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📱 Apple e Google insieme per l'IA

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Ecco cosa offre il menù di oggi:

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  • 📦 La Cina esporta più che mai

TECH

📱 Apple e Google insieme per l'Intelligenza Artificiale

Due aziende storicamente rivali hanno deciso di collaborare su uno dei fronti più strategici del momento: l’intelligenza artificiale.

Apple e Google hanno annunciato una partnership pluriennale che potrebbe cambiare profondamente il modo in cui l’IA funziona sui dispositivi Apple. Le nuove funzionalità di intelligenza artificiale, incluso Siri, saranno infatti supportate dalla tecnologia Gemini di Google.

Una mossa sorprendente, considerando che Apple è da sempre famosa per sviluppare internamente le proprie tecnologie e mantenere un controllo rigoroso sull’intero ecosistema.

Ma cosa prevede l’accordo?

L'accordo tra i due colossi prevede che le funzionalità di Intelligenza Artificiale di prossima generazione di Apple, incluso l’assistente vocale Siri, saranno alimentate dalla tecnologia Gemini di Google.

In pratica, quando un utente interagirà con Siri su iPhone o iPad, dietro le quinte lavoreranno gli algoritmi e la potenza di calcolo di Google.

Apple, però, ha voluto chiarire un punto fondamentale: il proprio sistema interno, Apple Intelligence, continuerà a funzionare direttamente sul dispositivo, garantendo elevati standard di privacy. I dati degli utenti rimarranno sotto il controllo di Apple, coerentemente con la strategia dell’azienda.

Si tratta quindi di una collaborazione tecnologica che sfrutta le capacità di Google senza rinunciare alla tutela dei dati personali.

I termini economici

I dettagli finanziari dell’accordo non sono stati comunicati ufficialmente. Tuttavia, secondo Bloomberg, Apple pagherà circa $1 miliardo all’anno a Google per l’utilizzo della tecnologia Gemini.

Google è sempre più centrale nell’ecosistema Apple

Questa partnership rafforza ulteriormente la presenza di Google sui dispositivi Apple.

Da anni, infatti, Google Search è il motore di ricerca predefinito su iPhone, iPad e Mac, dal momento che Apple non ha mai sviluppato un motore proprietario.

Non tutti sono entusiasti dell’accordo

Elon Musk, fondatore della startup di IA xAI, ha espresso forti critiche su X, definendo l’intesa una “concentrazione di potere irragionevole”. Secondo Musk, Google controlla già Android e Chrome, e questo accordo rischia di rafforzare ulteriormente la sua posizione dominante.

Anche altri osservatori temono che sempre più aziende possano scegliere di affidarsi esclusivamente alle tecnologie di Google, ampliando il divario tra i grandi player e il resto del mercato.

Ma che ne sarà di OpenAI?

La collaborazione tra Apple e Google solleva interrogativi sul futuro dell’accordo firmato nel 2024 tra Apple e OpenAI, che ha portato all’integrazione di ChatGPT nei dispositivi Apple.

Attualmente, quando Siri riceve richieste complesse, si appoggia proprio a ChatGPT per gestirle.

Apple ha confermato che l’accordo con Google non modifica quello con OpenAI, ma resta poco chiaro come le due collaborazioni convivranno nel lungo periodo.

La competizione tra Google e OpenAI è già parecchio intensa

Lo scorso novembre, il lancio di Gemini 3 aveva spinto Sam Altman a dichiarare uno stato di “allerta tecnologica”, sottolineando la necessità di accelerare lo sviluppo di ChatGPT.

Le preoccupazioni di OpenAI sono fondate:

  • Gemini 3 offrirebbe prestazioni superiori a GPT-5

  • 💰 Google utilizza microchip proprietari, riducendo i costi

  • 🔧 OpenAI dipende invece dai chip Nvidia, potenti ma molto costosi

È vero che ChatGPT resta il chatbot più utilizzato al mondo, con oltre 800 milioni di utenti settimanali, ma il tempo speso dagli utenti su Gemini è in costante crescita.

Il successo di Google: 4000 miliardi di capitalizzazione

Grazie ai progressi nell’IA e all’accordo con Apple, Alphabet ha raggiunto una capitalizzazione di mercato di $4.000 miliardi, diventando la seconda azienda più grande al mondo dopo Nvidia.

Nel 2025, il titolo Alphabet è cresciuto del 65%, superando le altre aziende delle cosiddette “Magnifiche Sette”: Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla.

Insomma…

L’accordo tra Apple e Google segnala un cambiamento profondo nel settore tecnologico: nell’era dell’IA, anche i rivali storici sono pronti a collaborare per restare competitivi.

Apple accelera lo sviluppo dell’IA mantenendo il controllo su privacy ed esperienza utente; Google rafforza il proprio ruolo di fornitore chiave di tecnologie AI, estendendo la sua influenza oltre il proprio ecosistema.

Resta però aperta una domanda centrale: in un mercato sempre più concentrato, quanto spazio rimarrà per alternative indipendenti? Più che un vincitore, questa partnership evidenzia una nuova realtà: nell’IA, la strategia conta quanto (se non più) della tecnologia.

Secondo te, chi vincerà la corsa all'AI?

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COMMERCIO INTERNAZIONALE

📦 La Cina esporta più che mai

La Cina continua a esportare come non mai, nonostante i dazi e la guerra commerciale di Trump.

Il Paese del Dragone ha chiuso il 2025 con un surplus commerciale record di $1.189 miliardi, una cifra che polverizza ogni previsione e che dimostra come il gigante asiatico abbia trovato il modo di aggirare le barriere commerciali imposte da Washington.

Ma i dazi americani hanno fermato la Cina?

La risposta breve è: no. E i dati delle dogane cinesi non lasciano spazio a interpretazioni:

  • 📦 Export totale: $3.770 miliardi (+5,5%)

  • 📥 Import totale: $2.580 miliardi (0%, praticamente piatte)

  • 💰 Surplus commerciale: $1.189 miliardi (record storico, +20% rispetto al 2024)

Insomma, la crescita dell'export del +5,5% ha addirittura superato le aspettative del mercato (+5%), mentre le importazioni sono rimaste sostanzialmente ferme, creando questo enorme surplus.

Ma se gli Stati Uniti han chiuso le porte, dove sono andate le merci cinesi?

Qui sta il punto chiave di tutta la vicenda.

È vero, le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti sono calate di circa il 20% nel corso del 2025, ma la Cina ha compensato aumentando le esportazioni verso il resto del mondo:

  • 🇪🇺 Unione Europea: +8,4%

  • 🌏 Sud-est asiatico (ASEAN): +13,4%. Secondo varie analisi, la Cina sta sfruttando i paesi del sud-est asiatico per aggirare i dazi di Trump: anziché esportare direttamente verso gli Stati Uniti, gli imprenditori cinesi fanno passare le merci per paesi come la Thailandia o il Vietnam, in modo da evitare i dazi

Insomma, la domanda globale di prodotti manufatti cinesi resta altissima, indipendentemente dalle barriere di Washington. E i mercati europei e asiatici, volenti o nolenti, hanno accolto ciò che l'America ha respinto.

E le importazioni? Cosa sta succedendo?

Il fatto che le importazioni cinesi siano rimaste stabili per tutto il 2025 è un segnale abbastanza chiaro: la domanda interna cinese è debole.

Mentre l'industria produce a ritmi serrati per esportare all'estero, i consumi e gli investimenti interni non crescono con la stessa velocità.

Ma cosa c’è dietro questa corsa alle esportazioni?

Tutto questo è il risultato di una politica ben precisa del Partito comunista cinese, che punta ad aumentare l'autosufficienza del paese e a ridurre ogni forma di dipendenza dall'estero.

Con sussidi, incentivi e agevolazioni, la Cina sta dando impulso alla propria industria per espandere la produzione e renderla sempre più competitiva a livello globale.

Il problema però è che i continui stimoli hanno portato a una situazione di sovrapproduzione: le industrie cinesi producono più di quanto il mercato interno sia in grado di assorbire e quindi spostano sul mercato estero quello che non vendono internamente.

Ma quali sono i vantaggi competitivi delle merci cinesi?

Le merci cinesi esportate hanno vari vantaggi competitivi su quelle del resto del mondo:

  • 💸 Deflazione: la Cina è in deflazione (i prezzi si abbassano), mentre in Occidente negli ultimi anni l'inflazione è stata alta e i prezzi sono aumentati. Di conseguenza le industrie cinesi possono godere di prezzi bassi, ottenendo un vantaggio su quelle occidentali

  • 💱 Svalutazione dello yuan: la valuta cinese si è svalutata notevolmente negli ultimi anni. Anche questo è voluto, perché rende i beni cinesi meno costosi sui mercati internazionali e viceversa rende più care le merci importate

La forza delle esportazioni cinesi sta creando grosse preoccupazioni

Molti analisti parlano di un secondo China shock.

Il primo avvenne attorno agli anni 2000, quando la Cina entrò nell'Organizzazione mondiale del commercio e un eccezionale influsso di merci cinesi a basso prezzo provocò la crisi di molte industrie in USA ed Europa. Il rischio è che questo fenomeno si ripeta.

Non a caso, il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che le esportazioni cinesi stanno diventando "insostenibili", mentre la direttrice del Fondo monetario internazionale ha lanciato l'allarme: continuare a dipendere da una crescita generata dalle esportazioni rischia di aumentare le tensioni commerciali globali.

Insomma, la Cina macina record, ma il rischio è che questo crei tensioni sempre maggiori con il resto del mondo…

Secondo te, come evolverà la situazione?

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