• il Punto
  • Posts
  • 💡 Bollette, il Governo minaccia nuove tasse contro chi specula

💡 Bollette, il Governo minaccia nuove tasse contro chi specula

Buongiorno! Questo è il Punto, la newsletter che ti spiega l’economia e l’attualità in modo semplice e veloce!

Ecco cosa offre il menù di oggi:

  • 💡 Bollette, il Governo minaccia nuove tasse contro chi specula

  • ☢️ L'Europa si prepara al nucleare

ITALIA

💡 Bollette, il Governo minaccia nuove tasse contro chi specula

La crisi in Medio Oriente ha riportato il tema energia al centro del dibattito italiano.

D'altronde, lo abbiamo già visto nel 2022, quando l'invasione russa dell'Ucraina fece schizzare i prezzi del gas alle stelle: quando i costi dell'energia salgono, il rischio che qualcuno ci speculi sopra è sempre dietro l'angolo.

E questa volta il Governo vuole farsi trovare pronto.

Cosa ha detto Meloni?

In un'intervista, la presidente del Consiglio ha spiegato il piano per evitare che l'aumento dei prezzi del gas legato alla guerra in Iran si trasformi in una speculazione sulle bollette degli italiani.

Le ipotesi sul tavolo sono due:

  • 📌 Un'Irap maggiorata, da inserire nel decreto energia in discussione in Parlamento. Si tratterebbe di una percentuale fissa sulla produzione netta. Il problema? Sul lungo periodo, le imprese potrebbero scaricarla sui clienti attraverso ulteriori aumenti in bolletta

  • 💰 Una tassa sugli extraprofitti, simile a quella già attuata sulle banche. Più efficace, perché disincentiverebbe direttamente l'aumento dei prezzi

Per individuare chi specula, l'ARERA (l'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) attiverà un monitoraggio straordinario, con due bollettini giornalieri che confronteranno l'andamento del prezzo del gas all'ingrosso con quello effettivamente applicato in bolletta.

Ma cosa sono gli extraprofitti (e perché è così difficile tassarli)?

Gli extraprofitti sono quei guadagni considerati "eccessivi" rispetto a condizioni normali di mercato, tipicamente generati non grazie a una maggiore efficienza dell'azienda, ma sfruttando circostanze straordinarie, come una crisi energetica.

Il problema è che in un mercato libero è molto difficile stabilire dove finisce un profitto legittimo e dove inizia uno "extra". Ogni operatore è libero di fissare il prezzo che vuole, e il consumatore è libero di scegliere l'offerta migliore.

Se un'azienda alza troppo i prezzi, in teoria i clienti vanno altrove.

Non esiste, quindi, un profitto "giusto" o "extra": c'è semplicemente il prezzo che il mercato è disposto a pagare.

Il punto è che nel settore energetico italiano questa dinamica funziona solo in parte. Il mercato libero è stato introdotto relativamente di recente e molti consumatori non sanno nemmeno che potrebbero cambiare operatore in 24 ore, senza attese e senza costi.

Il risultato? Invece di cercare alternative più economiche, molti subiscono gli aumenti passivamente, un po' come succedeva quando c'era un unico operatore e non si poteva scegliere.

Ed è proprio questo che rende la speculazione possibile e la tassazione degli extraprofitti così complicata da applicare.

E poi c’è la questione stoccaggi

Ad aprile le società energetiche ricominceranno ad accumulare gas per il prossimo inverno. Ma con gli attuali prezzi, c'è il rischio concreto che le bollette del riscaldamento tra fine 2026 e inizio 2027 siano decisamente più salate.

E non finisce qui, perché il Governo si trova di fronte a un dilemma:

  • ⛽ Attualmente le riserve italiane di gas sono piene al 47% circa

  • 💶 Il piano originale del Governo prevedeva di vendere questo gas sul mercato prima della fine dell'inverno, per poi usare il ricavato per ridurre le bollette delle imprese che consumano più energia

  • ⚠️ Ma se la crisi in Medio Oriente dovesse prolungarsi, quelle stesse riserve potrebbero rivelarsi strategiche per affrontare il prossimo inverno

In altre parole: vendere ora il gas per dare sollievo immediato alle imprese, o tenerlo da parte per evitare di trovarsi scoperti tra qualche mese? Una scelta tutt'altro che semplice.

Insomma, tra speculazioni, extraprofitti difficili da definire e stoccaggi da gestire, il Governo si trova a navigare in acque complicate. La sensazione è che molto dipenderà da come evolverà la crisi in Medio Oriente nelle prossime settimane.

E tu, cosa ne pensi?

Login o Iscriviti per partecipare ai sondaggi.

GEOPOLITICA

☢️ L'Europa si prepara al nucleare

L'escalation militare in Medio Oriente ha riportato al centro del dibattito europeo un tema che molti credevano archiviato: le armi nucleari.

Il possibile disimpegno americano dall'Europa, unito alla pressione di Washington sugli alleati perché si facciano carico della propria difesa, ha spinto diversi Paesi del Vecchio Continente a ragionare nuovamente sulla deterrenza atomica.

Ma chi possiede le armi nucleari nel mondo?

Ad oggi, nel mondo esistono circa 12.241 testate nucleari. Ma la distribuzione è tutt'altro che equilibrata:

  • 🇷🇺 Russia: 5.459 testate

  • 🇺🇸 Stati Uniti: 5.177 testate

Insieme, le due superpotenze detengono circa l'87% di tutte le armi atomiche del pianeta.

C'è poi la Cina, che ha avviato il più grande programma di riarmo nucleare al mondo: oltre 600 testate oggi, con l'obiettivo di raggiungere 1.000 entro il 2030 e 1.500 entro il 2035.

E in Europa?

Solo due Paesi possiedono armi nucleari proprie:

  • 🇫🇷 Francia: 290 testate (240 schierate, 50 di riserva)

  • 🇬🇧 Regno Unito: 225 testate (120 schierate, 105 di riserva)

La Francia ha costruito una capacità operativa completa: la force de frappe si basa su missili balistici lanciati da sottomarini e missili da crociera trasportati dai caccia Rafale. La decisione finale sull'uso spetta esclusivamente al presidente della Repubblica.

Il Regno Unito ha concentrato tutto sui missili Trident II D5, installati su quattro sottomarini Vanguard, di cui almeno uno è sempre in mare per garantire una risposta immediata.

Ma questi due arsenali, da soli, non bastano a proteggere l'intero continente. Ed è qui che entra in gioco il ruolo degli Stati Uniti.

Il “Nuclear Sharing“

Fin dagli anni Cinquanta, Washington ha dispiegato parte del proprio arsenale atomico in Europa per rafforzare la difesa collettiva NATO.

Questo sistema è noto come nuclear sharing: gli ordigni restano sotto controllo americano, ma in caso di conflitto potrebbero essere impiegati con il supporto delle forze aeree dei Paesi ospitanti.

Testata nucleare B61-1

Secondo i dati della Federation of American Scientists, le testate B-61 sono oggi dislocate in cinque Paesi:

  • 🇮🇹 Italia: 35 testate (Aviano e Ghedi)

  • 🇹🇷 Turchia: 20 testate (İncirlik)

  • 🇩🇪 Germania: 15 testate (Büchel)

  • 🇧🇪 Belgio: 15 testate (Kleine Brogel)

  • 🇳🇱 Paesi Bassi: 15 testate (Volkel)

L'Italia, in particolare, è il Paese europeo con il maggior numero di testate statunitensi sul proprio territorio.

Le basi coinvolte sono Aviano, in Friuli-Venezia Giulia (tra le 20 e le 30 testate, con forze aeree USA) e Ghedi, in Lombardia (tra le 10 e le 15 testate, con l'Aeronautica militare italiana che partecipa ai programmi di addestramento NATO).

L'Italia si addestra quindi per un eventuale impiego, ma la decisione e il controllo restano saldamente in mano americana.

Ed è proprio questa dipendenza da Washington che oggi viene messa in discussione.

L’idea di Macron: una “lega nucleare“ europea

Il presidente francese ha recentemente lanciato il concetto di "deterrenza nucleare avanzata", proponendo un cambio di paradigma: se gli USA non vogliono più fare da garanti unici della sicurezza europea, l'Europa deve costruirsi un'alternativa. E la Francia vuole guidarla.

Non è una novità per Parigi. Ogni volta che la Francia percepisce un vuoto di potere lasciato dagli americani in Europa, tenta di riempirlo e rilanciarsi come guida del continente. E il nucleare è lo strumento perfetto.

Il punto più interessante della proposta è la creazione di una cooperazione nucleare europea che permetta ai Paesi partner di ospitare forze strategiche dell'aeronautica francese. Un meccanismo simile al nuclear sharing americano, ma a guida Parigi.

Per ora sono otto gli Stati favorevoli: Germania, Regno Unito, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Svezia, Danimarca e Grecia. La cooperazione includerebbe condivisione di informazioni ed esercitazioni militari congiunte.

Ma la strada è tutt'altro che semplice. Nei fatti, qualsiasi azione militare, figurarsi nucleare, deve essere concertata con gli USA o in ambito NATO. L'indipendenza strategica che la Francia insegue da decenni resta, per ora, più un'aspirazione che una realtà.

Insomma…

Le armi nucleari sono tornate al centro del dibattito europeo, e la domanda è molto concreta: chi deve garantire la sicurezza del continente se gli Stati Uniti fanno un passo indietro?

Oggi la deterrenza europea si regge quasi interamente sull'ombrello americano, con bombe statunitensi schierate in cinque Paesi, Italia inclusa. La Francia prova a proporsi come alternativa, ma passare dalle parole ai fatti sarà tutt'altra storia.

Secondo te, l'Europa dovrebbe costruire una propria deterrenza nucleare indipendente dagli USA?

Login o Iscriviti per partecipare ai sondaggi.

🤝 Come la guerra con l'Iran cambia le carte sul tavolo Trump-Xi (Agi)

🌏️ Alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi ci sono stai molti assenti (IlPost)

☢️ Quando si affidano i codici nucleari all'AI, succede qualcosa di spaventoso (Techy)

🏃🏻‍♂️ Perché tutti stanno scappando da OpenAI? (Techy)

:

💻️ La ChatGpt del Dna per trovare mutazioni pericolose e terapie su misura (Ansa)

🌌 Cristoforetti, nonostante le guerre nello spazio si continua a cooperare (Ansa)

L’8 marzo si celebra la Giornata internazionale della donna. Negli anni si sono diffuse storie sulla nascita di questa giornata. Una delle più comuni sostiene che sia stata istituita per ricordare un incendio in una fabbrica a New York l’8 marzo 1908, in cui morirono centinaia di operaie

Ti è piaciuta la Newsletter di oggi?

Login o Iscriviti per partecipare ai sondaggi.

Raggiungi 75mila professionisti con un click 💻️

Fai pubblicità in questa newsletter per far conoscere il tuo servizio o prodotto ad oltre 75mila professionisti, che sono per la stragrande maggioranza decision maker in azienda (C-Level, Mid-Upper management e imprenditori). Contattaci ora!

Newsletter curata da… 💌 

  • Sara Cacioli - il Punto Media (LN)

  • Duccio Pasquinelli - il Punto Media (LN)