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🤖 Tutte le aziende investono in AI, ma poche ci stanno guadagnando

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!
Il menù di oggi è offerto da Deloitte:
🤖 Tutte le aziende investono in AI, ma poche ci stanno guadagnando
🏠️ Milano è ormai più cara di Londra
IN COLLABORAZIONE CON: Deloitte
🤖 Tutte le aziende investono in AI, ma poche stanno guadagnando
L'intelligenza artificiale non è più una scommessa: è diventata una priorità.
I numeri lo confermano: in Italia, l'82% delle aziende prevede di aumentare gli investimenti in AI nel prossimo anno. A livello globale, oltre l'80% sta già facendo lo stesso.
Insomma, la direzione è chiara. Ma quando si passa dagli investimenti ai risultati… il quadro cambia parecchio.
Ma se tutti investono, chi ci sta guadagnando davvero?
L'AI sta già portando dei benefici, questo è vero. Ma nella maggior parte dei casi si tratta di miglioramenti incrementali: maggior produttività, più efficienza, meno costi.
Tutte cose utili, certo. Ma non è lì che si gioca la vera partita.
Se si guarda ai ricavi, la situazione è molto diversa: solo una minoranza delle aziende sta generando valore economico concreto grazie all'AI, mentre la grande maggioranza spera di farlo in futuro.
Si crea così una tensione interessante:
📈 Da un lato, aspettative altissime
📉 Dall'altro, risultati ancora limitati
E il rischio è quello classico delle fasi iniziali di una tecnologia: tanto entusiasmo, ma poca capacità di trasformarlo in un vantaggio competitivo reale.
Il problema non è la tecnologia, è come viene usata
Molte aziende stanno usando l'AI per ottimizzare quello che già fanno: automatizzano task, migliorano processi esistenti, rendono più veloci alcune attività.
Ma si fermano lì. Non mettono in discussione il modo in cui operano.
I dati raccontano esattamente questo:
🔧 Circa il 37% delle aziende utilizza l'AI in modo superficiale, senza modificare davvero i propri processi
🚀 Poco più del 25% sta iniziando a usarla per trasformare prodotti, servizi o modelli di business
È una differenza enorme. Nel primo caso stai semplicemente facendo meglio quello che facevi prima. Nel secondo, stai cambiando le regole del gioco.
E il dato che forse colpisce di più è questo: l'84% delle aziende non ha ancora ridisegnato ruoli, organizzazione e processi attorno all'AI.
Tradotto? Stanno usando strumenti nuovi… dentro modelli vecchi.
E allora, dove si bloccano le aziende?
Il passaggio più difficile è quello dai progetti pilota all'implementazione su larga scala.
Solo il 25% delle aziende ha portato una parte significativa dei propri progetti AI in produzione, mentre più della metà prevede di farlo nei prossimi mesi.

Questo significa che siamo in una fase di transizione: le aziende hanno capito che l'AI è importante, stanno investendo, stanno sperimentando. Ma non hanno ancora completato il passaggio più complesso, quello che trasforma una tecnologia in valore reale.
E non è un passaggio banale, perché integrare davvero l'AI significa affrontare problemi molto concreti:
🎓 Mancanza di competenze interne
🔍 Difficoltà nel trovare casi d'uso realmente rilevanti
📊 Limiti nella qualità e nella gestione dei dati
⚖️ Questioni di governance e compliance
Significa, in altre parole, mettere mano all'organizzazione, ai processi, alle responsabilità. Significa cambiare.
Non sorprende quindi che molte aziende restino nella fase di "pilot": è più semplice, meno rischioso, più veloce. Ma è anche meno utile.
Insomma, chi vincerà questa partita?
Il risultato di tutto questo è una sorta di limbo: l'AI è ovunque, ma il suo impatto reale è ancora limitato.
E questo sta creando una divisione netta tra due tipi di aziende:
🏭 Quelle che usano l'AI per ottimizzare ciò che già fanno
💡 Quelle che la usano per reinventare il proprio modo di operare
Le seconde sono ancora poche, ma sono anche quelle che stanno iniziando a costruire un vantaggio competitivo vero. Non perché abbiano accesso a tecnologie diverse, ma perché stanno facendo qualcosa di diverso con quelle tecnologie.
La soluzione di Deloitte

Ed è proprio qui che nascono iniziative come Solaria, il luogo dove l’AI smette di essere un concetto e diventa uno strumento reale. Un hub dove aziende e istituzioni ideano, sviluppano e integrano soluzioni concrete - trasformando l'AI in una leva reale di business
Perché oggi il vero problema non è accedere all'AI. È capire come usarla per creare valore.
E la differenza, nei prossimi anni, non la farà chi investe di più. La farà chi riesce a trasformare questa tecnologia in un vantaggio competitivo concreto.
Cosa pensi dell'AI nelle aziende? |
ITALIA
🏠️ Milano è ormai più cara di Londra

Milano sta diventando una città che sempre meno persone possono permettersi.
Ogni anno, migliaia di residenti sono spinti fuori dai quartieri in cui sono cresciuti, costretti a cercare casa sempre più lontano dal centro.
Non è solo una sensazione: il Financial Times lo ha messo nero su bianco.
Oggi comprare casa a Milano costa in media 12,5 volte il reddito annuo, più che a Londra, dove il rapporto si ferma a 10,6. Una soglia che racconta, meglio di qualsiasi slogan, quanto vivere a Milano stia diventando un lusso.

I numeri che fanno girare la testa
Negli ultimi dieci anni:
📈 I prezzi delle case sono saliti del 57%
📊 Gli affitti hanno fatto ancora peggio: fino al +70%
Oggi un appartamento nella media del comune costa €5.653 al m2 (massimo storico). Nel centro storico si arriva a €11.233 al m2.

Londra ha prezzi medi di circa €14.000 al m2 , il doppio in valore assoluto. Ma i salari londinesi sono proporzionalmente molto più alti.
Quello che il Financial Times misura non è il prezzo assoluto, ma il rapporto tra quanto costa una casa e quanto guadagna chi ci abita. Ed è lì che Milano ha già sorpassato la capitale britannica.
Il risultato pratico? A Milano, casa e trasporti arrivano a mangiarsi fino al 60% del reddito degli impiegati, che guadagnano in media tra €1.542 e €2.700 lordi al mese.
Gli economisti dicono che l'affitto non dovrebbe superare il 30% dello stipendio per essere sostenibile.
A Milano, quella soglia è diventata un miraggio.
Ma com’è successo?
Tre forze si sono combinate:
🌍 La desiderabilità: dopo l'Expo del 2015, dopo la Brexit, dopo la pandemia, Milano è diventata una calamita per turisti, per manager stranieri, per fondi di private equity in cerca di rendimenti immobiliari
💸 La flat tax: l'Italia offre una flat tax da €200.000 annui per chi trasferisce la residenza dall'estero con 15 anni di tasse agevolate su redditi e patrimoni esteri. Banchieri e manager con stipendi da City londinese arrivano a Milano, abbassano le tasse e alzano i prezzi delle case

🏠 Airbnb: a Milano ci sono oggi quasi 19.000 proprietà attive sulla piattaforma. In cinque anni, la quota di affitti a lungo termine è crollata dal 66% al 51% del mercato totale. Le case vengono comprate per affittarle a turisti, non per viverci e di conseguenza si riduce l’offerta per i residenti e i prezzi aumentano
Chi ci rimette?
A pagare il prezzo più alto sono le persone che Milano la vivono davvero. Chi ha uno stipendio normale, paga un affitto o un mutuo e non ha accesso a regimi fiscali agevolati.
In altre parole, chi non può permettersi di trattare la casa come un investimento, ma ne ha semplicemente bisogno per viverci.
Per loro:
🏘️ Il centro è fuori portata da anni, i quartieri "emergenti" stanno seguendo la stessa traiettoria
📦 La periferia sale: Precotto, Turro e Niguarda crescono circa del +8% annuo
🚂 L'hinterland si allinea ai prezzi: il divario tra città e provincia si è ridotto drasticamente
🧳 I milanesi se ne vanno spinti fuori dai quartieri dove sono nati
Le case di ringhiera, simbolo della Milano popolare del dopoguerra, sono oggi gusci vuoti. Belle fuori, svuotate dentro: appartamenti uniti e trasformati in abitazioni di lusso, mentre le famiglie che le abitavano si sono disperse in periferia.

E adesso?
Le previsioni per il 2026 non invertono la rotta: gli affitti sono attesi in crescita di un ulteriore +5% in media, con punte del +9,2% in centro.
Il mercato delle compravendite sale più lentamente: +2%, ma su livelli già record.
L'unico segnale in controtendenza arriva proprio da Londra: i prezzi nella capitale britannica sono scesi del 3,6% nel 2025. Se il confronto con Milano sembrava paradossale due anni fa, oggi è semplicemente un dato.
Insomma…
Milano ha fatto quello che tutte le città ambiziose cercano di fare: è diventata più attrattiva, più internazionale, più ricca di capitale e opportunità.
Il punto è che questa trasformazione non è neutra. Mentre cresce la sua capacità di attrarre investimenti e profili ad alto reddito, si restringe lo spazio per chi quella città la fa funzionare davvero. Insegnanti, infermieri, lavoratori dei servizi, impiegati. Persone che non fanno notizia, ma tengono in piedi la quotidianità.
Il risultato è una città sempre più efficiente nel mercato, ma sempre meno accessibile nella vita reale.
E quando succede questo, il problema non è solo il prezzo delle case.
È l’equilibrio stesso della città.
E tu come stai vivendo il caro-casa a Milano? |

🌍 Medio Oriente: nuovo piano Usa per la pace, Trump: 'Molto possibile un accordo'. Teheran: 'Parti della proposta inaccettabili' (ANSA)
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🤖 In Cina sarà illegale licenziare i dipendenti per sostituirli con l'AI (Techy)
💡 Mangiamo le stesse cose di 30 anni fa ma assumiamo meno nutrienti (Techy)

🔬 L'AI della Mayo Clinic rileva il cancro al pancreas fino a 3 anni prima della diagnosi (GNN)
✨ Un papiro dell'Iliade di Omero trovato in una mummia di 1.600 anni (GNN)

Il 7 maggio 1824 viene eseguita per la prima volta la Nona Sinfonia di Beethoven a Vienna. Il compositore era completamente sordo: non sentì gli applausi del pubblico, fu una cantante a girargli le spalle verso la sala perché potesse vedere la standing ovation.
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