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🎰 Come Polymarket ha trasformato il mondo in un casinò


Buongiorno, io sono Sara! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l'economia e l'attualità in modo semplice e veloce!
Il menù di oggi:
🎰 Come Polymarket ha trasformato il mondo in un casinò
🚗 L'Europa frena le ibride cinesi
ECONOMIA
🎰 Come Polymarket ha trasformato il mondo in un casinò

Negli ultimi mesi i prediction market sono diventati impossibili da ignorare. Se ne parla nei telegiornali, sui social e nelle trasmissioni di finanza.
Su queste piattaforme si può scommettere quasi su tutto, dalle elezioni americane di midterm alla fine della guerra tra Iran e Stati Uniti, fino al prezzo di Bitcoin nei prossimi cinque minuti. E si presentano come "il futuro della finanza", un modo alla portata di tutti per guadagnare con le proprie conoscenze.
Ma è davvero così? Capiamolo insieme…
Un'idea accademica diventata business
L'idea su cui si fondano i prediction market è la cosiddetta "saggezza della folla", secondo cui le opinioni di tante persone messe insieme danno previsioni più precise di quelle di un singolo esperto.
L'economista Robin Hanson l'ha portata un passo più in là. Per sapere come andrà a finire qualcosa, sostiene, conviene chiederlo a migliaia di persone disposte a scommettere soldi veri su ciò in cui credono.
Ed è proprio su questa idea che, nel 2020, Shayne Coplan fonda Polymarket, dove si scommette in criptovalute. Quasi in parallelo Tarek Mansour e Luana Lopes Lara lanciano Kalshi, che funziona allo stesso modo ma in dollari e con il via libera delle autorità americane.
Il meccanismo dietro tutti i prediction market è semplice. Facciamo un esempio: su una di queste piattaforme compare la domanda "La newsletter Il Punto arriverà a 90mila iscritti entro fine 2026?", e le risposte possibili sono solo due, sì o no.
Se la maggior parte delle persone punta sul sì, il mercato tende al «sì» con una probabilità del 70% (ipotizziamo):
✅ Chi scommette sul sì compra a 70 centesimi il verificarsi dell’evento, che qualora accada pagherà indietro $1 (guadagno: 30 centesimi)
❌ Chi scommette sul no compra a 30 centesimi il NON verificarsi dell’evento, che qualora NON accada pagherà indietro $1 (guadagno: 70 centesimi)
🏁 Il risultato: a dicembre chi ha indovinato incassa la differenza per ogni singola puntata; chi ha sbagliato perde tutto quello che ha messo
A differenza dei siti di scommesse, qui non c'è un banco a fare le quote. Il prezzo si muove solo in base a quello su cui puntano gli utenti, gli uni contro gli altri.
Il 2024, l'anno della consacrazione
Nei primi anni queste piattaforme restano una nicchia. A farle conoscere al grande pubblico sono le elezioni americane del 2024.
Per settimane i sondaggi danno Trump e Harris alla pari, mentre su Polymarket Trump è nettamente favorito, con oltre il 60% di probabilità. Le scommesse sul voto superano i $3,5 miliardi e, quando Trump vince, Polymarket viene celebrato come la piattaforma che lo aveva previsto prima di tutti.

Da quel momento si inizia a scommettere su qualsiasi cosa, dagli Oscar alle decisioni della Federal Reserve. Del resto l'obiettivo, come ha detto Mansour, è la "finanziarizzazione di tutto".
Accurati sì, ma grazie a chi?
Va detto che queste previsioni funzionano. Diversi studi mostrano che un evento dato al 70% si verifica circa 7 volte su 10. Il punto è capire chi, tra gli utenti, rende queste previsioni così precise.
Lo stesso Hanson sosteneva che un ruolo importante lo hanno gli insider, cioè chi conosce già l'esito delle previsioni. E la cronaca ne offre diversi esempi.
🪖 Un soldato americano è accusato di aver vinto circa $400.000 scommettendo sulla cattura di Nicolás Maduro poche ore prima che avvenisse
🔍 Un ingegnere italiano di Google è stato arrestato con l'accusa di aver guadagnato milioni puntando sulla parola più cercata dell'anno, un dato che avrebbe conosciuto in anticipo per lavoro
In Borsa esistono regole e autorità come la SEC per fermare gli insider trader. Sui prediction market, invece, è ancora tutto da definire.
Eppure gli insider pesano poco sull’esito delle previsioni, appena lo 0,2% degli scambi secondo uno studio.
A spiegare chi rende davvero precise le previsioni è un paper della London Business School. I ricercatori hanno confrontato le scommesse di decine di migliaia di utenti di Polymarket con quelle di un utente immaginario che, sugli stessi eventi, avesse scelto a caso lanciando una moneta. Il risultato, su 100 utenti, è questo.
🏆 3 fanno molto meglio della moneta, perché sono davvero bravi
📉 6 fanno molto peggio, perché sbagliano in modo sistematico
🎲 91 vincono o perdono per pura fortuna
A rendere precise le previsioni, quindi, non è la folla, ma quel 3% di trader esperti che sposta i prezzi nella direzione giusta.
Chi paga il conto
Su queste piattaforme non c'è un banco che paga le vincite. Ogni euro guadagnato da quei pochi trader esperti, quindi, è un euro perso da qualcun altro.
Molti utenti puntano d'istinto, per esempio comprando il "sì" a 80 centesimi anche quando la probabilità reale è più bassa. Il trader esperto se ne accorge e dopo un’attenta analisi punta sul "no". Può perdere la singola scommessa, ma ripetendo la strategia centinaia di volte finisce per guadagnare, a spese di chi aveva puntato d'istinto.
I numeri lo confermano. Su Polymarket circa 7 utenti su 10 perdono soldi, mentre tra chi guadagna il 5% si porta a casa oltre il 90% dei profitti. In altre parole, la folla non produce le previsioni, ma le paga.

Per chi si siede a questo tavolo senza esperienza vale quindi un vecchio detto del poker: se dopo mezz'ora non hai capito chi è il pollo, il pollo sei tu.
I tre trucchi per riempire il tavolo
Un sistema del genere regge solo se arrivano sempre nuovi giocatori. E per attirarli i prediction market usano le leve dei casinò:
🗣️ Cambiano le parole: non si parla di scommesse, ma di "mercati", "trader" e "posizioni"
🚨 Far sembrare facile vincere: secondo un'inchiesta del Wall Street Journal, Polymarket pagava creator per mostrare vincite avvenute in realtà su un sito clone, poiymarket.com, dove era tutto simulato
🤝 Normalizzare: spot con LeBron James, un investimento fino a $2 miliardi dalla società che possiede la Borsa di New York, le quote di Kalshi in diretta su CNN, la partnership con la FIFA e Donald Trump Jr. tra investitori e consiglieri
E ora tocca all'Italia
Da noi i prediction market non sono autorizzati e a luglio il sito di Polymarket è stato oscurato. Ma l'Italia è uno dei più grandi mercati di scommesse sportive al mondo, e la piattaforma ha iniziato a preparare il terreno.
Ad aprile scorso Polymarket ha firmato una sponsorizzazione da circa €9,5 milioni a stagione con la Lazio, presieduta dal senatore di Forza Italia Claudio Lotito. Dopo l'oscuramento il club ha rescisso il contratto.
Nel frattempo, Polymarket si è mossa su un altro piano. Ha contattato decine di creator italiani e pagine social, e il risultato si vede su Instagram, dove compaiono slide con le sue quote dentro caroselli di calcio, crypto e finanza, in molti casi senza disclaimer.
Un mondo che scommette su tutto
Il modello che queste piattaforme stanno diffondendo lo riassume bene una frase che circola online, "own nothing, save nothing and gamble everything", cioè non possedere niente, non risparmiare niente e scommettere su tutto.

Le previsioni dei prediction market hanno un valore. Il problema è che a produrle sono in pochi e a pagarle sono tutti gli altri. E in un Paese dove la ludopatia è già un'emergenza sociale, portare questo casinò sui social, davanti ai più giovani, rischia di costare molto più di qualche puntata persa.
Se vuoi scoprire tutti i dettagli di questa storia, non perdere il nostro ultimo video su YouTube! 👇️
COMMERCIO INTERNAZIONALE
🚗 L'Europa frena le ibride cinesi
Il deficit commerciale dell'Unione europea con la Cina continua ad allargarsi. Secondo Eurostat, nel 2025 ha raggiunto €360 miliardi, il 15% in più rispetto all'anno precedente. In pratica, ogni giorno l'Europa compra dalla Cina circa €1 miliardo di beni in più di quanti gliene venda.

Per provare a ridurre questo squilibrio, il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič è volato a Pechino, dove da oggi inizia due giorni di trattative con il governo cinese.
Il dossier più caldo è quello delle auto ibride, le cui vendite in Europa sono cresciute rapidamente negli ultimi mesi.
Ma perché proprio le ibride? E perché Bruxelles ora alza la voce?
Dalle auto elettriche alle ibride
Nell'ottobre 2024 l'UE aveva introdotto i dazi sulle auto elettriche cinesi, accusate di essere vendute a prezzi tenuti artificialmente bassi grazie ai sussidi di Stato.
Pechino, però, si è adattata in fretta, come fa ogni volta che trova una barriera. Ha spostato le esportazioni sulle auto ibride, che non erano colpite dai dazi, e le vendite in Europa sono esplose.
Nel 2025 la BYD Seal U è diventata l'ibrida plug-in più venduta in Europa, e a marzo di quest'anno i marchi cinesi controllavano quasi il 30% del segmento.

A settembre di quest'anno Bruxelles ha chiesto alla Cina di limitare volontariamente l'export di ibride. In caso contrario, ha avvertito, potrebbe ricorrere a misure di salvaguardia, comprese le quote, cioè un tetto al numero di auto importabili.
Pechino, però, ha detto di no. Il 21 settembre il ministero del Commercio cinese ha dichiarato che i cosiddetti limiti volontari "violano gravemente" le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio. Resta da capire se abbia messo sul tavolo una proposta alternativa.
La svolta di Berlino
Il cambio di passo più importante è arrivato dalla Germania.
Berlino, che ha forti interessi industriali in Cina, era sempre stata contraria a misure dure contro Pechino, tanto da votare contro i dazi europei sulle auto elettriche nel 2024.
Lunedì, però, il cancelliere Friedrich Merz si è schierato con il presidente francese Emmanuel Macron, che da tempo chiede una linea più dura, dando di fatto il via libera a nuovi strumenti di difesa commerciale. In un documento congiunto, i due Paesi parlano di un "massiccio shock industriale" che colpisce i settori chiave dell'economia europea.
🚘 Automotive
💊 Farmaceutica
✈️ Aerospazio
🧪 Chimica e macchine utensili
La proposta è creare un nuovo strumento, già ribattezzato "kill switch", che permetta ai leader europei di limitare in tempi rapidi l'accesso al mercato unico a chi non rispetta le regole del gioco.

L'idea nasce dalla frustrazione, soprattutto francese, verso lo strumento anti-coercizione, il cosiddetto "bazooka commerciale" di Bruxelles. Esiste dal 2023, ma non è mai stato usato, anche perché per attivarlo può servire fino a un anno.
Per il quotidiano economico tedesco Handelsblatt si tratta di una vera svolta. Secondo il giornale, Merz avrebbe capito che la Germania è l'epicentro di un nuovo "shock cinese", e che senza una reazione rischierebbe di perdere buona parte della sua industria.
Cosa si gioca a Pechino
L'obiettivo della delegazione europea è portare a casa risultati concreti e misurabili prima del vertice dei leader UE di giovedì prossimo, dove la Cina sarà uno dei temi principali.
Si punta a un accordo pilota su un solo settore, con ogni probabilità quello delle auto, da estendere poi ad altri comparti nei mesi successivi.
Non tutti però sono ottimisti. Secondo Andrew Small, direttore Asia dell'European Council on Foreign Relations, il vero rischio è che Pechino attiri l'Europa in una "trappola del processo". In pratica, offrire concessioni sufficienti a rimandare le misure europee, senza però affrontare le reali cause della deindustrializzazione del continente.
Insomma, per anni l'Europa ha scelto la strada del dialogo con la Cina. Ora che anche la Germania, il Paese più esposto, chiede strumenti di difesa, Bruxelles ha più forza al tavolo. Resta da capire se Pechino farà concessioni vere o proverà, ancora una volta, a guadagnare tempo.
Cosa dovrebbe fare l'UE con le auto cinesi? |

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