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✈️ EasyJet passa agli americani (forse)

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Il menù di oggi prevede:
✈️ EasyJet passa agli americani (forse)
🇮🇳 L'India è il piano B dell'Italia contro la Cina
BUSINESS
✈️ EasyJet passa agli americani (forse)

EasyJet ha annunciato di aver raggiunto un accordo di principio per la sua acquisizione da parte di Castlelake, società di investimento statunitense, per un valore di £5,2 miliardi (circa €6 miliardi).
Attenzione però: si tratta di un'intesa preliminare, non di un'acquisizione già chiusa.
La storia
EasyJet è stata fondata a Londra nel 1995 dall'imprenditore greco-cipriota Stelios Haji-Ioannou, con l'obiettivo di offrire voli a basso costo in Europa. Da allora è diventata una delle principali compagnie low-cost del continente, quotata alla Borsa di Londra dal 2000.
Dopo trent'anni di storia, ora, potrebbe presto passare in mano americana.
Perché Castlelake vuole EasyJet?
Al di là del business dei voli low-cost, EasyJet possiede asset di grande valore:
✈️ una flotta in gran parte di proprietà (non a noleggio, a differenza di molti concorrenti)
🛩️ un portafoglio di ordini per quasi 300 nuovi Airbus
🛬 slot aeroportuali strategici in scali centrali e molto trafficati come Londra Gatwick, Ginevra Cointrin, Parigi-Charles de Gaulle e Milano Linate
E questo aiuta a capire l'interesse di Castlelake, il fondo d'investimento statunitense è specializzato nel leasing di aerei: in pratica acquista velivoli e li dà in affitto ad altre compagnie aeree. Mettere le mani sulla flotta di EasyJet potrebbe quindi essere il vero motivo dietro l'acquisizione.
Ma quindi, cosa manca perché l’operazione si concluda davvero?
Castlelake possiede già il 2,14% di EasyJet, ma prima di formalizzare l'offerta dovrà ottenere le autorizzazioni necessarie dall'Unione Europea.
Se riuscirà a ottenerle:
📅 L'offerta ufficiale dovrà essere presentata entro il 3 agosto
🗳️ A quel punto toccherà agli azionisti EasyJet decidere con un voto
Insomma, l'accordo c'è, ma la strada per arrivare al traguardo è ancora lunga.
Ma perché serve il via libera dell’UE per comprare una compagnia inglese?
EasyJet è un'azienda britannica, ma opera all'interno dell'Unione Europea attraverso una controllata chiamata EasyJet Europe, creata nel 2017, l'anno dopo il referendum con cui il Regno Unito aveva deciso di uscire dall'UE (Brexit).
Il punto è che le normative europee vietano che una società europea sia posseduta da un soggetto extra-UE.
Per aggirare l'ostacolo, Castlelake avrebbe pensato a una struttura ad hoc:

🇺🇸 49% in mano a Castlelake
🇪🇺 51% in mano a una serie di investitori privati europei
EasyJet ha sollevato più di un dubbio sulla proposta di Castlelake e lo stesso CdA ha definito questa struttura "opaca".
Non è stato un colpo di fulmine
Quella appena accettata è la quinta proposta avanzata da Castlelake, con un prezzo di £6,90 per azione.
Le prime quattro offerte, invece, erano state tutte respinte da EasyJet:
❌ Erano oscillate tra le £5,60-6,50 per azione
❌ EasyJet aveva accusato Castlelake di voler svalutare l'azienda
Solo alzando ulteriormente la posta, quindi, Castlelake è riuscita a convincere il board di EasyJet a dare il via libera.
Insomma, l'accordo di principio c'è, ma tra autorizzazioni UE e voto degli azionisti, la partita si deciderà solo nelle prossime settimane. Il 3 agosto sarà la data da tenere d'occhio.
Secondo te, come andrà a finire? |
DIFESA
🇮🇳 Il piano (silenzioso) dell'Italia per liberarsi dalla Cina si chiama India
La Cina controlla oggi circa il 90% della raffinazione mondiale di terre rare, gli stessi materiali che finiscono nei magneti di missili, radar, velivoli e sistemi di puntamento italiani.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha recentemente detto senza giri di parole che l'Italia deve guardare altrove. Verso l'Indo-Pacifico, per la precisione.
Ma perché?
La vera posta in gioco sono le materie prime critiche
Nel 2025 Pechino ha stretto due volte i controlli sulle esportazioni di terre rare, imponendo licenze e chiedendo persino l'autorizzazione per esportare magneti che contengono anche solo lo 0,1% di materiale cinese.
Per un settore come quello della difesa, che dipende da litio, cobalto, grafite, germanio e titanio, oltre che da acciai speciali per navi e mezzi terrestri, significa avere le filiere in mano a un concorrente geopolitico.
La risposta che Crosetto propone si chiama Imec, l'India-Middle East-Europe Economic Corridor: un'arteria che dovrebbe collegare via mare e ferrovia l'India, il Golfo e il Mediterraneo, con cavi sottomarini per i dati e dorsali energetiche incluso l'idrogeno.
🇮🇳 India: materie prime e manifattura alternativa alla Cina
🛢️ Golfo: energia e snodo logistico
🇮🇹 Mediterraneo: sbocco europeo naturale del corridoio

L’accordo commerciale più grande mai firmato
Il corridoio Imec, però, non nasce nel vuoto: si appoggia su un'intesa economica firmata pochi mesi fa, la più ambiziosa mai negoziata tra Unione Europea e India.
Il 27 gennaio 2026, dopo quasi vent'anni di negoziati, l'Unione Europea e l'India hanno chiuso un accordo di libero scambio che riduce o azzera i dazi su circa il 96-97% dei beni scambiati tra le due aree, per un risparmio stimato di oltre €4 miliardi all'anno alle imprese europee.
Alcuni numeri per capire la portata dell’accordo:
🚗 I dazi indiani sulle auto europee sono scesi dal 110% al 10%
🫒 Azzerati i dazi su olio d'oliva e cibi processati, forte taglio su vino e liquori
⚙️ Quasi azzerati anche su macchinari, aeromobili, prodotti chimici, ferro e acciaio
L'intesa non è ancora in vigore (deve ancora passare dai governi nazionali e dal Parlamento Europeo), ma segna la scelta di legare due economie complementari proprio mentre il commercio globale è diventato un terreno di scontro strategico.
E mentre Bruxelles trattava con Delhi a livello continentale, Roma costruiva in parallelo la sua relazione bilaterale con l'India su un binario diverso, quello della difesa.
Da Modi a Meloni: cosa si sono detti a Roma
Il 20 maggio 2026, a Villa Pamphili, Giorgia Meloni e Narendra Modi hanno elevato il rapporto bilaterale tra i due Paesi a Partenariato Strategico Speciale, firmando sette accordi, dalla cooperazione industriale nella difesa alla mobilità di infermieri indiani in Italia.

Il pezzo forte è il memorandum d'intesa sulla difesa: una roadmap condivisa che, nelle parole dei due leader, prepara la strada a co-sviluppo e co-produzione, non più a una semplice compravendita di sistemi d'arma.
Elicotteri, navi e sommergibili: l’offerta dell’Italia all’India
Non è una donazione a fondo perduto: è uno scambio, e vale la pena capire cosa mette sul piatto ciascuno dei due Paesi.
Cosa offre l'Italia. Tecnologia e know-how in tre comparti in cui è tra i leader mondiali:
🚁 Elicotteri: un comparto che risponde a un fabbisogno indiano prioritario
🚢 Cantieristica navale: fregate, unità anfibie e sommergibili, con la prospettiva di un hub logistico condiviso
🛰️ Sistemi terrestri: elettronica per la difesa
Il punto politico, sottolinea Crosetto, è che l'Italia non cede tecnologia in cambio di nulla: la mette a disposizione per co-progettare e co-produrre insieme all'India, con piattaforme comuni e manutenzione in loco.
Cosa riceve in cambio. Proprio ciò di cui ha bisogno per allentare la dipendenza dalla Cina raccontata sopra: accesso alla base manifatturiera indiana e a materie prime e acciaio a costi competitivi, oltre a un mercato di sbocco per la propria industria della difesa. Porti come Trieste e Genova diventerebbero gli snodi che collegano questo flusso al cuore industriale europeo, con Gioia Tauro e gli scali del Mezzogiorno a completare la rete.
Ma il corridoio esiste già?
E qui arriva il dettaglio che ridimensiona l'entusiasmo.
Secondo l'Atlantic Council e altri centri studi, a metà 2026 l'Imec resta più un'ambizione diplomatica che un'infrastruttura reale: nessun finanziamento certo, nessuna tempistica di costruzione definita. I progressi concreti si vedono solo su tratte bilaterali circoscritte, come l'accordo tra India ed Emirati Arabi Uniti sulla parte orientale del corridoio.
In altre parole: gli accordi diplomatici corrono più veloci delle rotaie e dei cavi che dovrebbero renderli reali.
Insomma…
L'Italia sta scommettendo su un asse con l'India per allontanarsi dalla dipendenza cinese su materie prime critiche e acciaio, e lo fa con una cornice politica solida, partenariato strategico speciale, accordo UE-India, roadmap sulla difesa. Ma tra le firme a Roma e un corridoio economico che funzioni davvero da Mumbai fino a Trieste c'è ancora una distanza enorme, fatta di finanziamenti mancanti e infrastrutture da costruire.
Se l'Italia riuscirà a unire diplomazia, industria e difesa in un solo disegno, come scrive Crosetto, potrà giocare un ruolo da protagonista. Se resterà sulla carta, sarà solo l'ennesimo corridoio geopolitico più citato che percorso.
E tu cosa ne pensi? |

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