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🇨🇺 Cuba apre alle privatizzazioni

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Il menù di oggi prevede:
🇨🇺 Cuba apre alle privatizzazioni
💶 L'Europa vuole il suo euro digitale
GEOPOLITICA
🇨🇺 Cuba apre alle privatizzazioni

Immaginate un Paese dove la luce va via per 20 ore al giorno, dove un'unica petroliera russa tiene in piedi l'intera rete energetica e dove procurarsi pane e medicine è diventato difficilissimo. È questa la realtà di Cuba nel 2026.
Ed è proprio da questo punto di rottura che arriva una svolta storica: l’Assemblea Nazionale ha approvato all’unanimità 176 misure che aprono ampi spazi al settore privato, alla proprietà straniera e, per la prima volta, alle banche private.
E lo fa senza rinunciare, almeno formalmente, al socialismo.
La crisi che ha messo Cuba con le spalle al muro
L’economia cubana è in difficoltà da anni, ma la situazione è precipitata all’inizio del 2026 con il blocco energetico imposto dall’amministrazione Trump.
La Casa Bianca ha messo in atto una strategia tanto semplice quanto brutale: colpire chiunque continui a rifornire l’isola di petrolio. Qualsiasi Paese disposto a farlo si espone infatti a pesanti sanzioni commerciali statunitensi. Le conseguenze sulla vita quotidiana dell’isola sono state immediate e profonde:
⚡ Blackout fino a 20 ore al giorno, che paralizzano ospedali, scuole e trasporti
🍞 Scarsità cronica di cibo, medicine, acqua potabile e carburante
🛢️ Dipendenza da una sola petroliera russa che rifornisce l'intero Paese da mesi
In questo contesto, il presidente Miguel Díaz-Canel ha ammesso per la prima volta che non tutte le responsabilità sono esterne. Ha parlato apertamente di burocrazia inefficiente, lentezza amministrativa e norme obsolete che ostacolano la produzione. Una presa di posizione che rompe con la narrazione tradizionale.

Miguel Díaz-Canel, presidente di Cuba
Cosa prevede il pacchetto di riforme?
Il pacchetto di riforme, presentato dal premier Manuel Marrero, segna una forte decentralizzazione del sistema economico. Tra le novità principali:
🏠 Via libera allo sviluppo immobiliare privato e alla vendita di proprietà statali a cubani, stranieri e connazionali all'estero
🏦 Autorizzate per la prima volta banche private e un mercato dei cambi digitale in tempo reale
🤝 Eliminato l'obbligo di joint venture con lo Stato per gli investitori esteri
🏭 Spazio alle grandi imprese private, libere di assumere oltre cento persone
📦 Più spazio per import-export senza intermediazione statale, e persino l'arrivo di catene di fast-food
Di fatto, viene smantellato uno dei pilastri storici dell’economia rivoluzionaria: il monopolio statale sul commercio estero.
Marrero ha definito il mercato "uno strumento per l'allocazione efficiente delle risorse", frase a dir poco insolita per un alto esponente del Partito Comunista.
Una svolta reale o solo simbolica?
Sul piano simbolico, è una rottura storica. Per la prima volta dal 1959, Cuba ammette in modo esplicito che il modello rigidamente centralizzato ha fallito, e accetta elementi di economia di mercato senza rinnegare formalmente il socialismo.
Eppure, sul piano formale, resta la fedeltà al sistema: Díaz-Canel ha chiuso con il tradizionale “Socialismo o morte!”. Ma stavolta suona più come un atto dovuto che come una promessa. La verità è che, senza riforme, il sistema non regge.

Nella pratica, le riforme puntano a far ripartire i settori chiave dell'isola (turismo, agricoltura e servizi) e convincere i cubani emigrati all'estero a riportare i loro soldi in patria.
Il nodo dell’embargo
Su tutto, però, pesa un ostacolo che Cuba non controlla: l'embargo.
Gli analisti sono chiari: finché le restrizioni finanziarie resteranno in vigore, molte di queste riforme rischiano di rimanere sulla carta. Investire a Cuba significa ancora esporsi a possibili sanzioni americane, un rischio che pochi sono disposti a correre.
Da Washington, infatti, non arrivano segnali di apertura. Il Dipartimento di Stato ha definito le riforme “superficiali” e “segnali di fumo”.
Eppure il vero paradosso è proprio qui. È stato anche grazie alla linea di "massima pressione" di Trump con il blocco energetico, le minacce di intervento, persino l'incriminazione di Raúl Castro, a costringere L'Avana a fare ciò che per anni aveva evitato: aprirsi al mercato.
Il problema è l’attuazione
Non è la prima volta che Cuba annuncia riforme di questo tipo. Già durante l’era di Raúl Castro e il riavvicinamento con Obama, molte misure simili erano state promesse ma mai pienamente realizzate.
Il vero test, quindi, sarà l’attuazione.
Cuba cammina su un filo sottilissimo: aprire abbastanza da far ripartire l'economia, senza aprire al punto da mettere in discussione il potere del Partito.
In geopolitica, come nell'economia, le mezze misure raramente bastano a salvare un sistema in crisi.
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ECONOMIA
💶 L'Europa vuole il suo euro digitale

Immagina di pagare il caffè o la spesa direttamente dal telefono, con dei soldi garantiti dalla Banca Centrale Europea e senza che la transazione passi per i circuiti Visa, Mastercard o PayPal. È l'idea dietro l'euro digitale, e questa settimana ha fatto un passo avanti concreto.
La Commissione ECON del Parlamento europeo ha infatti dato il suo primo via libera al regolamento che apre la strada alla nuova moneta. Non è ancora realtà, ma il progetto a cui la BCE lavora da anni è entrato nella sua fase decisiva.
Ma cos'è esattamente l'euro digitale?
È una valuta digitale emessa dalla Banca Centrale Europea, alternativa alle banconote fisiche. Funzionerebbe tramite un'app gratuita, una specie di portafoglio digitale che opera sia online che offline.
La differenza con quello che usi già oggi è sottile ma enorme: quando paghi con carta o app, ti affidi a circuiti privati (spesso americani). L'euro digitale sarebbe invece moneta pubblica, garantita dalla BCE, esattamente come il contante.
E non sostituirebbe i contanti, ma li affiancherebbe. Un euro digitale sarebbe convertibile 1:1 con un euro fisico e viceversa.
Come ha chiarito la presidente della BCE Christine Lagarde, "finché i cittadini vorranno usare il contante potranno farlo, una cosa non esclude l'altra."

Perché l'Europa lo vuole?
Qui sta il vero punto, ed è geopolitico più che tecnico.
Secondo la BCE, 13 Paesi su 20 dell'area euro dipendono fortemente da circuiti di pagamento internazionali. In pratica, i nostri pagamenti digitali passano spesso per infrastrutture estere, con i dati conservati all'estero e commissioni decise fuori dall'UE.
I nomi sono sempre gli stessi: Visa, Mastercard e PayPal. L'idea è ridurre questa dipendenza, resa ancora più scomoda dall'atteggiamento imprevedibile di Trump verso l'Europa.
A questo si aggiunge un timore concreto: il rischio che le stablecoin (criptovalute agganciate al dollaro) conquistino il mercato dei pagamenti europeo, portando a quella che un eurodeputato ha definito una "dollarizzazione dell'Europa."
Quanto costa e quanto se ne può tenere?
I servizi base sarebbero gratis:
💰 apertura e gestione del conto
📲 almeno uno strumento di pagamento incluso
🔌 pagamenti offline completamente gratuiti
Le commissioni per esercenti e banche avrebbero invece un tetto massimo, per evitare i costi nascosti che oggi gravano su negozianti e consumatori.
C'è poi il tema di quanto se ne possa detenere. Nel regolamento non è scritta una cifra, ma nelle valutazioni della BCE circola la soglia dei €3.000 per conto, pensata per non destabilizzare il sistema bancario (se tutti spostassero i risparmi dalle banche alla BCE, sarebbe un problema).
E adesso cosa succederà?
Il voto di questi giorni non crea l'euro digitale dall'oggi al domani. Ora il testo passa alla plenaria del Parlamento, poi serviranno l'accordo con la Commissione e i governi nazionali. Lagarde auspica di chiudere i negoziati entro il 2026.
La tabella di marcia è questa:
🧪 2027: parte il progetto pilota
⏳ 2027-2029: due anni di sperimentazione
✅ 2029: l'euro digitale diventa realtà nei pagamenti quotidiani
Insomma…
L'euro digitale è molto più di un'app di pagamento. È un tassello della sovranità europea, lo stesso ragionamento che vale per la difesa o l'energia: in un mondo in cui anche un bonifico può diventare un'arma politica, dipendere da infrastrutture altrui è una vulnerabilità.
La strada è ancora lunga e i nodi non mancano, dalla privacy al limite di possesso. Ma stavolta la posta in gioco è chiara: decidere se i pagamenti degli europei debbano restare in mani europee.
E tu lo useresti l'euro digitale? |

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Il 25 giugno 1950 le truppe nordcoreane superano il 38° parallelo ed entrano in Corea del Sud: scoppia la guerra di Corea, che durerà fino al 1953.
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