- il Punto
- Posts
- 🏎️ Ferrari: il pilota che non voleva vendere auto
🏎️ Ferrari: il pilota che non voleva vendere auto

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l'economia e l'attualità in modo semplice e veloce!
Il menù di oggi:
🏎️ Ferrari: il pilota che non voleva vendere auto
⚡ La tassa (impossibile) sugli extra profitti
STORIE IMPRENDITORIALI
🏎️ Ferrari: come l’ossessione di un uomo per la vittoria ha creato un impero globale

Ferrari è molto più di una casa automobilistica. È uno dei simboli italiani più conosciuti al mondo, un marchio capace di trasformare automobili prodotte in quantità limitate in oggetti del desiderio.
Dietro questo successo c’è però una storia iniziata non con l’obiettivo di vendere auto, ma con l’ossessione di un uomo per le corse: Enzo Ferrari.
Il sogno di Enzo Ferrari
Enzo Ferrari nasce a Modena nel 1898. Da bambino sviluppa una grande passione per le automobili e, dopo aver assistito a una gara insieme al fratello, decide che da grande vuole diventare un pilota.
La sua giovinezza è segnata da eventi dolorosi. Perde prima il padre e poi il fratello Dino. Durante la Prima guerra mondiale viene chiamato alle armi e si ammala gravemente. Una volta guarito, però, torna a inseguire il suo sogno.
Dopo essere stato rifiutato dalla Fiat, trova lavoro nel settore automobilistico e riesce finalmente a partecipare alle prime competizioni. Ottiene alcuni buoni risultati e nel 1920 viene ingaggiato dall’Alfa Romeo.

Enzo Ferrari
Ferrari capisce presto, però, di non essere il pilota migliore della squadra.
In quegli stessi anni vede inoltre diversi colleghi perdere la vita in pista. L’idea di continuare a correre inizia così a pesargli sempre di più.
Enzo capisce presto che il suo vero talento non è guidare, ma gestire una squadra. È bravo a scegliere i piloti, organizzare il lavoro e trasformare le corse in un progetto imprenditoriale molto più grande.
Nasce la Scuderia Ferrari
Nel 1929 nasce a Modena la Scuderia Ferrari. Enzo organizza automobili, piloti e finanziamenti, collaborando soprattutto con Alfa Romeo.
È in questi anni che compare anche il simbolo destinato a diventare famoso in tutto il mondo: il cavallino rampante.

Il rapporto con Alfa Romeo, tuttavia, peggiora.
Nel 1939 Enzo lascia l’azienda, ma una clausola gli impedisce temporaneamente di utilizzare il proprio cognome sulle automobili.
Fonda quindi Auto Avio Costruzioni e continua a lavorare nel settore meccanico.
La Seconda guerra mondiale interrompe ancora una volta i suoi progetti. Ferrari trasferisce l’attività a Maranello, dove nascerà il centro della futura azienda.
La svolta arriva nel 1947. Dall’officina esce la Ferrari 125 S, la prima vettura a portare ufficialmente il nome Ferrari.
Pochi mesi dopo arriva anche la prima vittoria in gara della storia del Cavallino, al Gran Premio di Roma.
Le corse prima delle vendite
Da quel momento prende forma una filosofia molto particolare: vendere automobili stradali per finanziare le competizioni.
Il meccanismo funziona in questo modo
🏆le vittorie in pista rendono Ferrari famosa
🤑la fama aumenta il desiderio dei clienti
💸le vendite portano nuovi soldi
📈 quei soldi finanziano altre gare
💪le nuove vittorie rafforzano ancora il marchio
Ferrari comincia così a imporsi nelle competizioni più importanti.
Le vittorie diventano così il più potente strumento pubblicitario della Ferrari. Tra gli anni Quaranta e Sessanta il Cavallino conquista successi nella Mille Miglia, in Formula 1 e soprattutto nella 24 Ore di Le Mans.
Negli Stati Uniti, l’ex pilota Luigi Chinetti comprende il potenziale commerciale del marchio. Le Ferrari iniziano a essere acquistate da clienti ricchi alla ricerca di automobili esclusive. Maranello produce poche vetture e la domanda supera spesso l’offerta.
Quella che inizialmente sembra una debolezza si trasforma in uno dei principali punti di forza dell’azienda: la scarsità. Avere una Ferrari diventa sempre più difficile e proprio per questo sempre più desiderabile.
Uno degli esempi più famosi è la Ferrari 250 GTO del 1962, costruita in appena 36 esemplari e diventata negli anni una delle automobili da collezione più preziose della storia.

Lo scontro con Ford
Il problema è che correre costa moltissimo. All’inizio degli anni Sessanta Ferrari è prestigiosa e vincente, ma ha bisogno di nuovi capitali.
Nel 1963 sembra arrivare la soluzione. Ford propone di acquistare Ferrari per $18 milioni. L’accordo è quasi concluso, ma Enzo scopre che Ford vuole imporre dei limiti alle spese del reparto corse.
Per lui è inaccettabile.
La trattativa salta e tra Ford e Ferrari nasce una delle rivalità più famose dell’automobilismo. L’azienda americana investe enormi risorse per costruire la GT40 e riesce a battere Ferrari a Le Mans dal 1966 al 1969.
L’arrivo di Fiat
Ferrari ha però ancora bisogno di un partner. Nel 1969 arriva l’accordo con Fiat, che acquista il 50% dell’azienda lasciando a Enzo una grande autonomia nella gestione sportiva.
Grazie ai capitali Fiat, la produzione viene modernizzata. Negli anni Settanta arrivano nuovi successi in Formula 1 con Niki Lauda e Jody Scheckter.
Tra gli anni ‘70 e ‘80 Ferrari costruisce alcune delle vetture che contribuiranno maggiormente alla sua fama
la 308 GTS
la Testarossa
la F40
numerose sportive diventate simboli del marchio

Ferrari F40
Enzo Ferrari muore nel 1988, a 90 anni. Ma il mito che ha costruito continua a crescere.
Da casa automobilistica a marchio di lusso
Negli anni Novanta, con Luca Cordero di Montezemolo alla presidenza, Ferrari torna ai vertici della Formula 1. L’era di Michael Schumacher porta una lunga serie di successi e rafforza ulteriormente il prestigio internazionale del marchio.

La trasformazione decisiva avviene però negli anni successivi. Ferrari viene progressivamente considerata non più soltanto un produttore di automobili, ma una vera azienda del lusso.
Nel 2015 viene separata dal gruppo FCA e debutta a Wall Street con una valutazione di circa $9,5 miliardi. Negli anni successivi il suo valore cresce enormemente.
È questo il grande paradosso della storia Ferrari. Enzo aveva creato automobili stradali soprattutto per finanziare le corse. Oggi l’azienda riesce a prosperare anche senza dominare la Formula 1.
Il Cavallino è ormai diventato qualcosa che va oltre i risultati sportivi. È sinonimo di velocità, esclusività, lusso e Made in Italy.
Tutto è nato dal sogno di un ragazzo di Modena che voleva diventare pilota. Non riuscì a diventare il più grande al volante, ma costruì qualcosa di ancora più grande: una macchina capace di trasformare le vittorie in leggenda e la leggenda in uno dei marchi più riconoscibili del pianeta.
Se vuoi scoprire tutti i dettagli sulla vita e la carriera di Enzo Ferrari, non perderti il nostro ultimo video su YouTube! 👇️
ITALIA
⚡ La tassa (impossibile) sugli extra profitti

Nel secondo trimestre del 2026 l’utile netto di ENI è cresciuto del 511%.
È anche per questo che, il 22 agosto, sei governi europei, tra cui quello italiano, hanno chiesto di tornare a discutere di una tassa straordinaria sugli extraprofitti delle società energetiche.
Il problema è che tassare un “extra profitto” è molto più complicato di quanto sembri.
Ma cosa sta succedendo esattamente?
Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna hanno scritto all’Irlanda, che presiede attualmente il Consiglio dell’UE, chiedendo un intervento comune a livello europeo per tassare gli extra profitti delle società energetiche.
Non sarebbe la prima volta. Nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina e l’esplosione dei prezzi dell’energia, l’Unione Europea aveva già introdotto un “contributo di solidarietà” sui profitti eccezionali delle aziende energetiche.
In Italia, l’opposizione ha chiesto al governo di intervenire immediatamente. Elly Schlein ha proposto l’introduzione di una nuova tassa nazionale, senza aspettare una decisione a livello europeo.
Il 24 agosto, però, la Commissione europea ha chiarito che la tassazione degli extraprofitti è competenza dei singoli Stati membri.
Tradotto: se il governo Meloni vuole introdurla, può farlo. Ma dovrà assumersene direttamente anche la responsabilità politica.
Ma cos’è davvero un profitto “extra“?
Ed è qui che nasce il problema principale.
Dire che un’azienda guadagna molto è semplice. Molto più difficile è stabilire dove finisca il profitto normale e dove inizi quello straordinario.

Una parte degli utili delle società energetiche può infatti dipendere da fattori esterni: guerre, crisi geopolitiche o problemi nell’offerta possono far aumentare rapidamente il prezzo di petrolio, gas ed elettricità.
L’idea della tassa è proprio questa: se un’impresa ottiene profitti eccezionali grazie a uno shock che allo stesso tempo aumenta i costi per famiglie e imprese, una parte di quei guadagni può contribuire a finanziare gli aiuti pubblici.
Ma applicare questo principio è complesso.
Soprattutto perché il settore energetico richiede investimenti enormi e di lungo periodo. Se gli operatori temono che ogni aumento straordinario dei prezzi venga tassato senza criteri chiari, il rischio è ridurre l’incentivo a investire in nuovi impianti, comprese le rinnovabili.
Chi paga davvero la tassa?
C’è poi un altro problema.
Le aziende potrebbero cercare di recuperare parte del costo della tassa aumentando i prezzi. In questo caso, una misura pensata per colpire le società energetiche finirebbe indirettamente per pesare sui consumatori.
Resta anche una questione di equità: perché colpire solo l’energia?
Nel primo semestre del 2026, per esempio, Leonardo ha aumentato il proprio utile del 74%, spinta dalla crescita della domanda nel settore della difesa.
Stabilire quali profitti siano “eccessivi” rischia quindi di diventare una scelta politica oltre che economica.
E allora come se ne esce?
Diversi economisti suggeriscono, se proprio si vuole intervenire, un contributo di solidarietà una tantum più che una tassa strutturale. Ma la vera partita è un'altra: ridurre la dipendenza dall'estero.
Su questo l’Italia resta indietro rispetto ad altri grandi Paesi europei. La crescita della produzione da fonti rinnovabili tra il 2022 e il 2024 mostra quanto sia ancora lontana dall’obiettivo dell’autonomia energetica:
🇮🇹 Italia: +7%
🇪🇸 Spagna: +19%
🇩🇪 Germania: +13%
Proprio negli anni in cui la crisi energetica ha mostrato quanto sia rischioso dipendere troppo dalle importazioni.
Insomma, il governo si trova davanti a un equilibrio difficile: da una parte interviene con bonus e tagli delle accise per proteggere famiglie e imprese, dall’altra valuta di recuperare risorse tassando chi ha beneficiato dell’aumento dei prezzi.
La domanda, quindi, non è solo quanto tassare gli extraprofitti, ma soprattutto chi debba sostenere il costo di una crisi energetica: tutti i contribuenti o chi da quella crisi ha ottenuto guadagni straordinari?
E tu cosa ne pensi? |

🌍 Berlino accusa Mosca per i droni esplosivi a Lipsia, Europa e Nato: "Risponderemo" (ANSA)
🏛️ Il parlamento del Nicaragua approva la riforma di Ortega che esclude le opposizioni dal voto (Il Post)

🧠 I medici hanno usato l'AI per un'operazione al cervello (Techy)
🤖 Claude avrà maggiori capacità in laboratorio (Techy)

💚 L'OMS dichiara l'Uganda "Ebola-free" dopo 42 giorni senza nuovi casi (GNN)
🌱 A Londra i polmoni dei bambini crescono più in fretta mentre cala lo smog da traffico (GNN)

Il 3 settembre 1939 Regno Unito e Francia dichiarano guerra alla Germania nazista, due giorni dopo l'invasione della Polonia: inizia di fatto la Seconda guerra mondiale
Ti è piaciuta la Newsletter di oggi? |
Sei un brand e vuoi collaborare con noi? 💻️
Fai pubblicità in questa newsletter o sui nostri altri canali social per far conoscere il tuo servizio o prodotto ad una community di oltre 1 milione di persone! Contattaci ora!