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📜 Tangentopoli: l'inchiesta che ha cambiato per sempre l'Italia

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!
Ecco cosa offre il menù di oggi:
📜 Tangentopoli: l'inchiesta che ha cambiato per sempre l'Italia
🚴 Glovo sotto inchiesta: rider sfruttati e paghe da fame
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STORIA ITALIANA
📜 Tangentopoli: l'inchiesta che ha cambiato per sempre l'Italia

Migliaia di politici indagati. Interi partiti spazzati via. Un sistema di potere durato 50 anni, crollato nel giro di pochi mesi.
Tangentopoli non è stata solo un'inchiesta giudiziaria: è stato un terremoto che ha ridisegnato l'Italia, mettendo fine alla Prima Repubblica e aprendo una ferita che, a distanza di oltre 30 anni, non si è ancora del tutto rimarginata.
Le immagini di quei mesi sono impresse nella memoria collettiva: i processi trasmessi in TV, le monetine contro Craxi, la fuga ad Hammamet.
Ma cosa è stata davvero Tangentopoli? E che conseguenze ha avuto sull'Italia di oggi?
Per capire Tangentopoli, bisogna guardare al contesto internazionale di quegli anni
Il 9 novembre 1989, la caduta del Muro di Berlino sancisce la fine della Guerra Fredda e di 50 anni di equilibri che avevano plasmato anche la politica italiana.
Durante la Guerra Fredda, l'Italia era in una posizione delicatissima, trovandosi al confine con la cortina di ferro, schierata con l'Occidente, ma con il più grande partito comunista d'Europa in casa. Per gli Stati Uniti, era fondamentale che il PCI non arrivasse mai al governo.
E così si era creata una "democrazia bloccata", con la DC sempre al comando, alleata di volta in volta con socialisti e partiti minori, ma sempre con lo stesso obiettivo: tenere fuori i comunisti. I partiti di maggioranza sapevano di essere indispensabili e quindi intoccabili. Finché durava la Guerra Fredda, nulla poteva scalfirli, neppure gli scandali di corruzione.
Ma con la caduta del Muro, quel salvacondotto scompare.
A questo si aggiunge il Trattato di Maastricht (7 febbraio 1992), che impone vincoli durissimi sui conti pubblici. E l'Italia, con un debito già oltre il 100% del PIL, deve fare i conti con un sistema parallelo fatto di appalti truccati e tangenti su ogni opera pubblica, che costa migliaia di miliardi di lire all'anno.
Proprio in questo scenario complesso, con il Paese a un passo da una crisi finanziaria, accade un evento che cambierà la storia…
La miccia di Tangentopoli: l’arresto di Mario Chiesa
Il 17 febbraio 1992 Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano ed esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, viene arrestato dai Carabinieri con l’accusa di aver incassato tangenti legate ad appalti pubblici.

Mario Chiesa
L’arresto segna l’inizio di un’inchiesta destinata a entrare nella storia come Tangentopoli. Inizialmente Chiesa tenta di minimizzare l’episodio, ma in seguito decide di collaborare con i magistrati, rivelando l’esistenza di un sistema di corruzione diffuso e radicato nella politica italiana, in cui quasi ogni appalto pubblico prevedeva il pagamento di tangenti ai partiti.
Le sue dichiarazioni danno il via a un effetto domino che coinvolge centinaia di politici, imprenditori e funzionari pubblici, portando alla luce un sistema di corruzione attivo da decenni.
A guidare l’inchiesta è il Pool di Mani Pulite, coordinato dal procuratore capo di Milano Francesco Saverio Borrelli e composto, tra gli altri, da Antonio Di Pietro, Gerardo D’Ambrosio, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo, protagonisti di un’indagine che sconvolge il Paese e ne cambia profondamente la politica.

Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Francesco saverio Borrelli
Come funzionava il sistema delle tangenti?
Il sistema era semplice e sempre uguale.
Quando un’amministrazione doveva assegnare un appalto pubblico, il vincitore era già deciso prima. Un gruppo di imprese si metteva d’accordo e si alternava negli appalti.
L’azienda che vinceva pagava una tangente, di solito tra il 3% e il 15% del valore dell’opera.
Questi soldi venivano poi divisi tra i partiti politici, indipendentemente da quello che dicevano in pubblico.
In pratica, le varie fazioni politiche litigavano in Parlamento ma in segreto mangiavano tutti dallo stesso piatto.
Chi pagava davvero? I cittadini.
Per recuperare le tangenti, le imprese gonfiavano i costi delle opere pubbliche, che venivano pagate con le tasse degli italiani.
I risultati si vedevano chiaramente:
🚇 Metro di Milano: tangenti oltre il 10%, con costi 4 volte superiori a quella di Amburgo costruita negli stessi anni
🚂 Passante Ferroviario di Milano: costato il doppio di quello di Zurigo, con oltre 20 anni per completarlo
Non a caso, dopo gli arresti i costi degli appalti calarono del 40%.
Il caso Enimont: “la madre di tutte le tangenti“
Nel luglio 1992, il Pool scopre il caso simbolo di Tangentopoli.
Enimont era una joint venture nata nel 1989 tra ENI (pubblica) e Montedison (privata, guidata da Raul Gardini), che avrebbe dovuto creare il più grande polo chimico europeo. Nella realtà, l'operazione era stata soprattutto una gigantesca macchina per distribuire tangenti: oltre 150 miliardi di lire finiti nelle casse dei partiti di governo.
Il processo, noto come "processo Cusani" dal nome del manager che aveva materialmente distribuito le mazzette, viene trasmesso in diretta TV. Milioni di italiani restano incollati allo schermo a vedere i big della politica incalzati da Di Pietro.
Il clima si fa drammatico. Gabriele Cagliari, Presidente ENI, si toglie la vita in carcere. Tre giorni dopo, Raul Gardini si spara nella sua residenza milanese.

Craxi, a quel tempo segretario del Partito Socialista ed ex Presidente del Consiglio, ormai nel mirino, fugge ad Hammamet nel 1994, dove morirà nel 2000 dopo varie condanne. Intanto i partiti della Prima Repubblica crollano uno dopo l'altro: il PSI sparisce, la DC chiude alla fine del 1993.

Craxi ad Hammamet
Si apre un vuoto politico enorme, che Berlusconi riempirà con la sua "discesa in campo" nel gennaio 1994.
Cosa ha lasciato Tangentopoli all’Italia?
Sul piano economico, il conto è stato salatissimo. Secondo l'economista Mario Deaglio, il sistema delle tangenti ha causato un extracosto di circa ₤10.000 miliardi all'anno su appalti e opere pubbliche, contribuendo a far esplodere il debito pubblico di una cifra stimata tra i ₤150mila-250mila miliardi.
Ma al di là dei numeri, la vera eredità di Tangentopoli è la sensazione di un'enorme occasione sprecata.
Sì, l'inchiesta ha abbattuto un sistema marcio. Ma quello che è mancato è stato il "dopo": nessuna riflessione collettiva, nessun nuovo patto tra cittadini e politica, nessuna vera ricostruzione.
Tangentopoli è stata una resa dei conti affidata alla magistratura, un modo per il Paese di voltare pagina in fretta, senza chiedersi davvero come si fosse arrivati a quel punto.
Il risultato? Una disillusione profonda verso la politica che dura ancora oggi. L'affluenza alle urne, che prima di Tangentopoli superava regolarmente l'85%, da allora è in caduta libera e alle ultime elezioni politiche si è fermata al 64%.
Nel frattempo, sono cambiati i volti, i simboli e i linguaggi della politica italiana. Ma il malcostume, in forme diverse, è rimasto.
Insomma, forse la vera lezione di Tangentopoli è proprio questa: abbattere un sistema non basta. Senza un progetto alternativo e una visione condivisa, anche la rivoluzione più giusta rischia di lasciare dietro di sé solo macerie.
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GIG ECONOMY
🚴 Glovo sotto inchiesta: rider sfruttati e paghe da fame

La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario per Foodinho, la società italiana di Glovo, ipotizzando il reato di caporalato e sfruttamento del lavoro ai danni di circa 40mila rider in tutta Italia.
Il caporalato è una pratica illegale spesso usata in agricoltura, in cui i lavoratori vengono sfruttati lavorando molte ore, con paghe molto basse, senza contratto né tutele e spesso in condizioni difficili
È la prima volta che l’accusa di caporalato non riguarda l’agricoltura, ma il cuore delle città moderne. Un segnale chiaro: il caporalato può essere anche digitale.
Cosa ha scoperto la Procura?
Le indagini dei carabinieri hanno evidenziato un quadro preoccupante:
💰 Paghe da fame: compensi fino al 77% sotto la soglia di povertà e oltre l’80% in meno rispetto ai contratti collettivi
🚴 Turni estenuanti: ore di lavoro consecutive senza reali pause
📱 Finto lavoro autonomo: orari, zone e prestazioni controllate come in un lavoro subordinato, ma senza diritti
🛡️ Nessuna tutela: niente ferie, malattia, contributi o assicurazione
💸 Costi a carico dei rider: bici, scooter, carburante e manutenzione pagati dai lavoratori
🌍 Sfruttamento dello stato di bisogno: molti rider sono migranti in condizioni di fragilità economica
Per farla breve: stiamo parlando di persone che lavorano tutto il giorno per portare a casa stipendi che non bastano nemmeno per sopravvivere.
Cosa comporterà il controllo giudiziario?
L’attività di Glovo non verrà sospesa, ma sarà affiancata da un amministratore giudiziario incaricato di vigilare sul rispetto delle norme e sulla regolarizzazione dei rapporti di lavoro.
Insomma, i rider continueranno a consegnare le nostre pizze e i nostri sushi, ma sotto l'occhio vigile della magistratura.
Un problema che va oltre Glovo
L’inchiesta su Glovo non è solo un caso giudiziario, ma uno specchio del modello di lavoro della gig economy. Migliaia di rider vengono definiti “autonomi”, ma nella realtà lavorano senza libertà, senza tutele e senza un vero potere di scelta.
Non si tratta di un’eccezione, ma di un sistema costruito per ridurre i costi scaricando i rischi sui lavoratori.
Dietro ogni consegna c’è una persona che lavora in condizioni spesso precarie, esposta agli incidenti, al maltempo e a compensi che non garantiscono una vita dignitosa.
Questa inchiesta potrebbe segnare un punto di svolta: o il settore cambia davvero, oppure continuerà a crescere sulla fragilità di chi lavora.
E a quel punto la domanda non è solo giuridica o economica, ma etica:
siamo disposti ad accettare questo prezzo per la nostra comodità?
Cosa ne pensi del modello di lavoro delle piattaforme di delivery? |

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