• il Punto
  • Posts
  • 🇺🇸 Jeffrey Epstein: l'uomo più protetto d'America

🇺🇸 Jeffrey Epstein: l'uomo più protetto d'America

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!

Il menù di oggi è offerto da Scalable Capital, la banca per investire in modo facile e sicuro.

  • 🇺🇸 Jeffrey Epstein: l'uomo più protetto d'America

  • 🏭 Volkswagen: dalle auto ai missili

Spoiler: ti spieghiamo come guadagnare il 2,5% di interessi sui tuoi risparmi senza fare nulla e ricevere 25€.

IN COLLABORAZIONE CON: Scalable Capital
😱 Ma per investire devo bloccare i miei soldi per anni?

Uno dei miti più diffusi sugli investimenti è che una volta messi i soldi da qualche parte, questi spariscano per anni.

Falso.

Con Scalable Capital, infatti, hai sempre il pieno controllo dei tuoi risparmi:

  • 💸 Vendi quando vuoi, senza vincoli né penali

  • 🎯 Crei piani di accumulo flessibili a partire da solo €1

  • 💶 Ricevi il 2,5% annuo sulla liquidità che non vuoi investire

Insomma: investi con i tuoi tempi, senza mai perdere l'accesso ai tuoi soldi.

In più, dal 16 marzo Scalable ha lanciato il suo conto deposito non vincolato al 2,5% di interessi: basta spostare la propria liquidità sul conto deposito per ottenere un rendimento sulla liquidità non investita.

Che dici, vuoi darci un occhio? 👇

Investire comporta dei rischi
*Termini e condizioni: https://scalable.capital/interessi

CRONACA

🇺🇸 Jeffrey Epstein: l'uomo più protetto d'America

Plurimilionario, frequentatore di ex presidenti, principi e premi Nobel. Ma anche accusato di traffico di minorenni, abusi e violenze sessuali raccontate da decine di vittime.

Jeffrey Epstein è stato uno degli uomini più discussi e più protetti del pianeta: un patrimonio di quasi $600 milioni, una rete di relazioni senza eguali e un archivio di foto, video e documenti sulle sue feste esclusive in cui comparivano alcuni tra i volti più potenti del mondo.

La sua storia è un intreccio di soldi, potere e zone d’ombra. E per capirla bisogna partire dall’inizio…

Un ragazzo di Brooklyn nei salotti dell’élite

Epstein nasce nel 1953 a Sea Gate, un quartiere popolare di Brooklyn, in una famiglia operaia.

Brillante a scuola, finisce il liceo in anticipo, ma abbandona l’università senza laurearsi.

Nonostante questo, a soli 21 anni riesce a entrare come insegnante di matematica alla Dalton School, una delle scuole più esclusive di Manhattan. Come ci riesca non è chiaro. Quello che è certo è che lì non insegna solo matematica: osserva, ascolta e impara a muoversi tra i genitori più ricchi della città, capendo come entrare nel loro mondo.

Nel 1976, grazie a uno di questi contatti, conosce Alan Greenberg, top manager di Bear Stearns, una delle più potenti banche d’investimento di Wall Street. Greenberg lo trova intelligente e scaltro e lo assume, nonostante l’assenza di titoli.

A Wall Street Epstein non si distingue per competenze tecniche, ma per la capacità di entrare nei circoli giusti. E nel 1980, a 27 anni, diventa partner di Bear Stearns. Ma sotto la superficie, iniziano ad emergere le prime crepe:

  • 📄 Un curriculum falso

  • 💰 Spese personali addebitate alla banca

  • 📉 Operazioni sospette

  • 🔍 Un'indagine della SEC per insider trading

Nel 1981 la banca apre un'inchiesta interna. Epstein capisce che questa volta il carisma non basta e si dimette prima che l'indagine vada troppo a fondo.

Il “consulente“ dei miliardari

Dopo Bear Stearns, Epstein si reinventa come consulente finanziario per super-ricchi.

Negli anni ’80 entra in società con Steven Hoffenberg nella Tower Financial Corporation. Insieme raccolgono centinaia di milioni promettendo rendimenti fuori scala.

Per un po’ funziona. Poi il meccanismo si rompe: è uno schema Ponzi. Hoffenberg finirà in prigione, Epstein non verrà mai neppure incriminato.

L’incontro con Wexner

La svolta arriva nel 1986, quando Epstein incontra Les Wexner, fondatore dell’impero che controlla Victoria’s Secret e molti altri brand americani.

Epstein riesce a conquistarne la fiducia fino a ottenere il controllo totale dei suoi conti.

Epstein e Wexner

Dal conto del miliardario preleva tutto quello che gli serve per costruire l'immagine del magnate che non è mai stato: auto di lusso, jet privati (tra cui il celebre "Lolita Express"), proprietà in giro per il mondo e l'intera isola di Little Saint James nelle Isole Vergini Americane, destinata a diventare il centro delle accuse contro di lui.

Ma più del denaro conta il nome di Wexner, che per Epstein diventa un lasciapassare per entrare nei vertici del potere mondiale:

  • 🎓 Finanzia ricerche all'MIT e ad Harvard

  • 🏛️ Entra nei board di fondazioni prestigiose come la Rockefeller University

  • 🤝 Coltiva amicizie con Bill Clinton, Donald Trump, il Principe Andrea, Bill Gates e tanti altri

Eppure, tra tutti questi nomi illustri, nessuno ha mai saputo dire con precisione cosa facesse Epstein: niente rendiconti, niente strutture regolamentate, nessuna trasparenza su come gestisse centinaia di milioni di dollari.

Una condanna senza conseguenze

Nel 2005 una ragazza di appena 14 anni lo denuncia per abusi. Da lì la polizia avvia un’indagine e nel giro di poco emergono decine di altre vittime, tutte minorenni.

Le prove sono solide, ma nel 2008 la procura chiude tutto con un patteggiamento scandaloso: Epstein viene incriminato per sollecitazione di prostituzione (senza riferimento ai minori) e accetta 18 mesi di carcere con permessi di uscita sei giorni su sette.

Sconta 13 mesi e riprende la sua vita come se nulla fosse: le università tengono le donazioni, i politici non restituiscono i contributi, i vecchi amici continuano a frequentarlo.

Ma quello non è che l’inizio.

L’isola degli orrori

Al centro del sistema di Epstein c'è Little Saint James, l'isola privata che la stampa ribattezzerà "Pedophile Island".

Le testimonianze raccolte negli anni descrivono un sistema organizzato: ragazze minorenni, venivano reclutate con promesse di lavoro o denaro, portate sull'isola e abusate da lui e dai suoi ospiti.

Questo sistema è rimasto nell'ombra per anni, protetto da accordi di non divulgazione, intimidazioni legali e dalle stesse reti di relazioni che avevano reso Epstein intoccabile.

Almeno fino al 2018, quando la giornalista Julie K. Brown del Miami Herald pubblica un'inchiesta che identifica oltre 80 vittime, costringendo le autorità di New York a riaprire il caso.

La morte in carcere e le domande senza risposta

Nel luglio 2019 Epstein viene arrestato e finisce in carcere in attesa di processo. Ma il 10 agosto, 34 giorni dopo, viene trovato morto in cella.

Ufficialmente suicidio, ma le circostanze lasciano molte domande aperte: il compagno di cella trasferito il giorno prima, le guardie addormentate, un buco di quasi 3 minuti nel filmato di sorveglianza e fratture al collo più compatibili con uno strangolamento.

Gli Epstein Files rilasciati negli ultimi mesi aggiungono dettagli sugli abusi, ma non rispondono alle vere domande:

  • ⁉️ Che uso faceva del materiale compromettente?

  • ⁉️ Perché un uomo con una condanna passata in giudicato continuava a essere frequentato dai più potenti del mondo?

Epstein con Donald Trump

Forse è proprio questo il punto.

Non quello che Epstein ha fatto, ma quello che gli è stato permesso di fare. Non per una cospirazione dimostrabile, ma per un sistema in cui il potere protegge il potere, le domande scomode vengono rimandate e i confini etici spostati un po' alla volta.

Gli uomini influenti che lo hanno frequentato sono ancora quasi tutti al loro posto. E l'unica cosa che il caso Epstein ci ha dimostrato con certezza è che certe domande, quando riguardano le persone giuste, non trovano mai davvero una risposta.

Se vuoi scoprire tutti i dettagli di questa storia, non perdere il nostro ultimo video su YouTube! 👇️

DIFESA

🏭 Volkswagen: dalle auto ai missili

Volkswagen sta trattando con l'azienda israeliana Rafael per riconvertire una sua fabbrica tedesca alla produzione di componenti per il sistema di difesa aerea Iron Dome.

Avete letto bene: una delle più grandi case automobilistiche al mondo potrebbe presto produrre pezzi per uno dei sistemi missilistici più famosi del pianeta.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, le trattative tra Volkswagen e Rafael Advanced Defence Systems riguardano lo stabilimento di Osnabrück, nella Germania occidentale, che oggi produce SUV cabrio ma che presto potrebbe avere un futuro molto diverso.

Ma cosa produrrebbe esattamente lo stabilimento?

Lo stabilimento verrebbe riconvertito per produrre alcune componenti del sistema Iron Dome, in particolare:

  • 🚛 I camion pesanti che trasportano i missili del sistema

  • 🔧 I lanciatori

  • ⚡ I generatori elettrici

L’Iron Dome è il sistema di difesa antimissile israeliano pensato per intercettare razzi nemici

Se i lavoratori accettassero la riconversione, la produzione potrebbe partire entro 12-18 mesi.

Volkswagen, dal canto suo, ha precisato che le trattative sono ancora in corso e che nessuna decisione finale è stata presa.

Ma perché Volkswagen pensa alla difesa?

Perché il colosso tedesco è in piena crisi. Volkswagen ha chiuso l'ultimo anno con utili al netto delle tasse in calo del 44%, a quota €6,9 miliardi, e lo stabilimento di Osnabrück ne è il riflesso.

La fabbrica impiega circa 2.300 lavoratori e produce la T-Roc Cabriolet, un modello la cui produzione è destinata a cessare nel 2027.

Questo mette Volkswagen di fronte a una scelta obbligata: trovare un nuovo utilizzo per il sito o chiuderlo.

Non è la prima volta che il gruppo cerca una soluzione. In passato, Volkswagen aveva avviato trattative con Rheinmetall, il colosso tedesco della difesa, per vendere lo stabilimento, ma le negoziazioni si sono arenate alla fine dello scorso anno senza portare a nulla.

Il CEO Oliver Blume ha confermato che l'azienda continua a esplorare collaborazioni con aziende del settore della sicurezza per garantire un futuro alla fabbrica e ai suoi lavoratori.

Il caso Volkswagen non è isolato

A gennaio, la francese Renault ha annunciato che produrrà droni per l'Ucraina e la Francia, segnando il suo ritorno nel settore della difesa per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale. L'accordo, siglato con l'azienda Turgis Gaillard, ha un valore stimato di circa $1,2 miliardi su 10 anni.

Insomma, il trend è chiaro: i confini tra industria civile e settore della difesa si stanno facendo sempre più sfumati.

E i numeri spiegano perché. La spesa militare in Europa sta esplodendo e la Germania è in prima fila: il governo tedesco prevede di destinare oltre €500 miliardi alla difesa entro la fine del decennio, con la difesa aerea indicata come una delle priorità principali.

Per aziende come Volkswagen, che devono fare i conti con la crescente concorrenza dei produttori cinesi e una transizione all'elettrico più complicata del previsto, il settore della difesa rappresenta un'opportunità concreta per riempire stabilimenti che rischiano di restare vuoti.

Insomma, i tempi cambiano e se fino a qualche anno fa l'idea di vedere una fabbrica Volkswagen produrre componenti per un sistema missilistico sarebbe sembrata fantascienza, oggi è una possibilità molto reale.

Cosa ne pensi della scelta di Volkswagen?

Login o Iscriviti per partecipare ai sondaggi.

🇮🇹 Governo, Meloni auspica dimissioni Santanchè. Da opposizioni mozione di sfiducia (Skytg24)

🇮🇹 L’Italia sta cercando alternative al gas bloccato dalla guerra in Medio Oriente (IlPost)

🏙️ Che sia giunto il momento di ricostruire le Torri Gemelle? (Techy)

🐮 C’è una startup che sta rivoluzionando l'allevamento del bestiame (Techy)

⚠️ Il terrorismo globale tocca il livello più basso degli ultimi 15 anni (GNN)

🌠 Risolto un mistero stellare vecchio di 50 anni (Ansa)

Il 26 marzo 1979, viene firmato il trattato di pace tra Egitto e Israele

Ti è piaciuta la Newsletter di oggi?

Login o Iscriviti per partecipare ai sondaggi.

Sei un brand e vuoi collaborare con noi? 💻️

Fai pubblicità in questa newsletter o sui nostri altri canali social per far conoscere il tuo servizio o prodotto ad una community di oltre 1 milione di persone! Contattaci ora!

Newsletter curata da… 💌 

  • Sara Cacioli - il Punto Media (LN)

  • Duccio Pasquinelli - il Punto Media (LN)