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🇨🇳 Il FMI ha chiesto alla Cina di tagliare i sussidi all'industria

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Ecco cosa offre il menù di oggi:

  • 🇨🇳 Il FMI ha chiesto alla Cina di tagliare i sussidi all'industria

  • ⚖️ La Corte Suprema USA boccia i dazi di Trump (e ora?)

INTERNAZIONALE

🇨🇳 Il FMI ha chiesto alla Cina di tagliare i sussidi all'industria

Il Fondo Monetario Internazionale ha chiesto a Pechino di dimezzare i sussidi statali all'industria.

Il motivo? L'enorme sostegno pubblico alle imprese cinesi sta creando un eccesso di capacità produttiva che genera tensioni commerciali con il resto del mondo.

Ma quanto spende la Cina per sostenere la sua industria?

Secondo le stime dell'FMI, la Cina destina circa il 4% del PIL in sussidi alle imprese in settori strategici (auto, tech e energie rinnovabili in particolar modo), una cifra enorme che il Fondo chiede ora di ridurre di 2 punti percentuali nel medio termine.

Il problema è che queste politiche industriali, se da un lato hanno favorito l'innovazione tecnologica in alcuni settori, dall'altro hanno prodotto effetti negativi sull'economia nel suo complesso, tra cui:

  • 📦 Un'allocazione inefficiente delle risorse e una spesa eccessiva

  • 🚢 Una crescente dipendenza dalle esportazioni manifatturiere come motore di crescita

  • ⚡ Un aumento delle tensioni internazionali, soprattutto dopo il boom delle esportazioni di prodotti ad alto valore aggiunto come i veicoli elettrici

I numeri spaventano il resto del mondo

Queste politiche industriali, combinate con una domanda interna debole, hanno reso la Cina sempre più dipendente dalle esportazioni manifatturiere come motore di crescita.

Il surplus commerciale cinese sui beni ha superato i $1.000 miliardi l'anno scorso, alimentato dall'export di prodotti ad alto valore aggiunto come i veicoli elettrici.

Una situazione che ha generato forti tensioni con l'Occidente, tanto che il presidente francese Macron ha parlato di “squilibri commerciali insostenibili”.

E non è l’unico problema…

Oltre alle pressioni internazionali, Pechino deve fare i conti con diverse sfide interne:

  • 📉 La deflazione, che continua a pesare sull'economia

  • 🛒 La debole fiducia dei consumatori

  • 🧑‍🎓 L'elevata disoccupazione giovanile

  • 🏗️ Il persistente rallentamento del settore immobiliare

Proprio su quest'ultimo punto, il FMI ha proposto un intervento pari al 5% del PIL in tre anni da parte del governo centrale, per completare i progetti residenziali incompiuti e favorire l'uscita dal mercato dei gruppi costruttori vicini al collasso.

Come ha spiegato il vice direttore dell'FMI per l'Asia-Pacifico, gli immobili incompiuti e le ricadute sulla fiducia degli investitori restano "l'elefante nella stanza" dell'economia cinese.

La Cina però non ci sta

Le autorità cinesi hanno risposto al FMI, sostenendo che l'entità e l'impatto dei sussidi industriali sarebbero "significativamente sovrastimati" .

Il FMI, dal canto suo, ha anche suggerito alla Cina di cambiare rotta e puntare su un modello di crescita trainato dai consumi interni, raccomandando misure come l'allentamento delle restrizioni sull'accesso al welfare per i migranti interni, un sistema fiscale più progressivo e un rafforzamento delle pensioni.

Insomma, il messaggio del FMI è chiaro: la Cina deve cambiare modello economico. Ma convincere Pechino a farlo… è tutta un'altra storia.

La Cina riuscirà a cambiare il suo modello economico?

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USA

⚖️ La Corte Suprema USA boccia i dazi di Trump (e ora?)

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimi la maggior parte dei dazi imposti da Donald Trump ai Paesi di tutto il mondo.

La decisione, attesa da mesi, è arrivata con 6 voti a favore e 3 contrari. Una sconfitta pesante su quella che era una questione cruciale per la sua agenda economica e che lui stesso aveva definito come uno dei sistemi tariffari più importanti nella storia degli Stati Uniti.

La reazione di Trump? Il tycoon ha definito la decisione una “vergogna”, assicurando però di avere un piano di riserva.

Ma facciamo un passo indietro

Una volta rientrato alla Casa Bianca, Donald Trump ha profondamente modificato gli equilibri del commercio internazionale, introducendo dazi sulle importazioni negli Stati Uniti provenienti da numerosi Paesi.

Gran parte di questi dazi si basava su una legge chiamata IEEPA (International Emergency Economic Powers Act), che Trump ha utilizzato come base legale per arrogarsi il diritto di imporre tariffe senza passare dal Congresso.

In realtà, la IEEPA è una norma pensata per dare al Presidente poteri straordinari in situazioni di emergenza nazionale, compresa la possibilità di intervenire sulle importazioni di beni stranieri. Ma non menziona esplicitamente i dazi.

Nonostante questo, Trump ha usato proprio la IEEPA per imporre:

  • 🌍 I famosissimi dazi "reciproci", annunciati lo scorso aprile durante il cosiddetto "Liberation Day" alla Casa Bianca

  • 💊 I dazi su Messico, Canada e Cina legati al traffico di fentanyl verso gli Stati Uniti

Perché i dazi sono illegali?

Prima dell’intervento della Corte Suprema, sia il Tribunale federale per il commercio internazionale che una corte d'appello avevano già dichiarato illegittimi i dazi di Trump basati sulla IEEPA.

La questione centrale era (ed è) questa: Donald Trump aveva giustificato l’introduzione dei dazi invocando diverse “emergenze nazionali”, tra cui il deficit commerciale degli Stati Uniti e il traffico di fentanyl. Secondo i giudici, però, queste situazioni non erano sufficienti a legittimare un uso così ampio dei poteri presidenziali previsti dalla legge.

Per Trump, i dazi non sono solo uno strumento di politica commerciale, ma il cuore della sua agenda economica

Li ha sempre definiti come una fonte straordinaria di entrate per le casse federali, arrivando addirittura a ipotizzare che potessero sostituire la tassa sul reddito degli americani. Aveva anche lanciato l'idea di inviare a tutti i cittadini assegni da $2.000 come "dividendo tariffario".

In effetti, i numeri non sono piccoli. La maggior parte delle entrate doganali americane del 2025 proviene proprio dai dazi basati sulla IEEPA:

  • 💵 Solo dai dazi IEEPA: circa $133 miliardi incassati

  • 💰 Entrate doganali totali: tra i $200 miliardi (secondo la Customs and Border Protection) e i $289 miliardi (secondo il Bipartisan Policy Center)

E ora che succede?

Con questa sentenza, i dazi che Trump ha introdotto tramite la IEEPA saranno cancellati. Ma la questione è tutt'altro che risolta, perché ci sono diversi nodi ancora da sciogliere:

  • 💸 Il nodo dei rimborsi: se i dazi sono illegali, le aziende che li hanno pagati potranno chiedere di essere risarcite. E si parla di una cifra che supera i $130 miliardi, con conseguenze potenzialmente molto pesanti per il Tesoro americano

  • 🌐 Il futuro degli accordi commerciali: nell'ultimo anno, Trump aveva usato i dazi come leva per fare pressione su alleati e avversari, negoziando accordi commerciali con diversi Paesi. Che fine faranno ora quegli accordi? E che effetto avrà questo stop sulla guerra commerciale tra Washington e Pechino?

  • 🔄 Trump ha altre strade: la decisione non impedisce a Trump di imporre dazi usando altre leggi.

    E, infatti, poche ore dopo la sentenza, il tycoon ha risposto prima annunciando un dazio globale del 10% per poi alzarlo al 15% il giorno dopo. Questa volta la base legale è la Section 122 del Trade Act del 1974, che consente al Presidente di imporre tariffe per un massimo di 150 giorni senza passare dal Congresso.

Ma è una buona notizia per l’economia globale?

Ni. La caduta dei dazi è senza dubbio un sollievo per chi esporta negli Stati Uniti, visto che queste tariffe avevano stravolto il commercio internazionale nell'ultimo anno.

Il problema è che il mondo si stava adattando (a fatica) alle regole imposte da Trump. E ora, di colpo, quelle regole non valgono più.

Tradotto: si riparte da zero, con il rischio concreto di una nuova ondata di incertezza sui mercati globali. E se c'è una cosa che all'economia non fa mai bene, è proprio l'incertezza…

Questa sentenza è una buona notizia per l'economia globale?

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