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🛣️ L'Iraq vuole diventare il nuovo Canale di Suez

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!

Il menù di oggi prevede:

  • 🛣️ L'Iraq vuole diventare il nuovo Canale di Suez

  • 🎮 GameStop vuole comprarsi eBay

IN COLLABORAZIONE CON: Festival dell’Economia di Trento

🌍 Dal 20 al 24 maggio a Trento si discute del futuro: devi esserci anche tu!

Geopolitica, intelligenza artificiale, energia e lavoro: questi sono i temi che stanno ridefinendo il mondo.

E, come ogni anno, se ne parlerà al Festival dell'Economia di Trento, che si terrà dal 20 al 24 maggio.

Organizzato da Trentino Marketing e Gruppo 24 ORE, il Festival arriva alla sua XXI edizione con un titolo che è già un programma: "Dal mercato ai nuovi poteri. Le speranze dei giovani".

Cinque giorni per capire dove sta andando il mondo, con chi queste cose le studia, le governa o le costruisce ogni giorno:

  • 🎤 Oltre 700 relatori tra Premi Nobel, economisti, accademici e leader d'impresa

  • 📅 Più di 300 eventi in 5 giorni, tutti a ingresso gratuito (previa registrazione)

  • 🧭 14 filoni tematici per orientarsi tra i grandi cambiamenti del nostro tempo

Che aspetti? 👇🏻

GEOPOLITICA

🛣️ L'Iraq vuole diventare il nuovo Canale di Suez

L'Iraq sta costruendo la sua rivincita.

Dopo decenni di guerre, sanzioni e petrolio come unica voce di bilancio, Baghdad ha deciso di scommettere su qualcosa di diverso: diventare il ponte terrestre tra il Golfo Persico e l'Europa.

Il progetto si chiama Development Road. Si tratta di ben 1.200 km di autostrade e ferrovie, $17 miliardi di investimenti, e un'ambizione precisa: sottrarre traffico al Canale di Suez.

Il primo tratto di 63 km è già stato inaugurato nel 2025. Il resto è in costruzione.

Ma cos’è esattamente questo progetto e come funziona?

Il Development Road non è solo una strada, è un’infrastruttura complessa che comprende:

  • 🚂 Una doppia linea ferroviaria per merci e passeggeri, con circa 100 treni (fino a 300 km/h per i passeggeri, 150 km/h per le merci)

  • 🚛 Un'autostrada dedicata ai camion

  • 🏭 15 stazioni ferroviarie pensate come nodi logistici strategici

  • 🛢️ Integrazione di oleodotti e gasdotti lungo il tracciato

Il percorso attraversa l'Iraq da sud a nord fino al confine turco e, quindi, al porto di Mersin sul Mediterraneo.

Il porto di Al-Faw è il punto d'ingresso: le merci che arrivano via mare dal Golfo Persico (soprattutto dall'Asia) sbarcano qui, vengono caricate su treni o camion e percorrono il corridoio verso nord fino alla Turchia e poi all'Europa.

Il porto partirà con una capacità di 3,5 milioni di container l'anno, destinata a crescere fino a 7,5 milioni (più del doppio del porto di Genova, per capire la scala) entro il 2040.

Chi paga e chi costruisce?

Il progetto è diviso in due fasi:

  • 🏦 1° fase: chiamata IREM (Iraq Railways Extension and Modernization) non costruisce da zero, ma estende e modernizza la rete ferroviaria già esistente, creando i primi collegamenti dal porto di Al-Faw verso nord. Costa $930 milioni, è finanziata interamente dalla Banca Mondiale e dovrebbe essere completata entro il 2028

  • 🌏️ 2° fase: più ambiziosa, sarà finanziata da Iraq, Turchia, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Prevede la realizzazione di una nuova linea ferroviaria costruita da zero per 1.200 km, dal porto di Al-Faw fino al confine turco. È questa la parte che vale $17 miliardi complessivi e che trasformerà il progetto da aggiornamento infrastrutturale a corridoio intercontinentale.

Tra i costruttori coinvolti spiccano:

  • 🇮🇹 l'italiana BTP Infrastrutture S.p.A., cui è stata affidata l'ingegneria dell'intera rete ferroviaria, stradale e portuale

  • 🇫🇷 la francese Alstom è attiva nei progetti di trasporto urbano in Iraq con fornitura di treni e sistemi

E la Turchia?

La Turchia non è solo il punto d'arrivo del corridoio — è il partner strategico più interessato.

Ankara è già il principale partner commerciale non petrolifero dell'Iraq e vede nel Development Road un'occasione per consolidarsi come hub logistico tra Asia ed Europa.

E i risultati ci sono già. Nel primo anno di operatività delle rotte stradali via Iraq, i risparmi di tempo registrati parlano da soli:

  • 🇵🇱 Polonia → Emirati: 10 giorni contro i 24 della rotta tradizionale

  • 🇹🇷 Turchia → Kuwait: 4 giorni contro i 45 via mare

  • 🇭🇺 Ungheria → Giordania: 6 giorni contro 35

Numeri che, se replicati su scala industriale, cambiano la geopolitica della logistica globale.

I rischi che nessuno vuole nominare

Il punto è che il progetto attraversa province con una grande instabilità interna.

La zona di Dohuk, nel nord dell'Iraq, ospita gruppi armati e cellule del PKK (il Partito dei Lavoratori del Kurdistan) oltre alle forze Peshmerga.

Il PKK è considerato un’organizzazione terroristica da USA e UE

Baghdad ed Erbil (capitale della regione autonoma del Kurdistan iracheno) assicurano di voler lavorare insieme per garantire la sicurezza lungo l’intero tragitto — ma sorvegliare 1.200 km di infrastruttura in zone instabili è un problema che nessun accordo diplomatico risolve da solo.

C’è un fattore esterno che sta giocando a favore del progetto

Mentre i rischi interni restano aperti, quelli esterni stanno paradossalmente lavorando a favore del progetto.

La tensione nello Stretto di Hormuz sta contribuendo a rendere il Development Road sempre più necessario. Con le rotte marittime sotto pressione, i corridoi terrestri smettono di essere un'alternativa teorica e diventano una scelta obbligata.

Non a caso, in aprile 2026 ha riaperto dopo 15 anni il valico di Rabia tra Iraq e Siria, un segnale che la rete di connessioni terrestri nella regione si sta ampliando anche oltre il progetto principale.

Insomma…

Il Development Road non è solo un'infrastruttura, è una scommessa sull'identità futura dell'Iraq. Dopo decenni segnati da dipendenza dal petrolio e instabilità, il Paese tenta di ridefinire il proprio ruolo, puntando sulla connettività e sull’integrazione nei flussi commerciali globali.

Se ci riuscirà, Baghdad diventerà uno dei nodi logistici più importanti del mondo. Se non ci riuscirà, resterà un cantiere da $17 miliardi in mezzo al deserto.

Il Development Road cambierà davvero le rotte commerciali globali?

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🗣️ "Ma servono davvero tanti soldi per investire? E se i mercati crollano?"… BASTA!

Nell’ultimo periodo ne abbiamo sentite di ogni.

Nei commenti, in DM, nelle risposte alla newsletter: sono le stesse domande che ci fate ogni giorno, da anni.

E sono anche le stesse a cui, là fuori, vengono spesso date risposte vaghe, complicate o che non rispondono affatto nel merito.

Ma la cosa peggiore è che dietro ognuna di queste domande c'è qualcuno che vorrebbe iniziare a investire e non lo fa.

Per questo abbiamo deciso di realizzare "NON È VERO!", il nostro primo podcast, interamente dedicato a smontare i falsi miti sugli investimenti, uno per uno e senza giri di parole:

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STORIE IMPRENDITORIALI

🎮 GameStop vuole comprarsi eBay

GameStop vale $12 miliardi. eBay ne vale $46 miliardi.

Eppure il CEO di GameStop, Ryan Cohen, ha appena bussato alla porta di eBay con un'offerta da $56 miliardi in mano.

Non è un errore di stampa. È un'offerta formale, non sollecitata, presentata al presidente di eBay, Paul Pressler. E se il board non risponderà, Cohen ha già chiarito che si rivolgerà direttamente agli azionisti.

Ma come fa un'azienda da $12 miliardi a comprarne una da $46 miliardi? Capiamolo insieme

Prima di tutto: chi è Ryan Cohen?

Per capire Cohen bisogna partire da Chewy.

Nel 2011, quando Amazon dominava già il commercio online, Cohen ha fondato un negozio digitale di prodotti per animali domestici. L’idea, all’epoca, sembrava poco convincente: convincere le persone a comprare cibo per cani su internet invece che al supermercato.

Eppure ha funzionato. Eccome. Nel 2017 ha venduto Chewy a PetSmart per $3,35 miliardi, segnando quella che allora era la più grande acquisizione nella storia dell’e-commerce.

Poi arriva il secondo atto.

Nel 2020, Cohen scommette su GameStop, quando molti la consideravano ormai destinata al fallimento. Ne prende la guida e avvia una trasformazione radicale: chiude i negozi in perdita, rifocalizza il business su segmenti più redditizi come carte collezionabili e videogiochi retrò, rafforza il bilancio accumulando circa $9,4 miliardi di liquidità e avvia persino un investimento in Bitcoin da 519 milioni.

In sintesi, Ryan Cohen non è il classico visionario da palcoscenico. È un imprenditore pragmatico, con un talento preciso: individuare aziende che il mercato ha già dato per spacciate e riportarle concretamente in carreggiata, trasformandole in storie di rilancio e crescita.

La mossa su eBay era preparata da mesi

Il 4 febbraio, Ryan Cohen ha iniziato a comprare azioni eBay in silenzio, poco alla volta, fino ad arrivare al 5%. Solo dopo aver costruito questa posizione ha fatto il passo successivo.

Ha scritto al presidente di eBay, Paul Pressler, presentando un’offerta: $125 per azione per comprare tutta la società (+20% rispetto al 2 maggio), per un totale di 55,5 miliardi.

L’offerta è divisa così:

  • 💵 metà in contanti

  • 📈 metà in azioni di GameStop

Questo significa che chi vende eBay non riceve solo soldi, ma diventa anche azionista di GameStop.

Per finanziare l’operazione:

  • 💰 $9,4 miliardi di liquidità propria di GameStop

  • 🏦 $20 miliardi di linea di credito impegnata da TD Bank

  • 🌍 Possibile ingresso di investitori esterni, inclusi fondi sovrani mediorientali

  • ₿ In ballo anche le riserve in Bitcoin

Il mercato non ci crede del tutto

I mercati hanno reagito sì, ma senza entusiasmo:

  • 💻 eBay ha chiuso a circa $109 (+5% circa sul venerdì), rimanendo ben sotto i $125 proposti

  • 🎮 GameStop +6%

Il gap tra prezzo di borsa e valore dell’offerta resta il principale indicatore di scetticismo degli investitori sulla chiusura dell’operazione.

Gli analisti hanno sollevato l'obiezione più scomoda: eBay non è un'azienda in difficoltà. Al contrario, sta vivendo un momento positivo.Il valore lordo delle transazioni è cresciuto del +18% su base annua, il taglio dei costi è già avviato e la scommessa sul collezionismo sta funzionando bene.

In altre parole: perché eBay dovrebbe accettare un'offerta da un'azienda che vale quattro volte meno?

La logica dietro la scommessa

Cohen vede una sinergia precisa in questa operazione: eBay ha la piattaforma, GameStop ha i negozi. Messi insieme, potrebbero fare una cosa che Amazon non sa fare — il fisico e il digitale integrati davvero.

I 1.600 negozi di GameStop negli USA diventerebbero punti di ritiro, di autenticazione e di consegna per i prodotti eBay: collezionabili, ricambi auto, abbigliamento vintage. Categorie in cui la fiducia dell'acquirente è tutto, e dove poter toccare con mano fa la differenza.

A questo si aggiunge il live commerce su Twitch, dove i venditori trasmettono in diretta mentre mostrano e vendono i prodotti, un formato che sta esplodendo in Asia e che eBay ha già iniziato a testare.

Il risultato, secondo Cohen, sarebbe "un vero concorrente di Amazon”. Il CEO di GameStop parla di $2 miliardi di sinergie nel primo anno, una valutazione della società combinata che stima possa arrivare a $100 miliardi.

E lui si prenderebbe il ruolo di CEO, senza stipendio fisso, ma pagato solo se i risultati arrivano davvero.

Insomma…

Cohen ha già dimostrato di saper riscrivere storie che sembravano chiuse.

Ma stavolta i numeri non tornano facilmente: $9,4 miliardi di cassa più $20 miliardi di TD Bank coprono meno dei due terzi dell'operazione.

Il resto dipende da investitori esterni che, per ora, non si sono fatti vedere. eBay nel frattempo non ha commentato e il silenzio, in questi casi, dice già qualcosa.

Pensi che l'operazione GameStop-eBay andrà in porto?

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