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🏥 La sanità italiana: come siamo passati dall'eccellenza alla crisi

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!

Ecco cosa offre il menù di oggi:

  • 🏥 La sanità italiana: come siamo passati dall'eccellenza alla crisi

  • 🚗 Volkswagen, 50 mila posti di lavoro in meno entro il 2030

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ITALIA

🏥 La sanità italiana: come siamo passati dall'eccellenza alla crisi

Liste d'attesa che superano l'anno. Pronti Soccorso presi d'assalto. Milioni di cittadini che rinunciano alle cure o pagano di tasca propria. E una spesa sanitaria privata che, nel 2024, ha raggiunto il record di €41 miliardi.

La sanità pubblica italiana, che fino a vent'anni fa era considerata tra le migliori al mondo, oggi mostra crepe sempre più profonde.

Ma come siamo arrivati a questo punto?

Per capire cosa è andato storto, bisogna partire da come funziona il nostro sistema sanitario

Il sistema sanitario italiano si basa sul modello universalistico:

  • 🏥 Tutti hanno diritto alle cure, indipendentemente da reddito o condizione lavorativa

  • 💶 Il finanziamento arriva dalla fiscalità generale, cioè dalle tasse di tutti

È tra i sistemi più efficienti e meno costosi al mondo, perché le economie di scala riducono i costi di servizi, personale e farmaci.

Ma non è sempre stato così…

Fino al 1978 l'Italia aveva un sistema basato sulle casse mutue, enti assicurativi obbligatori legati alla categoria professionale: se lavoravi eri coperto, altrimenti no. Un modello frammentato, inefficiente e costoso.

Il Servizio Sanitario Nazionale in Italia nasce proprio quell’anno, con la riforma che rende la sanità universale.

I risultati del nuovo sistema sono da subito straordinari: con una spesa pro capite tra le più basse d'Europa, l'Italia ottiene indicatori di salute da eccellenza mondiale.

 

Il problema è che, nel frattempo, il mondo attorno cambia:

  • 👴 la popolazione invecchia

  • ⚕️ le malattie croniche esplodono

  • 💊 la medicina diventa più complessa e costosa

Ma l'architettura del sistema rimane sostanzialmente ferma.

Il deterioramento del SSN non è arrivato all’improvviso

È stato graduale, quasi invisibile:

  • 🧑‍⚕️ I medici di base hanno iniziato a diminuire, ma lentamente

  • 📜 Le liste d'attesa si sono allungate di qualche settimana, poi di qualche mese

  • 🏥 Sempre più persone hanno cominciato ad andare direttamente al Pronto Soccorso

Come se non bastasse, è arrivato il Covid e tutto è esploso insieme. Le file nei Pronti Soccorso sono diventate infinite, i medici di base erano troppo pochi per gestire l'emergenza sul territorio e gli ospedali sono andati in tilt.

E di fronte a queste difficoltà, i cittadini hanno fatto la cosa più logica: rivolgersi alla sanità privata.

Il vero problema: non quanti medici, ma dove

La frase "mancano i medici" la sentiamo ovunque. Ma la realtà è diversa dai titoli di giornale.

L'Italia ha circa 5,3 medici ogni 1.000 abitanti, contro una media UE di 4,07.

Numero medici ogni 1000 abitanti

Il problema non è il numero totale, ma la distribuzione tra le specializzazioni:

  • 📈 Specializzazioni come chirurgia plastica e dermatologia attraggono file di candidati, perché offrono buoni guadagni e orari gestibili

  • 📉 Reparti come Emergenza-Urgenza e medicina territoriale restano scoperti, con circa il 70% delle borse di specializzazione in Medicina d'Emergenza che va deserto ogni anno

Il rischio concreto è che tra qualche anno avremo ancora più medici nel sistema, ma distribuiti nel modo sbagliato: troppi nelle specializzazioni redditizie, troppo pochi nei reparti che tengono in piedi il servizio pubblico.

La crisi dei medici di base

È qui che si gioca la partita più importante. I medici di base sono il filtro tra i cittadini e il sistema sanitario: prescrivono esami, curano i disturbi lievi, evitano che milioni di persone intasino ospedali e Pronti Soccorso.

Oggi in Italia se ne contano circa 38.000, in calo costante, con il 77% che ha più di 55 anni. Ne abbiamo pochi, e quelli che ci sono sono sempre più anziani e costretti a gestire una mole sempre più grande di pazienti.

Il motivo? La professione è diventata poco attrattiva: guadagni inferiori ai colleghi specialisti, meno possibilità di arrotondare con il privato e giornate passate a fare burocrazia invece che medicina.

Il risultato è un vero cortocircuito:

  • 👩‍⚕️ Il medico di base, sovraccarico, non ha tempo di visitare con calma i pazienti

  • 📋 Per sicurezza prescrive comunque, anche quando non sarebbe strettamente necessario

  • 📈 Le prescrizioni gonfiano la domanda e allungano le liste d'attesa per tutti

  • 🔏 Questo meccanismo alimenta un circolo vizioso che spinge sempre più cittadini a rivolgersi al privato

E nel frattempo, il mercato privato da 41 miliardi attira sempre più medici di base, creando un conflitto di interessi evidente tra il servizio pubblico e le opportunità della libera professione.

Con la medicina territoriale in crisi, i Pronti Soccorso sono diventati la porta d’ingresso universale della sanità

Nel 2024 ci sono stati 19 milioni di accessi ai Pronti Soccorso italiani, di cui almeno il 20% impropri e 13 milioni classificati come codici bianchi o verdi (cioè di lieve entità).

Con gli accessi che aumentano e il personale che non basta più a reggere il carico, la qualità del servizio ne risente. I medici lavorano turni estenuanti, sotto stress continuo, e ogni mese in media 100 di loro lasciano i Pronti Soccorso italiani.

Per tappare i buchi, molte ASL ricorrono a medici esterni "a gettone", liberi professionisti che spesso non conoscono l'ospedale in cui lavorano e che, senza un lavoro di squadra consolidato, faticano a garantire la stessa efficienza nelle emergenze.

Se i Pronti Soccorso sono la faccia più visibile della crisi, le liste d’attesa ne sono la conseguenza diretta

Nel 2025, su 33,5 milioni di esami prenotati, solo 13,4 milioni sono stati effettivamente gestiti dal sistema.

Per le visite è ancora peggio: su 24,1 milioni prenotate, appena 8,4 milioni accettate.

Il resto? Pazienti che hanno rinunciato, aspettato oltre i tempi di legge o si sono rivolti al privato.

Per ridurre le liste d'attesa sono due le soluzioni: aumentare l'offerta o ridurre la domanda. I governi hanno sempre scelto la prima, stanziando circa un miliardo nel 2024 per ampliare gli orari degli ambulatori.

Ma più visite vengono offerte, più richieste arrivano, e le nuove disponibilità vengono immediatamente saturate.

L'unico modo strutturale per ridurre le liste d'attesa è ridurre la domanda inappropriata.

E questo ci riporta al punto di partenza, rimettere al centro i medici di base e la medicina di prossimità, perché solo un filtro territoriale che funziona può evitare che prescrizioni non necessarie continuino a intasare il sistema.

Insomma…

Di fatto, oggi l'Italia ha già un sistema sanitario misto pubblico-privato, con la differenza che nessun governo lo ha mai dichiarato apertamente.

Un sistema in cui i cittadini pagano due volte:

  • 💶 prima con le tasse

  • 👛 poi di tasca propria per curarsi

Se vuoi scoprire tutti i dettagli su questo tema, non perdere il nostro ultimo video su YouTube! 👇️

AUTOMOTIVE

🚗 Volkswagen, 50 mila posti di lavoro in meno entro il 2030

Per Volkswagen il 2025 è stato un anno da dimenticare.

Il colosso tedesco dell'auto ha chiuso l'anno con utili al netto delle tasse in calo del 44%, a quota €6,9 miliardi. Si tratta del dato più basso dal 2016, quando il gruppo fu travolto dallo scandalo Dieselgate.

Ma cos’è successo nel 2025?

  • 📉 L'utile operativo si è più che dimezzato, scendendo a €8,9 miliardi (contro i €9,4 miliardi attesi dagli analisti)

  • 📊 Il margine operativo è crollato dal 5,9% al 2,8% 

  • 💶 I ricavi sono rimasti sostanzialmente fermi a €322 miliardi

Insomma, un quadro tutt'altro che roseo per il più grande produttore di automobili in Europa.

E da cosa dipende questo crollo?

I fattori che hanno pesato sulla performance di Volkswagen sono principalmente tre:

  • 🇺🇸 I dazi statunitensi, che hanno colpito duramente le esportazioni del gruppo verso gli USA

  • 🇨🇳 La forte concorrenza cinese, che sta erodendo quote di mercato soprattutto nel segmento elettrico

  • 🏎️ La costosa ristrutturazione di Porsche, controllata dal gruppo, che sta attraversando un difficile e dispendioso rinnovamento

La risposta di VW

Di fronte a questi risultati, il CEO Oliver Blume ha annunciato una decisione drastica: 50.000 posti di lavoro in meno in Germania entro il 2030.

Un numero che supera di gran lunga i 35.000 tagli concordati con i sindacati a fine 2024.

In poche parole, la situazione si è rivelata più grave del previsto e VW ha dovuto alzare ulteriormente l'asticella dei sacrifici.

E adesso cosa succederà?

Per il 2026, Volkswagen punta a un recupero della redditività con un margine operativo tra il 4% e il 5,5% e ricavi in crescita tra lo 0% e il 3%.

Ma anche in questo scenario, il CFO Arno Antlitz ha messo le mani avanti, dichiarando che il margine attuale "non sarà sufficiente nel lungo termine" e che il gruppo continuerà a "ridurre rigorosamente i costi" nei prossimi mesi.

Secondo te, Volkswagen riuscirà a rilanciarsi entro il 2030?

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