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🌍 Chi inquina paga: l'ONU vuole tassare i giganti del fossile

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Ecco cosa offre il menù di oggi:

  • 🌍 Chi inquina paga: l'ONU vuole tassare i giganti del fossile

  • 🎬 Warner Bros: chi si aggiudica il deal del secolo?

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AMBIENTE

🌍 Chi inquina paga: l'ONU vuole tassare i giganti del fossile

Nelle stanze delle Nazioni Unite a New York sta circolando una proposta che sta facendo discutere. Si parla di introdurre una sovrattassa sui profitti delle grandi aziende produttrici di combustibili fossili, collegandola direttamente ai danni causati dal cambiamento climatico.

Il principio di fondo è semplice: chi inquina paga. Si tratta di un’idea già presente in alcune leggi ambientali nazionali o regionali(come nel caso del CBAM dell’UE), ma mai applicato su scala globalee.

Ma di cosa si tratta esattamente?

L’idea è creare un meccanismo fiscale internazionale che renda esplicita una realtà di cui si parla da anni ma che finora è rimasta senza conseguenze concrete. Le grani compagnie petrolifere, del gas e del carbone generano ogni anno enormi profitti, ma i costi ambientali delle loro attività (ondate di calore, alluvioni, siccità, migrazioni forzate) li paghiamo tutti.

Il punto, come sottolineano all'ONU, è proprio questo: i profitti restano privati, le perdite sono pubbliche.

La proposta prevede quindi un contributo legato agli utili di questi colossi, da destinare a riparazione, ricostruzione e prevenzione dei danni climatici nei Paesi più vulnerabili.

I numeri in gioco

La cifra di cui si discute è questa: destinando il 20% degli utili dei 100 maggiori produttori di combustibili fossili si potrebbero raccogliere oltre $1.000 miliardi in dieci anni.

Una cifra che, a prima vista, sembra astronomica ma che in realtà corrisponde a una quota relativamente contenuta dei profitti di un settore abituato a fare utili record.

Palazzo delle Nazioni Unite a New York

L’idea non è nuova

Era già stata proposta nel 2022, ma da allora i progressi concreti sono stati pochissimi. Anzi, per ogni passo avanti se ne sono fatti almeno due indietro:

  • Gli Stati Uniti si sono ritirati dai colloqui

  • I Paesi più ricchi hanno spinto per spostare la discussione dall'ONU, dove tutti anche i paesi in via di sviluppo (che sono spesso i più colpiti dai cambiamenti climatici) hanno voce in capitolo all'OCSE, dove siedono solo le economie avanzate

  • Le proposte passate sulla tassazione dei profitti fossili sono state più volte svuotate e diluite fino a perdere qualsiasi mordente, anche per la forte influenza politica ed economica delle grandi aziende del settore

Insomma, la strada è ancora tutta in salita…

E chi ci guadagnerebbe?

A guadagnarci sarebbero soprattutto i Paesi più esposti agli eventi climatici estremi, spesso i meno responsabili delle emissioni globali.

Un esempio su tutti è la Giamaica, dove l’uragano Melissa ha causato danni economici pari a quasi il 40% dell’intero PIL nazionale.

Ad ottobre 2025 la Giamaica è stata colpita dall’Uragano Melissa

Una tassa sui profitti fossili, in un contesto del genere, non avrebbe solo un impatto economico ma contribuirebbe anche ridurre un divario che, altrimenti, continuerà ad allargarsi.

Insomma, la formula che circola tra i Paesi più vulnerabili è semplice e difficile da contestare: "Chi rompe paga."

Convincere chi rompe ad accettarlo, invece, è tutta un'altra storia.

La proposta ONU di tassare i profitti dei colossi fossili per i danni climatici ti sembra…

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MEDIA

🎬 Warner Bros tra Paramount e Netflix: chi si aggiudicherà il deal del secolo?

La vendita di Warner Bros a Netflix sembrava un capitolo chiuso. Accordo firmato, azionisti d'accordo, prezzo stabilito: $27,75 per azione. Fine della storia.

Poi è arrivato Paramount con una proposta più ricca e la storia sembra essere ricominciata da capo.

Formalmente l'accordo con Netflix resta valido, ma il dovere fiduciario verso gli azionisti impone di esaminare qualsiasi offerta alternativa che prometta condizioni migliori.

Le due offerte a confronto

Per capirci:

  • 🟦 Netflix: $27,75 per azione (accordo già firmato e approvato dal CdA)

  • 🟥 Paramount: $30 per azione (proposta rivista tramite OPA ostile, cioè rivolta direttamente agli azionisti contro la volontà del CdA)

A prima vista, il prezzo superiore di Paramount sembra fare la differenza. Ma in operazioni di questa portata il valore per azione è solo una parte dell’equazione. La vera partita si gioca sulla struttura complessiva dell’offerta e sulle garanzie di esecuzione.

Cosa offre Paramount?

L’offerta complessiva è stimata intorno ai $108 miliardi (contro gli $83 miliardi di Netflix) per l’intero gruppo.

Ma l’elemento più innovativo è la cosiddetta ticking fee: una clausola che tutela gli azionisti in caso di ritardi nella chiusura dell’operazione.

Il meccanismo è semplice: se il deal non dovesse chiudersi entro il 2026, dal 2027 Paramount verserebbe $0,25 per azione ogni trimestre di ritardo, pari a circa $650 milioni ogni tre mesi.

In sostanza, eventuali slittamenti dovuti a verifiche antitrust o autorizzazioni regolatorie si trasformerebbero in un compenso economico aggiuntivo per gli azionisti.

Non solo. Paramount si impegna anche a:

  • 💸 Coprire la penale da $2,8 miliardi che Warner Bros. dovrebbe versare a Netflix in caso di rottura dell’accordo già firmato

  • 🏦 Supportare il rifinanziamento del debito del gruppo

Un pacchetto che, almeno finanziariamente, appare molto solido.

Perché allora Netflix resta in vantaggio?

Perché il prezzo non è tutto.

In precedenza, Warner Bros aveva giudicato l’offerta Netflix più forte sotto un profilo fondamentale: la certezza esecutiva. In altre parole, la probabilità che l’operazione venga completata senza ostacoli regolatori o lungaggini antitrust.

Nel settore dei media e dello streaming la scelta del partner industriale non è solo finanziaria, ma strategica. Incide sul posizionamento futuro del gruppo, sulle sinergie operative e sulla capacità competitiva nel lungo periodo.

E adesso che succede?

Netflix ha concesso a WBD una finestra limitata di 7 giorni, fino al 23 febbraio 2026, per avviare trattative con Paramount e consentirle di presentare la sua migliore offerta, che verrebbe considerata definitiva.

Nel frattempo, il board ha ribadito la propria preferenza per l’operazione con Netflix e ha convocato per il 20 marzo 2026 un’assemblea straordinaria degli azionisti, raccomandando di respingere la proposta di Paramount.

Insomma, la partita è ancora apertissima e le prossime settimane saranno decisive per capire chi si aggiudicherà Warner Bros Discovery.

Se fossi un azionista di Warner Bros., cosa faresti?

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