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📈Inflazione di nuovo in salita

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!
Ecco cosa offre il menù di oggi:
📈 Inflazione di nuovo in salita: cosa sta succedendo ai nostri soldi?
🚗 Stellantis riparte: il piano da €60 miliardi per non restare indietro
IN COLLABORAZIONE CON: Scalable Capital
📈 Inflazione di nuovo in salita: cosa sta succedendo ai nostri soldi?
Dopo mesi di discesa, l'inflazione torna a far parlare di sé.
Ad aprile l'Istat ha certificato un aumento dei prezzi al consumo del +2,7% su base annua, trainato soprattutto dal balzo degli energetici, che da soli sono cresciuti del +9,5%.
Un dato che riporta l'attenzione su un tema che molti italiani speravano di essersi lasciati alle spalle: la perdita di potere d'acquisto.
Ma da dove arriva questo rimbalzo?
La risposta è una sola e passa da una zona geografica molto precisa: lo Stretto di Hormuz.
In questo braccio di mare largo poco più di 30 km, tra Iran e Oman, passa infatti circa il 20% del petrolio mondiale.

E ogni volta che le tensioni in Medio Oriente si intensificano, il rischio di un'interruzione (anche solo parziale) dei flussi energetici si traduce subito in un aumento del prezzo del barile.
Il meccanismo è semplice:
⚠️ Tensione geopolitica → blocco delle forniture
🛢️ Prezzo del petrolio in salita
⛽️ Carburanti, gas ed elettricità più cari
🛒 Aumento dei costi lungo tutta la catena produttiva, fino al prezzo finale al consumatore
E infatti il rincaro degli energetici (+9,5%) si sta riflettendo a cascata anche su altre voci, dai trasporti ai beni alimentari.
C’è poi un altro fattore che spesso passa inosservato
Si tratta dell’inflazione acquisita.
È un concetto tecnico ma utile da capire.
L'inflazione acquisita è quella parte di inflazione annua che è già "scritta" nei dati, anche se i prezzi smettessero di salire da domani. Funziona un po' come il chilometraggio di un'auto: una volta percorsi, quei chilometri restano lì, anche se ti fermi.
In pratica, per come si sono mossi i prezzi nei primi mesi dell'anno, una buona parte dell'inflazione 2026 è già stata accumulata.
Tradotto: anche nello scenario più ottimistico, gli italiani continueranno a fare i conti con prezzi più alti per buona parte dell'anno.

E nel frattempo, il potere d’acquisto si assottiglia
Il punto è che l'inflazione non è solo un numero da telegiornale.
È un'erosione silenziosa, che agisce su due fronti contemporaneamente:
🛒 Da un lato il carrello della spesa, che pesa sempre di più, con le famiglie costrette a rivedere le proprie abitudini di consumo
💶 Dall'altro, gli stipendi che, salvo adeguamenti contrattuali, restano fermi - e quindi valgono meno in termini reali
E c’è un terzo aspetto, forse il più sottovalutato di tutti
Ed è quello della liquidità ferma sui conti correnti.
Secondo le ultime stime, gli italiani detengono oltre €1.500 miliardi sui conti correnti, in larga parte non remunerati.
E con un'inflazione al 2,7%, €10.000 lasciati fermi sul conto perdono circa €270 di potere d'acquisto all'anno.
Una cifra che, moltiplicata per milioni di famiglie, racconta meglio di qualsiasi grafico cosa significhi "inflazione" nella vita reale.
In uno scenario del genere, lasciare i soldi fermi è il vero rischio
Per anni l'idea di "tenere i soldi sul conto" è stata sinonimo di prudenza.
Oggi, in un contesto di crescita debole e di prezzi che continuano a salire, è esattamente il contrario: la liquidità non remunerata è uno degli asset più esposti all'erosione del potere d'acquisto.
Questo non significa correre rischi inutili o esporre i propri risparmi a strumenti complessi, ma semplicemente fare in modo che la propria liquidità lavori, anche solo per coprire l'inflazione.
E qui entra in gioco Scalable Capital
In momenti come questi, il conto deposito non vincolato di Scalable diventa uno strumento utile per chi vuole proteggere la propria liquidità senza rinunciare alla flessibilità.
Ecco cosa offre:
💰 Rendimento del 2,50% lordo annuo variabile, calcolato giornalmente e accreditato mensilmente
🔓 Nessun vincolo di durata: i soldi restano sempre disponibili
⚡ Prelievi immediati, in qualsiasi momento
📱 Tutto gestibile direttamente dall'app, in modo semplice e intuitivo
Insomma, una soluzione pensata per chi vuole mettere al riparo i propri risparmi dall'erosione dell'inflazione, mantenendo però la liquidità pronta all'uso quando serve.
Perché in uno scenario di prezzi in salita e crescita debole, la vera prudenza non è lasciare i soldi fermi: è farli lavorare, anche solo per non perderne il valore.
Investire comporta dei rischi
*Messaggio pubblicitario. Tasso lordo annuo variabile sulla liquidità depositata nel conto deposito non vincolato, composto da tasso base collegato al Tasso di Deposito BCE e tasso bonus discrezionale. Liquidità allocata presso banche partner e fondi monetari riconosciuti. Foglio informativo e condizioni su scalable.capital
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AUTOMOTIVE
🚗 Stellantis riparte: il piano da €60 miliardi per non restare indietro

Stellantis cambia guida e prova a rilanciarsi con una nuova strategia.
Il piano si chiama “Fastlane 2030”, è firmato dal nuovo amministratore delegato Antonio Filosa ed è stato presentato nella sede americana del gruppo, ad Auburn Hills, vicino Detroit.
Le promesse sono tante: €60 miliardi di investimenti, 60 nuovi modelli entro il 2030 e nessuno stabilimento chiuso in Italia.
Il problema è che promettere, per Stellantis, non è mai stato il difficile.
Ma facciamo un piccolo passo indietro…
Come si è arrivati fin qui?
Stellantis nasce nel 2021 dalla fusione tra FCA (Fiat-Chrysler) e il gruppo francese PSA (Peugeot, Citroën). Sulla carta, il quarto produttore di automobili al mondo. Nei fatti, un gigante che negli ultimi tre anni ha perso quota di mercato ovunque.
La strategia dell’ex CEO Carlos Tavares — puntare sui margini più che sul rinnovamento — porta a una gamma sempre più datata. Il risultato è una progressiva perdita di quota di mercato, soprattutto in Europa, e difficoltà lungo tutta la filiera industriale.

Ex-ceo Carlos Tavares
Quando Tavares lascia nel 2025, Stellantis è già in difficoltà: perde terreno nei mercati chiave e mostra segni evidenti di debolezza operativa.
Filosa si ritrova così alla guida di un gruppo ancora imponente per dimensioni e marchi, ma meno competitivo e più fragile.
E Fastlane 2030 è la sua risposta alla crisi di Stellantis.
Il piano FaSTLAne in numeri

Il numero magico è 60, ripetuto fino allo sfinimento durante la presentazione:
💰 €60 miliardi di investimenti totali entro il 2030
🚘 60 nuovi modelli + 50 aggiornamenti di modelli esistenti
📈 Ricavi previsti in crescita da €154 miliardi (2025) a €190 miliardi (2030)
🇺🇸 +25% di crescita attesa in Nord America
🇪🇺 +15% in Europa
Nel dettaglio, dei €60 miliardi:
€36 miliardi saranno destinati a marchi e prodotti
€24 miliardi a piattaforme, motori e tecnologie
Una parte significativa degli investimenti — circa il 60% di quelli sui prodotti — sarà concentrata sul Nord America, considerato il mercato più strategico.
Addio al “tutto-elettrico”
Una delle svolte più nette del piano è l'abbandono della strategia all-in sull'elettrico.
I nuovi modelli combineranno motori elettrici, ibridi e termici, rimettendo al centro le scelte del consumatore.
Il piano introduce anche una chiara divisione tra marchi prioritari e secondari:
🌍 I soldi veri andranno a quattro marchi — Jeep, Ram, Peugeot e Fiat — considerati abbastanza forti da competere globalmente. Da soli, si prenderanno il 70% degli investimenti destinati ai prodotti
🏠 Per tutti gli altri — Chrysler, Dodge, Citroën, Opel, Alfa Romeo — la strategia cambia: niente più ambizioni globali, ognuno si concentrerà sul rispettivo mercato di origine. Lancia e Ds perdono addirittura l'autonomia e finiranno sotto la guida di Fiat e Citroën.
🇮🇹 Fiat → cinque novità: Topolino, Tris, Quattrolino, Next Gen 500 e Pandina
🇫🇷 Citroën → tre modelli, tra cui una nuova 2 Cavalli
🇫🇷 Peugeot → sette nuovi modelli
🇮🇹 Alfa Romeo → due novità
🏎️ Maserati → il piano dedicato arriverà a dicembre da Modena, smentendo di fatto le voci su una possibile vendita del marchio
E l’Italia?
Qui Filosa ha provato a rassicurare, stabilimento per stabilimento:
🏭 Mirafiori (Torino) → aumento della produzione della Fiat 500 ibrida
🔋 Pomigliano d'Arco (Napoli) → produzione di e-car elettriche low-cost (~€15.000), probabilmente con la cinese Leapmotor
🚗 Melfi (Basilicata) → confermato un modello in più, una delle nuove Alfa Romeo
🚐 Atessa (Chieti) → resta il nuovo Ducato
Ma le incognite non mancano. Il futuro di Cassino è legato al piano Maserati di dicembre: Filosa si è limitato a dire che "Cassino ha un futuro", senza dettagli.

Anche la produzione motori a Termoli resta da chiarire. I sindacati sono divisi: la FIM-CISL parla di un passo avanti, la FIOM giudica il piano insufficiente e chiede l'intervento del governo.
Insomma…
Il piano c'è, i numeri sono ambiziosi e le parole giuste sono state dette. Ma la Borsa, per ora, non ci crede: il titolo Stellantis ha chiuso la giornata della presentazione a €6,3, in calo del 2%. Arrivando a perdere anche il 7% durante la seduta.
D'altronde, Stellantis ha un problema di credibilità costruito in anni di promesse non mantenute. Fastlane 2030 è un buon punto di partenza — ma la differenza, stavolta, la faranno i fatti.
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