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🚗 Porsche fa marcia indietro sull'elettrico

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🤖 Musk si compra Cursor
AUTOMOTIVE
🚗 Porsche fa marcia indietro sull'elettrico

Porsche ha investito miliardi nella sua prima auto elettrica. Eppure, entro il 2030, la Taycan potrebbe uscire definitivamente di produzione.
E non si tratta di un caso isolato, dato che la casa di Stoccarda sta attraversando una delle fasi più difficili degli ultimi anni, tra vendite in calo, tagli al personale e una strategia sull'elettrico da ripensare.
La fine annunciata della Taycan
Lanciata nel 2019, la Taycan doveva essere il manifesto della nuova Porsche elettrica.

Sei anni dopo, però, lo scenario è cambiato. Secondo un settimanale tedesco, il consiglio di fabbrica avrebbe raggiunto un accordo di massima con la direzione per interromperne gradualmente la produzione entro il 2030.
Porsche per ora non conferma, ma le vendite parlano chiaro:
📉 40.960 Taycan consegnate nel 2023
📉 16.339 nel 2025
📉 appena 6.219 nel primo semestre 2026
Un crollo pesante per il modello che avrebbe dovuto guidare la transizione elettrica del gruppo.
E al suo posto?
La Taycan non dovrebbe avere un'erede diretta.
Porsche starebbe invece lavorando a una Panamera elettrica, da vendere accanto alle versioni a benzina e ibride, seguendo una strategia simile a quella del Cayenne.
In pratica, l'elettrico smette di essere una gamma separata e diventa semplicemente una delle motorizzazioni disponibili.
Un cambio di filosofia importante per un'azienda che fino a pochi anni fa puntava con decisione su un futuro a batteria.
Ma la Taycan è solo una parte del problema
Nel primo semestre 2026 Porsche ha consegnato 122.306 auto, il 16% in meno rispetto all'anno precedente, mentre i ricavi sono scesi del 5%.
A soffrire sono soprattutto due mercati chiave:
🇨🇳 Cina: -32%
🇺🇸 Nord America: -13%
Nel frattempo l'azienda ha annunciato altri 5.000 tagli al personale entro il 2035, oltre ai 3.900 già previsti.
L'unico modello che cresce davvero è la storica 911, con 30.534 unità, +19%, ormai un quarto delle vendite totali. Segno di un'azienda che si sta stringendo attorno a ciò che sa fare meglio. E infatti la quota di elettrico sul venduto, nello stesso periodo, è scesa dal 23,5% al 19,4%.
Una gamma smontata troppo presto
Una parte delle difficoltà nasce anche dal tempismo.
Negli ultimi mesi Porsche ha infatti tolto dal mercato alcuni modelli importanti prima che i sostituti fossero pronti:
la 718 è uscita di produzione nell'ottobre 2025, mentre l'erede elettrica non è ancora arrivata
la Macan termica è uscita di produzione ad agosto, nonostante nel semestre avesse venduto più dell'elettrica (19.700 contro 15.620 unità)
il Cayenne è nel pieno del cambio generazionale, con la versione elettrica arrivata solo a fine giugno

Risultato? Alcuni dei modelli che garantivano più volumi sono spariti prima che i rimpiazzi potessero prenderne il posto.
Il dietrofront dell’UE sull’elettrico
Come gran parte dell'industria europea, Porsche aveva pianificato gli investimenti sulla base dello stop alle nuove auto termiche previsto dall'UE per il 2035, arrivando a puntare fino all'80% di vendite elettriche entro il 2030.
Poi, a dicembre 2025, la Commissione europea ha proposto di lasciare maggiore spazio a e-fuel e biocarburanti, rendendo meno netta la prospettiva di un futuro esclusivamente elettrico.
Solo che Porsche aveva già iniziato a trasformare la propria gamma.
Ora dovrà tornare indietro.
Nel 2028 arriverà un nuovo SUV a benzina e ibrido su piattaforma condivisa con Audi, mentre altri €2,1 miliardi saranno investiti su Zuffenhausen e Weissach, rispettivamente la fabbrica della 911 e il centro sviluppo.
Insomma…
La parabola della Taycan racconta un'intera stagione dell'auto. Quella in cui i costruttori premium hanno corso verso l'elettrico più in fretta del mercato.
Ora Porsche fa marcia indietro e torna a puntare su ciò che non l'ha mai tradita, i suoi motori.
Ma smontare una strategia costa quanto costruirla, e la strada verso l'uscita resta tutta in salita.
Secondo te Porsche ha sbagliato a puntare così presto sull'elettrico? |
DIGITALE
🤖 Musk si compra Cursor
Elon Musk si è appena portato a casa una delle startup di intelligenza artificiale più contese e chiacchierate della Silicon Valley.
Il 14 agosto SpaceX ha completato l’acquisizione di Cursor, mettendo sul tavolo $60 miliardi. Il closing arriva circa due mesi dopo l’annuncio dell’accordo e porta dentro l’impero di Musk una delle aziende cresciute più velocemente nel mercato dell’AI.
Cos’è Cursor e perché vale così tanto?
Cursor nasce nel 2022 a San Francisco da Michael Truell, Sualeh Asif, Aman Sanger e Arvid Lunnemark, quattro ex studenti del MIT.

La società sviluppa strumenti di intelligenza artificiale pensati per aiutare i programmatori a scrivere, correggere e sviluppare codici, uno dei settori in cui l’AI ha trovato più rapidamente un modello di business.
E i numeri spiegano perché Musk abbia deciso di spendere così tanto:
💰 ha raggiunto $100 milioni di ricavi ricorrenti annuali in meno di due anni
📈 a inizio 2026 aveva già superato i $2 miliardi di fatturato annuo
🏦 aveva raccolto oltre $3 miliardi da investitori come Thrive Capital, Andreessen Horowitz e Accel
🚀 dopo una valutazione di $29 miliardi a novembre, stava preparando un nuovo round che avrebbe potuto portarla oltre i $50 miliardi
In pochi anni, insomma, Cursor è diventata uno dei protagonisti della corsa alla programmazione tramite intelligenza artificiale.
Ma perché Musk ha voluto così tanto Cursor?
L’obiettivo è evidente e consiste nel recuperare terreno su OpenAI e Anthropic.

La programmazione è infatti uno dei segmenti più redditizi dell’AI e Cursor offre a SpaceX una tecnologia già utilizzata su larga scala, invece di costringerla a costruire tutto da zero.
Il punto però è che lo scambio funziona in entrambe le direzioni, perché quello che Cursor porta a casa non sono solo i soldi, ma i chip.
Ad aprile la startup aveva spiegato che la crescita dei suoi modelli era frenata proprio dalla disponibilità limitata di chip. Entrando nell’ecosistema di Musk, invece, potrà accedere a quello che l’azienda definisce il “più grande parco di GPU al mondo”.
Al centro c’è soprattutto Colossus, il supercomputer con una capacità equivalente a circa un milione di GPU H100.
In pratica, Cursor porta il software. Musk mette i chip.
Un matrimonio iniziato mesi fa
La collaborazione tra Cursor e Musk era già partita mesi fa:
🧠 a luglio era arrivato Grok 4.5, specializzato in programmazione, finanza e diritto
🤖 successivamente è stato presentato Grok Bot, basato su più agenti AI capaci di svolgere compiti diversi
⚙️ infine è arrivato l’aggiornamento Grok 4.6
L’acquisizione, quindi, formalizza un’integrazione che era già in corso.
SpaceX vuole diventare anche un’azienda di AI
Ed è probabilmente questo il punto più interessante.
Finora le attività di intelligenza artificiale del gruppo, riunite sotto il marchio SpaceXAI, avevano faticato a trovare una direzione precisa, passando anche attraverso tagli e riorganizzazioni.
Ora Musk sembra aver scelto la strada.
Nelle ultime settimane avrebbe spiegato ai dipendenti che SpaceX deve riuscire a imporsi anche nel software e che l’intelligenza artificiale rappresenta ormai una parte centrale del futuro dell’azienda.
Le aspettative sono enormi: Musk prevede che già da settembre i ricavi dell’AI possano superare quelli generati dalle altre attività del gruppo.
Insomma…
Con $60 miliardi, SpaceX non si è comprata semplicemente un software per programmatori.
Si è comprata una delle aziende più promettenti dell’AI e, soprattutto, un modo per trasformare la sua enorme disponibilità di potenza di calcolo in prodotti da vendere.
La scommessa di Musk è che il prossimo grande business di SpaceX non sia soltanto nello spazio, ma sempre di più anche nel software e nell’intelligenza artificiale.

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