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💶 PNRR: la grande occasione o la grande abbuffata?

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!

Il menù di oggi prevede:

  • 💶 PNRR: la grande occasione o la grande abbuffata?

  • 🛢️ La guerra in Iran ha un vincitore inatteso: la Cina

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Che aspetti?

ITALIA

💶 PNRR: la grande occasione o la grande abbuffata?

Il 21 luglio 2020 il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte annunciava con tono trionfale che all'Italia erano destinati oltre €200 miliardi per fronteggiare la crisi pandemica.

Si tratta di una cifra senza precedenti: vale più di un decimo del PIL italiano. Quei fondi diventeranno poi la base del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, presentato come l'occasione per rilanciare il Paese.

Il 30 giugno il Piano si è definitivamente concluso. La domanda però resta: il PNRR ha davvero cambiato l’Italia o rappresenta un’occasione solo parzialmente sfruttata?

Da dove arrivano i soldi del PNRR

Nel 2020, di fronte alla crisi economica provocata dalla pandemia, la Commissione europea introduce una misura senza precedenti: l’Unione Europea si finanzia sui mercati emettendo debito comune, garantito da tutti gli Stati membri.

Nasce così il programma Next Generation EU, un pacchetto da circa €750 miliardi pensato per sostenere la ripresa economica e guidare due grandi trasformazioni:

  • 🌴 la transizione green

  • 💻 la transizione digitale

L’Italia è il Paese che riceve la quota più alta.

I fondi vengono erogati in due modalità:

  • 💶 Sovvenzioni a fondo perduto, che non vanno restituite. Valgono circa 86 miliardi per l'Italia

  • 💳 Prestiti da rimborsare con gli interessi, entro un tetto del 6,8% del reddito nazionale, ovvero 123 miliardi

Non tutti i Paesi hanno scelto di richiedere i prestiti: solo dieci Stati li hanno attivati e appena tre (Grecia, Romania e Italia) hanno richiesto l’intera disponibilità.

Una scelta che ha sollevato una domanda: perché indebitarsi fino al massimo consentito?

Perché gli altri hanno rinunciato ai prestiti, e noi no?

Un prestito conveniente non è automaticamente un buon affare, va comunque ripagato, e di solito lo si chiede quando si ha un progetto e mancano i fondi. Col PNRR la sequenza è stata invertita:

  • prima abbiamo definito quanti soldi

  • poi abbiamo dovuto pensare in fretta a come spenderli

Quei soldi, ad ogni modo, non vengono erogati tutti insieme, né senza condizioni. La Commissione li versa in più rate, e ogni rata viene sbloccata solo quando l'Italia dimostra di aver raggiunto una serie di obiettivi prefissati:

  • ✅ Milestones: traguardi qualitativi, come l'approvazione di una riforma o l'entrata in vigore di una legge

  • 🎯 Targets: obiettivi misurabili, come i chilometri di ferrovia costruiti o i posti negli asili nido creati

Il rispetto di queste condizioni è essenziale per sbloccare i pagamenti successivi. Questo meccanismo ha però generato una forte pressione sui tempi di attuazione.

Come li abbiamo spesi?

Il PNRR è stato strutturato in sei grandi missioni:

  • 💻 Digitalizzazione, innovazione e competitività

  • 🌱 Transizione ecologica

  • 🚄 Infrastrutture e trasporti

  • 📚 Istruzione e ricerca

  • 🤝 Inclusione e coesione sociale

  • 🏥 Salute

A queste se n'è aggiunta più tardi una settima, RePowerEU, in risposta alla crisi energetica.

Ogni missione, a sua volta, si scompone in singoli investimenti, poi in sottomisure e infine in progetti specifici, ciascuno affidato a un ministero che ne distribuisce le risorse, tramite bandi, a regioni, comuni, università o aziende.

Il risultato è che il PNRR non è un singolo progetto da quasi 200 miliardi, ma un insieme frammentato di interventi. All'ultimo report della Camera dell'aprile 2026, la banca dati ReGiS ha registrato oltre 630.000 singoli progetti finanziati.

Una struttura così capillare richiede una macchina amministrativa molto efficiente, che però in molti casi si è trovata impreparata a gestire una mole simile di risorse.

E così, per non restare indietro sui tempi, si è ricorso a scorciatoie

La necessità di rispettare le scadenze ha portato a soluzioni pragmatiche, talvolta controverse.

Una delle più discusse riguarda i cosiddetti “progetti in essere”: interventi già avviati prima del PNRR e successivamente riclassificati come finanziati dal Piano.

In alcuni casi si è trattato di opere utili e già previste. In altri, però, il meccanismo ha sollevato dubbi sulla reale addizionalità degli investimenti.

Un esempio riguarda gli studentati universitari. L’obiettivo era aumentare i posti letto da circa 40.000 a oltre 100.000 entro il 2026. Per accelerare i tempi, è stata ampliata la partecipazione ai soggetti privati, includendo anche strutture esistenti.

In questo modo, alcuni posti sono stati contabilizzati come “nuovi” semplicemente perché non registrati nelle banche dati ministeriali, ottenendo contributi fino a 40.000 euro per posto letto.

Il boomerang del post-2026

Un limite strutturale del PNRR riguarda la natura degli investimenti: molte misure finanziano la realizzazione iniziale, ma non i costi di gestione successivi al 2026.

Alcuni esempi:

  • 🏫 Il Piano finanzia oltre 150.000 posti negli asili nido, ma saranno i comuni a pagarne educatori e utenze

  • 🏥 Costruisce le Case di Comunità, ma servono medici e infermieri per gestirle

  • 💻 Riempie le scuole di tablet, senza fondi per la manutenzione una volta scaduta la garanzia

  • ☁️ Le amministrazioni locali sono state spinte a migrare sul cloud senza risorse per pagare i canoni futuri o assumere i tecnici necessari

Il rischio è un effetto boomerang con enti locali senza risorse per mantenere ciò che è stato costruito.

Gli effetti sull’economia

Valutare l’impatto del PNRR sull’economia è complesso. Le stime del governo indicano che entro il 2031 il PIL potrebbe essere superiore tra il 5% e il 9% rispetto a uno scenario senza Piano.

Peccato che nella realtà il PIL non si sia praticamente mosso.

Nonostante centinaia di miliardi iniettati nell'economia e nonostante il Piano, le previsioni più recenti indicano una crescita del PIL dello 0,6% nel 2026 e dello 0,5% nel 2027. Numeri che ci rendono tra i Paesi meno dinamici d’Europa.

Questo solleva un punto centrale: gli investimenti pubblici, da soli, non bastano a risolvere problemi strutturali di lungo periodo come produttività bassa, burocrazia e rigidità del mercato del lavoro.

Non è neanche vero che il PNRR è stato inutile, e alcuni investimenti daranno i loro frutti. Ma la lezione sarà probabilmente una sola: la traiettoria di declino di un Paese non si inverte con un tocco di bacchetta magica. Nemmeno se quella bacchetta vale quasi €200 miliardi.

Se vuoi scoprire tutti i dettagli su come sono stati spesi i fondi del PNRR, non perdere il nostro ultimo video su YouTube! 👇️

INTERNAZIONALE

🛢️ La guerra in Iran ha un vincitore inatteso: la Cina

La guerra in Iran e la quasi chiusura dello Stretto di Hormuz hanno scosso l’economia globale. I prezzi di energia, fertilizzanti e prodotti chimici sono saliti rapidamente, mettendo sotto pressione interi settori industriali. Eppure, in questo scenario di crisi diffusa, c’è un Paese che potrebbe uscirne rafforzato: la Cina.

È la conclusione di un’analisi dell’Asia Group, società di consulenza con sede a Washington. Ma com’è possibile?

Uno shock che va oltre il petrolio

L'Asia dipende dal Medio Oriente più di chiunque altro: da Hormuz passa l'80% del suo petrolio e il 90% del suo gas naturale. Ma il conflitto ha bloccato anche prodotti meno noti e cruciali per l'industria:

  • ⚗️ La nafta, per plastica e prodotti chimici

  • 🔬 L'elio, usato nei chip e nelle macchine per la risonanza magnetica

  • ⛏️ Lo zolfo, necessario per raffinare rame, nichel e i minerali delle batterie

Il risultato è stato un effetto domino sulle catene di approvvigionamento di tutta l’Asia.

Perché la Cina ha retto meglio degli altri Paesi

A differenza di molti altri Paesi, la Cina ha evitato l'impennata dell'inflazione e gli effetti a catena, economici e politici, che hanno travolto altri Paesi.

Il merito, secondo il report, sta in due fattori:

  • 🛢️le enormi riserve di petrolio e gas 

  • ⚡️il forte vantaggio nell'energia pulita

A questo si aggiunge una capacità di intervento statale che pochi altri paesi hanno: controllo dei prezzi, sussidi, restrizioni all’export e gestione della valuta.

Il vantaggio delle scorte

La Cina si era preparata. Nei mesi precedenti alla guerra aveva fatto incetta di petrolio a basso prezzo, riempiendo magazzini e riserve strategiche. Il risultato:

  • 🛢️ Riserve strategiche stimate tra 1,2 e 1,4 miliardi di barili, pari a circa 115 giorni di importazioni via mare

  • 📦 Depositi delle raffinerie pieni

  • 📉 Importazioni crollate da circa 11,6 milioni di barili al giorno prima della guerra a meno di 8 milioni a maggio, fino a circa 6,4 milioni a giugno (il minimo dal 2016)

Mentre molti Paesi erano costretti a inseguire prezzi sempre più alti, la Cina poteva semplicemente aspettare.

La Cina come stabilizzatore invisibile del mercato

La scelta della Cina di accumulare grandi scorte di petrolio e gas ha avuto un impatto significativo sui prezzi globali dell’energia.

Il motivo è semplice: la Cina è uno dei maggiori importatori di petrolio al mondo. Quando riduce gli acquisti, la domanda globale cala e, di conseguenza, anche la pressione sui prezzi si allenta.

Per questo, senza il rallentamento degli acquisti cinesi, il prezzo del petrolio sarebbe probabilmente salito ancora di più.

Il vero vantaggio: l’energia pulita

Il punto di forza più importante per la Cina, però, è un altro: il dominio nelle tecnologie green.

Di fronte al caro energia, molti Paesi del Sud-est asiatico stanno accelerando la transizione energetica acquistando pannelli solari, sistemi di accumulo e veicoli elettrici. E gran parte di queste tecnologie arriva proprio dalla Cina.

Risultato: le esportazioni cinesi stanno crescendo, rafforzando ulteriormente la sua posizione.

Il resto dell’Asia paga il conto

Mentre la Cina regge, gli altri Paesi asiatici sono in difficoltà.

  • 🇮🇳 In India il rincaro di carburante, cibo e fertilizzanti alimenta la protesta politica, in un Paese dove oltre il 40% della forza lavoro è nell'agricoltura

  • 🇯🇵 In Giappone i sussidi energetici pesano sempre di più sui conti pubblici e rallentano l’industria

  • 🇵🇭 Le Filippine hanno dichiarato l'emergenza energetica nazionale

  • 🇮🇩 In Indonesia la carenza di materie prime ha ridotto la produzione industriale e colpito anche il turismo

E adesso che lo Stretto riapre?

Qui arriva l'aggiornamento più recente. Il 17 giugno Stati Uniti e Iran hanno firmato un memorandum d'intesa che apre una finestra di 60 giorni di negoziati e ha avviato la riapertura dello Stretto. I risultati si vedono:

  • 🚢 Dal 18 giugno oltre 280 navi hanno attraversato Hormuz (ancora sotto le ~138 al giorno di prima della guerra)

  • 📊 Il Brent è tornato ai livelli pre-conflitto, sotto i $73 al barile, dopo aver toccato oltre $120 durante la crisi

Ma la tregua resta fragile. Attacchi nel Golfo dell’Oman e restrizioni imposte dall’Iran mantengono alta l’incertezza.

Insomma…

La guerra in Iran è stata una catastrofe per molti, ma per la Cina è stata anche un'occasione.

Senza muovere un soldato, Pechino ne esce con i serbatoi pieni, un export di tecnologie verdi in pieno boom e l'immagine del partner affidabile in un mondo nel caos.

In geopolitica, a volte, non vince chi si muove di più. Vince chi riesce a restare in piedi mentre gli altri inciampano.

Chi esce davvero rafforzato dalla crisi di Hormuz?

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🇺🇸 Bending Spoons si è quotata in borsa a New York (IlPost)

🇬🇷In Grecia cinque persone sono state ferite in tre attacchi esplosivi contro esponenti del partito di governo (IlPost)

🤖 Un robot umanoide filmato mentre mendica per strada in Cina (Techy)

📱 Gli smartphone Android allertano i venezuelani prima dei terremoti (Techy)

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