania?

La scelta non è casuale. Il mercato tedesco presenta caratteristiche simili all’Italia prima dell’arrivo di Italo:

  • 🔄 poca concorrenza

  • 💪 forte presenza di un solo operatore (Deutsche Bahn)

  • ❓ domanda non completamente soddisfatta

In Germania viaggiano ogni anno tra i 110 e i 120 milioni di passeggeri, ma il mercato potrebbe crescere ancora di circa il 40%. Un dato interessante, soprattutto se si pensa che in Italia, con l’arrivo della concorrenza, il numero di passeggeri è aumentato del 120%.

Resta però il tema della qualità del servizio: in Germania solo il 58,5% dei treni arriva puntuale, contro il 62% in Italia. A questo si aggiunge una rete infrastrutturale che necessita di importanti interventi di ammodernamento.

Insomma…

L’idea di Italo è semplice: portare in Germania lo stesso modello che ha funzionato in Italia, cioè più treni, più scelta e prezzi più competitivi.

Non sarà facile, tra costi alti e infrastrutture da migliorare. Ma se il piano funzionerà, dal 2028 il mercato tedesco dell’alta velocità potrebbe cambiare davvero, con una vera alternativa a Deutsche Bahn sulle principali tratte.

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