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L'AI vuole frenare, la Borsa no

Buongiorno, io sono Sara! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l'economia e l'attualità in modo semplice e veloce!

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  • 🤖 L'AI vuole frenare, la Borsa no

  • 🦄 L'Italia ha un nuovo unicorno: Exein vale $1,7 miliardi

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🤖 L'AI vuole frenare, la Borsa no

Per la prima volta dall’inizio della corsa all’intelligenza artificiale, alcuni dei protagonisti che stanno costruendo questa tecnologia stanno chiedendo di rallentarne lo sviluppo.

A lanciare l’allarme è stato Dario Amodei, CEO di Anthropic, una delle aziende che insieme a OpenAI sta sviluppando i modelli di AI più avanzati al mondo.

Una posizione particolare, perché non arriva da un critico esterno della tecnologia, ma proprio da chi sta contribuendo a crearla.

Cosa ha detto Amodei?

Secondo Amodei lo sviluppo dei sistemi più potenti sta procedendo più velocemente della capacità di comprenderne e controllarne i rischi.

Il problema, secondo il CEO di Anthropic, è che la capacità dei modelli sta crescendo rapidamente, mentre gli strumenti per valutarne il comportamento e garantire che rimangano sotto controllo non stanno evolvendo allo stesso ritmo.

Per questo, l’industria dell’AI dovrebbe rallentare il ritmo di rilascio dei sistemi più avanzati, dando più tempo ai sistemi di sicurezza di evolversi insieme alla tecnologia.

A sostegno della sua tesi, Amodei cita soprattutto due elementi:

  • 🔁 I modelli stanno diventando sempre più capaci di migliorare se stessi

  • 🕵️ A luglio alcuni agenti AI di OpenAI, durante un test interno, avrebbero collaborato per infiltrarsi nell’infrastruttura di Hugging Face. L’attività sarebbe durata diversi giorni prima di essere individuata e contenuta dalla piattaforma.

La sua proposta è quindi quella di sottoporre i modelli più avanzati a valutazioni indipendenti prima del rilascio pubblico, così da dare agli esperti esterni il modo e il tempo di valutare davvero i rischi concreti.

La proposta ha trovato il sostegno anche di Sam Altman, CEO di OpenAI, ed Elon Musk, CEO di xAI.

E proprio qui nasce il punto centrale della vicenda.

Perché la proposta di Amodei non riguarda solo il modo in cui verranno sviluppati i prossimi modelli, ma potrebbe influenzare anche il ritmo con cui l’intero settore continuerà a investire e crescere.

La corsa all’AI coinvolge un’intera filiera

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha dato vita a un ecosistema enorme. Infatti, per costruire modelli sempre più potenti servono:

  • 💻 chip avanzati per addestrarli

  • ☁️ infrastrutture cloud per farli funzionare

  • 🏢 data center sempre più grandi

  • 👩‍💻 migliaia di ricercatori e ingegneri

Ed è qui che entrano in gioco aziende che (apparentemente) potrebbero sembrar lontane dall’AI.

Ci sono Nvidia, che produce i chip fondamentali per il settore.

Ci sono Microsoft e Amazon, che forniscono la potenza di calcolo attraverso il cloud.

Ci sono Samsung e SK Hynix, che producono memorie utilizzate nei sistemi di intelligenza artificiale.

E ci sono gli investitori, che negli ultimi anni hanno scommesso centinaia di miliardi di dollari sulla crescita futura del settore.

Per questo motivo, quando Amodei parla della possibilità di rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati, il mercato non guarda solo ad Anthropic o a Open AI… Guarda a tutta la catena.

La reazione dei mercati

Dopo le dichiarazioni di Amodei, la reazione è arrivata rapidamente:

Lunedì 14 settembre:

  • 📉 Samsung Electronics ha chiuso a −4%

  • 📉 SK Hynix, uno dei principali produttori mondiali di memorie per sistemi AI, ha chiuso a −6,4%

  • 📉 SoftBank, tra i maggiori investitori di OpenAI, è arrivata a cedere fino al 13%

  • 📉 ASML ha perso circa il 6%, bruciando oltre €33 miliardi di capitalizzazione

  • 📉 L’indice dei semiconduttori a Wall Street è sceso di circa il 6%, con Nvidia a −3,4%

Lo stesso giorno sono scesi anche chi produce i macchinari per i chip, chi fornisce energia ai data center e chi costruisce l’infrastruttura cloud: Infineon, Siemens Energy, Nokia, Schneider Electric, CoreWeave.

È chiaro quindi che il mercato non sta reagendo solo ai timori legati alla sicurezza in sé…

…sta reagendo alla possibilità che quelle parole possano trasformarsi in un rallentamento concreto dell’intero ecosistema AI.

Quindi siamo davanti a una nuova bolla?

Nessun consiglio di investimento

Ed è qui che entra in gioco il tema più delicato per gli investitori.

Una parte importante del valore attribuito oggi alle aziende legate all’intelligenza artificiale non dipende solo dai risultati già ottenuti, ma soprattutto dalle aspettative sui prossimi anni.

La domanda quindi non è se l’AI sia una tecnologia rivoluzionaria (sicuramente lo è), ma: quanto delle valutazioni attuali è sostenuto dai risultati reali e quanto invece dalle aspettative sul futuro?

E, se ci pensate, è lo stesso dubbio che ha accompagnato molte rivoluzioni tecnologiche del passato.

Alla fine degli anni Novanta internet sembrava destinato a cambiare il mondo - ed effettivamente è stato così.

Il problema è che gli investitori avevano iniziato a pagare prezzi enormi anche per aziende che NON avevano ancora dimostrato un modello di business sostenibile.

E quando la fiducia è crollata, molte società sono sparite…

Ma alcune delle poche sopravvissute sono diventate tra le aziende più importanti del pianeta (Amazon, eBay o Google per citarne alcune).

La lezione è questa: una tecnologia può essere rivoluzionaria, ma non significa che ogni investimento collegato a quella tecnologia sia automaticamente vincente.

Cosa può fare chi investe?

Quando nasce una nuova rivoluzione tecnologica come quella dell’AI, la tentazione è sempre la stessa: trovare il prossimo grande vincitore.

È successo con internet e con le criptovalute - e oggi sta succedendo con l’intelligenza artificiale.

Il problema è che nessuno sa con certezza quali aziende domineranno il mercato tra dieci anni (le società che oggi sembrano imbattibili potrebbero perdere terreno domani).

Per questo uno dei principi più importanti per un investitore è la diversificazione: non puntare tutto su un singolo titolo, ma distribuire il proprio capitale su aziende, settori e Paesi diversi.

Così si può partecipare alla crescita dei grandi trend senza dipendere dal successo di una sola società.

E per investire nei grandi trend globali in modo diversificato c’è Scalable Capital

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Investire comporta dei rischi

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ITALIA

🦄 L'Italia ha un nuovo unicorno: Exein vale $1,7 miliardi

Exein ha chiuso un round di investimento da $270 milioni e raggiunto una valutazione di $1,7 miliardi. L'azienda romana di cybersecurity, fondata nel 2018, entra così nel club degli unicorni, le società che superano il miliardo di valutazione.

Ma cosa fa esattamente Exein?

Fondata da Gianni Cuozzo (CEO), Gerardo Gagliardo (CFO) e Giovanni Alberto Falcione (CTO), Exein protegge dagli attacchi informatici il software che fa funzionare auto, robot, macchinari industriali e dispositivi sanitari, in settori che vanno dall'energia all'aerospazio.

L'azienda opera nel campo della physical AI, cioè quelle tecnologie che permettono alle macchine di percepire, decidere e agire nel mondo fisico: dai robot industriali ai droni fino ai veicoli autonomi.

Il suo prodotto principale si chiama Photon e blocca gli attacchi direttamente all'interno della macchina, prima che possano causare danni, senza bisogno di un antivirus esterno.

Qualche numero per capire la scala:

  • 🔌 La sua tecnologia gira su oltre 2 miliardi di dispositivi connessi

  • 🚨 Ogni settimana intercetta circa 5.000 nuovi attacchi mai visti prima, cinque volte più di un anno fa

  • 🏭 I settori serviti vanno dall'automazione industriale all'automotive, passando per energia, sanità, semiconduttori, aerospazio e robotica

Una crescita che spiega la valutazione

Due anni fa Exein valeva $55 milioni, oggi ne vale $1,7 miliardi, quindi oltre 30 volte tanto.

A trainare questa crescita sono soprattutto i ricavi. Nel primo semestre del 2026 il fatturato ha quasi raggiunto quello dell'intero 2025 e la società prevede di chiudere l'anno con ricavi quadruplicati.

Chi ha investito?

L’ultimo round segue quello da $170 milioni dello scorso anno, ha superato l'obiettivo iniziale ed è stato guidato dal fondo statunitense Headline.

Tra gli investitori ci sono nomi importanti:

  • 🏦 Goldman Sachs e Sofina

  • 🇪🇺 Banca Europea per gli Investimenti (tramite ETCI) e KfW Capital

  • 📡 T.Capital, il venture capital di Deutsche Telekom

  • 💳 L'estensione della linea di credito revolving guidata da J.P. Morgan

A questi si aggiungono gli investitori già presenti, tra cui Balderton e Lakestar.

E adesso?

I prossimi obiettivi sono l'espansione internazionale: un nuovo ufficio nella Bay Area di San Francisco, crescita negli Stati Uniti e nell'area Asia-Pacifico, nuove assunzioni e possibili acquisizioni per "guadagnare tempo su tecnologia o presenza geografica".

Sul fronte tecnologico, Exein sta sfruttando i dati raccolti dai 2 miliardi di dispositivi su cui è installata per addestrare un proprio foundation model. L'obiettivo è creare agenti di sicurezza autonomi capaci di individuare e bloccare gli attacchi alla stessa velocità delle macchine, senza intervento umano.

Il lancio è previsto entro il primo trimestre del prossimo anno.

Il problema è che di Exein ce ne sono troppo poche

Prima di Exein, gli unicorni tech italiani erano nove, per un valore complessivo di €28,8 miliardi e oltre 23.000 dipendenti:

  • 🥄 Bending Spoons (€11 miliardi)

  • 🔬 Technoprobe (€7,9 miliardi)

  • 💻 Reply (€2,4 miliardi)

  • 🤖 Domyn (€1,7 miliardi)

  • 💳 Satispay (€1,6 miliardi)

  • ✍️ Namirial e 🛒 Scalapay (€1,1 miliardi ciascuna)

  • 🔎 Facile.it e 🚗 Prima (€1 miliardo ciascuna)

In totale, dieci aziende, sei delle quali a Milano. Nel Regno Unito sono 200, in Germania oltre 90, in Francia oltre 50. Persino la Spagna arriva a 15, e nel 2025 le sue startup hanno raccolto dai venture capital quasi il doppio di quelle italiane.

Le ragioni sono sempre le stesse: capitale di rischio che scarseggia nella fase di crescita, burocrazia, avversione al rischio, e talenti che vanno a cercare i soldi altrove

Exein è la prova che l’Italia può creare campioni tecnologici globali. La sfida ora è fare in modo che non restino casi isolati, ma diventino la normalità.

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Il 20 settembre 1870 i bersaglieri aprirono la Breccia di Porta Pia ed entrarono a Roma: finì il potere temporale dei papi e la città divenne di lì a poco capitale del Regno d'Italia.

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