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🌍 L'arresto di Maduro e il ritorno delle sfere d'influenza

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!
Ecco cosa offre il menù di oggi:
🌍 L'arresto di Maduro e il ritorno delle sfere d'influenza
📦 L'Italia è la 4ª potenza dell'export mondiale (e ha sorpassato il Giappone)
GEOPOLITICA
🌍 L'arresto di Maduro e il ritorno delle sfere d'influenza

L’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro non è solo una notizia di cronaca internazionale, è il segnale più recente di una trasformazione geopolitica profonda, che sta ridisegnando gli equilibri globali secondo una logica antica e brutale: quella delle sfere d’influenza.
Un’idea novecentesca, tornata improvvisamente attuale…
Cosa sono esattamente le sfere d’influenza?
In parole semplici, una sfera d’influenza è un’area geografica in cui una grande potenza rivendica il diritto di decidere: sulla stabilità politica, sugli equilibri economici, talvolta persino sui governi. Il principio non è scritto in nessun trattato, ma è chiaro nella pratica: “questa zona è mia, qui comando io”.
In questo scenario, il diritto internazionale, e con questo la Carta delle Nazioni Unite, passa in secondo piano. Conta soprattutto la forza: militare, economica, tecnologica. Le regole comuni cedono il passo alla legge del più forte.
Ma come siamo arrivati a questo punto?
Trump è convinto di essere l'artefice di questo cambiamento e se ne vanta. In realtà, lui sta solo portando a compimento qualcosa che altri hanno iniziato molto prima di lui.
Il "merito" (o demerito) va a Vladimir Putin, che con la guerra in Ucraina ha fatto capire chiaramente di voler ristabilire una zona d'influenza russa estesa a tutta l'ex Unione Sovietica.
A quel punto Xi Jinping si è allineato rapidamente, suggellando con Putin una “amicizia senza limiti” che guarda chiaramente a Taiwan e al controllo dell’Asia-Pacifico.
Mancava solo l'ultimo tassello: gli Stati Uniti.
Un mondo diviso in tre
Il risultato è un mondo che si sta riorganizzando attorno a tre grandi poli di potere:
🇷🇺 Russia → rivendica il controllo su Ucraina, Bielorussia, Georgia e altre ex repubbliche sovietiche
🇺🇸 Stati Uniti → con l'operazione in Venezuela, riaffermano la loro influenza sull'America Latina, il loro “cortile di casa“
🇨🇳 Cina → continua a fare pressioni sull’Asia-Pacifico, in particolare su Taiwan

Non c’è più il principe Metternich, non ci sono i palazzi viennesi, ma l’impressione è quella di un nuovo Congresso di Vienna: una spartizione del mondo in stile XIX secolo, osservata oggi attraverso i feed dei social.
Chi resta fuori?
Oltre all'Europa, rimangono fuori:
🇮🇳 L'Asia meridionale, dove l'India domina ma senza grandi mire espansive
🇯🇵 Giappone, Corea del Sud e i Paesi ASEAN
🌍 Il Medio Oriente, dove si fronteggiano potenze regionali
🌍 L'Africa
Queste aree però sono teatro di una competizione accesa tra le tre grandi potenze: la Cina è probabilmente in testa per penetrazione economica e tecnologica, gli USA mantengono ancora un certo soft-power (anche se in calo), mentre la Russia si affida all'unica merce esportabile oltre a petrolio e gas: armi e mercenari.
Ma l’Europa in tutto questo?
Il grande assente in questa spartizione si chiama Unione Europea. Nessun ruolo nel dossier venezuelano, nessuna voce nei veri negoziati tra superpotenze, poca credibilità come attore strategico autonomo. L’Europa è fuori dai giochi e, soprattutto, fuori dalla logica delle sfere d’influenza che oggi decide il destino del mondo.
Il Vecchio Continente si trova di fronte a un triplice problema:
💪 Resistere all'espansionismo russo
⚔️ Competere economicamente e tecnologicamente con la Cina
🇺🇸 Gestire le conseguenze del ritorno USA a un isolazionismo nazionalista che mette il dominio continentale americano prima della leadership transatlantica
Insomma, il bivio per l'Europa è chiaro: allinearsi all'America di Trump, sempre meno transatlantica, oppure resistere alle posizioni americane, accettando il costo di difendersi da sola.
La vera domanda è: siamo pronti a dire "no grazie" a Trump e, contemporaneamente, a saperci difendere dalla Russia senza gli USA?
Secondo te, l'Europa riuscirà a ritagliarsi un ruolo autonomo nella geopolitica mondiale? |
ITALIA
📦 L'Italia è la 4ª potenza dell'export mondiale

Nonostante dazi, instabilità geopolitica e costi energetici alle stelle, l'export italiano non smette di crescere. Anzi, il Bel Paese ha chiuso il 2025 con un'impresa storica: abbiamo ufficialmente superato il Giappone, conquistando la quarta posizione tra i principali esportatori mondiali.
Un risultato ancora più significativo se si pensa che, appena una decina di anni fa, eravamo settimi in classifica.
Ma come siamo arrivati fin qui?
I recenti dati OCSE non lasciano dubbi: nel terzo trimestre 2025 l'Italia ha sorpassato il Giappone e si è piazzata al quarto posto nella classifica degli esportatori globali, con un valore di quasi $190 miliardi.
Davanti a noi? Solo i colossi: Cina, Stati Uniti e Germania.

E non è tutto: la stima di export per l’intero 2025 punta verso i $650 miliardi, quasi il 40% del nostro PIL.
Ma com’è possibile?
Guardando il contesto globale attuale, l'Italia dovrebbe essere in difficoltà: costi energetici crescenti, un'Europa che arranca, il mercato tedesco in crisi, i dazi americani e il boom del surplus commerciale cinese.
Eppure i numeri raccontano altro:
📈 +48% di export negli ultimi 10 anni
🔼 +3,5% di export nei primi 9 mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024
🇺🇸 +6,9% verso gli Stati Uniti, nonostante i dazi
🏆 Negli ultimi anni abbiamo sorpassato tre potenze commerciali: Francia, Corea del Sud e Giappone
Insomma, le imprese italiane stanno assorbendo extra costi energetici, inflazione e rincari delle materie prime… e continuano a crescere.
Il segreto? La diversificazione
Uno dei punti di forza dell'export italiano è che non dipendiamo da un singolo settore. E questo ci rende più resilienti.
I settori che stanno trainando la crescita nel 2025 sono:
💊 Farmaceutico: +38,8%
🌾 Agroalimentare: +5,8%
🔩 Metallurgia: +3,4%
Ma il dato più interessante arriva da un'analisi della rivista francese Les Echos: in Italia, i 100 principali prodotti esportati rappresentano solo il 40% delle esportazioni totali.
Il confronto con altri Paesi è eloquente:
🇮🇹 Italia: 40%
🇫🇷 Francia: 50,5%
🇰🇷 Corea del Sud: 67,6%
Tradotto: mentre altri Paesi dipendono fortemente da pochi settori chiave, l'Italia può contare su un tessuto produttivo molto più diversificato.
All’orizzonte, però, c’è una minaccia…
Se da un lato l’export italiano continua a crescere in termini di volumi, dall’altro la vera sfida riguarda la tenuta dei margini.
Esportare di più è positivo, ma farlo in modo redditizio è essenziale per garantire la sostenibilità del sistema produttivo.
I dati del Ministero degli Affari Esteri parlano di un surplus commerciale di €35,3 miliardi tra gennaio e settembre 2025.
Un risultato significativo che, tuttavia, rischia di essere compromesso dall’aumento dei costi di produzione, in particolare quelli energetici, e da un possibile calo delle esportazioni legato all’inasprimento dei dazi statunitensi.
Il rischio è elevato: l’Italia è oggi il primo esportatore europeo di beni verso gli Stati Uniti, una posizione che la rende particolarmente vulnerabile alle politiche tariffarie dell’amministrazione Trump
Le stime di Confindustria sono chiare: se l’orientamento protezionistico di Washington dovesse proseguire, le vendite italiane sul mercato statunitense potrebbero ridursi fino a €17 miliardi l’anno.
Insomma…
L'Italia si conferma una potenza esportatrice di primo livello, con una capacità di resilienza che ha sorpreso molti osservatori internazionali. Ma per mantenere questa posizione servirà lavorare su due fronti: aprire a nuovi mercati (sostenendo gli accordi commerciali UE con India, Mercosur e altri) e tenere sotto controllo i costi energetici, che oggi rappresentano un vero e proprio "vuoto a perdere" nella nostra bilancia commerciale.
Come giudichi l'andamento dell'economia italiana nel 2025? |

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