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📉 L’OCSE taglia le stime: il mondo rallenta, e la guerra pesa

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!
Il menù di oggi prevede:
📉 L’OCSE taglia le stime: il mondo rallenta, e la guerra pesa
🏦 Revolut alla conquista dell'Italia
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ECONOMIA
📉 L'OCSE taglia le stime: il mondo rallenta, e la guerra pesa
Il rallentamento dell’economia globale non è più solo un rischio teorico.
Nel suo ultimo Economic Outlook, l’OCSE ha tagliato le previsioni di crescita mondiale per il 2026 al +2,8%. E se la guerra in Medio Oriente dovesse prolungarsi fino al 2027, lo scenario potrebbe peggiorare ancora: la crescita globale scenderebbe al +2,1%, un livello che non si vedeva dai tempi della pandemia.

Ma cosa c'è dietro questi numeri?
Il caro-energia è il problema principale
Secondo l’OCSE, il rischio principale nel breve periodo è l’ulteriore aumento dei prezzi delle materie prime. I rincari sono già pesanti:
🛢️ Gas naturale asiatico: +80,8%
⛽ Gas naturale europeo: +43,2%
📈 In forte rialzo anche petrolio, fertilizzanti e altre materie prime legate alla produzione nel Golfo

Il problema è che questi aumenti non restano confinati ai mercati energetici. Si trasmettono alle imprese, ai trasporti, alla produzione agricola, alla manifattura e, alla fine, ai prezzi pagati dai consumatori.
A essere colpite più duramente sono soprattutto le economie che importano energia. E, tra queste, i paesi in via di sviluppo rischiano di pagare il prezzo più alto, perché le famiglie spendono una quota molto più alta del loro reddito in beni essenziali come energia e cibo.
Tutto questo non fa che aumentare i prezzi a livello globale
Secondo l’OCSE, l’inflazione globale potrebbe salire al 4,0% nel 2026, contro il 3,4% del 2025.
A spingere i prezzi verso l’alto c’è appunto un mix complicato: energia più cara, catene di approvvigionamento interrotte e fertilizzanti più costosi, che si scaricano direttamente sul prezzo del cibo.
Le banche centrali, intanto, si trovano in una posizione difficile:
🔼 tagliare i tassi per sostenere la crescita significherebbe rischiare di far deragliare l'inflazione
🔽 tenerli alti, però, vuol dire soffocare un'economia già in affanno
Per questo l’OCSE si aspetta che le principali banche centrali mantengano i tassi sostanzialmente stabili per buona parte del 2026. Perciò, niente grandi tagli in arrivo, almeno per ora.
E l’Europa è una delle aree più esposte allo shock energetico
Le previsioni lo confermano:
🇪🇺 Eurozona: +0,8% nel 2026 (era +1,4% nel 2025)
🇬🇧 Regno Unito: +0,9% (dal +1,4%)
🇺🇸 Stati Uniti: +2% (dal +2,1%)

Se il conflitto dovesse rientrare nei prossimi mesi, l’area euro potrebbe risalire al +1,2% nel 2027, sostenuta da un mercato del lavoro ancora resistente e dall’aumento della spesa per la difesa. Ma il quadro resta fragile: molte economie europee dovranno fare i conti con politiche fiscali più restrittive e con la progressiva riduzione dei fondi NextGenerationEU.
Tra i paesi messi peggio c’è l’Italia
Per l’Italia, l’OCSE prevede una crescita del PIL dello 0,5% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027. Numeri molto bassi, che ci lasciano in fondo alla classifica delle principali economie avanzate.
Nel primo trimestre del 2026 l’economia italiana è cresciuta appena dello 0,2%, sostenuta soprattutto dagli investimenti nel farmaceutico e nella transizione energetica e digitale.
Il punto è che l’Italia è particolarmente vulnerabile allo shock energetico. Secondo l’OCSE, circa un quarto del petrolio raffinato e l’11% del gas consumato nel nostro Paese transitano per lo Stretto di Hormuz. Se quell’area resta instabile, il costo dell’energia aumenta. E se aumenta il costo dell’energia, aumentano anche i costi per imprese e famiglie.
L’effetto si vede già sull’inflazione, salita al 2,8% ad aprile, con il rischio di cancellare i recenti recuperi dei salari reali.
In sintesi, per l’Italia il quadro è questo:
🇮🇹 PIL: +0,5% nel 2026, +0,6% nel 2027
💰 Deficit: in calo dal 3,1% al 2,9% del PIL
📊 Debito pubblico: in salita al 138,8% del PIL (pesa ancora il Superbonus)
🏗️ Investimenti pubblici: al 3,8% del PIL, il massimo degli ultimi 35 anni grazie al PNRR
Proprio il PNRR resta uno dei pochi motori interni dell’economia italiana. L’accelerazione dei fondi europei sta sostenendo edilizia e manifattura, ma non basta a compensare uno shock energetico così forte.
In questo scenario, l’unica vera eccezione positiva è l’AI
L’OCSE la definisce una rara fonte di forza economica: data center, semiconduttori, infrastrutture digitali e nuove applicazioni industriali stanno continuando a sostenere investimenti, produzione e commercio.
Ma anche qui c’è un paradosso. Le infrastrutture AI hanno bisogno di enormi quantità di energia stabile. E la filiera dei semiconduttori dipende da componenti e forniture che passano anche da aree geopoliticamente sensibili.
In altre parole, la stessa guerra che rischia di rallentare l’economia mondiale potrebbe frenare anche uno dei pochi settori che oggi la stanno tenendo in piedi.
Insomma…
L'economia globale è appesa a un filo. La crescita rallenta, l’inflazione torna a fare paura, le banche centrali hanno poco margine di manovra e l’Europa, più dipendente dall’energia importata, rischia di soffrire più di altri.
L’Italia parte da una posizione ancora più fragile: crescita bassa, debito alto e forte esposizione agli shock energetici. Il PNRR aiuta, ma non basta da solo a cambiare il quadro.
Come avverte l’OCSE, più a lungo dureranno le interruzioni, maggiori saranno i costi economici e sociali. E in questo momento, per l’economia mondiale, il tempo non è un alleato.
Secondo te, cosa aiuterà di più l'economia italiana nei prossimi mesi? |
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FINTECH
🏦 Revolut alla conquista dell'Italia

Meno di un anno fa Revolut festeggiava i 4 milioni di clienti italiani. Oggi ha sfondato quota 5 milioni, diventando la quinta banca del Paese per numero di clienti, e questo senza aver mai aperto una sola filiale fisica.
La penetrazione di mercato ha raggiunto quasi il 10%: un italiano su dieci, oggi, ha un conto Revolut. E al ritmo attuale, l'azienda punta a entrare nella top 3 entro i prossimi 12 mesi.
Ma come si è arrivati fin qui?
Da app per i viaggi a conto principali
Revolut nasce a Londra nel 2015 da un'idea di Nikolay Storonsky, ex trader di Credit Suisse e Vlad Yatsenko, sviluppatore nel settore finanziario.

Storonsky e Yatsenko, fondatori di Revolut
L'obiettivo iniziale era semplice: poter realizzare pagamenti all'estero senza le commissioni delle banche tradizionali.
Per anni la clientela è stata soprattutto composta da giovani viaggiatori. Ma i numeri del 2025 raccontano una storia completamente diversa:
💳 Transazioni in Italia: oltre €50 miliardi (+78% in un anno)
💰 Depositi stipendio: +117%
📈 Depositi totali: +74%, con oltre €1 miliardo nei prodotti di risparmio
👨👩👧 Conti cointestati: +163%
📊 Clienti che investono tramite l'app: raddoppiati
Il dato più significativo? I pagamenti domestici con carta crescono tre volte più velocemente di quelli internazionali. Revolut non è più il compagno di viaggio: è diventata la banca di tutti i giorni.
La mossa che ha cambiato tutto
Ma per diventare una banca a tutti gli effetti — con conti, prestiti e investimenti — non basta un'app: serve una licenza bancaria.
Revolut l'ha ottenuta nel 2018 in Lituania, un Paese che ha attirato decine di fintech grazie a burocrazia rapida e accesso diretto a tutto il mercato europeo.
Il problema? I conti avevano IBAN lituano: funzionava per i pagamenti, ma accreditare lo stipendio o domiciliare le bollette in Italia diventava un ostacolo.
Nel 2024 è arrivata la licenza bancaria italiana, con IBAN italiano incluso. Da quel momento la crescita è esplosa: i clienti che ricaricano oltre €1.000 al mese sono quasi raddoppiati nell'ultimo anno.
Non è sempre andato tutto liscio
Il percorso di Revolut non è stato privo di ostacoli:
🚨 Nel 2023, sottratti circa €20 milioni sfruttando una falla nel sistema di rimborsi
🔍 In Italia, indagine dell'Antitrust per pratiche commerciali scorrette
📢 Lamentele ricorrenti legate a truffe online
Ma Revolut ha risposto puntando sull'istituzionalizzazione: ex banchieri della City ai vertici, campagne pubblicitarie con Gerry Scotti e Mara Maionchi, sponsorizzazione del Como Calcio in Serie A.
I soldi dietro la crescita
I numeri globali spiegano perché le banche tradizionali dovrebbero preoccuparsi:
💵 Ricavi 2025: $6 miliardi (+46%)
📈 Utili: $2,3 miliardi (+57%)
🏦 Licenza bancaria UK appena ottenuta, domanda depositata negli USA
Il prossimo passo sarà probabilmente la quotazione in borsa — un destino quasi inevitabile per un'azienda che vale circa $75 miliardi e vuole fare la banca in tutto e per tutto.
Insomma…
In poco più di dieci anni, Revolut è passata da startup londinese per viaggiatori a competitor diretto di Intesa Sanpaolo e UniCredit. Cinque milioni di italiani le hanno già dato fiducia, e il ritmo non accenna a rallentare.

Le banche tradizionali, intanto, continuano a chiudere filiali. Forse il messaggio è già arrivato — solo che non tutti lo vogliono ascoltare.
Useresti (o usi già) Revolut come conto principale? |

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