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📡 Starlink vs Iran: la guerra per internet che non ti aspetti

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Ecco cosa offre il menù di oggi:
📡 Starlink vs Iran: la guerra per internet che non ti aspetti
☢️ Armi nucleari: sta per saltare l'ultimo "freno" tra USA e Russia
GEOPOLITICA
📡 Starlink vs Iran: la guerra per internet che non ti aspetti

Nell'era digitale, l'accesso a internet è diventato un diritto fondamentale. Ma cosa succede quando uno Stato decide di "spegnere" la rete per milioni di cittadini?
È quello che è successo in Iran, dove il regime degli ayatollah ha messo in atto uno dei blackout digitali più estesi della sua storia in risposta alle proteste antigovernative:
📉 Il traffico internet iraniano è crollato di oltre il 95%
👥 Circa 85 milioni di persone sono rimaste tagliate fuori dal flusso globale di informazioni
Molti iraniani, però, hanno trovato un alleato inaspettato: Starlink, il servizio di internet satellitare di SpaceX.
Ma come funziona Starlink?
Normalmente, per connetterti a internet passi attraverso infrastrutture terrestri: cavi, antenne, centraline. Tutte cose che uno Stato può facilmente controllare o spegnere.
Starlink funziona in modo diverso: il tuo terminale (una specie di parabola) si collega direttamente a una rete di migliaia di satelliti in orbita bassa, bypassando le tradizionali infrastrutture a terra.

Satelliti Starlink visti dalla terra
In più, questi satelliti sono interconnessi tra loro: se uno viene bloccato o smette di funzionare, il segnale viene reindirizzato sugli altri. Un po' come quando il navigatore ti ricalcola il percorso se trovi una strada chiusa.
In teoria, quindi, è molto difficile da bloccare completamente.
La diffusione clandestina in Iran
Proprio per questo, in Iran Starlink ha conosciuto un uso crescente fin dalle grandi proteste del 2022.
Terminali importati clandestinamente hanno permesso a migliaia di cittadini di aggirare la censura e comunicare con il mondo esterno. Si stima che decine di migliaia di dispositivi siano stati introdotti nel Paese, nonostante il servizio non fosse né autorizzato né ufficialmente commercializzato.
Ma il regime non è rimasto a guardare…
Le autorità di Teheran hanno reagito con strumenti avanzati, dimostrando di conoscere perfettamente i rischi di questi canali di comunicazione.
Le contromisure messe in campo sono state diverse:
⚖️ Leggi punitive: la detenzione e l'uso di terminali Starlink sono stati vietati, con pene fino a 10 anni di carcere
📵 Blocco delle reti tradizionali: comunicazioni via fibra, 3G e 4G interrotte (il 5G esiste, ma è riservato ad autorità e militari)
📡 Jamming militare: disturbo dei segnali GPS e delle frequenze utilizzate da Starlink
Quest'ultima misura ha colto tutti di sorpresa. I jammer di livello militare hanno causato perdite di pacchetti satellitari fino all'80% in alcune aree, rendendo la connessione irregolare o del tutto inutilizzabile per video e chiamate.
In pratica, quando le interferenze raggiungono livelli critici, i terminali perdono la capacità di mantenere un "aggancio" stabile con i satelliti, e il servizio diventa inutilizzabile.
Il caso iraniano non è isolato
🇲🇲 In Myanmar, dove l'esercito ha imposto ripetuti blackout totali, molti cittadini si sono rivolti a Starlink come unica opzione per restare connessi al mondo
🇺🇦 In Ucraina, Starlink viene usato per mantenere connettività e coordinamento militare. Ma anche qui emergono vulnerabilità: le forze russe impiegano tecniche di jamming avanzate con sistemi come Tobol e Kalinka, ribattezzati "Starlink killer". SpaceX sta cercando di rispondere con aggiornamenti software e lanciando un numero sempre maggiore di satelliti per mantenere la resilienza della rete
Insomma…
La lezione che emerge da questi casi è chiara: la tecnologia da sola non basta a garantire la libertà di informazione.
Le reti satellitari restano strumenti potenti e in molti contesti insostituibili, ma non sono né invulnerabili né sufficienti da sole.
Il caso Iran-Starlink ci ricorda che la libertà di comunicazione non è mai solo una questione tecnica: è, prima di tutto, una questione di potere.
Secondo te, la tecnologia satellitare riuscirà a garantire l'accesso libero a internet nei regimi autoritari? |
DIFESA
☢️ Armi nucleari: sta per saltare l'ultimo "freno" tra USA e Russia

Il prossimo 5 febbraio scadrà il trattato New Start, l'ultimo accordo internazionale che limita gli arsenali atomici di Mosca e Washington.
Se non verrà rinnovato, per la prima volta in decenni le due superpotenze nucleari non avranno più vincoli sul numero di testate che possono detenere.
Ma cos’è il New Start e perché è così importante?
Il trattato New Start è stato firmato a Praga nel 2010 da Barack Obama e Dmitrij Medvedev ed è entrato in vigore nel 2011.

Barack Obama e Dmitrij Medvedev
In sostanza, l'accordo stabilisce dei limiti precisi:
☢️ Un tetto massimo di 1.550 testate nucleari operative (quelle pronte all'uso immediato) per ciascun paese
🚀 Un limite di 700 missili balistici intercontinentali e bombardieri dispiegati
🔍 Un sistema di ispezioni reciproche nelle basi nucleari, con preavviso breve
📊 Scambi regolari di dati sullo stato degli arsenali
Per capire l'importanza di questi vincoli basta guardare i numeri:
🇷🇺 La Russia possiede in totale 5.459 testate nucleari
🇺🇸 Gli Stati Uniti ne hanno 5.177
Insieme, i due paesi detengono circa l'87% di tutte le armi atomiche esistenti al mondo.

Il trattato era già scaduto una volta nel 2021, ma era stato prorogato di altri 5 anni. Ora siamo al capolinea e, questa volta, il rinnovo è tutt'altro che scontato...
E adesso che succede?
Nel settembre scorso Putin ha proposto una proroga di un anno, nel tentativo di mantenere in vita l'ultimo brandello di accordo nucleare tra le due potenze.
La risposta di Trump è stata ambigua. Il Tycoon inizialmente ha commentato affermando che fosse una buona idea, ma in un'intervista al New York Times dell'8 gennaio 2026 ha cambiato tono: "Se scade, scade. Faremo semplicemente un accordo migliore."
Il rischio concreto è che senza vincoli si riapra la corsa al riarmo atomico. E in effetti, entrambe le parti stanno già sviluppando nuovi sistemi di attacco:
🇷🇺 La Russia sta puntando sui missili ipersonici (Oreshnik, Avangard, Kinzhal) e sull'intercontinentale Sarmat

Missile ipersonico Oreshnik
🇺🇸 Gli USA rispondono con il missile ipersonico Dark Eagle e con 650 nuovi intercontinentali Sentinel previsti nel prossimo decennio
C'è poi un altro scenario preoccupante: senza accordo, si potrebbe tornare alla situazione pre-New Start, quando i missili erano armati con testate multiple (fino a 10 per missile), capaci di colpire obiettivi diversi in modo indipendente.
Tradotto: molto più difficile difendersi.
C’è una terza variabile che complica tutto: la Cina
Pechino ha avviato da oltre un decennio il maggior programma mondiale di riarmo atomico. Secondo le stime del Pentagono:
🇨🇳 L'arsenale cinese conta oggi oltre 600 testate nucleari (quasi triplicato dal 2020)
🎯 Raggiungerà 1.000 testate entro il 2030
🎯 E 1.500 entro il 2035
Numeri che rendono inevitabile coinvolgerla in qualsiasi futuro negoziato sul controllo degli armamenti.
Il problema? La Cina rifiuta. La posizione di Pechino è chiara: sarebbe "irragionevole e irrealistico" sedersi al tavolo con paesi che hanno arsenali molto più grandi, perché finirebbe per ratificare la propria inferiorità.
E qui la faccenda si complica ulteriormente: da un negoziato "uno a uno" tra USA e Russia si passerebbe a un gioco a tre, dove due paesi potrebbero coalizzarsi contro il terzo. Non esattamente una situazione semplice da gestire...
Al momento, nessuno sembra avere fretta di rinnovare il New Start
Il rischio è quello di tornare a una nuova corsa agli armamenti nucleari, con buona pace dei progressi fatti negli ultimi decenni (dal picco di oltre 70.000 testate nel 1986 siamo scesi alle attuali 12.241).
La speranza è che, dietro le quinte, i negoziati continuino. Ma una cosa è certa: qualsiasi nuovo accordo dovrà fare i conti con un mondo molto più complicato di quello del 2010.
Secondo te, USA e Russia troveranno un nuovo accordo sulle armi nucleari? |

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