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🕷️ Hai capito il cinema?

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!
Il menù di oggi prevede:
🚄 Perché i treni non sono mai in orario?
🕷️ Spider-Man = €€€
TRASPORTI
🚄 Perché i treni non sono mai in orario?
Cantieri sui binari, interruzioni improvvise, coincidenze perse. Se negli ultimi mesi avete preso un treno, probabilmente sapete di cosa stiamo parlando.
Il tema dei ritardi ferroviari è tornato al centro del dibattito dopo i numerosi disagi registrati sulla rete italiana.
In mezzo alle polemiche sono arrivati anche i dati del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, secondo cui nei primi mesi del 2026 la puntualità è stata del:
🚄 77,7% sull’Alta Velocità
🚆 90,6% sui treni regionali

Numeri tutt’altro che disastrosi, che però sembrano scontrarsi con l’esperienza quotidiana di molti viaggiatori.
Ma allora chi ha ragione?
Un po' tutti, perché la puntualità dei treni in Italia si può misurare in due modi diversi. E RFI, che gestisce la rete, utilizza e pubblica entrambi.
🚉 Nessuna esclusione: considera puntuali tutti i treni arrivati entro 5 minuti dall’orario previsto, indipendentemente dalla causa del ritardo. È la puntualità che sperimentano davvero i passeggeri
🏗️ Puntualità RFI: utilizza sempre la soglia dei 5 minuti, ma considera solo i ritardi attribuibili al gestore della rete. Esclude quindi maltempo e scioperi, ma anche i guasti ai treni
Ed è un'esclusione che cambia tutto. Nel triennio 2023-2025, sull'Alta Velocità:
📊 Contando solo i ritardi della rete, la puntualità sta tra il 78% e l'81%
🎒 Considerando tutti i ritardi, quelli che i passeggeri sperimentano davvero, si scende tra il 63% e il 66%
Nel primo caso arriva in ritardo circa un treno su cinque. Nel secondo, quasi uno su tre.
Tra i due indicatori ci sono quindi circa 15 punti percentuali di differenza.
Il 77,7% citato dal ministro Salvini è il primo dato, quello calcolato escludendo tutti i ritardi che non dipendono direttamente da RFI. È dunque corretto, ma restituisce una fotografia più favorevole rispetto a quella vissuta quotidianamente da chi viaggia.
La puntualità sta migliorando?
Non sembra.

L’unica serie storica sufficientemente lunga e omogenea è quella pubblicata dal gruppo FS sulle Frecce. Parte dal 2019 e utilizza una soglia più ampia, considerando puntuali i treni che arrivano entro dieci minuti.
Anche con questo criterio più generoso, i dati mostrano un peggioramento: nel 2025 la puntualità è scesa al 75,3%, ben al di sotto dei livelli registrati tra il 2014 e il 2018.
Ma perché questi ritardi?
Il problema principale è che sui binari italiani circolano molti più treni rispetto al passato, mentre la capacità della rete non è aumentata alla stessa velocità. Sulla Milano-Roma:
🚄 2009: 45 treni al giorno
🚄 2015: 110
🚄 2026: 164
Più convogli sulla stessa infrastruttura significano una rete più congestionata e un sistema maggiormente esposto agli imprevisti.
Basta infatti un guasto, un rallentamento o un problema tecnico per produrre ritardi a catena anche su treni che si trovano a centinaia di chilometri di distanza.
I principali colli di bottiglia si concentrano nei grandi nodi urbani. Ogni giorno transitano:
976 treni a Roma Termini
740 a Milano Centrale
oltre 400 a Firenze Santa Maria Novella
Inoltre, su molte tratte, i treni ad Alta Velocità condividono gli stessi binari con regionali, Intercity e convogli merci. Questo rende più complessa la gestione del traffico e riduce i margini disponibili per recuperare eventuali ritardi.
Oggi la rete dedicata all’Alta Velocità si estende per 1.097 km, ai quali dovrebbero aggiungersene altri 311. Una crescita importante, ma ancora insufficiente rispetto all’aumento dei collegamenti.
E i regionali?
Vanno meglio, con una puntualità stabile intorno al 90%, ma con forti differenze territoriali. I livelli più alti si registrano a Cagliari e Palermo, i più bassi a Milano e Genova, probabilmente per la maggiore complessità dei nodi del Nord.
Siamo i peggiori d’Europa?
No, e forse è il dato più sorprendente.
Nel primo semestre 2025 sono arrivati puntuali il 66% dei treni in Italia, il 63,4% in Germania e il 62% in Portogallo.
Insomma
Il quadro è meno catastrofico di come viene percepito, ma anche meno rassicurante di come viene raccontato. Dipende da quale numero si sceglie.
E il problema di fondo resta la capacità della rete. Nel 2027 in Italia arriverà un nuovo operatore, la francese SNCF Voyages, con almeno 15 nuovi TGV. Più treni, sulla stessa infrastruttura.
E tu, che esperienza hai con i treni? |
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CINEMA
🕷️ Spider-Man: Brand New Day sbanca al botteghino

Spider-Man: Brand New Day ha incassato $927 milioni in appena 3 giorni di programmazione globale: è il secondo miglior debutto mondiale di sempre, superato solo da Avengers: Endgame.
Un numero enorme, che sembrerebbe smentire una volta per tutte i discorsi sulla "crisi del cinema". Ma, come spesso succede, la realtà è più complicata di così.
Un debutto da record, ma non il primo
Il film Marvel Studios e Sony si inserisce in una classifica ristrettissima: quella dei migliori weekend d'esordio nella storia del box office mondiale.
E qui il quadro si allarga, perché a dominare quella classifica sono sempre gli stessi due studios.
I 4 migliori debutti mondiali di sempre appartengono infatti tutti a loro:
🥇 Avengers: Endgame → $1,22 miliardi
🥈 Spider-Man: Brand New Day → $927 milioni
🥉 Avengers: Infinity War → $640 milioni
4️⃣ Spider-Man: No Way Home → $600 milioni
Un dato che dice molto su come si sia ristretto il pubblico "di massa" del cinema: a muovere cifre simili, ormai, restano solo pochi franchise fortissimi.
Per il cinema luglio è stato un mese da record
La notizia positiva è che, secondo i dati Cinetel, nel mese di luglio il box office italiano ha registrato un record: il miglior luglio di sempre per presenze!
🎟️ 7,74 milioni di presenze in sala
💶 €61,2 milioni di incasso complessivo
Il merito è soprattutto di due "film-evento": Odissea e - appunto - Spider-Man: Brand New Day.

Questi numeri sono bastati perché qualcuno iniziasse a sostenere che la crisi del cinema sia ormai superata…
…Ma la realtà - forse - è un po' più cupa di così.
Perché se è vero che i grandi film evento come Odissea, Spider-Man, Oppenheimer + Barbie e pochi altri attraggono ancora grandissime quantità di pubblico, lo stesso non si può dire per la stragrande maggioranza dei film.
Il problema è infatti che l'affluenza media in sala resta su un trend calante, che difficilmente può essere combattuto da qualche poche uscite all’anno che portano la gente davanti al grande schermo.
Perché la gente non va più al cinema?

Le ragioni principali sono soprattutto due:
💰 i costi crescenti di biglietti e cibo in sala, che rendono una serata al cinema una spesa sempre meno leggera
📱 la diffusione di alternative low cost che un tempo non esistevano, come i servizi di streaming
Ed è proprio quest'ultimo punto ad aver cambiato le regole del gioco più di ogni altro.
Con pochi euro al mese, oggi ci si abbona a un catalogo praticamente infinito di film e serie, guardabile comodamente da casa, senza fare la fila alla cassa e senza dover organizzare in anticipo una serata fuori.
E l'offerta, negli ultimi anni, si è moltiplicata: Netflix, Prime Video, Disney+, Now e gli altri competono anche sul prezzo, spingendosi spesso a offerte e promozioni pur di conquistare nuovi abbonati.
A questo si aggiunge un altro fattore: le finestre di distribuzione tra sala e streaming si sono accorciate sempre di più.
Molti film arrivano sulle piattaforme a poche settimane dall'uscita al cinema, riducendo ulteriormente l'urgenza di vederli sul grande schermo.
Il risultato è che, per la maggior parte dei film, lo streaming non è più un ripiego: è diventata l'opzione di default…
…con il cinema che resta un'esperienza speciale - certo - ma spesso riservata ai soli “film-evento” che vale la pena di vedere sul grande schermo.
Due fattori strutturali che - purtroppo - nessun singolo blockbuster, per quanto enorme, può davvero pensare di invertire…
Tu al cinema ci vai ancora regolarmente? |

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Il 4 agosto 1914, in risposta all'invasione tedesca del Belgio, la Gran Bretagna entra nella Prima guerra mondiale, dichiarando guerra alla Germania.
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